sabato 26 ottobre 2024

Ricapitolando

 

Ominicchi e lenticchie
di Marco Travaglio
Al ministero della Cultura dev’esserci un virus che fa impazzire tutti. Per decenni, di quel dicastero, s’è parlato poco o nulla. Vi si sono alternati ministri di vari colori (inclusi quelli di centrodestra nei tre governi B., per oltre nove anni) e nessuno s’è mai accorto di egemonie culturali di destra o di sinistra: si badava a sistemare amici, come avevano fatto per quasi mezzo secolo la Dc&C., che alla cultura preferivano le banche. Poi sono arrivati i melones e ci hanno raccontato, ma soprattutto si sono raccontati, che dopo 70 anni di comunismo (peraltro mai visti: il più a sinistra era Franceschini) si cambiava egemonia. E ci han mandato Sangiuliano, che è scivolato sulla Boccia di banana e, levandogli il “San” e l’“ano”, è sbucato Giuli. Se dovessimo spiegare a uno straniero, o a un italiano che ha altro da fare, cosa diavolo succede, preferiremmo arrenderci. Mission impossible. Giuli s’è portato dietro dal museo Maxxi il capo di gabinetto Francesco Spano, di area Pd e gay dichiarato con tanto di marito (anche lui consulente per pochi spicci al Maxxi, ma dai tempi della Melandri). E dalle migliori accademie di FdI, quelle che lavorano giorno e notte alla nuova egemonia culturale, s’è levato un solo grido di battaglia: “A frociooo!”. Sistemare sorelle e cognati è cosa buona e giusta. Ma nominare un “pederasta”, capace o incapace che sia, questo no. Qui la storia s’ingarbuglia e non si capisce più nulla, se non che Report annuncia un “nuovo caso Boccia” al Mic e tutti i giornali di destra iniziano a tifare Ranucci (c’è sempre una prima volta) contro Spano, mentre nelle chat di FdI si insinua che costui abbia una storia con un meloniano. Spano si dimette, Giuli minaccia di seguirlo, la Meloni lo trattiene e la sorella di Giuli (sì, c’è anche una sorella di Giuli, all’ufficio stampa di FdI alla Camera) litiga pubblicamente con Mollicone, noto per l’epica battaglia contro Peppa Pig – celebre agit prop del gender – e dunque presidente della commissione Cultura. Anche Fazzolari fa qualcosa, ma boh. E si tira in ballo pure Arianna Meloni, che però c’entra sempre e si porta su tutto. La sorella Giorgia, sempre spiritosa, dice che “c’è un po’ di nervosismo nel partito”. Alla faccia.
In tutto questo, nessuno capisce di cosa si sta parlando, chi ha fatto cosa, perché tizio si dimette e caio vuole seguirlo. Se non che fratelli, sorelle e cognati d’Italia fanno, come sempre, tutto da soli: la magistratura nemica del popolo non c’entra, e tantomeno la feroce opposizione e la terribile stampa spiona. Se ci fossero mega-torte da spartire o maxi-scandali da coprire, uno capirebbe: ma qui c’è solo la fame atavica di un termitaio di ominicchi e ominicchie che si sbranano per un piatto di lenticchie. Che poi è la cifra di questo governo: il nulla.

L'Amaca

 

La fatica degli ebrei democratici
DI MICHELE SERRA
Sono immaginabili lo sconcerto, la delusione, l’impotenza degli ebrei democratici — più degli altri quelli che hanno creduto in Israele — di fronte alla interminabile, feroce rappresaglia di Gaza. Quasi ogni giorno, da un anno, bambini palestinesi sotto le macerie di scuole, ospedali, campi profughi, quasi ogni giorno medici, infermieri, insegnanti, adulti imputabili solo di essere membri di quella comunità.
Erano lì, abitavano lì, lavoravano lì, non potevano essere altrove. Non basta, no che non basta, per essere definiti “terroristi”.
In risposta alla mattanza del 7 ottobre, ecco una mattanza più vasta e prolungata, accanita e interminabile, come se “occhio per occhio, dente per dente” fosse ancora la sola legge riconosciuta, come conferma il ridicolo/atroce post di un ministro israeliano di estrema destra che, per festeggiare l’uccisione del nemico, cita il Levitico. Bigotto e feroce, identico ai feroci bigotti di tutte le religioni. Se Dio esistesse, li fulminerebbe.
Gli ebrei democratici, milioni nel mondo e tanti anche in Israele, sono l’onore residuo di Israele, anche se il governo israeliano non lo sa, e fa di tutto per disgustarli. Libri come Il suicidio di Israele di Anna Foa, Gazadi Gad Lerner, Il sentiero dei dieci di Davide Lerner, per rimanere nel nostro piccolo Paese, parlano della irriducibile forza intellettuale di un popolo disperso e perseguitato che rifiuta di affidare al Levitico la propria umanità.
L’antisemitismo è osceno per ragioni molteplici. Non ultima, la riduzione delle persone ebree a una tribù bellicosa. Gli ebrei sono molto di più di Netanyahu, e anche molto di più di Israele.

