mercoledì 20 dicembre 2023

Cambiamenti




Com'è buona lei!

 



Boom!

 

Il Crosetto dove lo metto
di Marco Travaglio
Guido Crosetto è uno dei rari esseri raziocinanti in un governo-manicomio. Ma questa non è un’attenuante: è un’aggravante. Perché, diversamente da un Lollobrigida o da uno Sgarbi, non può non capire la gravità di ciò che fa e dice. Il primo a porre un ostacolo insormontabile alla sua nomina a ministro della Difesa fu proprio lui due estati fa in un’intervista a Tpi: “Sarebbe inopportuno, dato il mio lavoro”. Parole sante: era presidente degli industriali della difesa e degli armamenti (Aiad) e senior advisor di Leonardo, e andare al ministero che dà appalti ai suoi ex consociati e committenti avrebbe creato un discreto conflitto d’interessi. Infatti andò proprio lì. E, non contento, a luglio, con un trasloco-fiume tuttora in corso, ha iniziato a trasferirsi con la famiglia dai Parioli in casa di Carmine Saladino, presidente e socio di Maticmind, colosso della cybersecurity affiliato all’Aiad, appaltatore di Servizi e ministeri (fra cui la Difesa), partecipato da Cdp (cioè dal Mef del suo collega Giorgetti): un sontuoso appartamento di 220 mq. con attico, superattico, box, cantine e soffitte, in cui vive stabilmente almeno da settembre con la moglie e i figli. Un fatto che – stando al Crosetto prima della cura – sarebbe inopportuno anche se pagasse l’affitto. Ma lo è molto di più visto che non ha scucito un euro: lo farà “da gennaio perché ci sono ancora lavori in corso” (oltre al trasloco da record mondiale). Questo ha dichiarato ai nostri Lillo e Pacelli e questo abbiamo riportato sul Fatto.
Ma ieri dev’essersi accorto che la scusa non regge e allora, scartato l’alibi scajoliano dell’insaputismo, ha scritto su Twitter che si è “stufato” (senza precisare di cosa). E ha postato le foto dei lavori con tanto di operai (con protezioni antinfortunistiche un po’ opinabili), scalette, calcinacci, cavi scoperti, sacchi di cemento, latte di vernice, pennelli e cartoni in un paio di stanze. Noi vogliamo sperare che le altre siano abitabili, altrimenti non si spiega come faccia a presentarsi sempre lindo e pinto senza macchie di calce sulla giacca e spruzzi di minio sul capoccione. Se fosse così gentile da mostrarci gli altri 200 mq dell’appartamento, potremmo tranquillizzare i fan sulle condizioni di vita sue e dei suoi cari. Naturalmente continueremmo a tacere l’indirizzo, nel rispetto della sua privacy e della sua sicurezza. Eppure Crosetto fa la vittima: “Grazie per aver resa pubblica la mia residenza”. Ma noi abbiamo scritto soltanto che è “in zona Aurelia a due passi dal Vaticano”, dove sorgono migliaia di edifici (siamo nella Roma del 2023, non del ’500). Semmai è stato lui, con quelle foto, a fornire preziosi indizi sull’ubicazione dello stabile. Che però, più che a un attico&superattico nel centro di Roma, fa pensare a un bilocale di Gaza City.

L'Amaca

 

Un argomento poco da social
DI MICHELE SERRA
Un uomo di ottant’anni è certamente più vicino alla fine che all’inizio: di questo Reinhold Messner, serenamente, aveva cercato di parlare in un suo post, forse nonrendendosi conto dell’emotività incontrollata che l’argomento può sollevare in quel regno del Sopra le Righe (altro che gli ottomila…) che sono i social. Mancava solo che qualcuno gli chiedesse luogo e ora delle esequie, o deponesse peluche alle pendici dell’Everest.
“Ho capito che molte persone hanno un problema con la morte”, ha poi detto Messner parlando con Giampaolo Visetti. Si è sentito quasi costretto a spiegare che non solo è ancora vivo, ma sta piuttosto bene.
Solo che è vecchio – questo stava cercando di dire – e i vecchi hanno il diritto e forse anche il dovere di pensare che la vita, prima o poi, finirà. Avvicinandosi il valico, si voltano e guardano indietro. Nel suo caso, sorridendo, e con lo sguardo luminoso.
Ma questo è un buon argomento per una chiacchierata affettuosa con le persone più prossime. O per un romanzo, o per un film (mi viene in mente Youth, il film di Sorrentino che ho preferito). La vecchiaia e la morte non hanno ancora trovato una loro confezione mediatica presentabile, non è un format, la parte finale della vita, che riesce ad adattarsi ai “mi piace” e agli emoticon. In attesa che questo avvenga – ma bisogna essere molto ottimisti – è meglio custodire nello zaino il proprio respiro che chiede di rallentare e i propri passi che si fanno più riflessivi. A dire cose profonde, si rischia l’equivoco.

