sabato 2 giugno 2018

Ricordi



Mica male!



Però mica male questi tedeschi! 
Toccasse a me? 
Macchinetta al Brennero: 25 euro cadauno per entrare in Italia, 10% di sconto a famiglia. 
Tutto qui. 

Scale



Ma le riunioni sono l’osso di pollo che si mostrava nel dopoguerra a mo’ di sigaro per far sapere agli altri di aver pranzato alla grande, su un  piolo più alto della scala sociale.

Sarebbe festa...



Oggi dovrebbe essere festa per tutti gli italiani, prova ne è il fatto che sul palco autorità dei Fori Imperiali erano presenti tra gli altri, l'alto confezionatore di leggi elettorali Rosato, il solito e oscuro Letta e la ciliegina Carfagna. 

Nella Festa della Repubblica normalmente si cerca una coesione simbolo dell'unità. E questa dovrebbe essere una regola valida per tutti. Per tutti tranne che per lui, Delinquente Naturale tenuto da lustri in vita dalla flaccida imitazione di un partito di sinistra. E proprio oggi, questo danno seriale del paese, farfuglia idiozie al limite del ricovero, con alle spalle la bandiera che non ha mai onorato se non per gli affari suoi. Incita alla discesa in campo per tutti gli amanti la libertà, una libertà da lui considerata solo per evitare balzelli, per trafugare capitali all'estero, per deformare leggi a propria utilità. 
Doveva essere una giornata di festa. Forse lo è ancora ma in un'ottica di liberazione da uno come lui che è vergogna per i valori della democrazia e dell'onestà, visto che per diciotto lungi anni foraggiò la mafia stragista di Riina.

Le pagelle di Scanzi


sabato 02/06/2018
LE PAGELLE
Pop-corn strategy, e Conte ha premier nel curriculum
TRE MESI - VINCITORI E VINTI. PROTAGONISTI E COMPARSE. VOLPI, GATTI E TOPI. ECCO CHI CE L’HA FATTA E CHI NO NELLA GRANDE GARA PER FORMARE UN GOVERNO

di Andrea Scanzi

Di Maio

Non sbaglia nulla fino al 4 marzo, poi entra in modalità “ora facciamo la storia” e passa il tempo a ridere sempre. Quando Mattarella inchioda Savona, lui perde la brocca e passa per il topo zimbellato dal gatto Salvini. Un giorno parla di impeachment, quello dopo dice che non era vero niente. È il suo punto più basso, ma proprio quando anche i suoi lo criticano esce dall’angolo e fa tana a Salvini & Mattarella: “Spostiamo Savona”. Riesce pure a impedire che la Lega porti Fratelli d’Italia nel governo. È rinato quando nessuno se l’aspettava più, e nel frattempo è divenuto ministro e vicepresidente del Consiglio: non male, per un 32enne “incapace”.

Voto 7,5

 

Salvini

Quello che meglio ha gestito i tre mesi post-voto. Non ha sbagliato nulla, i sondaggi lo premiano e gli va dato atto (per ora) di essere stato di parola: gli conveniva andare al governo, ma ha preferito sporcarsi le mani con chi fino al 4 marzo era un avversario neanche troppo stimato. Ora, al Viminale, potrà far vedere se è bravo anche nei fatti o solo chiacchiere e distintivo. È il politico più scafato del momento, può relegare Berlusconi al passato e guidare il centrodestra per decenni. Se poi la smettesse di riprendersi dal basso nelle dirette Facebook con effetto Jabba The Hutt, sarebbe meglio per tutti. Anzitutto per lui.

Voto 8

 

Mattarella

Perfetto fino a domenica scorsa, quando col veto a Savona ha firmato uno dei più grandi suicidi politici nella storia repubblicana. E l’incarico a Cottarelli ha peggiorato il tutto. Essendo intelligente, se n’è reso conto. Infatti è tornato sui suoi passi. Facendo poi passare, da buon democristiano, lo spostamento per Savona (che in concreto sposta poco) per vittoria storica.

Voto 6 (media tra 9 e 3)

 

Conte

Il grande sconosciuto, e non è detto che sia un male. Trattato come un mezzo peracottaro dalla stessa stampa che fino a ieri leccava con agio Renzi, è tutto da scoprire. Lui, nel frattempo, può scrivere sul serio “Premier” sul curriculum.

Senza voto (per ora)

 

Meloni

Fosse stato per Salvini sarebbe alla Difesa, ma Di Maio non ha voluto anche per non esasperare l’ala sinistrorsa del Movimento. A destra resta però una delle più preparate. E al Senato, con quella maggioranza ballerina (+10 contando Maie e i due ex M5S), Fratelli d’Italia potrà essere decisiva.