venerdì 25 ottobre 2024

Adieu!



Mi scompiscio per la rilevanza data a notizie come queste da parte dei pennivendoli, la ferrea derisione accostabile, non per i contenuti, a quella di Paolo all’Areopago, questa psichiatrica attenzione ai presunti errori, alle pacchianate del M5S, per validare il concetto del “visto sono come noi!” 
Chi critica e sbeffeggia il movimento fa parte dell’affarismo camuffato da politica, dell’intrigo, della protezione dei bifolchi evasori. Roma è il simbolo di questa ricerca di fantasmi: gli articoloni contro la Raggi, rea di lavorare lontana dai crocicchi, si sono spenti ed assopiti, mentre il grande sindaco attuale continua a sfregiare la capitale. 
Probabilmente il movimento scomparirà, assieme alle sue leggi nemiche del volemose bene. Rimarrà l’assoluta pulizia ed onestà, la loro lontananza dall’arraffare profumi in un centro commerciale aeroportuale. Non è più tempo per gli onesti. Peccato!

Elena

 

Il disprezzo del nemico produrrà più barbarie
DI ELENA BASILE
Chissà perché l’umanità sembra incapace di apprendere dai propri errori. Le lezioni della Storia sono ignorate. In politica estera il nemico viene disumanizzato e demonizzato. Ci si rallegra della morte degli avversari come se il Diritto internazionale includesse la legge del “dente per dente occhio per occhio”. Si arriva in questo modo alla barbarie che dimentica i principi fondamentali dell’umanesimo, quelli che ci insegnava Dostoevskij in grado di cogliere quel che accomuna il più temuto assassino con la persona considerata perbene nella società.
Questo non significa che la moralità non esista e possa essere confusa con la criminalità, che Netanyahu sia uguale a San Francesco. Il pensiero cristiano e dostoevskiano parte dal presupposto che ognuno di noi è il prodotto del suo vissuto e che le condizioni sociali, il dolore, le discriminazioni oltre che la genetica e a volte il caso, ci rendono buoni o cattivi. La consapevolezza degli errori e del dolore affratella gli esseri umani. Un grande artista può descriverci la storia di un terrorista e commuoverci come può raccontarci quella di un politico stimato e disgustarci. Alla base c’è sempre la stessa umanità debole , feroce, spietata, vigliacca, eroica, la stessa. Secondo Salvini l’immigrato di colore che minaccia col coltello il cittadino italiano deve essere ucciso e in fondo “non ci mancherà”. Per molti Putin è un macellaio della cui morte dovremmo rallegrarci. Nashrallah un terrorista che è un bene sia stato ucciso. Ecco la barbarie nichilista dei nostri tempi.
Tornando dopo questa premessa di carattere etico-filosofico alla politica, sembrerebbe ugualmente ovvio che Israele non aumenterà la propria sicurezza decapitando la leadership dei movimenti ritenuti terroristi. L’organizzazione terroristica è sempre in grado di rimpiazzare i propri leader, è organizzata in forma piramidale e per cellule. Assassinare i Nashrallah e i Sinwar purtroppo serve soltanto a eliminare un negoziatore, che sarà rimpiazzato, come la storia ha già dimostrato, da qualcuno forse più giovane e inesperto, più incline a vendicare il predecessore e a scegliere una linea ancor più dura. La politica è costituita da ben altri elementi. La conoscenza del nemico e delle sue ragioni è fondamentale se si vuole raggiungere una mediazione, se si vogliono rimuovere le cause del conflitto. In particolare in Russia non servirebbe ammazzare Putin in quanto le ragionevoli e legittime preoccupazioni di sicurezza della Russia che non accetta basi militari Nato ai suoi confini, resterebbero quali sono. L’eliminazione di Putin porterebbe al potere l’interprete di una linea ancora più dura e azzardata nei confronti dell’Occidente. Allo stesso modo, eliminare gli esponenti di Hamas o degli sciiti libanesi e iraniani può soltanto isolare Israele, incattivire l’opinione pubblica araba sunnita e sciita, e fare aumentare il numero dei terroristi decisi a morire pur di vendicare i propri martiri. L’odio alimenta odio. Israele potrebbe costruire la propria sicurezza soltanto riconoscendo le ragioni più che legittime dei Palestinesi, combattendo la radicalizzazione con una politica equa e lungimirante di cui dopo Barak (2000) non si è vista l’ombra.
