venerdì 19 giugno 2020

Pit stop

Come una macchina di formula uno consiglio a tutti di effettuare una sosta, per cambio pneumatici che idealizzati equivalgono a dire "guardati in giro e inizia a trarre le conseguenze." 
Bene, sosto ai box e che vedo? 
Innanzitutto la solita ansia da prestazioni da parte di chi è in preda alle fobie politiche di rimaner fuori al taglio della torta, torta che per opera degli stati cosiddetti "frugali" rischia di ridursi sempre più. 
Al proposito vorrei chiarire un aspetto: se fai parte di una qualsiasi comunità e ti comporti in modalità "farsi gli affaracci propri" la risultante dovrebbe essere quella dell'espulsione. E allora perché la cosiddetta Comunità Europea non sbatte fuori gli staterelli come l'Olanda e Malta che riducendo il pagamento dei tributi, invogliano le ingorde società alla FCA a portare in quelle terre i propri interessi per pagar meno balzelli? 
Occorre una dignità comunitaria per rendere vivibile la vita degli stati alleati, una rigidità di regole che rendano legittimità all'unione. 
Torniamo al pit stop: ovunque si notano tentativi delegittimanti l'attuale maggioranza, a partire dai Giornaloni sino ad arrivare ai talk imperanti in video. E poi la pletora dei servi a gettone, quelli che si reputano incardinati nelle stanze del sapere. Confabulando, aizzando, insinuando, tentano di portar acqua al mulino comune, quello immarcescibile che macina privilegi. 
Già che ci siamo: vi accorgete che, al solito, il maggior problema nostrano non viene mai affrontato? Notate quella disattenzione comune di chi ha terrore che qualcuno si azzardi prima o poi a far delle scelte giuste e responsabili in materia? 
L'evasione, l'evasione fiscale! Cerco di sbirciare nelle trasmissioni che ci dicono essere d'informazione e difficilmente sento qualcosa d'impercettibile in merito. 
E' la prova e la nostra condanna che il vero problema stenti a decollare per chiari motivi d'appartenenza. 
Eppure basterebbe una leggina semplice, pudica, corta: 

Chi evade le tasse va in galera e con lui tutti coloro che hanno agevolato detta ruberia. 

Basterebbe questo, solo questo. Unito certamente anche alla diminuzione delle franchigie a suo tempo inserite dal Bomba durante l'Era del Ballismo. 

Servirebbe che il ministro del Tesoro convochi una conferenza stampa ove dicesse "Italiani, per sei mesi vi lasciamo il tempo per mettervi in riga, dopodiché assumendo qualche migliaio di controllori, verificheremo le vostre dichiarazioni. Chi trovassimo in flagrante se ne andrà in galera per qualche mese. 

Basterebbe questo per ridare linfa all'esangue economia, a spegnere i piagnistei di molti riccastri, per insufflare in moltissimi la giusta fiducia in uno stato corretto ed integerrimo. 
Ma una volta ripartito dal pit stop, al momento queste speranze m'accorgo che si confanno più alle chimere che ad altro. Purtroppo!  

È lui!


Ascoltare sul far dell’alba il novello Homeground di Neil Young, 35 minuti di pappa reale, è stato come se la sorella buona Harvest ti presentasse la cugina sconosciuta ma pur sempre in affinità di cromosomi XX tipica della progenie. Musicalmente è lui, lontano per fortuna da quel roboante ed inutile rock spezza corde che a volte gli capita di seguire con poca valenza. C’è una parte di cuore che fibrilla riportandomi ai tempi andati in cui la musica di Young sapeva colorare pastellamente le giornate piovose dell’allora pisciatoio d’Italia e, mentre avverto l’innalzamento delle piccole mongolfiere con le sensazioni del tempo, m’acquieto fiducioso che sui testi l’amico Renzo Cozzani a breve dirà la sua. Per ora mi basta rimaner basito davanti alla canonica e zuccherosa armonica!

Lo aspettavo su CarloLiza!


Boooom!

venerdì 19/06/2020
Gli Incompiuti

di Marco Travaglio

L’altro giorno, dopo le ultime performance del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, un amico mi ha girato il video (disponibile sul web) di una conferenza di Mino Martinazzoli, che descriveva la nostra classe imprenditorial-manageriale con un apologo: quello del capo-azienda che regala al suo direttore del personale, un nerd efficientista bocconiano con master a Londra, un biglietto per il concerto dell’Incompiuta di Schubert. L’indomani il giovanotto gli consegna una relazione della serata in 5 punti “1. Durante considerevoli periodi di tempo i 4 oboe non fanno nulla. Si dovrebbe ridurne il numero e distribuirne il lavoro tra il resto dell’orchestra, eliminando i picchi d’impiego. 2. I 12 violini suonano le medesime note. Quindi l’organico dei violinisti dovrebbe essere drasticamente ridotto. 3. Non serve a nulla che gli ottoni ripetano suoni già eseguiti dagli archi. 4. Se tali passaggi ridondanti fossero eliminati, il concerto potrebbe essere ridotto di almeno un quarto. 5. Se Schubert avesse tenuto conto di queste mie osservazioni, avrebbe terminato la sinfonia…”. Conclusione di Martinazzoli: “Io vorrei vivere in un mondo nel quale si possa continuare a sentire l’Incompiuta di Schubert così com’è”.

