domenica 5 aprile 2026

Curricula

 

Facce da curriculum 


di Marco Travaglio 

Non bastava Miriam Caroccia, la figlia diciottenne del prestanome di Senese socia di Delmastro che la promuove amministratore senza domandarsi chi sia e dove prenda i soldi. C’è pure Claudia Conte, giovane dalle mille risorse e dai mille mestieri, fidanzata di Piantedosi. Colleziona più incarichi pubblici che selfie, ma i datori di lavoro assicurano che è tutto merito del curriculum. Pionati, direttore di Radio 1, amico ed ex compagno di liceo di Piantedosi, le ha affidato un programma su “legalità e sicurezza”, La mezz’ora legale, ma per puro merito: “Mi fu presentata da un collega al Palio di Villa Borghese” tra le fresche frasche, ma “dopo le mie verifiche ebbi la conferma di trovarmi di fronte a un curriculum buono”. Dario Nardella, eurodeputato Pd, da sindaco di Firenze la nominò nel Cda della Fondazione Marini San Pancrazio che gestisce il museo Marino Marini, ma solo perchè “aveva il curriculum”. Che diamine. I prefetti abbacinati dai suoi libri anti-bullismo, il Viminale che la piazzava un po’ dappertutto, la Difesa che la spedì in crociera sulla Vespucci, la giunta De Luca che ne valorizzò le competenze ambientali: appena vedevano il curriculum, s’illuminavano d’immenso e le spalancavano le porte e le casse. Lo dice anche lei: “Per me parla il mio curriculum”.

L’abbiamo trovato sul sito del prestigioso “Premio nazionale eno-letterario Vermentino” di cui fu insignita per un’“opera di narrativa in grado di cogliere, in maniera unica ed originale, aspetti peculiari e significativi del variegato mondo vitivinicolo e del lavoro nei campi tra i grappoli d’uva e i filari”. Eccolo: “Giornalista, conduttrice e opinionista tv, attivista per i diritti umani e delle donne, portavoce dell’Academy Spadolini, Ambassador di Assobenefit… Promuove la cultura della legalità e le politiche giovanili. Ideatrice di format Culturali e Sociali. Consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza e frequenta la Scuola Politica di Sabino Cassese e la Scuola di Politiche Economiche e Sociali Carlo Azeglio Ciampi. Convinta che si possa creare valore sociale oltre che economico con la cultura, fonda ‘Shallow’, Società Benefit” con “la Mission di creare un network tra gli stakeholder del Paese affrontando le tematiche di Sviluppo Sostenibile e Responsabilità Sociale (Agenda Onu 2030) al fine di creare un’Italia migliore per le future generazioni”. Modesta com’è, si è scordata la geopolitica, in cui è ferratissima: a Coffee Break auspicò la deportazione dei gazawi, ma per il loro bene (“un aiuto per la messa in sicurezza”). Viene in mente Cetto Laqualunque: “Vogliono negare a mia figlia il posto di primario di chirurgia all’ospedale con la scusa che non è laureata. Ma a che cazzo serve la laurea? Mia figlia può operare: ha due mani da fata!”.

sabato 4 aprile 2026

Guarda un po’!

 


Scusate se rompo il silenzio di questo giorno d’attesa Pasquale, ma ieri sera guardando la celebrazione del Venerdì Santo in San Pietro - ricordate che dai segni liturgici si avverte l’aria che tira nel pontificato - ho avuto un sussulto paragonabile all’emozione dell’anziana che nel Maratoneta riconosce nella via dei diamanti a New York il feroce nazista Szell, allorché - badate bene unica inquadratura di circa dieci secondi - la tv ha inquadrato lui, al secolo Francesco Camaldo, ritornato quindi in auge dopo che il Predecessore di Leone lo aveva mandato a… ehm - allontanato. Ma chi è Francesco Camaldo? Nato nel 1952 ha nel corso degli anni raggranellato parecchie onorificenze: 

Cappellano Conventuale Gran Croce ad honorem del Sovrano Militare

Ordine di Malta

Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di

Gerusalemme

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, di Casa Savoia

Commendatore del Sovrano Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Commendatore al merito della Repubblica Italiana

Commendatore dell’Ordine di San Giuseppe, di Casa Asburgo.


