giovedì 3 marzo 2016

Ahahahah!!!


Adinolfi pur continuando la carriera di pokerista, assieme alla seconda moglie sposata a Las Vegas, trova il tempo anche per dilettarsi in umorismo! Macabro naturalmente!



Finale



mercoledì 2 marzo 2016

Vaporizzante



02-03-2016 ore 07:35
Il vapore acqueo della dott.ssa Fabrizia Colonna dell'Arpal. Pare anche che quello attorno al vapore non sia cielo ma un contro soffitto cobalto di una ditta locale...

Fobie


Tra le molteplici fobie che mi posseggono, accudendomi e vegetando alla grande grazie alla mia innata accondiscendenza, ve ne è una particolare, meglio conosciuta come "differenziata".
Riguarda infatti la sfera dell'immondizia. Sono letteralmente psicotico riguardo alla produzione di rifiuti, non per ambientalismo bensì per smaltimento. 
Ad esempio al supermercato evito imballaggi ingombranti solo perché una volta a casa, devo pensare al successivo immagazzinamento negli appositi scomparti. Il mio condominio non è attrezzato con recipienti esterni ove posizionare gli scarti, pertanto tralasciando i sacchetti neri del residuo e la plastica, carta e umido dovrebbero essere portati alla sera fuori dal portone inseriti negli appositi contenitori, bianco per la carta e marrone per l'umido.
Ed ecco scattare la fobia: odio visceralmente solo pensare a lasciare tutta la notte fuori alla mercé di chicchessia, fosse umano o roditore, qualcosa che successivamente riporterò in casa. 
Pertanto appena vedo qualcosa di cartaceo prossimo all'eliminazione, mi agito e cerco in qualche maniera di eliminarlo. Soprattutto con l'umido: la raccolta viene fatta tre volte alla settimana, ma non sopporto ad esempio se a cena mangio pesce, lasciare i resti dentro il sacchettino per due giorni. So di essere strampalato ma ho intrapreso questo discorso partendo appunto dalla fobia. Ammetto la mia scellerataggine, la mia discrepanza con la ragione. Mettilo sul terrazzo, mi dicono. Madama Fobia però m'allerta: "Guarda che se lasci tutto il giorno i resti del pesce all'aria aperta, potrebbero salire topi o gabbiani!"
Allora adotto uno stratagemma che ammetto essere ambiguo: ficcare a sera inoltrata il mio umido dentro un recipiente di qualcun altro, evitando di esporre il mio ai pericoli della notte! Oppure, in alternativa, uscire al far dell'alba e recarmi in un contenitore apposito di qualche altro palazzo e lì, furtivamente, lasciare il mio. 

Trattandosi di fobia conclamata, dovrò vincerla attraverso un processo mentale psicologico, che comporta tempo e fatica. 
Se qualcuno mi vedesse con il sacchetto in mano, mi scambierebbe per un massone appena uscito da una riunione organizzativa o ad un demoniaco arso dalla voglia di organizzare qualche messa nera! 
Fingendo indifferenza, come un pusher abituale d'atavica esperienza, rasento muri e sfioro pensiline per appropinquarmi nelle vicinanze del totem marrone, simbolo purificatorio e detergente, guardando con fare circospetto tipico di un artificiere scafato che s'avvicini ad un pacco misterioso; il lancio del rifiuto umido (già il nome mi provoca reazioni allergiche) è simile al colpo di lingua sibilante di un cobra combattente con una mangusta ed il successivo allontanamento dalla location, accompagnato da un motivetto fischiato per comprovare normalità, è unito all'accensione di una paglia liberatoria, simile a quella che si spara il neo padre alla notizia della nascita del pargolo. 
Dovrò cercare di guarire da questa mescolanza di umori, da questa fissazione che ritengo subdola e insensata. 
Rimpiango comunque i tempi in cui da piccolo udivo il netturbino suonare la tromba nelle scale (non la tromba delle scale!) annunciando la raccolta dei rifiuti, che al tempo erano quantità esigua al confronto di quella odierna, basti pensare a tutta la plastica e polistirolo odierna, avvolgente esili fette di formaggio o microscopiche fette di prosciutto cotto (cosa questa fantastica visto che molte volte l'involucro protegge da pericoli esterni prodotti che al loro interno contengono fosfati, coloranti e schifezze varie, nuocenti alla salute, come se s'incartassero mitra e lanciarazzi per evitare che le loro spigolosità feriscano gli arti di militari e non).
Su tutto quanto detto poi, resta il mistero di come vengano gestite le suddette raccolte differenziate. Ma questo è un altro discorso.

