Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 21 dicembre 2018
giovedì 20 dicembre 2018
Travaglio ed il se
giovedì 20/12/2018
20 anni e non sentirli
di Marco Travaglio
Spiace dirlo, ma ha ragione Berlusconi: “La Spazzacorrotti è una legge pericolosissima e mette ogni cittadino nelle mani di qualunque pm”. Avrebbe dovuto precisare “ogni cittadino come me”. Ma non sottilizziamo: lui è sinceramente convinto che ogni cittadino passi le sue giornate a corrompere il prossimo. Dunque, letta la legge Bonafede, ha visto passare davanti ai suoi occhi tutta la sua carriera criminale. E s’è fatto due conti: cosa sarebbe accaduto se l’Anticorruzione fosse in vigore dai tempi di Mani Pulite, al posto delle mille Procorruzione approvate da lui e dai suoi presunti avversari di centrosinistra? La risposta è terrificante: lui oggi sarebbe praticamente all’ergastolo. Intanto perché alcune delle tante mazzette che ha pagato e sono rimaste occulte sarebbero state scoperte dai nuovi agenti sotto copertura o denunciate dai corrotti in cambio dei nuovi sconti di pena, e lui non avrebbe subìto 30 processi, ma almeno 50. Poi perché l’aumento delle pene per i reati contro la PA (di cui è un collezionista di fama mondiale) avrebbe comportato condanne più severe. Ma soprattutto perché il blocco della prescrizione dopo la prima sentenza avrebbe trasformato quasi tutte le sue prescrizioni in condanne definitive.
1) All Iberian. Nel 1998 B. viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi insieme a Bettino Craxi per finanziamento illecito: una maxitangente in Svizzera di 23 miliardi di lire al leader Psi. In appello però il reato si prescrive e la Cassazione conferma: B. è colpevole, ma l’ha fatta franca. Col blocco dei termini alla prima sentenza, sarebbe stato condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi.
2) Telefonata Consorte-Fassino. Nel 2013 B. viene condannato col fratello Paolo a 1 anno di reclusione per violazione del segreto per aver ricevuto illegalmente la bobina segretata dell’intercettazione tra il patron Unipol e il segretario Ds sulle scalate dei furbetti del quartierino (“allora, siamo padroni di una banca?”) e averla fatta pubblicare dal Giornale alla vigilia delle elezioni 2006. Poi, in appello, lo salva la solita prescrizione, che non scatterebbe con la riforma Bonafede: dunque B., dichiarato colpevole ma illeso pure in Cassazione, si beccherebbe un altro anno di galera definitivo (oltre ai 2 anni e 4 mesi di All Iberian: totale 3 anni e 4 mesi).
3) Compravendita senatori. Nel 2015 B. viene condannato dal Tribunale di Napoli a 3 anni con Valter Lavitola per corruzione del senatore Sergio De Gregorio con 3 milioni di euro in cambio del suo passaggio dall’IdV a FI. In secondo grado, il consueto miracolo della prescrizione.
Ma Corte d’appello e Cassazione confermano che è un colpevole impunito. Con la Spazzacorrotti già in vigore, anche quei 3 anni di galera sarebbero diventati definitivi. Totale, con le condanne precedenti: 7 anni e 4 mesi. Che sarebbero diventati 11 anni e 4 mesi con l’unica condanna definitiva finora subita dal Caimano: quella a 4 anni confermata nel 2013 dalla Cassazione per le frodi fiscali sui diritti Mediaset. Quest’ultima condanna si ridusse a 1 anno grazie all’indulto triennale varato dal centrosinistra (coi voti di FI) nell’estate del 2006, che però era riservato a chi non avesse riportato altre condanne per reati commessi dopo la sua approvazione: dunque B., con la condanna per la mazzetta a De Gregorio (fine 2006), non ne avrebbe beneficiato. E avrebbe dovuto scontare in carcere la bellezza di 11 anni e 4 mesi. Si dirà: ma la legge ex-Cirielli esenta dal carcere gli ultrasettantenni. Vero. Ma almeno una condanna definitiva B. l’avrebbe subìta prima di compiere 70 anni (nel 2006) e anche prima di imporre la ex-Cirielli (2005), dunque sarebbe finito in carcere fin dai primi anni 2000. E, compiuti i 70 anni, avrebbe seguitato a scontare il resto della pena non comodamente ai servizi sociali nell’ospizio di Cesano Boscone, ma agli arresti domiciliari. Con una serie di effetti collaterali non da poco: l’interdizione dai pubblici uffici sarebbe scattata ben prima del 2013, dunque B. non avrebbe più potuto candidarsi: cioè ci saremmo risparmiati un bel pezzo del suo secondo governo, il più devastante (2001-2006) e anche l’ultimo (2008-2011), senza contare le larghe intese con Monti e Letta jr. Perché B., anziché a Palazzo Chigi, avrebbe dovuto risiedere in gattabuia o restarsene chiuso in casa piantonato dalla forza pubblica. Se, puta caso, avesse iniziato a scontare i suoi 11 anni e rotti nel 2005, avrebbe finito – con tutti gli sconti all’italiana – intorno al 2015. Ma non sarebbe stato più eleggibile né riabilitabile nemmeno dopo.