È stato segretario del potentissimo cardinale Poletti e sfiorato dal caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma veniamo alle voci: Nuzzi, e non io, afferma che negli ambienti oltre le mura, al tempo dei divertimenti, smascherati dal povero cameriere al soglio, unico colpevole per aver rivelato aberranti verità, venisse chiamato Monsignor Jessica… non aggiungo altro perché potrebbero essere solo voci… famoso per girare al tempo del Papa tedesco Josef con un enorme Suv, Camaldo era il cocco del Cardinale Testa a Pera Ruini, e molto impegnato nel circo dei fondamentalisti che vedevano e vedono la liturgia come un circolo di pochi eletti.


Papa Francesco lo lanciò, tramite fionda, lontano dal palazzo e non ne volle più sapere nulla. Ma Camaldo ora è tornato! 


L'inquadratura insolita di ieri - nulla è fatto senza una ragione nei meandri vaticani tipo la Tass russa di un tempo - unica in tutta la trasmissione per lunghezza, di una decina di secondi, cosa vuol significare? 

In chiave Santanché, che andrà a spassarsela nella commissioni Esteri viaggiando molto e per cui hanno dovuto spostare politici per farle spazio, potrebbe voler dire "amici son tornato, trattatemi bene altrimenti qualcosa racconterò in giro!"

Sia chiaro potrebbe dire anche "Ho fatto ammenda di tutto e ora ricomincio a seguire il mio incarico." 

Quello che colpisce è la possibilità che, affievolitosi il forte vento pulito dell'Argentino, i sorci rialzino la testa, avvertendo quella brezza leggera e per niente fastidiosa che potrebbe rinfocolare le antiche brame e trame al riparo da occhi indiscreti. 


Occorrerà scrutare i prossimi mesi. Se Papa Leone allargherà le maglie, i particolari ci confermeranno il ritorno di tempi che speravamo non incontrare più. 


Intanto Camaldo è tornato!  


 

L'Amaca

 


A proposito di crisi del calcio 

DI MICHELE SERRA

Leggendo della condanna per traffico di droga di un capo ultras, ennesima traccia della convivenza strutturale di criminalità (anche politica) e tifo organizzato nelle curve di molti stadi, viene da chiedersi se anche questa assuefazione al peggio non faccia parte del dibattito in corso sul declino sportivo del calcio nel nostro Paese.

Detto — va sempre detto — che non tutte le curve e non tutti gli ultras eccetera, è impossibile non prendere atto dell'impotenza, in molti casi della viltà e in qualche caso della complicità che l'ambiente calcio ha dimostrato nei confronti di certe ghenghe e certi ceffi che sugli spalti la fanno da padrone: fino al controllo di pacchetti di biglietti e dei parcheggi circostanti. Ricatti subiti per quieto vivere, violenze e intimidazioni date per scontate, incredibili scene di auto-afflizione e sottomissione dei giocatori (segno di un disastro culturale) di fronte ai capibastone del tifo, intromissione degli stessi nelle campagne acquisti come se fossero, gli ultras, ormai una componente organica del calcio nazionale. E il massiccio impiego delle forze dell'ordine (soldi pubblici in grande quantità) per gestire e attutire gli scontri tra ultras non solo attorno agli stadi, anche negli autogrill e nelle stazioni.

Chiunque sia il nuovo presidente della Federazione, si spera che tra le urgenze indichi a quel pavido mondo che uno sport — qualunque sport — non può derogare a regole di comportamento e di gestione che non prevedono, si spera, che un bene pubblico (il calcio, gli stadi) sia nella disponibilità di bande organizzate.

