lunedì 17 febbraio 2020

Tremori risananti i soliti


Nel gran bazar informatico, notizie tuonano ed altre affievoliscono per compiacere il gran disegno. Avete ad esempio aggiornamenti sulla prescrizione? Siete informati sugli sbarchi dei migranti? Qualcuno ha informazioni sulle manovre per ridar denari ai 700 personaggetti che si son visti tagliare i vitalizi? E sul fatto che siamo ultimi nella lista del miglioramento economico? Udite qualcosa per il prossimo referendum che dovrebbe tagliare le sedie dei nostri dorati rappresentanti, badate bene, previsto tra poco più d'un mese? 
Coronavirus, Coronavirus, Coronavirus!
Non si parla d'altro. Certo è un serio problema ci mancherebbe! Ma anche le altre cosucce non sono da meno. 
Fobie, allarmismo, paure? 
Non sarà che ogniqualvolta veniamo assaliti da spettri pandemici ritorniamo mestamente a cuccia? 
Meditate gente, meditate! 

Tornare ai bei tempi


Dunque la corsa è iniziata, i guanti sono stati lanciati: nel 2021 ci saranno le elezioni per il sindaco e la giunta comunale di Roma. 
Ieri le Sardine e gli amici del Cazzaro Verde si sono ritrovati a poca distanza per iniziare il lungo viaggio che porterà i romani a scegliere il nuovo primo cittadino. 
Guardando in tv il servizio sull'adunata degli adoratori del dio Po, non ho potuto far altro di gustarmi la ricomparsa di facce che credevo scomparse, liofilizzate. Ed invece no! Aspettavano il garante per il loro approcciarsi, dal sapore molto commerciale, alla politica.
Sono i devoti dell'intrigo, della costante ricerca di prebenda, gli annusanti denaro, potere, accordi sfanculanti l'etica. Non li nomino, ma c'erano eccome all'adunata, ansimanti e impazienti di ritornar a dettar legge, ops! accordicchi fatti alla faccia di tutti noi. 
Comprendono tal signori che l'unica possibilità di risalire al comando è quella di stringersi attorno al mononeurotico imbelle straparlante pro likes, ieri ad esempio ha farfugliato qualcosa sull'aborto, tema difficilissimo ed ostico che non condivido. Roma è stata da sempre il campo di battaglia migliore, lo scrigno del lucro per eccellenza, la via maestra per il lugubre alemannismo, l'infiocinatura delle regole. 
L'attuale sindaca Raggi ha cercato di riportare la barra del comando nella legalità, riuscendovi in parte. 
Le attese bibliche per riparare i danni precedenti sappiamo che furono dovute all'immane fatica di ritornare a far contratti secondo quanto richiesto dalle norme. Prima infatti bastava una strizzatatina di occhi, una stretta di mano ed il gioco era fatto. 
Milioni di euro gettati al vento, opere erette solo per monetizzare. E soprattutto il gran gioco degli "amici degli amici."
La Raggi ha cercato di riportar legalità e per questo è stata azzannata dalle molteplici forme della onnipresente corruttela. 
La gente di Roma è stufa, stanca, nervosa nei confronti della paladina grillina, vuoi per la costante e vergognosa campagna mediatica da sempre sbeffeggiante la povera e solitaria sindaca e diretta e concertata da grandi epuloni smaniosi di continuare a gettar cemento e al tempo stesso proprietari di quotidiani pro affarismo. 
Virginia non è riuscita a spiegare la sua fatica mentre attorno nessuno gli ha perdonato l'enorme attesa nel riveder qualcosa di buono e saggio, lontano dal pernicioso andazzo, alla mafia capitale per intenderci. 
Se la Raggi avesse ripulito le strade di Roma dalla monnezza, senza indugiare, come ha fatto, per ricercar soluzioni eque ed oneste, forse non saremmo qui a decretar già la sua sonante sconfitta prossima ventura. 
Il Cazzaro è già spudoratamente in vantaggio, lo sproloquio di inesattezze già avviato. Non ci resta che prepararci alla visione del prossimo serial, incentrato sul ritorno di questi morti sociali viventi. 