L’Occidente potrebbe aiutare la crescita democratica di Israele e la sua sicurezza se stigmatizzasse con sanzioni i comportamenti illegali, il mancato rispetto del diritto umanitario, i crimini di guerra, i molteplici eccessi di un governo che straccia la Carta delle Nazioni Unite, applica forme di apartheid e disumanizza un popolo per poter procedere alla pulizia etnica.
Certo la forza bruta può rivelarsi vincente. In fondo gli Stati Uniti sono nati anche in virtù dello sterminio dei pellerossa. La storia dell’Occidente e dell’uomo bianco e dei suoi privilegi è fondata sull’assassinio degli innocenti, dalle Crociate al Colonialismo. Ai tanti che fanno un’ebete domanda: “Noi preferiamo vivere in Occidente, tu perché non te ne vai?” risponderei che certo, meglio vivere in Israele che in Palestina, forse a Parigi e non a Mosca, ma il punto è: vogliamo godere dei nostri privilegi abbeverandoci al sangue delle vittime (palestinesi, ucraini, russi, iracheni, libici e rimontando nella storia fino ai nativi americani ingiuriati dall’industria cinematografica hollywoodiana)? Il bello e bravo generale Custer contro il barbaro capo pellerossa. La storia è sempre la stessa, la propaganda dei più forti e dei vincitori anche.
Leggo che il film su Enrico Berlinguer è celebrato dalla politica. Nell’osservare la classe dirigente imbellettata, in parte da me personalmente conosciuta, sostenitrice per alcuni aspetti dell’odierno scempio morale e politico, penso a Berlinguer che si rivolta nella tomba: lui, simbolo di una alterità, di una visione etica della politica che aveva captato la fiducia delle masse.

L'Amaca

 

L’inutilità della fanfara
DI MICHELE SERRA
Potremmo perdonare a Meloni la sua manovretta economica risicata, faticosa, magra, con quei tre euro di aumento sulle pensioni minime che tintinnano come monetine in fondo a un secchio vuoto?
Certo che potremmo. Lo Stato è da molti anni in tempi di lesina, la ricchezza italiana è dei privati, non di una mano pubblica disprezzata, frodata dall’evasione e spesso ridotta ad assumificio da classi dirigenti poco degne.
Solo uno sciocco potrebbe pretendere che all’improvviso piovessero dal cielo banconote, ospedali nuovi, stipendi degni per gli insegnanti, ponti e strade rifatti, prenotazioni per le visite mediche entro le 24 ore. Se non la perdoniamo non è dunque per la pochezza di quello che è riuscita a combinare insieme ai suoi. Altri, prima di lei, hanno fatto le nozze con i fichi secchi. È per il tono spocchioso, trionfale, infine oltraggioso con il quale Meloni si autocelebra, totalmente dissonante rispetto alla realtà delle cose, alla lesina, all’arrabattarsi, al tirare di qua e di là una coperta così corta che non si capisce come non si sia ancora strappata.
Perché non dire agli italiani, in primo luogo ai suoi, “facciamo quello che possiamo, e sappiamo che quello che possiamo è poco”?
Che cosa ci sarebbe di disonorevole nel parlarci come se fossimo adulti e senzienti, non una claque di ignoranti da gabbare o di bambocci da tenere buoni? La voce della propaganda è odiosa. È la dichiarazione di morte della capacità di parlarsi sul serio.
Dicono che Meloni sia “brava nel comunicare”.
Quando mai? È brava a vantarsi e a organizzare la fanfara. Comunicare vuol dire rivolgersi alle persone senza megafono e farle sentire dentro una storia vera, non le comparse di una frottola.

