giovedì 9 gennaio 2020

Sano chiarimento


Così, tanto per fare chiarezza in questo adiposo momento beatificante chi un tempo dell’Italia fece fagotto!

giovedì 09/01/2020
Riposi in pace, amen

di Marco Travaglio

Complice il film Hammamet di Gianni Amelio, è ripartita la rumba per la beatificazione del fu Bettino Craxi. Che poi, in realtà, è l’ennesimo, disperato tentativo dei politici ladri purtroppo viventi di autosantificarsi. Da vent’anni le provano tutte per cancellare le sentenze che lo issavano sul trono di Re di Tangentopoli (breve promemoria a pag. 4-5). Ora, fallita l’Operazione Amnesia, si contentano di farci credere che sì, magari Craxi rubacchiava, ma fu comunque un grande politico moderno, uno statista europeo, un padre del riformismo e un leader innovatore. Ora, anche volendo giudicare l’ex segretario del Psi ed ex premier al netto delle mazzette (50 miliardi di lire scovati nel ’93 da Mani Pulite sui suoi conti svizzeri, per tacere degli altri rimasti intatti in giro per il mondo), quello che emerge è un concentrato dei vizi e dei malvezzi della peggior politica, corresponsabile primario dei disastri che la Prima Repubblica ci ha lasciato in eredità.

Durante i quattro anni del suo governo (1983-87) il debito pubblico passò da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire e il rapporto debito-Pil dal 70 al 92%, di pari passo con l’impazzimento della spesa pubblica e dell’abusivismo selvaggio (anche grazie al suo mega-condono edilizio). Per il resto, il “riformismo” craxiano è una lunga galleria di orrori. In politica interna: la trattativa con le Br per liberare Moro contro la fermezza del fronte Dc-Pci-Pri; l’opposizione a ogni risanamento dei carrozzoni delle Partecipazioni statali, gestiti dai boiardi craxiani (Di Donna, Bitetto, Cagliari, Necci…) come vacche da mungere a spese dello Stato con passivi miliardari; la feroce lottizzazione della Rai, l’attacco ai giornalisti e persino ai comici scomodi (da Alberto Cavallari a Beppe Grillo) e, sotto la presidenza di Enrico Manca, la pax televisiva con la Fininvest; i due decreti ad personam del 1985-’86 per neutralizzare le ordinanze dei pretori che pretendevano di far rispettare la legge all’amico Silvio e, nel ’90, la legge Mammì, monumento al monopolio della tv privata; l’ostilità alle poche privatizzazioni giuste e necessarie (come quella della Sme, che produceva panettoni di Stato con voragini nei conti pubblici, tentata dall’Iri di Prodi nel 1985; e quella dell’Alfa Romeo, che Prodi nell’86 voleva vendere alla Ford, mentre Craxi preferì regalarla alla Fiat); l’assalto alla Mondadori tramite l’apposito B., col contorno di tangenti ai giudici; l’ingaggio come consulente giuridico del giudice corrotto Renato Squillante, che garantiva i socialisti da indagini e arresti.

E , in compenso, i primi attacchi politici ai migliori magistrati e i progetti piduisti per assoggettare le procure al governo. Il referendum del 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati per intimidire quelli che già allora stavano scoprendo le mazzette craxiane. Il proibizionismo sul consumo delle droghe leggere, che portò all’assurda legge Vassalli-Iervolino. Le prime picconate alla Costituzione in nome di una “Grande Riforma” cesarista, affidata al fido Giuliano Amato e poi ripresa anni dopo da Berlusconi. La gestione satrapica del partito, con congressi plebiscitari e antidemocratici (quando Norberto Bobbio, nel 1984, denunciò la “democrazia dell’applauso” dopo la rielezione per acclamazione di Craxi al congresso di Verona, questi lo zittì sprezzante: “Quel filosofo ha perso il senno”). Il nepotismo sfrenato, che lo portò a piazzare il giovane figlio Bobo al vertice del Psi milanese e il cognato Paolo Pillitteri a sindaco di Milano. La repressione di ogni dissenso interno, culminata nella cacciata di Codignola, Bassanini, Enriques Agnoletti, Leon, Veltri e altri, bollati nell’81 come “piccoli trafficanti della politica” e accusati di intelligenza col nemico (il Pci di Berlinguer) per aver osato sollevare la questione morale sullo scandalo Ambrosiano. Le porte spalancate a “nani e ballerine” dell’assemblea socialista. Le candidature in Parlamento di statisti del calibro di Gerry Scotti e Massimo Boldi. E, tutto intorno al Capo, preclari figuri da museo Lombroso come Larini, Mach di Palmstein, Tradati, Troielli, Raggio, Giallombardo, Parretti, Fiorini, Chiesa &C.. Senza dimenticare i traffici con Gelli e Calvi e i rapporti persino con l’entourage di Epaminonda. Tutti personaggi piuttosto lontani dalla tradizione “riformista”, tant’è che nella “Milano da bere” si diceva che il Psi era passato “da Turati a Turatello”.

