Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 29 settembre 2018
Bentornato a casa don Paolo!!!
Dopo oltre tre mesi a causa di una bruttissima caduta, ecco il mitico don Paolo Costa ritornare nella casa di Cassego, luogo in cui ogni anno centinaia di giovani trascorrono settimane improntate alla meditazione, allo svago, all'amicizia.
Un grande ritorno che ci riempie di gioia!!!
Vamos don Paolo!!!
venerdì 28 settembre 2018
Ecco ad esempio
Leggete please, e ditemi voi se...
LO SCHIAFFO ALL’EUROPA E ANCHE AGLI ITALIANI
Francesco Manacorda per Repubblica
La sfida all’Europa è lanciata, l’azzardo finale sull’Italia e sui suoi risparmiatori è realtà. La rete di sicurezza che il ministro Tria sembrava aver allestito in queste settimane finisce in brandelli in un solo giorno. Al suo posto sventola il panno rosso del deficit al 2,4% del Pil - non per uno, ma addirittura per tre anni - che già stamane ecciterà i mercati finanziari e infiammerà lo spread. A poco è valsa la moral suasion del Quirinale, che adesso arretra dalla trincea del rigore finanziario verso una ridotta dove si conta sulla permanenza al governo del ministro dell’Economia – ma basterà? - per evitare una fuga degli stessi mercati dal rischio Italia improvvisamente più alto.
Il risultato secco è che il rapporto tra deficit e Pil che lo stesso Tria, intessendo una trattativa con Bruxelles, aveva inizialmente fissato all’1,6% del Pil, sale di 0,8 punti. Sono oltre 13 miliardi di euro da destinare al "contratto" Lega-5S. Comprensibile la loro esultanza. Ora ci spiegheranno – hanno già cominciato a spiegarci – che quello che è andato in scena ieri tra i palazzi del potere e le piazze virtuali è il trionfo della democrazia e l’affermazione della vera politica.
Ora ci spiegheranno che la "manovra del popolo", per usare la retorica gonfia e vuota che piace a Di Maio, è anche la condanna definitiva della dittatura di quei tecnici "politicizzati" che nell’immaginario gialloverde sono annidati negli anfratti dei ministeri come un esercito di silenziosi untori.
È di queste certezze che sono piene le bandiere 5 Stelle che ieri sera sventolavano sotto Palazzo Chigi, riprese da Di Maio in una impressionante diretta su Facebook che porta il mito della democrazia diretta in una nuova dimensione.
Sarebbe bello se questo sforamento dei parametri europei – che di per sé non sono un dogma intoccabile – fosse sul serio il segno di un’epoca nuova, in cui una politica responsabile si fa carico di mettere in discussione regole che ritiene illogiche e si assume il compito di far ripartire un Paese che sta già rallentando. Ma non è così: il menù ricchissimo, tutto spese e niente tagli, tutto mance e niente investimenti, che le forze di governo si preparano a somministrare agli italiani è fatto dagli stessi piatti avariati che abbiamo già visto nella vetrina elettorale: condoni e assistenzialismo, ricerca del consenso tra i più anziani a spese dei più giovani.
E anche al di là delle cifre, è la composizione della manovra che si profila che disegna un’idea di Paese – di sviluppo, purtroppo non si può dire – da rigettare: l’ennesimo condono fiscale che premia i furbi e penalizza gli onesti; il vecchio assistenzialismo dc rinnovato prima con le pensioni di cittadinanza e poi – è la promessa – con un reddito di cittadinanza; e ancora la quota 100 sulle pensioni per accontentare le richieste di chi al Nord è entrato giovane in azienda, una carezza fiscale alle partite Iva. È un Cencelli del consenso, un buffet libero delle promesse elettorali dove ognuno può servirsi a suo piacere in attesa che altri paghino il conto.
Ma il conto chi lo pagherà?
«Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono», tuona trionfante ieri sera Di Maio. Sì, i soldi ci sono, ma sono nelle mani di chi deve comprare il nostro debito pubblico: uno stock accumulato di 2.300 miliardi, 400 miliardi che l’Italia chiede ai famigerati mercati ogni anno emettendo titoli di Stato. Da ieri sera diventa più difficile e più costoso trovare quei soldi. E il conto dello spread che corre ecco la promessa elettorale vera che i gialloverdi non hanno mai raccontato - lo pagheremo noi.
