domenica 7 febbraio 2016

Hashtag


Stordimento, ansia, infinita tristezza. Sentimenti che affiorano leggendo ciò che il Partito della Nazione, supportato da Verdini, sta attuando verso le giovani leve: un corso di formazione politica!
Inaudito scempio culturale, sviante menti ancora non in grado di capire ove siano finite, dentro quale spelonca dovranno apprendere ciò che invece occorrerebbe combattere e dimenticare! Leggo di commenti beceri, di sensazioni infatuate dei partecipanti a questo evento deleterio.
Chiedono ad una dei 370 partecipanti a chi vorrebbe assomigliare. Boschi è la risposta, ossia la figlia di un vicepresidente di una banca che ha inchiappettato migliaia di poveracci e che fu multato dalla Banca d'Italia per 144.000 euro per cattiva gestione della banca rapinatrice. Si è vero le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Allora diciamo che la pupona dell'Egoriferito è la principale responsabile della deturpazione costituzionale!

Ad un allocco chiedono "Nessun imbarazzo da Berlinguer a Verdini?"  e lo sciocco risponde: "Con Verdini si fanno le riforme del Paese."
Babbeo!

Citano nomi che non dovrebbero neppure nominare, ovvero Pertini, Berlinguer, Moro, Togliatti che stanno all'attuale dirigenza del partito come una meringata a un merluzzo rancido ed avariato!

Li stanno addestrando per aver continuità mentre in tutta la penisola e soprattutto in Sicilia un esodo di carogne provenienti da Forza Italia, UDC e marmaglie affini, ammuffite da anni di vessazioni ed illeciti a scapito del popolo, approda allegramente dentro il neo partito di Verdini e Bimbo Minkia, con propositi ed intenti da perfetti sepolcri imbiancati.

Sono sicuro che se qualcuno parlasse a questi neofiti di legalità, di uguaglianza, di giustizia sociale, di ideali da difendere, dei Padri della Costituzione, i loro sguardi diverrebbero straniti ed in preda ad un'ansia epocale, ricercanti sguardi paterni di qualche Orfini di passaggio i quali, con calma e pacatezza li tranquillizzerebbero alquanto, asserendo che i termini di cui sopra appartengono oramai al passato e che, divenendo inusuali, sono stati sostituiti da un unico hashtag: #fottitenedegliidealieseguiVerdini




sabato 6 febbraio 2016

Gioia

"Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose"

Effettivamente il brano evangelico di Marco pone in risalto un aspetto lampante di questo "oggi" sbiadito e sotto gli occhi di tutti: lo sbandamento collettivo, la totale mancanza di sinergie, lo scollamento dei princìpi cardini atti a formare una sana comunità, un lieto incedere.

Molti ci inducono a credere che la felicità sia là, altri ci convincono che sia lì. A volte sembra di essere come spettatori ad una partita di tennis. Manca un collante, una coesione d'intenti. Questo correre bendati provoca compassione, compartecipazione al sofferto disorientamento collettivo anche da parte della Vita stessa.

Siamo senza di noi, detestanti l'Io?

Può essere. Anche e sopratutto perché la gioia è insita nell'Essere.

E non là, né tantomeno lì.

venerdì 5 febbraio 2016

Canovaccio


Elevandosi sull’orizzonte che si vede? 
Paesaggio strano ed inverosimile. 
Ogniqualvolta nasce un evento che indigna l’opinione pubblica, scatta nel mondo estraneo alla normalità un canovaccio oramai consolidato: indignazione – proposta d’intervento celere- latrati alla luna per la ricerca dei colpevoli e delle severe punizioni consequenziali – proposte di leggi atte ad evitare nel futuro il ripetersi del spiacevole disguido.

Alcuni esempi?

Funerale Casamonica

Spese pazze nelle regioni

Monte dei Paschi di Siena (e ho detto tutto)

Rapina a mano bancaria di tenutari conti in banche concedenti soldi a palate ai soliti noti (vedi Banca Etruria)

Scoperta, recente, degli insignificanti affitti che gente romana paga al comune, per un ammanco annuale di almeno 100 milioni.
Serve altro?

Successivamente cala, come una soffice coltre di panno, il silenzio, la dimenticanza, il flebile ricordo che in breve tempo si spegnerà.
Ora, può darsi che il popolino a cui mi vanto di appartenere, nel corso degli anni sia diventato sempre maggiormente coglione. 
Ci può stare.
Resta però la sensazione che il canovaccio di cui sopra, scritto da mani ottenebrate dal potere a costo di qualsiasi cosa in anni passati, esista davvero. Sia una sequenza studiata a tavolino da personaggi scomodi come sedersi su una polveriera durante un temporale, mente pensanti alla Napolitano per intenderci, o al Puttaniere o ancora meglio a questo piccolo ed insipido statista di oggi, tanto caro agli avi ed ai poteri forti. 
L’uomo toscano pare agire in questa direzione, modificando i media a proprio piacimento e desiderio, dando ordine ai suoi scudieri di reclutare ciarpame di partiti oramai finiti, abili nel manipolare la verità, occultando sentimenti e democrazia in nome di una casta sempre più forte, inossidabile, inattaccabile, minante lo stato e la Costituzione, la quale guarda caso è vicina ad una modifica che tarperà ali di libertà, sentimenti ed uguaglianza sociale, oramai chimera.