In politica estera, si ricorda sempre Sigonella, dove nel 1985 Craxi si sarebbe opposto intrepido alla tracotanza di Reagan. In realtà sottrasse al blitz Usa i terroristi palestinesi che avevano appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un ebreo paralitico, Leon Klinghoffer, gettandone il cadavere in mare; si impegnò a farli processare in Italia; poi fece caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi segreti recapitandolo prima nella Jugoslavia di Tito e poi in Iraq, gradito omaggio a Saddam Hussein. Fu l’acme di una politica filoaraba e levantina che portò all’appoggio acritico all’Olp di Arafat (ben prima della svolta moderata), paragonato da Craxi addirittura a Mazzini in pieno Parlamento. Quanto all’europeismo craxiano, basta ricordare l’appoggio dato a regimi sanguinari e corrotti come quelli del tagliagole somalo Siad Barre in cambio di leggendarie ruberie sulla “cooperazione”. E il capolavoro della guerra delle Falkland, nel 1982, quando Bettino si schierò col regime dei generali argentini (quelli che avevano fatto sparire migliaia di oppositori) contro la Gran Bretagna appoggiata da tutto l’Occidente. Ecco quel che resta, al netto delle mazzette, di Craxi. Lasciatelo riposare in pace, ché è meglio.

mercoledì 8 gennaio 2020

Gira giostra, gira!


Mentre il rinnovo della patente per soli 5 anni mi ricorda di trovarmi in quello che dovrebbe essere uno degli ultimi giri di boa, assisto sgomento al solito e immarcescibile giro di giostra, tra saldi, saldissimi, tra befane più o meno con la scopa, tra racconti epici di feste ingrate, di benaugurati ma oramai insipidi sproni ad un felice nuovo anno, che a guardar bene è solo l'ennesimo giro di giostra del nostro povero pianeta attorno al suo astro. 
Non cambia nulla su questa giostra: venti di guerra che sono la parcella salatissima verso chi veramente gestisce questa palla colorata dispersa nel buio universale; gente che continua a morire non avendo nulla da mangiare, adagiandosi verso edulcorate fedi trascinanti verso chissà quale mondo migliore, e non è un'accusa ma la convinzione che se uno abbraccia un sentiero di fede si dovrebbe spaccare prima di tutto le ossa quaggiù, modificando e migliorando la vita sua e di quelli che ha intorno e non posare armi e bagagli sperando in un futuro regale come se questa vita fosse stata etichettata da chissà chi come errore di percorso, in sbaglio da ripagare nella notte eterna, e questo lo abbiamo permesso, lo abbiamo sdoganato grazie a politiche d'ingerenza, di furto costante di risorse in quelle terre che credevamo, e crediamo, essere popolate da diversamente inabili culturali, gente che davanti ad un ninnolo parrebbero pronte a lasciarsi predare in modalità sconcia, deleteria, inumana. 
Venti di guerra per permettere a pochi di fagocitare altre risorse, pensate ad esempio che il pazzo biondo ha stimato in un'ottantina di miliardi la spesa già sostenuta nella campagna irachena, un investimento che dovrà rientrare tramite petrolio e quant'altro, alla faccia di tutti coloro che ancora sperano in un mondo migliore, impossibile da realizzarsi attanagliati come siamo da burocrazia, diplomazia e altre granaglie senza alcun spessore che elargiscono grandi somme a inani senza alcuna beltà. 
Siamo sulla giostra, da sempre, sappiamo solo girare attorno al nulla, infarciti di specchietti per le allodole, convinti di contare ancora qualcosa. Se prestate attenzione sentirete pure le risa dei giostrai.    

Riflessione


La Ruttologia, la filosofia principe di questi tempi, il compendio dell’assuefazione generante l’acquisizione di varie nefandezze, eclatanti forme violente di sopraffazione ia normalità, sta generando nuovi mostri di pensiero camuffati in manovre salvaguardanti il bene comune e la crescita comunitaria. Ruttologicamente infatti abbiamo sdoganato il concetto che il capo più forte al mondo venga eletto dalle potentissime lobby armigere a stelle e strisce ed il mix letale di questi tempi è l’aggiunta dell’evidente sconquasso mentale di cui soffre l’attuale presidente americano, un riccastro senza alcuna qualità che si permette di agire come un cowboy della peggior specie per cercare di rimanere altri quattro anni sul trono più potente del pianeta. A nulla servono i tenui fumenti di ragione emanati nel globo, oramai ragli inascoltati. Nella Ruttologia tutto è placidamente invertito: ciò che viene presentato come saggio, ragionato, preservante, tende al belligerante e viceversa. Opprimere popoli, sfruttandone risorse, eliminare reali obbiettivi pericolosi, rendendoli martiri, porta necessariamente ad un conflitto, consumante costosissime armi, risorse, vite umane oramai senza più alcun valore, vedasi il termine “perdite collaterali.”

Assistiamo inermi, inani, allo scempio illiberale stordente qualsiasi valore positivo ancora attivo con menefreghismo, senza ostacolare i pochi auto eletti che s’impadroniscono della nostra essenza di respiranti terrestri con gli stessi diritti naturali, misfatto ed obbrobrio concettuale oramai non più rilevabile agli occhi glaciali degli adepti ruttologici. 

venerdì 3 gennaio 2020

Calcinacci...


Calcinacci, semplici e tenui calcinacci. Con questa fiaba natalizia molti quotidiani peripatetici, serventi da sempre loro maestà, United Euron of Riccastron, hanno narrato l’impercettibile caduta di leggiadre, a parer loro, parti di volta della galleria sulla Genova Ventimiglia, donando un senso di simbolica nevicata, di piumaggio svolazzante e rallegrante l’aria festosa di questi tempi. Calcinacci, calcinacci... calcinacci ‘na fava! Due tonnellate e mezzo di detriti piombati sull’asfalto e miracolosamente non provocanti l’ennesima strage figlia di questo indecoroso tempo in cui manutenzione e rispetto delle regole sono infangate da beceri accordi contro la ragione e la giustizia sociale, vulgo Concessioni. Calcinacci... ma vaff..