Ora, chi legge il Fatto e Millennium sa bene che Bonomi sta alla vera impresa come il sottoscritto all’astrofisica: questo ragioniere di Crema con un corso di economia a San Diego, in 51 anni di vita è riuscito a investire in attività produttive la miseria di 31mila euro. Ma è interessante che gl’imprenditori veri si facciano rappresentare da lui. Peggio per loro, si dirà. Sì, se non fosse che il rag. Bonomi, specializzato nell’italica arte del prendi i soldi e piangi, se la tira come un Pirelli o un Del Vecchio, insegna ciò che si dovrebbe fare, scuote il capino implume perché Conte aiuta anche chi ha bisogno, e auspica la caduta del governo per metterne su uno di larghe imprese, manco fosse Tejero. Ieri Salvatore Cannavò ha ricordato le precedenti lezioni dei numeri 1 confindustriali e la loro miseranda fine. Avevano tutte, come quelle di Bonomi, la consistenza di un oroscopo di Branko e l’attendibilità di una profezia del divino Otelma, tant’è che si pensò di ribattezzare Viale dell’Astronomia in Viale dell’Astrologia. La Marcegaglia, che se la rideva quando B. la chiamava “velina”, annunciò il Regno di Saturno se si fossero tagliate le pensioni. Monti & Fornero provvidero, coi risultati a tutti noti. Poi Squinzi ripartì con la tarantella: sgravi fiscali, soldi a pioggia, licenziamenti più facili e mai una sillaba sull’evasione, in cambio di mirabolanti “investimenti”. Che, certificò l’Ue nel 2018, erano addirittura diminuiti.

Sempre e comunque “nettamente sotto la media europea”. Invece i licenziamenti facili e i soldi pubblici arrivarono, grazie al Jobs Act e altre boiate dell’Innominabile, spalmato su Confindustria come la Nutella sul pane e ricambiato da Boccia con un tifo da stadio al Sì nel referendum del 2016. L’Ufficio studi di Confindustria pareva la direzione strategica delle Br, per il livello di terrorismo contro chi avesse osato votare No: giù il Pil del 4%, crollo degli investimenti del 20%, meno 600 mila posti di lavoro (non uno di più né di meno); mancava solo l’invasione delle cavallette. Poi vinse il No e tutti i parametri migliorarono. Boccia riprese a profetare sventure col nuovo governo giallo-verde in caso di blocco del Tav Torino-Lione: inventò “rivolte del Nord”, sbandierò un fantomatico “partito del Pil”, vaneggiò di “40mila nuovi posti di lavoro” (quando persino le carte dei Sì Tav non vanno oltre i 400), mandò avanti improbabili madamine fra gli applausi dei giornaloni e ovviamente di Salvini. Ora persino la Corte dei Conti dell’Ue ha certificato che quell’opera è inutile, costosa, inquinante ed eterna (non sarà pronta neppure nel 2030, cioè non si farà mai).

Quando il povero Boccia aveva consumato anche l’ultimo centimetro quadrato di lingua e di faccia, è arrivato Bonomi. Che s’è subito distinto come la parodia di Cetto La Qualunque (“questa politica fa più danni del Covid”), poi ha tuonato contro gli aiuti ai ceti più deboli (lui li chiama “sussidi a pioggia”, a meno che non vadano ai ricchi), infine ha annunciato che il grande piano per la ricostruzione dell’Italia l’avrebbe scritto con le sue manine e donato al governo. L’altroieri, accolto con rulli di tamburi, trombette e tromboni come il salvatore della Patria agli Stati generali, ha cagato la perla: “Rivogliamo i soldi delle accise sull’energia”. Ammazza che ideona. Il SuperPiano di SuperBonomi ha avuto grande audience su tutti i giornaloni, tranne uno: il suo, cioè il Sole 24 Ore, purtroppo in sciopero per il taglio degli stipendi del 25% e l’annuncio della cassa integrazione con la scusa del Covid (in realtà per una lunga malagestione: 340 milioni di perdite in dieci anni, taroccando pure le copie vendute e gli abbonamenti). Il che ci ha ricordato, ove mai non fossero bastate le performance dei nostri prenditor&magnager su Telecom, Parmalat, Cirio, Merloni-Indesit, case di moda, Sai-Ligresti, Ilva, Mps e altre banche decotte, che ne sarebbe dell’Italia se fosse gestita come Confindustria gestisce la roba sua. Eppure queste Cassandre con le tasche degli altri continuano a predicare la “cultura della crescita”, come se ne sapessero qualcosa. E, quel che è più comico, nessuno li ha ancora presi a pesci in faccia.