Travaglio incazzato
venerdì 28/09/2018
Il Consiglio supino della magistratura
di Marco Travaglio
“Vorrei capire come sia possibile che tanti uomini… talvolta sopportino un tiranno solo, che non ha altro potere se non quello che essi stessi gli accordano, che ha la capacità di nuocere loro solo finché sono disposti a tollerarlo, e che non potrebbe fare loro alcun male se essi non preferissero sopportarlo anziché opporglisi… Sono i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, che si taglia la gola da solo, che potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo… Il padrone che vi domina ha solo due occhi, due mani, un corpo, niente di diverso dall’ultimo dei cittadini… salvo i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite… Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi”. Così scriveva nel ’500 il filosofo francese Étienne de La Boétie, nel Discorso sulla servitù volontaria. E chissà cosa scriverebbe oggi se avesse assistito all’ultimo ripugnante spettacolo andato in scena nel cosiddetto Consiglio superiore della magistratura. Lì un manipolo di magistrati delle correnti “di destra” MI e Unicost, in preda a una nuova Sindrome di Stoccolma detta Sindrome del Nazareno, si sono consegnati mani e piedi a quel che resta dell’Ancien Régime che ha sgovernato e rapinato l’Italia, devastando la legalità e soggiogando la magistratura e ogni altro potere di controllo e garanzia: Pd e FI.
Infatti hanno eletto vicepresidente del fu “organo di autogoverno” l’unico parlamentare presente fra i 27 membri, cioè l’ultimo che potesse garantire un barlume di autonomia: il turborenziano David Ermini. Questi ha raccolto 13 voti: quello del Pd (il suo), i 10 di MI e Unicost, più i capi della Cassazione (Mammone di MI e Fuzio di Unicost) che, anziché astenersi o votare un candidato apolitico, si sono accodati ai diktat delle correnti in barba all’ultimo monito di Mattarella (“I togati non devono decidere secondo logiche di pura appartenenza”). Dietro le quinte tirava i fili Cosimo Ferri, l’ex leader di MI che entrò nei governi Letta e Renzi in quota FI e ora è deputato Pd. L’altro candidato, Alberto Maria Benedetti, docente indipendente indicato dal M5S, ha avuto 11 preferenze: i 3 laici M5S e i 2 leghisti, i 4 togati di Area (corrente di sinistra) e i 2 di Autonomia e Indipendenza (Davigo e Ardita). Grazie ai voti decisivi dei vertici di Cassazione, i 2 laici berlusconiani si sono concessi il lusso di astenersi, nel tentativo di nascondere l’inciucio. Sono lontani i tempi in cui la peggior minaccia all’indipendenza delle toghe era la politica.
Ora è chiaro a tutti che sono gli stessi magistrati, o una bella fetta di essi, in preda alla servitù volontaria o – per dirla con Paolo Sylos Labini – alla “cupidigia di servilismo”. Ormai l’indipendenza della magistratura è affare troppo serio per lasciarlo nelle mani dei magistrati: solo una riforma costituzionale che abolisca i membri laici e designi i togati col sorteggio può restituirci l’autogoverno perduto. Del resto, senza la complicità di ampi settori togati, negli ultimi anni il Csm non avrebbe potuto trascinare alla gogna i pm più invisi al potere: Di Matteo, Woodcock, Robledo ecc. Né promuovere plotoni di toghe provenienti dal Parlamento, dai ministeri o da altre poltrone di nomina politica. Così, nei prossimi quattro anni, a guidare (per conto del capo dello Stato) il Csm che dovrebbe tutelare l’indipendenza dei magistrati sarà uno dei più ringhiosi portaordini di Renzi, che nell’ultima legislatura si è distinto per gli attacchi a chiunque osasse indagare sul suo capetto e i suoi compari e in proposte di legge per mettere il guinzaglio alle Procure e il bavaglio a quel che resta della libera stampa (oltre all’ideona della licenza di sparare ai ladri, ma solo di notte). “Escono notizie di una gravità inaudita. Prima si prende di mira Renzi e poi si lavora sulle indagini? Ci sono mandanti?”, sparava Ermini nei giorni del caso Consip, strillando al complotto (poi smentito dalla Cassazione) del capitano Scafarto e del pm Woodcock: “Scafarto non può aver fatto tutto da solo… vogliamo i mandanti”. E giù botte sull’“inchiesta inquietante” che vuol “colpire l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi” (in realtà sono indagati Lotti, papà Tiziano e altri renziani sfusi), “un atto gravissimo, una caccia all’uomo” per “attaccare un organo dello Stato”.
E poi la cena a Firenze di un’associazione anti-giudici con 300 invitati, fra cui lui, l’indagato Lotti, Carrai e il resto del Giglio Magico, per denunciare “la giustizia politicizzata” e la “gigantesca questione democratica” rappresentata non dai traffici per truccare il più grande appalto d’Europa, ma da chi osava indagare. Nel 2016 il Foglio scrisse (falsamente) che il giudice Morosini, membro del precedente Csm, aderiva ai comitati del No al referendum. Ermini prese subito la mira come un berlusconiano qualunque, e come se un giudice non potesse difendere la Costituzione su cui ha giurato: “Vedo che ci sono prese di posizione di membri della magistratura su scelte della politica. E io un domani dovrei farmi giudicare da uno così?”. Già che c’era, voleva pure tappare la bocca al Csm che aveva osato dare parere negativo (come previsto dalla legge) sul ddl anticorruzione di Renzi: “Giudizio incomprensibile e sconcertante”. A suo dire, i giudici non potevano parlare neppure di corruzione. Infatti, quando Davigo lo fece, Ermini lo fulminò all’istante: “Davigo cerca la rissa, ma non la trova. I giudici parlino con le sentenze”. Ora ben 12 magistrati del Csm chiamano questo bel tomo a difendere l’indipendenza della magistratura. La classica volpe a guardia del pollaio, con l’aggravante che ce l’hanno messa le galline. E soprattutto i polli.