martedì 19 dicembre 2023

Numero Uno


Il Poliglotta che ancora fa ridere tutti con l’inglese

di Daniela Ranieri 

Mai nessun Lollobrigida, Sangiuliano o Pichetto Fratin potrà scalzare Renzi dai nostri cuori. Nelle ore in cui si atteggia a globetrotter poliglotta conteso da tutti gli Stati rinascimentali del globo, esce il video che lo ritrae mentre conferisce alla Global Labor Market Conference di Riad (e dove, sennò) a titolo, pare, di inventore del Jobs Act (la patacca costata allo Stato 20 miliardi in sgravi fiscali per contratti a tutele crescenti che non hanno spostato di un centimetro l’occupazione stabile).
Il video è musica per i renzomani: pronunce tragiche (“sjabz” per “jobs”), falsi amici (“waste time”, che secondo lui vuol dire “tempo sprecato” ma che in inglese non esiste e infatti GLM lo corregge nei sottotitoli con “waste of time”, “spreco di tempo”), svarioni grammaticali (“finching abbaut det” per “think about that”). Sul “th”, poi, che si pronuncia mettendo la lingua tra i denti, avviene una catastrofe palatale, e il suono che ne sortisce fa pensare che abbia in bocca uno strofinaccio bagnato.
Ma fosse solo la forma: tradotto dalla oscura lingua ugrofinnica che sembra parlare, il discorso è un elogio del principe bin Salman, che lo stipendia, per aver indetto un “grande evento, la coppa mondiale degli e-sports”, che sarebbero i videogiochi: “Ai miei tempi erano considerati una perdita di tempo, adesso l’economia potrebbe creare un incredibbbile (“an ambelivebbbol”, ndr), grande numero di mestieri”, ve lo dice uno che di nuovi lavori se ne intende, grazie alle tirannie del Golfo che hanno fatto di un ex venditore di giornali un plurimilionario. Irresistibile. Dietro compenso dice tutto.
Si protocollano due fatti: che dai tempi in cui la websfera rideva dei suoi “shish” e “scioc bicauuz”, Renzi l’inglese non l’ha studiato, e sì che di tempo ne avrebbe nei viaggi intercontinentali sui jet che lo scorrazzano a fatturare (noi con 3 milioni e 217 mila euro dichiarati avremmo assunto come insegnante Michael Caine); che solo Renzi può candidarsi alle Europee e aspirare, come si dice, alla presidenza del Consiglio europeo parlando googlish. Vette di albertosordismo quando dice “se vogliamo cambiare il lavoro, dobbiamo cominciare dalla scuola e dall’istruzione” a un pubblico di sceicchi in kefiah che lo segue esterrefatto.

Mondi paralleli


Mondi paralleli 

di Marco Travaglio

Il trucco è talmente vecchio che lo vede anche un bambino. Eppure in giro è pieno di allocchi che ancora ci cascano. Un politico è disperato perché non ne azzecca una, o perché mente e viene sbugiardato, fallisce su tutto, o perché è circondato da mostri, o perché passa da uno scandalo all’altro, o per tutte queste cose insieme. E allora si sceglie qualche nemico, vero o immaginario non importa, purché sia famoso quanto lui o più di lui, e gli spara addosso a pallettoni. Così il nemico gli risponde e, siccome è famoso, tutti i media rilanciano sia l’attacco sia il contrattacco, che diventano la notizia del giorno e la gente pensa solo a quelli, dimenticando gli errori, le menzogne, i fallimenti, i mostri e gli scandali del politico disperato. Che può tirare a campare un altro po’, fino al fiasco successivo, seguìto immancabilmente da un’altra arma di distrazione di massa. Prendete la Meloni. La sua finanziaria coi fichi secchi è un pozzo senza fondo di vergogne (dalle marchette per gli amici degli amici ai medici in pensione a 72 anni) e lo sarà vieppiù a mano a mano che la gente ne sentirà gli effetti sulle proprie tasche. E siccome in Europa non sta cavando un ragno dal buco sul Patto di stabilità, dovrà presto farne un’altra correttiva con ulteriori lacrime e sangue. La sua squadra è una via di mezzo tra la Famiglia Addams e il bar di Guerre stellari: i casi Lollobrigida, Santanchè, Sgarbi, Delmastro, Giambruno, La Russa, Gasparri, Corsini e ora pure Crosetto. Bankitalia certifica che, levando il Reddito di cittadinanza, ha gettato 900 mila famiglie sul lastrico. Mezza maggioranza vuole prorogare il Superbonus che lei spaccia per una mega-truffa. Più stringe patti anti-migranti con Tunisia, Albania, Gran Bretagna e Madagascar, più migranti sbarcano. E il famigerato Mes, che lei accusava Conte di aver firmato e persino preso, dovrà presto ratificarlo lei.
Infatti di che parlano da due giorni tg, talk, giornali e social? Dell’attacco a Ferragni e Saviano, delle risposte dei due attaccati e delle immancabili “reazioni” (c’è pure chi scambia la Ferragni per una staffetta partigiana: la compagna Balocco). Mondi paralleli, lontani anni luce dalla realtà. Per la Meloni, missione compiuta: le vergogne della casa possono continuare lontano da occhi indiscreti. Tantopiù che, mentre Conte tenta di inchiodarla alle sue balle sul Mes, il Pd è impegnatissimo in un nuovo gioco di società, ancor più avvincente del Perdi-elezioni e dell’Ammazza-segretario: il Fanta-federatore, seguitissimo fra gli editorialisti-onanisti di Twitter e dei giornaloni, che purtroppo non hanno ancora spiegato chi dovrebbe federare cosa e perché. L’ultima mano si è disputata alla presenza (si fa per dire) di Prodi, Gentiloni e Letta: praticamente una seduta spiritica.