Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 22 settembre 2019
Bleah!
sabato 21 settembre 2019
Tenerezza e compartecipazione
Leggo le cronache della cosiddetta settimana della moda, dai diciamocelo, un circo mediatico di inusitata e sguaiata vaporosità, che poi se uno si vuol vestire con i rigidi canoni imposti da pochi, che definirei furbastri, sono affari suoi, dove chi è ricco ha l'occasione per spenderne un po' e chi ne ha pochi avviluppa la lingua come chi uscendo da una convention di digiunatori si ritrova davanti ad una fumante rosticceria, e tutto gira vorticosamente con giovani aspiranti manichini vengono spogliati e vestiti per proporre le cosiddette novità, che a guardar bene sono direttamente proporzionali al dogma di rinverdire il guardaroba per dare la possibilità ai cosiddetti signori della moda di vendere per l'ennesima volta a prezzi stellari le proprie creazioni e, mi si permetta, a schiavizzare poveretti a qualche euro all'ora per garantirsi guadagni impensabili, ma non tutti, per fortuna, fanno così, ed infine, ma non per ultimo, aleggia ovunque, a me pare, la voglia innata di esserci per convincersi di poter "fulcrare" il tempo ed il tempio nell'effimero.
Tutte le volte che guardo o vedo immagini delle cosiddette settimane della moda, ringrazio il fato, il destino di essere nato e vissuto millemiglia lontano da questo che ritengo, parere personale, avanspettacolo. E, badate bene, non lo dico per invidia. Avessi le possibilità starei lo stesso alla larga da quel trambusto per pochi eletti.
Vorrei, è un desiderio preistorico nel senso che lo covo fin dalle origini, poter organizzare una settimana alternativa a quella modaiola, che chiamerei settimana dell' "amenbattoerbelin" nella quale potrebbero sfilare tutti coloro a cui vestirsi sotto imposizione di pochi illuminati, provoca ribrezzo e ribellione, inducendogli ad abbigliarsi alla "cazzo&campana", in pienezza di spirito. Non è detto che prima o poi realizzi questo desiderio.
Ma passiamo alla sezione triste: durante questo guazzabuglio di sfilate, roteano attorno agli eventi delle giovani, dei giovani che passeggiando agghindatati in modalità evidenziatore verde acceso, tentano di venir notati da "qualcuno" in grado di procurargli ingressi alle sfilate destinati a pochi. Ricapitolando ci sarebbero truppe di poco più di maggiorenni che tutto il giorno passeggiano davanti ai templi del fancazzismo con la speranza di venir notati. Mi mette tanta tristezza avere appreso questa tendenza da arsura di visibilità. Non per fare sermoni o considerarmi meglio di loro, non per dare l'idea di posizionarmi su un piedistallo; lo dico solo per pura e cruda compartecipazione all'ansia di molti: non sarebbe meglio sedervi in un bar per leggersi qualcosa o, se preferite, andare in un parco a gustarsi un libro, oppure entrare in una bella pinacoteca? Naturalmente a tutto questo sarebbe allegato un placido e distaccato "ma andate a cagher!" rivolto a tutti coloro che hanno fatto dell'inconsistenza una ragione di vita! Viva la cultura e lo sghignazzamento verso chi si crede alla moda!
venerdì 20 settembre 2019
Chi?
Guardate questo stanco volto. Dai dite la verità! Quanti di voi lo riconoscono? Ebbene questo signore, Riccardo Nencini (Manzoni lo avrebbe sicuramente sostituito a Carneade) è la chiave, la soluzione, l'architrave che permetterà al Bomba di avere un suo gruppo al senato con la nuova compagnia d'avanspettacolo "Italia viva".
Perché Nencini, riconoscibile con difficoltà pure da affermati parlamentaristi alla Sardoni, è il factotum del Partito Socialista Italiano, si, si esiste ancora! Nencini fa da segretario, da senatore, da votante (forse lo votano anche in famiglia), da segretario inteso come aprente le poche buste che arrivano a suo nome, da autista e pure da giardiniere della forza (si fa per dire) politica sopravvissuta alle scorribande craxiane (e del Topastro che, scansate le tegole, adesso si sollazza tra pensioni e stipendio da giudice della Consulta, guarda come cazzo va il destino!)
Nencini quindi permette al Pifferaio Tragico di poter avere un suo gruppo al Senato, evitando di confluire nel gruppo misto (il mix di frattaglie che percepisce stipendioni senza identità né arte)
Nasce infatti il "Gruppo Partito Socialista - Italia viva" (sai che culo si dice tra i normodotati) in cui confluiranno Davide Faraone, probabile capogruppo (ri-sai che culo!) e altri nani politichesi seguaci dell'Oracolo Stonato rignanese. Tra questi anche la prima crepa, il forellino, l'antipasto della grande ecatombe della ragione: Donatella Conzatti, transfuga dall'azienda camuffata da partito di proprietà del pregiudicato, con Forza davanti per Viva dietro, ovverosia l'esodo dal centrodestra di dipendenti dell'erotomane che avvistano un lido simile ai loro intenti nell'avanspettacolo del Sor Fanfara, il ras dell'Era del Ballismo ora dedito al rifacimento di un qualcosa di digeribile per il suo fantasmagorico ego sempre a caccia di risorse per aumentare di volume e mai di spessore.
E per ciliegina finale, alla Camera, tornerà in Power come capogruppo colei che racchiude il vademecum della visibilità, dell'esserci come scuola di vita, l'onnivora dello status, il dizionario della vanità. Si, avete capito bene! Non può essere che lei, Madame Etruria, scalpitante come Remorex tra i canapi senesi al primo rivolo di ritrovato potere, medicamento senza rivali per la sua pervicace, immarcescibile voglia di primeggiare. Ecco dunque ritornare tra noi, e non ne sentivamo assolutamente la mancanza, il duo che ai tempi spergiurò di lasciare il proscenio in caso di sconfitta referendaria, rivelatasi poi, al solito, balla, balla immensa, linfa vitale per questo grande circo ritrovato, prossimo ad essere illuminato, rifocillato, dalle ottobrine fregnacce di leopoldiana memoria. Clap clap clap! Braviii! Bis!
Green
Green, green, green! Tutto inizia ad essere green, perché tutto ciò che è moda avviluppa menti e coscienze. Green lava coscienze, rimpingua forzieri già stracolmi, discolpa, infervora, rende á la page chi non vive per sé stesso bensì per esibirsi in questo circo stellare. Green per tutti i richkids, i diversamente umani, dispensatori di blandizie tanto care agli dei, gli avviluppati attorno alle verticali di Krug, per chi apre il borsellino per elargire tra il suono di banda attirante l’attenzione mediatica. Pullulano i virtuosismi, i filosofeggianti nonsense, incitamenti da chi furoreggia nei cieli col jet privato, o da chi attraversa l’oceano ad emissioni zero pur gestendo flotte di elicotteri boffoncheggianti miasmi nei cieli. Green, cammeo nella settimana modaiola milanese, soverchiante nuovo status di casta, diga suprema per una nuova differenziazione sociale detergente antichi delitti etici, divinizzazione di status sociale di pochi, capestro per molti, inquinanti habitat che pochi vorrebbero fagocitare, nel green.