Irreale
C'è qualcosa di strano che aleggia in questo povero ed agonizzante paese, ad iniziare dalla protesta montante su giornali,i oramai carta straccia, indignati per lo sforamento del parametro del deficit, che ritengo personalmente sacrosanto, visto che tende a recuperare la dignità delle persone irrise, prese per il culo in tutti questi anni, sia durante l'Era del Puttanesimo che, soprattutto, in quella del Ballismo, in cui una banda di aficiosados dei poteri forti, guidati da un Egoriferito, ammiccò con banche e Confindustria, sbeffeggiando la cosiddetta gente comune, immettendo nel mercato una forma di schiavismo 2.0 chiamata dai vari Poletti jobs act.
Tendere ad innalzare le pensioni minime, dare un reddito minimo a tanti disperati, legati però alla volontà di ricerca di un lavoro, mandare in pensione lavoratori a 62 anni, consentendogli dignità e un riposo strameritato, sono giustissime e sacrosante azioni tendenti a ridurre l'immane gap tra classi sociali presenti in queste lande oramai desolate e distrutte dalle scorribande precedenti. A chi, alloccamente, squittisce, vedi Repubblica, evidenziando lo sforamento del 2,4% sul deficit occorre rispondere di pari tono: ma chi cazzo lo ha fatto questo debito? Chi ha fatto sparire un miliardo dai conti correnti di gente onesta? Chi ha imprestato milioni di euro a ladri in cravatta ben sapendo di non rivederli mai più (li chiamano beffardamente sofferenze)? Chi cazzo ha lucrato su opere faraoniche che non servono a una minchia e non funzionano (Mose veneziano)? Chi ha fatto linee ferroviarie ad alta velocità ad un costo tre, quattro volte quello francese o tedesco?
Vedere poi il Giornale dell'evasore seriale, contestare lo sforamento, mette un'insana (o sana?) voglia di partire per Arcore con tanto di stoccafisso secco!
Stai a vedere che adesso la colpa del probabile, e teleguidato, spread sarà di chi, cercando onestamente di riportare uguaglianza sociale, sfora rischiando di far incazzare l'Europa (quella che una volta al mese trasporta il parlamento da Bruxelles a Strasburgo spendendo centinaia di milioni a cazzo)
Adesso manca solo la ciliegina: la galera per chi evade. Non Cesano Boscone, la galera!
Tendere ad innalzare le pensioni minime, dare un reddito minimo a tanti disperati, legati però alla volontà di ricerca di un lavoro, mandare in pensione lavoratori a 62 anni, consentendogli dignità e un riposo strameritato, sono giustissime e sacrosante azioni tendenti a ridurre l'immane gap tra classi sociali presenti in queste lande oramai desolate e distrutte dalle scorribande precedenti. A chi, alloccamente, squittisce, vedi Repubblica, evidenziando lo sforamento del 2,4% sul deficit occorre rispondere di pari tono: ma chi cazzo lo ha fatto questo debito? Chi ha fatto sparire un miliardo dai conti correnti di gente onesta? Chi ha imprestato milioni di euro a ladri in cravatta ben sapendo di non rivederli mai più (li chiamano beffardamente sofferenze)? Chi cazzo ha lucrato su opere faraoniche che non servono a una minchia e non funzionano (Mose veneziano)? Chi ha fatto linee ferroviarie ad alta velocità ad un costo tre, quattro volte quello francese o tedesco?
Vedere poi il Giornale dell'evasore seriale, contestare lo sforamento, mette un'insana (o sana?) voglia di partire per Arcore con tanto di stoccafisso secco!
Stai a vedere che adesso la colpa del probabile, e teleguidato, spread sarà di chi, cercando onestamente di riportare uguaglianza sociale, sfora rischiando di far incazzare l'Europa (quella che una volta al mese trasporta il parlamento da Bruxelles a Strasburgo spendendo centinaia di milioni a cazzo)
Adesso manca solo la ciliegina: la galera per chi evade. Non Cesano Boscone, la galera!
Pelle d'oca
Dovremmo scendere nelle piazze, tutti ma proprio tutti, dopo aver ascoltato le parole di uno degli eroi del nostro tempo, il giudice Di Matteo, perché ciò che dichiara in questo video ha dell'incredibile: il Puttaniere avrebbe pagato la mafia anche da presidente del Consiglio!!! Tanto incredibili, tanto il disgusto, da far venir la voglia di disinteressarsi, concentrandosi sulle vicende del Grande Fratello Vip... ma è quello che vorrebbe il proprietario di Canale 5, foraggiatore, pare, di Riina.
Video
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