E, in questi calcoli, ci siamo tenuti stretti. È ovvio che, se questa Anticorruzione fosse stata approvata quando il pool di Mani Pulite la propose (a Cernobbio, nel settembre ’94), significherebbe che al governo ci sarebbero stati già allora i 5Stelle, non il Partito dell’Impunità del centro-destra-sinistra. Quindi nessuna delle Procorruzione varate dal ’94 al 2017 sarebbe diventata legge, nemmeno le due più devastanti fatte da B. per B.: la ex-Cirielli che dimezzava i termini di prescrizione e la depenalizzazione del falso in bilancio, che hanno incenerito altri sei processi a suo carico. I quali si sarebbero conclusi quasi tutti non con prescrizioni, ma con condanne. E il totale sarebbe salito ad almeno 20 anni. Che, per un uomo di 82 anni, equivale all’ergastolo, anche al netto delle sentenze che arriveranno prossimamente nei processi e nelle inchieste ancora aperti: il Ruby ter – in sei tronconi sparsi per l’Italia – per corruzione di testimoni; il caso Tarantini per l’induzione a mentire su un altro giro di escort; l’indagine fiorentina per concorso nelle stragi del ’93 a Milano, Firenze e Roma. Quindi sì, la Spazzacorrotti è pericolosissima. Per i delinquenti.
mercoledì 19 dicembre 2018
C'è aria e aria!
Tutto uguale all'altr'anno? Che aria si respira in questo Natale 2018? Parrebbe tutto identico, parrebbe!
S'affloscia invece sempre più la vera aria natalizia; s'ammoscia quasi dovessimo ripetere, a volte sforzandoci, un rito divenuto oramai falso mito. Non sto parlando a livello religioso, l'attesa di questi giorni deriva dal tempo di avvento.
Quello che stride è avvertire una monotonia sfarzosa, abbacinante ma pur sempre monotona. Quasi che il fagocitare giorni, settimane, stagioni ci portasse a ritrovarci troppo presto, quasi impreparati, al periodo a detta di molti più bello dell'anno. Scoccia, a me pare, la ritualità di gesti affrancati ormai al desueto, all'abitudine, al gelo dell'incomunicabilità dei restanti undici mesi. Dai diciamocelo: non ci sfioriamo neppure più, ci guardiamo in cagnesco nelle primavere, nelle estati, in coda, pronti come siamo a scannarci per un parcheggio, per un panino, per un posto migliore al ristorante. Ci osservassero da altri mondi resterebbero allibiti su come ci stiamo sulle palle a vicenda! E invece oggi, domani, fino alla vigilia diverremo ossequiosi, riverenziali: il copione, questo copione scritto da mani misteriose, c'impone di sorridere, di inviare i famosi "auguri a lei e famiglia", quanto di più irriverente ci possa essere nei lidi divenuti obsoleti della comunicabilità tra esseri umani.
Sgommiamo e sgomitiamo per mesi e mesi, ostentando benessere, lussi, innovativi gadget; rosichiamo oltremodo se qualcuno acquista la fiammante auto alla moda, prenotiamo vacanze da un anno all'altro per fobia incistita, lo stesso che nel solito giro dell'oca dobbiamo infarcire di falso calore, di facciata, auspicandogli il felice anno nuovo che a guardar bene è un altro che viene depennato dall'occulta lista a nostra disposizione.
Vedo umani impegnati in assalti a ipermercati, a desolanti cattedrali dell'oblio, giovani storditi dall'arrivo di chissà cosa, pensierosi ed affamati nella solitudine mediatica. Passa il tempo, travalica la stanchezza intellettiva, è abiurata da tempo ormai la freschezza della novità, la gallina mangiata nei giorni di festa, le luci accese solo per stare insieme, il calore del ritrovarsi attorno ad un tavolo, il luccichio degli occhi nel vedere un lontano ritornato per l'occasione. Se tutti i giorni sono divenuti, per molti, Natale, come potersi estasiare davanti ai giorni di luce per antonomasia?
Ci stanno trasvolando sopra il nostro limitato tempo, ci portano a preoccuparci per eventi lontani anni-non-luce, ci stuzzicano, spronandoci, a fagocitare date, eventi, barriere naturali poste per dar valore all'attimo. Ci hanno fatto credere che preventivare della nostra vita sia l'essenza granitica di questa era tecnologica. Ci siamo lasciati abbracciare dal moto ondoso dell'illogicità, un contare sconsiderato, senza alchimie, distruttore dell'essenza insita in noi che naturalmente vorrebbe che assaporassimo l'istante, l'imbrunire, il silenzio, la notte, il sorgere dell'astro. Sciocchezze c'insufflano, inciampi irritanti per chi cerca traguardi insensati, scialbi, insipidi, senza spessore.
Questa luce che vorrebbe scaldarci, ci trova invece senza alcun senso ontologico. Ci spazzerà via alla fin fine, come le decorazioni a metà gennaio riposte in fretta per dar spazio agli innumerevoli e nuovi appuntamenti stordenti, utili per chi sogna amebe inebetite in questi tempi freddi ed oscuranti.
In alto i cuori!
Ieri è stata una giornata storica, un “eppur si muove” da celebrare, probabilmente, sui futuri testi di storia. Con l’uscita dall’aula dei resti miserevoli del partito del Delinquente Naturale, come simbolo di una resa, della disfatta del metodo para mafioso “degli amici degli amici degli amici” è stata approvata la legge anticorruzione; per la prima volta in questa nazione dilaniata da sconquassi epocali frutto di scorribande di manigoldi, capeggiati da uno che pagava tangenti alla mafia, adulato successivamente da un misero guitto di campagna toscana, per la prima volta si è realizzato qualcosa capace di frenare i briganti. Che sono sempre in mezzo a noi, ciarlanti e sognanti il ritorno al sistema tanto agognato e cullato dai tanti allocchi ancora intenti a guardare il dito. W l’Italia da liberare!
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