Quel che dispiace davvero è immaginare che, ogniqualvolta accade un evento ripugnante simile a quelli citati sopra, s'inizi ad essere recitato il canonico canovaccio, con gente chiusa allegramente tra velluti e stucchi ridente di gusto sopra le nostre melanconiche teste, dall'alto della loro immunità eterna, sulla tolda di un potere sempre più per pochi. 

Fede e superstizione


Condivido questo articolo di Daniela Ranieri sul Fatto di oggi, sul viaggio della salma "ritoccata al silicone" di S.Padre Pio da S.Giovanni Rotondo a Roma, sfiorante la superstizione e commercializzante la fede. 
La coda lunga e paziente è formata in gran parte da brave persone dedite ad un settario uso del cattolicesimo, dequalificante il Mistero per un'arsura di buona sorte tipica, come ricorda la Ranieri, del Medioevo. Simile a quella che nella Domenica delle Palme ti fa portare a casa il portafortuna all'olivo, con la speranza che ti possa far centrare il 6 al Superenalotto. 

Venerdì 05/02/2016
L’Isis non ci serve, il nostro Medioevo è qui con Padre Pio
IN FILA A ROMA TRA I SUPERSTIZIOSI CHE VOGLIONO PARTECIPARE AL TOUR DELLA SALMA DEL FRATE MORTO NEL 1968 IN PUGLIA

di Daniela Ranieri

Disabili e giornalisti entrano senza fare la fila da una transenna aperta. “Lei che disabilità c’ha?”, chiede l’addetto alla signora che s’è infilata nel pertugio. “So’ vecchia”, si auto-certifica lei, ma la burocrazia inflessibile attiva in piazzale del Verano le nega il diritto alla precedenza.

Molti falsi invalidi di Roma, facce note e storici saltatori di fila di Asl ed enti previdenziali, sono qui, oggi, nel primo giorno di ostensione della salma di San Pio da Pietrelcina, patrono putativo d’Italia con un curriculum gonfio di miracoli, guarigioni, esorcismi e risse col diavolo. Noi, col tesserino dell’ordine in mano, sotto la pressione psicologica della folla decidiamo di fare la fila insieme agli altri, a cui perciò siamo simpaticissimi.

Sono le 11:30 di giovedì 4 febbraio del 2016, e però, a scapito della pastorizzazione dei numi e della lamentata secolarizzazione della società, qui si sta per venerare le spoglie mortali del frate seppellito in odore di santità, fatto santo da Wojtyla e riesumato nel 2008 per un’ostensione che rivelò dell’uomo la caduca natura e un volto impresentabile; si decise allora di coprirlo con una maschera di silicone e di esporlo permanentemente nella chiesa dorata di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo.

La fila si snoda ordinata a gomito fino alle mura del Verano, poi davanti alla chiesa si allarga con un delta illogico destinato a re-incanalarsi a imbuto. Una coppia di pensionati di Milano considera un regalo di Padre Pio l’essersi fatto traslare a Roma proprio oggi che sono qui per il compleanno della figlia. Due signore di Firenze hanno finora evitato il Giubileo perché scontente della disinvolta amministrazione Bergoglio (“Se ne inventa una dopo l’altra”), e invece legatissime a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II (ma non a Ratzinger, “troppo freddo, tedesco”).

Ambulanze del Policlinico sfrecciano sulla Tiburtina innervosendo tutti, insieme a un vento da virtù teologali, e la fila tipo saldi di Zara dura ormai già da un’ora quando una signora con cognata sedicente religiosa e dunque sfonda-transenne, interrogata dalla cronista rivela per il santo – il cui corpo giace dentro, al caldo – una simpatia che sfiora la confidenza. “Mi ha fatto tante grazie”, sostiene.

Per esempio? “Essere qui oggi”. Mah. Chiediamo se c’è paura di attacchi terroristici. “Macché”, fa un romano, “se se avvicina un Isis je dico de andacce a comprà da magnà”. In effetti è già l’una e un focolaio si anima alla questione se la mortadella sia romana o se invece è di Bologna mentre di Roma sia la coppa. Al solo evocare il nome dell’insaccato viene a tutti una gran sete, e la signora colpevole di cognatismo butta lì: “Certo che ci potevano pure distribuì le bottigliette d’acqua”. Non l’avesse mai detto. La folla finora disciplinata si surriscalda e tira in ballo il Comune e un non meglio precisato assessorato ai santi. Qualcuno dà la colpa a Marino, altri più informati sostengono che il Comune al momento sia sospeso, un signore mette fine alla discussione dicendo “Sì perché Alemanno t’oo riccomanno”.

Allo scadere della seconda ora siamo al punto in cui la folla ridiventa imbuto, con le orecchie otturate dal vento. Le salme fresche dell’obitorio a sinistra e quelle del Verano a destra circondano le persone in fila, ciascuna coi propri acciacchi, per vedere il santo delle copertine di Chi e Novella 2000, amante di donne, soggetto di uno scontro politico con padre Agostino Gemelli, quello dell’ospedale.