giovedì 18 giugno 2020

Andar fuori di cabina



Oramai basta veramente poco per andar fuori di cabina. Come sta succedendo a questa bellissima e famosa quasi ex attrice, Gwyneth Paltrow e la sua serie di candele, questa profumata come il suo orgasmo, così dice lei, e che sta vendendo al modico prezzo di 75 dollari. Ma chi te lo ha fatto fare Gwyneth? Capisco che andatosene il leader dei Coldplay, tuo ex marito, la vita da star a riposo può aver inciso sulla tua stabilità mentale. Ma commercializzare questo tipo di candele a mio parere può essere letto come una tua richiesta di aiuto. Siamo disponibili ad aiutarti, o forse ad imitarti? 
Se ad esempio mettessi in commercio anch'io delle candele, no meglio dei candelabri al profumo di scora? 
Ne avrei di tanti tipi: dopo fagiolata, post minestrone, la Flautely dopo una grigliata o una peperonata. 
Quindi Gwyneth è vero quel che si dice? Che può capitare di uscire di cabina per post celebrity anche in età giovanile? 
Peccato!   

A volte a ripensarci...



A guardare questa pubblicità sorgono spontanee alcune considerazioni, di carattere naturalmente... lucroso. 
Vi ricordate ad esempio i piagnistei omnidirezionali sulla presunta rimessa a danno dai venditori di mascherine, a quel tempo indispensabili per scacciare il fantasma Covid, e per questo costosissime? 
Bene! A vedere questa pubblicità MD addirittura applica lo sconto, proponendo le mascherine chirurgiche a 0,40 euro. E questo vuol dire cosa? Che ancora esisterebbe un margine di guadagno. Quindi il prezzo di 0,50 non era sottocosto, come sbandieravano gli eroi al tempo che Arcuri lo propose, ma riduceva solo il margine di guadagno dei suddetti che vendono solidarizzando con noi, per curarci e mai, lungi da loro, per spellarci! 
Capito la solfa? Piangere e fottere è il nuovo comandamento post pandemico. Alla faccia del restiamo uniti, facciamo quadrato per il bene comune. Il bene comune questa chimera tanto irrealizzabile oramai e pullulante di squali!   

Money solo Money!




Money, money, money
Must be funny
In the rich man's world
Money, money, money

Liza Minelli lo ha cantato alla grande: la grana rende felice, soprattutto questo neo rappresentate dei ricchi nostrani, quel Carlo Bonomi che ieri è andato dal Premier a chiedere soldi, money, come fecero i suoi predecessori e come lui sogna di fare. 
E a Villa Pamphilj CarloLiza chiede ad esempio il rimborso delle accise dell'energia, lo chiede a Conte e non alle società che l'hanno venduta. Ma fa niente, è sempre money! 
E poi i pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione, più liquidità alle imprese ed infine colpevolizzando il governo sulla mancata puntualità della Cig. 
Marcegaglia, Squinzi, Boccia e ora CarloLiza: la musica non cambia, Confindustria chiede da sempre sgravi fiscali, riduzione dell'Irap, taglio degli oneri sociali, soldi alle imprese e denari freschi. Perché si sentono il fulcro, l'unica possibilità della famigerata ripartenza. 
E hai voglia di ricordar loro quella parolina oramai desueta per ovvie ragioni di uso sconsiderato e alla cazzoecampana: evasione. 
Loro se ne tirano fuori, aborrono che qualcuno osi accostarla alla nobile associazione. Non è cosa loro l'evasione, non si sa quindi chi incolpare della sparizione annuale di circa 170 miliardi di tributi che servirebbero allo stato per onorare le spese, evitando di accanirsi su chi il prelievo lo ha forzato alla fonte. 
CarloLiza lo penserà sicuramente: l'evasione non fa parte del menu confindustriale. Loro sono vessati da tasse inique ed ingiuste e ad ogni occasione tentano appunto di lucrare sgravi e ottenere piogge benefiche di money. 
E per quanto riguarda idee, progetti, condivisione di un piano equo per rimescolare la socialità al fine di renderla dignitosa per tutti? CarloLiza al proposito è categorico: non è il momento. Ora, e per sempre, è il tempo del money-money! 

 





mercoledì 17 giugno 2020

Dalla sua autobiografia


Che cosa facciamo per divertirci? (Soon-Yi) Quando non è sopraffatta dagli impegni di genitore con le due piccole pesti, le piace leggere, andare a teatro, vedere film e mostre, fare shopping, cercare occasioni; trovare a cento dollari qualcosa che ne costa cinquecento la riempie di una gioia indescrivibile, per cui un giorno mi aspetto che venga a casa con un trattore, che non ci serve però era in saldo. Quanto a me, mi diverto ad andare dai medici, farmi misurare la pressione, farmi le lastre, sentire che sto bene e sapere che quella macchiolina non è un melanoma ma il segno di un pennarello. Una volta la nostra giornata tipo iniziava portando le bambine a scuola, ma adesso che sono all’università i ruoli si sono rovesciati e ho bisogno di loro per far tornare le immagini sul televisore dopo che sono misteriosamente scomparse.

(Woody Allen - A proposito di niente. Ed La nave di Teseo.)