sabato 30 dicembre 2017

Buon fine d'anno Travagliati!


sabato 30/12/2017
Bavagli e bavaglini

di Marco Travaglio

La legislatura numero 17 si chiude con un ultimo atto degno di lei: la “riforma” delle intercettazioni Orlando, che corona il sogno di tanti governi (specie quelli di B.), di tanti ministri della Giustizia (da Biondi a Castelli, da Mastella ad Alfano) e soprattutto di tanti manigoldi. Ma purtroppo non scioglie il dilemma che ci attanaglia da lungo tempo: i nostri “legislatori” sono più mascalzoni o più coglioni? Forse la verità sta nel mezzo: nel senso che sono dei mascalzoni coglioni.
Mascalzoni perché, sventata la minaccia di finire in galera per i loro delitti, grazie alle depenalizzazioni dei loro reati (ormai impossibili da processare), ai condoni, agli indulti, alle pene alternative al carcere e alla prescrizione assicurata, riescono finalmente a sistemare l’unico aspetto delle indagini e dei processi che ancora li preoccupa: le notizie sulle loro vergogne, cioè la sanzione mediatica e la riprovazione sociale per lo schifo che suscitano tra i cittadini elettori. Con la scusa di tutelare la privacy dei non indagati, negli atti giudiziari (e dunque nelle cronache giornalistiche) sarà vietato citare i politici che vanno a braccetto con mafiosi e riportare intercettazioni rilevanti politicamente, ma non penalmente: le risate degli imprenditori dopo i terremoti, B. che raccomanda le sue girl al dirigente Rai Saccà e traffica con l’Agcom per chiudere Annozero, Fassino che chiede a Consorte “abbiamo una banca?”, Renzi che svela a un generale che sta per fregare Letta o dà del bugiardo al padre su Consip, le polizze di Romeo col nome della Raggi, la ministra Guidi che caldeggia la norma pro petrolieri raccomandato dal fidanzato lobbista che la tratta da “sguattera del Guatemala”, e così via. Tutto occulto, cioè affidato al circuito parallelo dei segreti e dunque dei ricatti incrociati.
Coglioni perché, se il loro problema sono gli eventuali agenti della polizia giudiziaria e/o gli eventuali pm troppo “accaniti” sulle tesi dell’accusa, o superficiali nel trascrivere intercettazioni o addirittura disposti a taroccarle, la “riforma” Orlando rende praticamente impossibile scoprire e correggere gli errori investigativi. Infatti consegna alla polizia giudiziaria, prim’ancora che ai pm, il controllo pressoché totale sulle intercettazioni, con tanti saluti alle difese e al giudice. Il poliziotto, mentre ascolta le intercettazioni, decide quali sono quelle penalmente rilevanti da trascrivere o riassumere nei brogliacci per il pm, e quelle irrilevanti da ignorare. Il pm riceve trascrizioni e brogliacci e deve sperare che contengano tutto ciò che serve a lui e agli indagati.
Se la polizia giudiziaria gli avesse nascosto qualcosa di rilevante per l’accusa o per la difesa (il pm ha l’obbligo di cercare anche le prove a discarico), per scoprirlo dovrà anzitutto intuirlo, e poi riascoltarsi da solo tutti i nastri (anche migliaia di ore di conversazioni); o, per fare prima, affidarsi a un veggente o a una cartomante. Poi toccherà agli avvocati difensori, che avranno ancor meno speranze di scoprire se è stato nascosto qualche elemento utile al loro assistito: potranno riascoltare gli audio per soli 10 giorni, e solo in una saletta del tribunale, e solo prendendo appunti senza estrarre copia degli atti per lavorarci in studio o a casa. E se si lasciano sfuggire l’alibi del cliente, pazienza: un innocente condannato in più.
Ora voi che direste di una legislatura che si chiude così? L’altroieri ho scritto che andrebbe sciolta nell’acido, per cancellarne ogni traccia ed evitare che qualche rimasuglio possa riprodursi nella prossima per partenogenesi o per emulazione. Ma mi è stato autorevolmente fatto notare che “acido” non si dice perché è una parola “violenta” e offende le vittime dell’acido (anche se riferito a un concetto astratto e inanimato, “legislatura”, non a cose concrete come il Parlamento o agli esseri umani che lo popolano). Si sono sdegnati persino Renzi e la Serracchiani, due tipini fini e sensibili: infatti il primo minacciò i dissidenti interni di “asfaltarli” e di usare “il lanciafiamme”, la seconda definì “gli stupri più inaccettabili se commessi da migranti” ed entrambi non aprirono bocca quando il compagno De Luca augurò a Di Maio, Di Battista e Fico (esseri piuttosto animati) “che vi possano ammazzare tutti”. Quindi niente acido: al massimo, come leggevo ieri sui social, “diversamente basico”. Uno potrebbe augurarsi che la legislatura appena sciolta (absit iniuria verbis) sprofondi sotto terra, ma si offenderebbe chi ha appena sepolto un suo caro. O che esploda per aria una volta per tutte, se non fosse mancanza di riguardo per le vittime dei kamikaze. O che affoghi nel mare, se non si adontassero i parenti degli annegati. O che precipiti giù dalla finestra a Capodanno, ma poi se la prenderebbero i familiari dei suicidi. O potremmo mandarla affanculo, se non insorgessero i gay. O ricordare i 101 traditori che pugnalarono Prodi, se non si risentissero gli eredi di Giulio Cesare e degli altri accoltellati della storia. O rammentare che le grandi riforme sono tutte abortite, se non insorgessero quelli del Family Day. Od osservare che siamo in un vicolo cieco e su un binario morto, se non si urtassero i non vedenti e pure i vedovi. O augurarci un governo che dichiari guerra a mafia, corruzione ed evasione, ma poi dovremmo vedercela con i familiari dei caduti.