Continuano a morire

 

L’emergenza
In tilt il sistema dei controlli “Pochi ispettori e manca la regia”
di Rosaria Amato e Valentina Conte
ROMA — L’ultimo controllo comunicato dall’Ispettorato nazionale del lavoro è a un negozio di casalinghi di Catania. C’erano commesse pagate in nero. Sanzione da 5.700 euro. Esemplare dell’impulso arrivato agli ispettori dal ministero del Lavoro: fare in fretta, fare numero. Aumentare le ispezioni così da arrivare a 100 mila che poi sono quelle fatte nel 2022. Per fare numero in poco tempo si trascura la qualità e l’efficacia. Anziché uscire in squadra a ispezionare cantieri importanti, come quello della strage di febbraio scorso a Firenze con 60 subappalti, si preferisce quello che in gergo si chiama “accesso breve”: ispezioni veloci, ore anziché mesi, un ponteggio che non va, i contributi non pagati e via.
E siamo quindi ai numeri aggiornati che non ci sono. Gli stessi uffici dell’Ispettorato, che da poco hanno cambiato il sistema informatico, stanno appuntando le ispezioni sul foglio Excel, a mano. Ufficialmente siamo fermi ai dati 2023, attorno alle 70 mila ispezioni. Ma quanto si va in profondità? Gli ispettori sono pochi e sottopagati. In base al piano dei fabbisogni 2024-2026 ne mancano oltre mille, tra ispettori tecnici e del lavoro. L’intera pianta organica dell’Ispettorato dovrebbe essere di 7.781 unità: a dicembre erano 5.149. Il 60% dei vincitori degli ultimi due concorsi non hanno preso servizio. Troppo lungo l’iter per l’assunzione, troppo bassa la paga: 1.600-1.700 euro netti al mese. Architetti e ingegneri fuggono.
La ministra del Lavoro Marina Calderone per ora ha indetto un solo nuovo concorso per 750 ispettori. Ma 500-600 di questi vanno a rimpiazzare le rinunce dei concorsi precedenti, non sono nuovi. Molte norme hanno depotenziato gli interventi. A partire dall’avviso all’impresa 10 giorni prima dell’ispezione (l’Ispettorato nega però che si applichi ai controlli sul lavoro). La “diffida amministrativa”: se ti faccio l’ispezione, trovo l’irregolarità e tu la sani, niente sanzione. L’immunità ispettiva: ti controllo oggi e poi stai tranquillo per un po’. Senza parlare delle banche dati che non si parlano, del caos burocratico tra Ispettorato, Inps, Inail, Finanza e Carabinieri. Non esiste una regia. Eppure i controlli quando ci sono funzionano: dopo la morte di Satnam Singh (abbandonato senza cure dopo aver perso un braccio in un incidente di lavoro) ci sono state ispezioni a tappeto nelle campagne di Latina, che hanno prodotto una corsa alle regolarizzazioni: le assunzioni sono aumentate del 53,8%.
Una fiammata, però: manca ancora «una concreta emersione dei lavoratori stranieri divenuti irregolari, vista la regolarizzazione avviata nel 2020, che vede ancora molte pratiche inevase a distanza di 4 anni », sottolinea la Fai Cisl. La sicurezza sul lavoro costa: lo sanno bene le imprese di costruzione che applicano il contratto edile, che prevede 16 ore di formazione preventiva sulla sicurezza e l’aggiornamento a tre anni (e non a cinque, come in altri settori). Oneri che spingono molte aziende a optare per il contratto metalmeccanico, o multiservizi, o per il nero.

A volte lo riascolto....

 

Si a volte riguardo questo video ove l'Inviato delle Banche sproloquiava sul futuro della Russia, sulla sua sicura, certa, sacrosanta rovina post bellica. 

Lo riguardo perché penso a quanto sia friabile, insulso, sprezzante il giudizio su alcuni totem moderni come Draghi, a cui Ursula ha delegato la tracciatura della via maestra del nuovo lustro europeo. 

Draghi è la stessa persona che sulla nave di sua Maestà Elisabetta svendette l'Italia, assieme alla sua dignità.