Voto 6

 

Renzi

Leggendario come di consueto. Vara la “Popcorn Strategy”, spingendo i 5Stelle verso la Lega e consegnando il Pd all’irrilevanza sulla base del “tanto peggio tanto meglio”. Poi, sull’onda del veto a Savona, va a Otto e mezzo e straparla di Fronte Repubblicano, come se lui fosse Garcia Lorca e Salvini il generale Franco. Non fa però in tempo a varare tale elaboratissima strategia che subito gli altri tirano su il governo in un giorno. Non ne indovina mezza e la ciliegina sulla torta sarebbe il “Partito Macroncino”, con dentro lui, Gozi, Andrea Romano e il Poro Schifoso. Daje Matteo.

Voto 0,5 (di stima)

 

Brunetta

Sempre più marginale e comicamente abbaiante alla Luna, gli è pure toccato vedere il “suo” Tria ministro nel governo nemico. Ormai lo superano anche i primi allievi che passano. Non si uccidono così neanche i cavalli.

Voto 2,5

 

Sallusti

Per mesi ha detto che Salvini non avrebbe mai rotto con Berlusconi: la sua non era un’analisi, bensì una speranza. È andata male, ma stai tranquillo Alessandro: al prossimo giro andrà persino peggio.

Voto 4

 

Grillo

Nel momento in cui Di Maio era così incazzato che stava per invadere da solo la Polonia, lui (con un intervento sul Fatto di martedì) ha calmato gli animi del pupillo e del Movimento, rispolverando uno dei suoi cavalli di battaglia: “La vera politica è il mercato”. Una delle sue mosse politiche più riuscite, e il fatto che uno come Grillo abbia svolto il ruolo del pacificatore la dice lunga sui tre mesi a rovescio che abbiamo vissuto.

Voto 7

 

Cottarelli

Si è messo al servizio del Paese, ci ha messo la faccia ed è uscito di scena quando ha capito (subito) di non avere chance. Bravo.

Voto 6,5

 

Lorenzin

Si è definita da sola “partigiana”, in difesa e a guardia della Costituzione. Basaglia ha fallito.

Voto 3-

 

Sgarbi

Senza elettori, senza ruoli, senza potere. Espulso da un Giachetti qualsiasi, urlante come un Becchi minore. Che agonia straziante. Più attacca e più i nemici crescono (Di Maio), più incensa e più i despoti tramontano (Berlusconi). Ormai è un Fassino postumo in vita. Gli sia lieve il crepuscolo.

Voto 1+

 

Cacciari

Tratta male tutti, non gli va bene nulla e ha ragione anche quando ha torto. L’idolo indiscusso, per distacco, di chi scrive. Il Chuck Norris dei filosofi.

Voto 12

 

Rosato

Ha varato un abominio di legge elettorale che aveva come unico intento il trionfo di Renzusconi e invece per contrappasso ha dato vita al Salvimaio. Più che un politico, Rosato è il protagonista del remake di Io sono leggenda. Fenomeno.

Voto 0+

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Ragogna



Festa travagliata


sabato 02/06/2018
Bella ciaone

di Marco Travaglio

In attesa di sapere cosa farà il governo, vediamo com’è l’opposizione.
Quelli che il fascismo. Non le vedete le camicie nere in marcia su Roma, i vagoni piombati in partenza per Auschwitz, i lager con le bandiere di 5Stelle e Lega che garriscono dalle torrette? Peggio per voi: il fortunatamente ex ministro Delrio li ha visti e ha subito denunciato alla Rai (dove il suo partito Democratico e antifascista controlla tutte e tre le reti e i tg come Mussolini con l’Eiar) il palese fascismo del governo Conte. Resta da capire come mai il suo partito Democratico e antifascista abbia scritto l’ultima legge elettorale, il balsamico Rosatellum, con “la Lega neofascista”, oltreché con l’amico B. E come mai avesse ispirato la precedente, il prodigioso Italicum (purtroppo bocciato dalla Consulta perché incostituzionale), alla legge fascistissima Acerbo, peggiorandola un po’. Ma soprattutto andrebbe spiegato come mai, se vedeva il Duce alle porte, il partito Democratico e antifascista abbia fatto di tutto per spalancargliele, rifiutando con i leggendari #senzadime le offerte di Di Maio a sedersi al tavolo per firmare un contratto che magari, al posto del camerata Salvini, avrebbe confermato al Viminale il compagno Minniti. E ci avrebbe risparmiato non solo il Salvimaio, ma pure il “fronte repubblicano” renziano contro “fascisti” e “sfascisti” per difendere la Costituzione (che il Pd voleva distruggere) con le brigate antifranchiste capitanate dai comandanti Renzi, Boschi e Calenda, in clandestinità sulle montagne d’Etruria con Guernica appuntata al petto sulle divise in cachemirino e il cartoccio di pop-corn a intonare “Bella ciaone”. Senza contare che, se davvero Mattarella avesse spalancato le porte al fascismo come re Sciaboletta nel 1922, bisognerebbe dirne quattro anche a lui.

