Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 5 luglio 2026
L'Amaca
Sarebbe questa la famosa America?
di Michele Serra
Il discorso di Trump in occasione del 4 luglio è stato talmente puerile, elementare, privo di qualunque gravame culturale o psicologico, da costringere a chiedersi se non siano la protervia, l'avidità o la violenza, ma sia l'ignoranza la peggiore minaccia per il futuro dell'umanità. E pure per il presente.
La stolta idea che esista un Bene (l'America) e un Male (la non America, per comodità di Trump ribattezzata «il comunismo») è, prima di essere un'idea fanatica, un'idea paurosamente incolta. Per arrivare a formularla, ed esprimerla in pubblico, bisogna non sapere niente non solo del mondo, ma perfino degli americani, che del mondo sono comunque un piccolo spicchio (per la precisione: circa il 2,4 per cento del totale del genere umano).
Bisogna credere che ogni possibile scrupolo di equità sociale, specie se alligna sul sacro suolo americano, sia «comunismo». Che avere fede nell'America equivalga ad avere fede in Dio, perché le regole dell'America sono le stesse di Dio, e dunque gli atei (sinonimo di comunisti) sono nemici da schiacciare o corpi estranei da espellere (che differenza c'è con gli ayatollah?). Bisogna credere che arricchirsi sfruttando un ruolo pubblico (come sta facendo, sfrontatamente, Trump) sia lecito, sia in regola con «l'America»; mentre tassare i miliardari per aiutare i poveri sia invece «un furto» perpetrato dal comunismo ai danni dell'America.
Un farmer bianco, povero e incazzato, che scende dal suo pickup per andare a mangiare tre dollari di robaccia in un fast food di paese, non avrebbe saputo dire di peggio. Va bene che gli intellettuali servono a poco; in compenso si capisce bene a cosa servono gli ignoranti, specie quando vanno al potere: a rendere il mondo perfino più stupido e cattivo.
Sempre in difesa
Pandemia di balle
Alcuni fatti documentati per difenderci dalle balle del Circo Barnum detto “commissione Covid” e dei suoi trombettieri a mezzo stampa e tv.
“Monopolio cinese sulle mascherine”. A inizio pandemia (febbraio 2020) ne servono milioni al giorno, ma l’Italia non ne fabbrica mezza. Tutta Europa le cerca: prezzi alle stelle. Il premier Conte nomina commissario Arcuri per riallestire la produzione nazionale e intanto trovarle all’estero. Solo 1/4 arriva dalla Cina e le forniture cinesi contestate sono 800 milioni di pezzi su 10,5 miliardi (il 7,6%). Poi a fine luglio l’Italia diventa autosufficiente, producendo 20 milioni di mascherine al giorno.
“Mascherine cinesi farlocche e pericolose”. No, tutte validate da Cts e Dogane. La Procura di Gorizia, su denuncia anonima e analisi di laboratori privati non abilitati, ne sequestrò 60 milioni perché non erano Ffp2: infatti erano Kn95, protettive come le altre secondo le norme e il Cts. Farlocche erano le analisi: usavano prove tecniche previste per Ffp2. Il Tribunale le dissequestrò e il gup di Roma archiviò: “Il fatto non sussiste”.
“Pagate 2, 3, 4 volte i prezzi di mercato”. Falso. Per Eurostat, l’Italia pagò le mascherine cinesi meno della metà rispetto alla Germania e 2/3 rispetto alla Francia.
“Conte favorì il suo socio di studio Di Donna”. Falso: Di Donna, docente alla Sapienza, collaborava allo studio Alpa, come Conte finché non divenne premier. Poi zero rapporti. I Carabinieri intercettano Di Donna e concludono: “Non sono state rilevate conversazioni intrattenute dal Di Donna con l’ex Presidente del Consiglio”. Il Gup archivia Di Donna nel merito, non per le modifiche di Nordio al traffico di influenze.
“Mascherine cinesi preferite a quelle meno care di Bianchi”. È la tesi di FdI e del “supertestimone” Dario Bianchi, ad di JC-Electronics a Colleferro, che nel 2020 fattura 4 milioni in materiali elettrici e s’improvvisa importatore di mascherine: a 2,20 euro (quelle cinesi costano 2,16). La Protezione civile gli fa un contratto da 22 milioni (il quintuplo del suo fatturato) per 10 milioni di Kn95. Poi arriva il commissario e scopre che la ditta in tre mesi ha consegnato solo il 15% dei pezzi, in parte non validati dal Cts o importati senza permessi: contratto rescisso per “inadempimenti”. Arcuri viene archiviato, anche su questo punto. Ma il Tribunale civile di Roma riconosce a Bianchi un risarcimento-monstre di 203 milioni (per un contratto di 22 onorato al 15%). L’Avvocatura di Stato chiede la sospensiva e appella l’incredibile verdetto. Ma prima che la Corte si pronunci il governo Meloni fa un decreto che dà 110 milioni a Bianchi e due giorni dopo firma la transazione. Bianchi va in tv e in commissione, ma tace sulla sommetta. Ora urge una commissione d’inchiesta sulla commissione d’inchiesta.
sabato 4 luglio 2026
L'Amaca
Quei pochi neuroni ribelli
di Michele Serra
La trasformazione degli adulti in bambini (meglio, la loro eterna permanenza nell'infanzia) è lo scopo ultimo del consumismo, ovvero del Paese dei Balocchi in cui viviamo con alterno godimento. La pubblicità, con rare eccezioni, ci parla come si parla ai bambini, con il tono coccolante e festoso che normalmente, nella vita vera, non è in uso dopo gli otto anni di età. («Il pubblico ragiona come un bambino di otto anni», disse Berlusconi che sapeva bene come tenere buoni i sottoposti, cioè l'umanità quasi al completo). Il mercato ci vuole giocosi e incontentabili, in costante stato di desiderio, benché muniti — solo vero salto di qualità dell'età adulta — di carta di credito.
In rare e per questo preziose occasioni, l'adulto avverte che qualcosa non va: e prova a ribellarsi. È il caso di quei piloti di Formula Uno che hanno espresso fastidio per la parata pre-gara su automobiline costruite con i Lego, una delle tante maniere con le quali quel mondo, affamatissimo di quattrini, si finanzia. Benché imbottiti di soldi, e costellati dal casco alle babbucce da corsa di etichette ben pagate, e dunque partecipi consenzienti di quel bengodi, alcuni piloti, sfilando su quei trabiccoli sponsorizzati, si sono sentiti trattati da scemi. Verstappen ha detto: con i Lego preferisco giocarci con i miei bambini, a casa. Per la serie: quando è troppo, è troppo.
Non sappiamo come andrà a finire. Quasi certo che i piloti verranno ricondotti al loro ruolo, che è sì di destrezza sportiva e traiettorie virtuose, ma anche di obbedienza contrattuale. Però consola scoprire che esiste ancora una certa percezione del ridicolo. Qualcosa, in fondo al cervello umano, ancora ambisce alla libertà. Forse abbiamo dei neuroni Spartaco.