Vabbè, ci ho provato, ma mi mancano le parole. Anzi, a ripensarci, questa legislatura comincia a piacermi un sacco: è stata proprio una bomba (con tutto il rispetto per le vittime degli attentati). Ora non mi resta che augurarvi “buona fine”, ma me ne guardo bene perché sa tanto di “andate a morire ammazzati”, e può dirlo solo De Luca a chi sa lui. Meglio un “ciao” e morta lì. Senza offesa per nessuno.

Famo due conti...



Sono arrivati a questo!



Gli scritti rimangono


Sul Secolo di oggi ci sono due interessanti articoli, preannuncianti polemiche e scritti sulle dichiarazioni di due apparenti commentatori estranei ai fatti. 



Il famigerato ospedale del Felettino, il nuovo nosocomio spezzino che, stando ai pronostici, dovrebbe sorgere entro il 2020. 
Tralasciando la gara d'appalto andata quasi deserta, con l'unico partecipante il gruppo Piesse, che fa capo al 60% a Guido Stefanelli (ad del gruppo Pessina) e al 40% a Massino Pessina, presidente del Gruppo vincitore dell'appalto per un importo stimato attorno ai 170 milioni di euro ma già aumentato per le varianti già presentate e che, stando alle previsioni, lieviteranno sempre più. Tralasciando pure il fatto che lo stesso Pessina sia stato incaricato di salvare il giornale storico comunista L'Unità, poi tramutato in quotidiano comico dalle tribù degli Orfini aleggianti attorno a noi, il fulcro della preannunciata debacle è che, vuoi per ignoranza, vuoi per lucrosa politica, vuoi soprattutto per incapacità imprenditoriale, l'ospedale è stato concepito e progettato per la classe DEA di secondo livello, improponibile per il bacino di utenza spezzina. Lo sapevano lor signori al momento della progettazione, lo sapevano eccome! Ma hanno tirato dritto, forti della quarantennale presa di potere nel Golfo dei Poeti che li faceva sentire immortali, immarcescibili, immoti e stantii per l'eternità. 
Ma anche gli allocchi nostrani gli hanno girato le spalle, facendo salire al potere il Sindaco Peracchini della lista di centro destra. 
Ed ora il capogruppo del Pd alla Regione ligure, Raffaella Paita, attacca le lungaggini, le diatribe in merito al rallentamento dei lavori, come se fosse estranea a quanto detto poc'anzi. 