Incitamento



Foto




1937- Scuola elementare : il primo da sinistra è il bimbo Sergio, l'altro Ennio. Quello in mezzo non lo so. Ma se avesse saputo di essere tra Leone e Morricone forse si sarebbe munito di una Colt!

martedì 1 marzo 2016

La telefonata


Tempo addietro ho scritto melanconicamente del mio amico, gravissimo per una concentrazione di sfiga inaudita. Erano post bui, al limite della disperazione, dell'inaudita ineluttabilità delle vicende terrene a volte oltre che inspiegabili, di un'enorme gravità.

Sembrano passati anni da allora. Scrivevo per non cadere nel baratro dell'impotenza, della rancorosa rabbia contro destino e fato. 
Abbiamo pregato, molto, incessantemente. La sofferenza era palpabile negli occhi di tutti. Il silenzio limaccioso, gli sguardi apatici, svuotati da ogni gioia, da ogni guizzo, compagni di quei giorni fuligginosi, sfacciatamente tristi.

Due settimane fa invece, con la velocità propria della luce, il risveglio, le tappe bruciate meglio che un campione di ciclismo! Le prime parole, i primi segni di comprensione, i primi tenui commenti e gli occhi, quegli occhi: accesi ma ricoperti da una spessa coltre di dubbi circa il suo stato. 
Giorni volati via tra la gioia mescolatasi con la meraviglia, con la sensazione che "Qualcuno" abbia messo mano alla propria potenza. La vittoria della Vita e dell'Amore! 
No! Non sto esagerando! Chi ha vissuto la ripartenza fenomenale, sa di che sto parlando! 
Ma il fulcro di quanto detto si è manifestato una sera, anzi voglio essere più preciso: Venerdi 19 febbraio 2016 ore 21:16 gli scrissi, perché sapevo che stava leggendo: 
"So che stai mangiando come un lupo e sono contento come un muflone ingalluzzito! Buona notte mitico! E sogni d'oro!"

Alle 21:18 ricevo un sms e con noncuranza acchiappo il cell pensando a chi a quell'ora mi stava spaccando i maroni. 

Era lui.  "Grazie"

Ora non so se tutti avete visto "Qualcuno volò sul nido del cùculo".
Però vi posso assicurare che feci la stessa espressione di Jack Nicholson allorché dopo aver dato la gomma da masticare all'indiano, che si credeva muto, si sentì rispondere anche lui: "Grazie".

Provai una gioia che non posso descrivere. Un misto tra desiderio di fare una macarena unita ad esplosione di raudi nella sala! 

Subito annunciai agli amici la risposta e l'apoteosi ricordo fu generale, con lacrimoni ad ettolitri sparsi in aere. 

Ma il massimo fu pochi giorni fa, quando ricevetti la Telefonata! Ero teso come vergine in attesa dello sposo, come Verdini nel vedere una banca, come il Tosco Presidente davanti ad un annuario di Balle Colossali, come il Puttaniere difronte ad un bordello, Fede davanti al Puttaniere, Minzolini ricevente una carta di credito, il Formiga davanti ad un depliant di vacanze esotiche! 

Gli parlai senza capire ciò che stavo dicendo! 

Questa è la storia dolorosa, inspiegabile ma, grazie a Dio, in via di risolvimento positivo a cui ho partecipato da attore non protagonista. E da questa storia ho tratto alcuni insegnamenti fondamentali per il proseguo terreno: gli amici si devono incontrare, costi quel che costi, i momenti di felicità vanno vissuti sempre col massimo impegno ma soprattutto occorre trovarsi costantemente con animo fiducioso, pregni di speranza, mai soccombenti al dolore, al fine di non distaccarsi ed estraniarsi dalla Luce, sempre splendente, per la quale rendo umana gratitudine e lode all'Autore della Vita!