Anche la Nazionale è stata seguita nelle sue recenti trasferte da gruppi di tifosi, diciamolo con un eufemismo, non all'altezza dell'immagine di un Paese civile. E cominciare a preoccuparsene?

Nel sabato

 

Underdog e underpig


di Marco Travaglio 

Ora che viene giù tutto, ricordiamo come tutto era cominciato: col discorso di Giorgia Meloni per la fiducia alla Camera il 25.10.2022. Un bel discorso, almeno finché i fatti non l’hanno smontato pezzo per pezzo: “Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra Istruzione e Merito. Rimango francamente colpita… Oggi chi vive in una famiglia agiata ha una chance in più per recuperare le lacune di un sistema scolastico appiattito al ribasso, mentre gli studenti dotati di minori risorse vengono danneggiati da un insegnamento che non dovesse premiare il merito perché quelle lacune non le colmerà nessun altro”. E ancora: “Sono la prima donna che arriva alla Presidenza del Consiglio, vengo da una storia politica spesso relegata ai margini della storia repubblicana e non ci arrivo tra le braccia di un contesto familiare favorevole o grazie ad amicizie importanti; sono quello che gli inglesi definirebbero un underdog: lo sfavorito che per riuscire deve stravolgere tutti i pronostici. È quello che intendo fare con l’aiuto di una valida squadra di ministri e sottosegretari”. Poi purtroppo, anziché i pronostici, ha stravolto le premesse e le promesse.

Stendiamo un velo pietoso sulla “valida squadra di ministri e sottosegretari” che oggi, se potesse e soprattutto se ne avesse una di ricambio, raderebbe al suolo con le sue mani. E parliamo del famoso Merito, già costato la faccia a Renzi (quello che “noi premiamo la conoscenza, non le conoscenze” e poi riempì le istituzioni di amici e amiche). Scegliendosi la squadra, la Meloni lo confuse col conflitto d’interessi. Crosetto presiedeva i fabbricanti d’armi? Alla Difesa. La Santanchè possedeva un lido in Versilia, il Twiga? Al Turismo. Mazzi era un manager musicale? Alla Cultura (e ora, con uno strepitoso volo pindarico, al Turismo). Poi andò avanti fra parentismo (il di lei cognato Lollobrigida per citare solo un caso) e amichettismo (nelle nomine statali e parastatali). Fino agli scandali degli underpig. O dell’“amantismo” (copyright Mario Giordano). Dalla Boccia con Sangiuliano, che se ne andò, alla Conte con Piantedosi, che resta a piè fermo perché “non farò la fine di Genny”. Infatti ne rischia una peggiore: diversamente dall’altra, questa fidanzata ministeriale di incarichi pubblici ne ha collezionati parecchi. Dice che “per me parla il mio curriculum”. Ma proprio questo è il suo guaio: conoscete un’altra che, a parità di curriculum, abbia fatto la stessa carriera senza conoscere un ministro? Che poi questo ministro ha mille risorse. Mentre tutti parlano del coming out di Claudia, arriva tra il lusco e il brusco quello di Tommaso Cerno sulla prima pagina del Giornale: “Perché sto con Piantedosi”. Tu quoque?

venerdì 3 aprile 2026

Oggi

 

«Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: "Su questo ti sentiremo un'altra volta."» (At 17,32)

Entrando nel cono d'ombra di questo giorno speciale per i credenti, le parole pronunciate dai filosofi greci nell'Areopago dopo che Paolo, da loro definito cianciatore, turbato per aver visto ad Atene moltissimi idoli, ed espostosi a parlare del Figlio di Dio che morendo e risorgendo salva l'uomo, viene appunto deriso tra ilarità e sfottò, suonano oggi più che mai come un'eclatante manifestazione del superamento di quanto narrato negli Atti degli Apostoli: dalla derisione infatti siam passati all'uso bellico della Parola, al travalicamento di ogni decenza comportamentale, alla presenza indecente di psicopatici come quella signora infoiata che proprio ieri ha divinizzato Trump, sconquassando cielo e ragione.