Quelli che è tutta destra. Il governo giallo-verde rappresenta il M5S, movimento postideologico con principi tipici di ogni centrosinistra, e la Lega, partito di destra. I 5Stelle esprimono il premier e 10 ministri su 18, quasi tutti i più pesanti (Lavoro-Infrastrutture-Telecomunicazioni, Esteri, Difesa, Giustizia, Salute, Ambiente, Sud), tranne i 2 affidati alla Lega (Interni ed Economia). Lo stesso vale per il programma, che l’Istituto Cattaneo (vicino al Pd) definisce in prevalenza “di centro”, con punte molto progressiste su beni comuni, reddito di cittadinanza, lotta all’illegalità dei colletti bianchi, e altre di destra su migranti e autodifesa.

Però l’ideologia e il rosicamento sono duri a morire: basta leggere Repubblica e l’Espresso che, dopo aver sapientemente bocciato qualunque ipotesi di dialogo fra Pd e M5S, ora piagnucolano per il “governo di destra”, con “programma di destra”, “atteggiamenti di destra”, “natura dichiaratamente di destra” e probabilmente anche canottiere, mutande, calzini e guêpière di destra, insomma un “laboratorio pratico della nuova destra sovranista e antieuropea” (Claudio Tito). Basta che Conte&C. dicano “cambiamento” perché Tito li veda ipso facto in orbace a sognare “una sorta di dittatura del malumore dei cittadini” (qualunque cosa voglia dire). Del resto, per l’Espresso, “Di Maio porta i punti più banali del contratto” mentre “a Salvini spettano le idee e i ministri forti”, nell’ambito di “un’ideologia sottile di destra”. Invece i governi che abolivano l’art. 18, devastavano la Costituzione, calpestavano il Parlamento con decreti, fiducie e canguri, favorivano il precariato, depenalizzavano l’evasione, rimpinzavano di miliardi banche e grandi imprese, servivano fedelmente tutte le peggiori lobby, combattevano i pm liberi, erano di sinistra. Strano che gli elettori lettori di Repubblica ed Espresso non l’abbiano capito.

Quelli che l’Europa. Diciamolo: Tito non l’ha presa affatto bene. Sotto il ciuffo di Conte, intravede financo una “deriva orbaniana”, da Viktor Orbán, il premier ungherese ultradestro. Che però fa parte del Ppe con Merkel, Tajani e B. Non con Salvini, né con Di Maio. Del resto, l’idea che la presenza di Savona nel governo provocasse ipso facto il boom dello spread e l’uscita dell’Italia dall’Ue poteva venire in mente solo a Mattarella e ai giornaloni che, quando lo spread fece davvero boom alla notizia della caduta di Conte, si guardarono bene dal titolare: “Il Quirinale e Cottarelli bruciano i risparmi degli italiani” (preferirono, come La Stampa, un più ragionevole “Lo spettro del voto affonda euro e Borse”: quindi i mercati volevano un governo). Ora che agli Esteri c’è l’europeista Moavero e all’Economia l’europeista critico Tria, almeno Tito dovrebbe respirare un po’: invece no, Moavero e Tria sono “un trucco estetico”. Orbaniani anche loro. E vabbè.

Quelli che Micron. Ci dicono che tutto il mondo trema all’idea del Salvimaio, tranne ovviamente Le Pen, Orbán e Putin, poi Macron telefona a Conte per dirsi “ansioso di lavorare insieme”. Un colpo al cuore per il rag. Cerasa, che sul Foglio strapazza il francese da par suo: “Il passo falso di Macron. La telefonata a Conte e la convinzione che i 5s siano interlocutori validi”. La prossima volta Macron faccia la cortesia: chiami un interlocutore più valido, tipo il rag. Cerasa, casomai avesse il numero e sapesse chi è. Non vi dico in che stato è ora il ragionier direttore alla notizia che il prof. Tria, collaboratore del suo giornale, è addirittura ministro dell’orrido “governo sfascista”. Non c’è più religione, e nemmeno gratitudine.

Ps. Siamo tutti atterriti dal “laboratorio del populismo di governo” ( La Stampa). Però da ieri, dopo 5 anni e 3 governi, Alfano non è più ministro. Non è meraviglioso?