domenica 6 agosto 2023

Spioni farlocchi

 

Il caso Watercloset
di Marco Travaglio
“Anch’io!”, “Io pure!”, “Ma io di più!”. Un esercito di finti martiri si accalca sui giornali per strappare qualche minuto di celebrità e centimetro quadro di carta stampata accanto ai titoloni sulla formidabile “centrale di dossieraggio”, anzi “fabbrica” o “mercato dei ricatti” che dalla Dna voleva distruggere Crosetto, ma anche il governo Meloni, ma pure l’intera politica italiana e probabilmente l’establishment mondiale. La notizia si riproduce per partenogenesi, senza uno straccio di fatto che giustifichi il clamore, visto che al momento risulta solo un maresciallo già trasferito e indagato per aver passato notizie (vere, e questo è il problema) a un giornale che le ha pubblicate (impedendo qualsiasi ricatto). Se ci siano reati, nessuno lo sa. Il sottufficiale nega di aver dato notizie e assicura di aver consultato banche dati fiscali perché era il suo lavoro di indagine anti-riciclaggio. E tutti i nomi girati in questi giorni non risultano dall’inchiesta: il Corriere, dedicando alla vicenda due-tre pagine al giorno, precisa in mezza riga che “finora i riscontri sono negativi”. Eppure orde di postulanti sgomitano per infilarsi nel presunto scandalo. E – grazie a un’informazione ridotta a telefono senza fili, dove aggiungi qua e là e alla fine non capisci più da dove sei partito – ci riescono.
Rep tira in ballo il Sifar e Op di Pecorelli (che non c’entrano una mazza). Crosetto e Giuliano Ferrara evocano la P2 (che era una loggia massonica coperta col loro amico B., ma non c’entra una fava). Mastella ci infila il processo di 15 anni fa da cui è stato assolto (come capita a molti, anche a noi, quotidianamente). Libero e Giornale se la prendono con Roberti e Cafiero de Raho (una volta stavano alla Dna) e pure con Bonafede (che non c’entra una ceppa). La Colosimo assicura che “non cederemo” (ma non dice a chi o a cosa). Rosato giura che “Renzi è vittima” (ma non si sa di che). Zurlo denuncia i “manipolatori della democrazia” (plurale, anche se il maresciallo è uno). Il Riformatorio parla di “Killeropoli” con un pizzico d’invidia, visto che lo staff renziano progettava una “character assassination” per “distruggere la reputazione e l’immagine di Grillo, Di Maio, Di Battista, Fico, Taverna, Lombardi, Raggi, Appendino, Casaleggio, Travaglio e Scanzi”. Ballusti già sa che sono “bombe a orologeria per conto terzi” (ma non indica né le bombe né i terzi), dall’alto del suo pedigree di spacciatore di falsi rapporti di polizia sull’omosessualità di Dino Boffo. Non poteva mancare il ghostbuster renziano Borghi, che lancia un’ideona: “Si abolisca la spazzacorrotti” (che non c’entra una minchia). Nessuno ha ancora tirato in ballo gli hacker russi o la Wagner, ma siamo solo al terzo giorno. Quindi bruciamo tutti sul tempo: ha stato Putin.

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