  
E la consigliera comunale del PD Federica Pecunia non è da meno in fatto di estraneità acclarata su una questione tanto invereconda da costituire oggetto di studio nei prossimi anni per le indagini sociologiche attorno al disfacimento del bene pubblico: la vendita di Acam, la società spezzina che cura e distribuisce il bene pubblico, la risorsa vitale di tutti gli umani, l'acqua, alla società Iren. 
Leggendo su wikipedia ecco come, dati del 2012, è composto il gruppo di azionisti di Iren, Spa quotata in borsa: 


Ora, la domanda fondamentale che i poveri allocchi come me si pongono è questa: i principali azionisti di Iren sono dei benefattori o hanno acquisito Acam per lucro? E se lo hanno fatto per guadagnarci, chi dovrà mettere mano al portafogli per non solo pareggiare il disastrato bilancio di Acam, ma per produrre lucro a loro signori? 
La risposta è la solita da decenni: pagheremo noi che per diritto universale siamo tutti insieme i padroni del bene più prezioso su questo pianeta. 
Ma Federica Pecunia sembra estraniare il suo partito da questa pesante responsabilità, oramai certificata e sulla bocca di tutti: il tracollo di Acam è frutto di un mastodontico e trentennale scippo da parte delle varie amministrazioni di sinistra succedutesi al comune della Spezia. 
Detto questo, fanno quasi tenerezza quelle parole dell'inconsapevole Pecunia. 
Credono ancora che in questa martoriata città, vi siano allocchi in grado di approvare questo becero tentativo d'estraniarsi da parte di chi, da molto tempo, avrebbe dovuto dignitosamente ritirarsi a vita privata. Per altro agiata.  


Prossimamente



venerdì 29 dicembre 2017

Realtà amara


Qui in Alloccalia (famosa terra di allocchi visto che potrebbe ritornare in tolda un Erotomane Pregiudicato) ci meritiamo ministri della pubblica istruzione di questo tipo!


Vi sembra normale che un Ministro dell'Istruzione in visita a Cremona, scriva sul libro d'onore 

"sono stata onorata di essere stata invita?"

Si, d'accordo: questo non è un errore pacchiano in stile Fedeli, ma solo un contorto ed aggrovigliato modo d'esprimersi di chi dovrebbe invece essere faro e modello. 
Bastava infatti che il Ministro avesse scritto "Sono onorata di essere stata invitata" e tutto sarebbe passato via liscio, come la mancanza di titoli di studio della stessa. 
Perché qui ad Alloccalia ogni abnorme stortura viene silenziata dall'abitudine al peggio.

Paragoni



Archiviato il Bomba, la Zarina Etruriana, gli gnomi ballerini a lui proni, il vero incubo di questi mesi di campagna elettorale sarà, ancora una volta, il ritorno dell'Ottenebrante la Ragione, l'incallito e già pregiudicato Faraone Puttaniere. 
E' lui il pericolo imminente su tutto quel poco di salvabile della passata legislatura, chiusa ieri dal Silente in concerto con la Gentilona Canna di Bambù, ondivaga e alla mercé dei venti, ma mai spezzatasi durante l'anno di governo.   
Decenni di tentennamenti, di zuccherini, di opposizione al borotalco, ci hanno riportato ad un passo dal precipizio, ad un soffio dal dirupo, quello del nuovo avvento della circense coalizione di destra capitanata dal Fagocitatore di risorse per uso personale. 
Una sinistra dilaniata dalle improvvide gesta dell'Egoriferito, condita da scismi, ritorsioni, sberleffi, sta per consegnare il paese nelle mani di un onnivoro, trangugiante risorse per rinfrescare le sue innumerevoli proprietà. 
Non è bastato essere divenuti i pagliacci d'Europa, di aver travalicato ragione e pensieri con leggi vergogna, con prescrizioni ridotte ai minimi termini per salvare l'ometto delinquente, non è bastato essere stati affossati dalle vicine civiltà, di aver incentivato l'evasione fiscale grazie alle gesta epiche dell'inarrivabile Evasore Seriale, non è servito a nulla constatarne i limiti della decenza scavalcati con inusitate e megalomani sceneggiate da Roma fine impero. 
Non è servito a nulla essere circondati da indecenti accadimenti, da vergognose menzogne surrogate da organi di stampa proni e dipendenti dal padrone ventennale del paese. 
Stando così le cose, tornerà! E sarà la fine di ogni speranza risollevante cuori oramai allo sbando per il continuo sciacallaggio perpetrato da pochi nei confronti dei tanti, troppi, allocchi.