Se molte guerre sono state scatenate per combattere fanatismi, integralismi islamici, signori sappiate che il fanatismo e l'integralismo ora li abbiamo, per così dire, in casa. Guardate quei pazzi posizionati dal loro mentore Psicopatico in ogni angolo del potere a stelle e strisce: stordisce cuori e menti sane!

San Paolo deriso è canovaccio di questi tempi lugubri. Il cattolico è costantemente deriso, a meno che non edulcori la propria fede, trasformandola in sistema di potere, di affermazione.

Vivere il triduo pasquale oggi presuppone una fermezza importante. La critica di chi deride stride con i gesti di farsi prossimo proposti dalla liturgia; i commenti che rincorrono differenze annacquate col predecessore possono in parte essere avvalorati, ognuno in fondo rimane sé stesso, a cominciare dalla messa di ieri in Cena Domini, tra i fasti del Laterano e l'andare di Francesco nei luoghi di sofferenza come le carceri.

Condivido la scelta di Leone di celebrare nella sua Cattedrale, nel sedersi sulla Cattedra dove solo lui può sedersi, essendo Vescovo di Roma, e Papa perché Vescovo di Roma. E dalla Cattedra Leone è stato chiaro e determinato: Dio non può essere usato per uccidere popoli, per aumentare potere e ricchezze, leggasi idoli contro cui Paolo combatté all'epoca, finendo deriso dai sapienti.

Ma oggi è basilare piantarla qui, cercando quel silenzio assordante, squarciato dalle grida del Matteo di Bulgakov, capace di posizionarci nella condizione naturale che ci spetta. Senza fronzoli né ipocrisie.

Pura commedia

 

Lady Zelig e il segugio 


di Marco Travaglio 

Ogni volta che ci vien voglia di chiedere le dimissioni di qualcuno, ci viene in mente qualcun altro che dovrebbe dimettersi prima e quindi lasciamo perdere. Anche perché di solito, quando poi qualcuno si dimette, al suo posto arriva uno uguale o peggiore. Via Sangiuliano, ecco Giuli. Via Gasparri, ecco la Craxi. Via Gravina, già si parla di una giovane promessa dello sport come Malagò (l’ha lanciato ieri Veltroni, noto talent scout). Dietro Piantedosi già si staglia l’ombra di Salvini, per la gioia di chi viaggia in treno, ma solo finché non arriva il successore. E non osiamo immaginare chi potrebbe rimpiazzare Urso, altro talento comico ineguagliabile. In questi tempi cupi, abbiamo diritto a un po’ di avanspettacolo: non è che possono portarci via tutti i cabarettisti in una botta sola. Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano. Fra l’altro la fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell’erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po’ meno cruento per vendicarsi con l’ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un’intervista con coming out. Così, almeno per ora, il capino di Piantedosi rimane intonso. Almeno per quanto riguarda lei: nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni, che dopo il referendum appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi, se qualcuno vedesse il ministro dell’Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un’idea potrebbe farsela.

Resta da capire cos’abbia indotto la giornalista-scrittrice-presentatrice-prezzemolina conterranea di San Tommaso d’Aquino a svelare la sua liaison con Piantedosi e proprio ora, e se lui lo sapesse e fosse d’accordo o meno. E cosa abbia detto lui nel colloquio con la premier e con Salvini subito dopo lo scoppio della bombetta. Sangiuliano, quando esplose il caso Boccia, disse cose sostanzialmente vere: cioè di averle stracciato il contratto di consulente gratuita al ministero della Cultura poco prima di firmarlo e di non avere speso per lei un euro pubblico. Piantedosi può dire lo stesso? Se lo dirà, dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig – le cui photo opportunityspaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarrozzava il mafioso latitante Matacena – erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui influenza. E che, con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato. Insomma, che siamo in buone mani.

giovedì 2 aprile 2026

Più che un’ipotesi!

 

Probabilmente stanno facendo un album delle figure di merda e lo vorrebbero completare entro l’estate. È l’unica spiegazione plausibile.