domenica 16 febbraio 2020

Alti e bassi incresciosi



Si chiamava Steven Babbi, morto ieri a 24 anni, di cui la metà trascorsi a combattere, fieramente, contro un terribile male, il sarcoma di Ewing. 
La sua storia eroica evidenzia i dirupi vergognosi della nostra società ma, al tempo stesso e per fortuna, anche spiragli di luce gioiosa su cui appoggiarsi per sperare che, prima o poi, la vergogna lascerà il posto ad una decorosa vita sociale di tutti noi.
Perché mentre ci sono, e non mi vergogno di definirli così anche se hanno versato il dovuto, sanguisughe che arraffano malloppi indecorosi di 7-8-10 addirittura 15mila euro mensili di pensione, dall'altro lato se un lavoratore si ammala di tumore riceve dall'Inps parte dello stipendio per solo 180 giorni. 
Da una parte quindi gli agiati, i vaporosi signori di 'sta minchia, dall'altra la stragrande maggioranza della popolazione, a cui anche ammalarsi rappresenta un privilegio, quasi par di sentire "ma chi te lo ha fatto fare di prenderti un tumore?" 
Uno stato che non protegge i più deboli non è uno stato serio. I tromboni che menano fregnacce in aere, a pagamento naturalmente, hanno tanto insistito nel trasformare differenze in normalità che il "pensiero comune" ha sdoganato, tra un grande fratello vip e l'altro, alcune regole fondamentali di convivenza: la malattia è un problema da risolvere a tutti, la sofferenza deve essere alleviata indistintamente e vaffanculo alle cliniche dorate con Pos annesso, ai professoroni lautamente ricompensati, molte volte "in nero". 
Credo di averlo già detto: a mio parere l'assistenza sanitaria non dovrebbe dipendere dal grado sociale. Se uno si ammala di tumore lo stato, uno stato serio, (repetita iuvant) dovrebbe farsi compagno di viaggio della vittima, perché stiamo proprio parlando di vittime del sistema, di questa modernità pregna di onde magnetiche (e ora che arriva il 5G quanti voi hanno ascoltato lamenti e dubbi sulla sua presunta nocività?), di diserbanti, di cibi infausti, di prodotti palesemente cancerogeni sparsi nei campi.
Ed invece no! Centottanta giorni dopo di che son cavoli tuoi! 
Per fortuna però, ecco lo spiraglio di luce, Barbara Burioli e Rocco De Lucia, titolari della Siropack, azienda dove Steven lavorava, hanno sfanculato l'infamante pensiero comune dell'Inps, continuando a pagare lo sfortunato giovane oltre i vergognosi 180 giorni! Per questo gesto di grande umanità ed intelligenza, i due titolari sono stati insigniti dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 
Il lottatore Steven si sarà inorgoglito di avere dei datori di lavoro di questo stampo, anche se ahimè ce ne sono pochi. 
Ti sia soffice e lieve la terra amico nostro! 
E scusaci tanto per queste norme che ci fanno tanto vergognare. 
Ciao Steven! 

Subito al lavoro!



Quando parla lei...



sabato 15 febbraio 2020

Nausea



La materializzazione del concetto di idiozia è in questo commento squallido di una maestra, speriamo ancora per poco ministro, di Gubbio, tal Sabina Venturi, ridanciana a destra assieme all’inoculatore mononeurotico di odio e di visioni prossime all’essenza del cazzo&campana. La poveretta, vergognosamente e, soprattutto, tristemente, commenta nella modalità più becera, infima e nauseante come se d’un tratto, tutto lo squallore dell’umanità si fosse concentrato in quella spelonca che le funge da cervice. 
Una becera imbecille di queste mastodontiche dimensioni non solo non dovrebbe insegnare, fatto questo inaudito ed infangante tutta la categoria; a mio parere non potrebbe neppure detergere i bagni pubblici alla stazione: per rispetto al merdarello, premio Nobel al suo confronto.

Cognomi glaciali