Ma com’era Padre Pio? “Da giovane brutto, da vecchio è migliorato”. “Sì, da giovane brutto”, conferma una signora, “è meglio adesso”, si spinge a dire. Poi il patema testimoniale deflagra in epos: “Aveva gli occhi da matto”, “leggeva nel pensiero”, “lottava con Satana”. Apriamo la questione fiction su Padre Pio. Michele Placido vince su Castellitto 4 a 3 perché pugliese. Alla terza ora i primi nervosismi: una signora urla “forza!”, parte un applauso. “L’unica cosa è che se se sentimo male rimanemo in piedi”, fa un signore. La frangia di sinistra fronteggia i celerini, che si guadagnano un applauso sollevando un passeggino. Si parla di medicine: la Cardioaspirina va via come il pane, “io alle due me dovevo prende il gastroprotettore”. La mozione sfondamento ai lati prende consistenza, ma qualcosa si muove.

Dopo un percorso obbligato come all’Ikea eccoci al metal detector con la nostra signora preferita portatrice di pacemaker che per fortuna viene fatta passare, e infine dentro, dove pian piano si intravedono i colori carnicini dell’imbalsamazione. Ma è un trucco da preti: la prima salma è quella di un altro santo, Leopoldo Mandic, un po’ il Nardella di Padre Pio, infatti trascurato da tutti, che puntano alla seconda teca. Eccolo. La salma mascherata giace giallina in una doppia teca antiproiettile col volto appena riverso verso lo spettatore, la famigerata barba, un accenno di piglio. La security fa passare veloci come davanti alla mummia di Lenin, così che per quanta risoluzione possano avere gli smartphone, le foto verranno tutte mosse, come se il cadavere fosse arrivato volando.

Ce ne andiamo felici più dell’impresa che dello spettacolo, consapevoli di aver dato con la nostra presenza, insieme a quella di molte troupe televisive, un forte contributo alla crescita intellettuale e civile di un popolo libero da pregiudizi e superstizioni, non come gli islamici che premono alle nostre porte col loro Medioevo.

Profezia apocrifa



Ahiahiahi!



giovedì 4 febbraio 2016

Pio Pio


Non riesco ad intravedere un valido motivo per la traslazione della salma di S. Padre Pio da Pietralcina dalla "Las Vegas del culto dei santi" (S.Giovanni Rotondo) a Roma.
Partendo da un discorso molto più generale, ovvero la sostituzione del culto popolare con il centro e cuore del cristianesimo, il Santissimo Sacramento, culto incentivato e lasciato crescere dalla gerarchia, a mio parere sviante fede ed appunto il Cuore stesso.

Ricordo un fatto a tal proposito nella mia parrocchia molti anni fa durante il Venerdi Santo, giorno in cui il tabernacolo viene lasciato vuoto quale segno della Passione del Signore; nelle chiese, in quel giorno, tutto si dovrebbe incentrare sulla Croce, sulla morte e sul sacrificio. 
Tutte le altre statue raffiguranti santi e la Madonna un tempo venivano coperte proprio per agevolare tale dettato liturgico. Ebbene, c'era gente che candidamente protestava perché non trovava una candela da accendere al santo prediletto, esempio di come, in una visione affaristica, si sia reso predominante un culto eccessivo e non corollario e supportante il Mistero. 

Rende più sicura la preghiera, più certo l'ascolto, più reale l'intercessione questo riferirsi alle schiere portate all'onore degli altari dalla Chiesa, tanto da annebbiarne il centro focale del cattolicesimo?

I Santi intercedono, questo è certo. I Santi sono intermediari, sono esempi da seguire per raggiungere la meta finale. 
Ma non dovrebbero sostituire l'Essenziale. 

Questo viaggio di S.Pio da Pietralcina personalmente m'indispone, mi fa intravedere un business che non condivido e mai condividerò. 

A San Giovanni Rotondo gira la grana, ci sono empori con statue da centinaia di euro in scala 1a1. 
Hotel, ristoranti, ninnoli per una mercificazione deviante e subdola.

E Papa Francesco soffre di questa commercializzazione imperante, di questa ricerca del miracolo lautamente ricompensato. E allora perché?
Non si capisce questa operazione, questa ostentazione che pare alimentare la ricerca del miracolo che per fede invece è evangelicamente una conseguenza, una certificazione atta a manifestare il grande e principale capolavoro del Risorto, la purificazione dell'uomo e la sua introduzione al Mistero, nella Luce che non tramonterà mai più.
Spettacolarizzazione della fede, incentivazione ad ammaliare popoli verso uomini e donne elevati alla gloria che avendo vissuto secondo i dettami evangelici, sono e restano intermediari, giunzioni, collanti per cuori lontani ed annebbiati al fine di rivolgerli verso la fonte d'acqua viva, il centro dell'Amore, la soave bellezza che un giorno potremmo vedere a faccia a faccia.
Non però a sostituirla o ad affiancarla con un culto faraonico e troppo abbacinante. 
Addirittura sviante.