Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 28 febbraio 2019
mercoledì 27 febbraio 2019
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Per le Pell
A volte guarda il destino: stavo appunto leggendo di lui e in Australia lo stanno per condannare a qualche decina d'anni di giusta galera, per le solite quisquilie, i contrattempi a volte anche irritanti di questi principi di paonazzo ricoperti.
Al sinodo, George Pell, che è generalmente considerato uno dei rappresentanti della destra e dell’ala conservatrice del Vaticano, un “ratzingeriano”, è stato uno dei cardinali critici nei confronti di Francesco. Come mi aspettavo, il cardinale minimizza il suo disaccordo che è trapelato nella stampa, dando prova di una certa casuistica, parlando in politichese: “Non sono un avversario di Francesco. Sono un leale servitore del papa. Francesco apprezza la discussione libera e aperta, gli piace ascoltare le idee di persone che non la pensano come lui”. George Pell evoca più volte l’“autorità morale” della Chiesa, che sarebbe la sua ragion d’essere e il suo principale motore per influenzare il mondo. Egli ritiene che dobbiamo rimanere fedeli alla dottrina e alla tradizione: non possiamo cambiare la legge, anche se la società sta cambiando. Di conseguenza, la linea di Francesco indirizzata verso le “periferie” e la sua empatia verso gli omosessuali gli sembrano vane, se non erronee. “È un bene essere interessati alle ‘periferie’. Ma resta necessario avere una massa critica di credenti.” Bisogna certamente occuparsi della pecora smarrita, ma bisogna restare attenti anche a quelle novantanove pecore rimaste nel gregge.
(Martel Frédéric. Sodoma)
martedì 26 febbraio 2019
L'ultimo di un'infinitesima percentuale
Guardate questo numero: 0,0000000104%
Rappresenta la percentuale di esseri umani che hanno posato i loro piedi sul nostro satellite: dodici su (un calcolo approssimativo prelevato da riviste para scientifiche tipo Focus) 115 miliardi di uomini e donne che dall'inizio della vita hanno calcato il suolo terrestre.
Su Netflix ho guardato, sin ora solo in parte a causa di Morfeo, un film documentario, "L'ultimo uomo sulla Luna", incentrato su Eugene Cernan, il dodicesimo essere umano a lasciare il suolo lunare, al momento l'ultimo.
Erano le 05:40 UT del 14 dicembre 1972. Prima di lui sul LEM salì il suo compagno d'avventura Harrison H. Schmitt il quale, benché dodicesimo a scendere sulla Luna, risalì a bordo del LEM prima di Eugene, che a mio avviso temporeggiò per venire ricordato come l'ultimo, per antonomasia colui che spegne la luce.
Eugene è morto nel 2017 a Houston; di lui mi rimarrà lo sguardo che all'inizio del film rivolge, davanti alla sua tenuta agricola, al nostro satellite: un mix di orgoglio, di malinconia, di soddisfazione sfociante nel pensiero lettogli nelle pupille: "io lassù ci sono stato, essendo uno dei fortunati dodici uomini a cui la sorte ha serbato un'unicità, un'effusione d'immortalità, un indelebile ricordo per aver calpestato quel satellite oggetto da sempre di attenzione, di dolcezza, di affetto da parte dei rimanenti 114.999.999.988 apparenti alla specie.
Pensierino
Se era prioritario ed indiscutibile avversare l'Era del Puttanesimo, il godimento di tanti per l'enorme debacle del M5S in Sardegna ha, a mio parere, del patologico. Per la semplice ragione che non essendoci nessuna alternativa valida (Pisapia e Calenda erano e rimangono quisquilie vero Biancaneve?) il probabile ritorno di un pagatore seriale di tangenti alla mafia non solo è probabile, ma addirittura auspicabile in molte cervici alterate di radical chic timorosi di non poter ritornare per l'ennesima volta sulle spiagge dorate di Capalbio a dissertare di filosofiche supercazzole per il bene comune, il loro, avvinghiati come sono da una vita alle cogitative verticali di Krug, gruberando, gianninizzando e bbbotturando naturalmente.
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