venerdì 5 dicembre 2025

Così ieri sera Formigli

 

A PiazzaPulita, ieri sera, Corrado Formigli ha aperto la puntata con un editoriale che va letto parola per parola. 

“Allora, oggi abbiamo deciso di cominciare con questo, perché la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, questa settimana ha dichiarato praticamente su tutto, su tutto tranne che su una vicenda che vi sto per raccontare e sulla quale vorremmo avere lumi. 

Mi riferisco naturalmente alla seria inchiesta finanziaria, giudiziaria, della Procura di Milano che ipotizza per Caltagirone, per Milleri e per l'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Lovaglio, reati come aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. 

Perché c'è sì un enorme elefante bianco nei corridoi di Palazzo Chigi. Questo grande elefante bianco si chiama Mediobanca ed è la più grande banca d'affari italiana. 

Mediobianca è stata conquistata dall'imprenditore Caltagirone, amico di Meloni, costruttore, finanziere, editore, fiancheggiatore con i suoi giornali di questo governo e con lui Milleri, capo di Essilor Luxotica e della sua finanziaria Delfin in mano alla famiglia del vecchio. 

Il punto è che però per prendersi Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana e con lei il boccone più prelibato che è quello del colosso delle assicurazioni Generali, Caltagirone, che è appunto sponsor del governo, ha dovuto comprare con cordata imposta, scelta dal governo stesso, il 15% delle azioni di Monte dei Paschi di Siena, che è del governo, che è stata risanata. 

E voi pensate che Monte dei Paschi di Siera abbia venduto il suo 15% di azioni di una banca risanata con le regole del libero mercato facendo entrare chi aveva di più da offrire? Non è andata così. 

Hanno fatto entrare nell'affare solo gli imprenditori graditi al governo. La cordata di fiducia che doveva fare questo terzo polo bancario. E questa cordata parlava direttamente col Ministero delle Finanze. E ha fatto cartello, con tanti saluti, per esempio alla concorrenza di Unicredit, tenuta fuori dai giochi per una scelta del governo. 

Comprate le azioni di Monte dei Paschi di Siena, seguitemi, Caltagirone e Soci si sono poi mangiati Mediobanca. E con questa hanno preso il controllo delle assicurazioni Generali a Trieste. 

Anche qui, secondo i giudici, aggirando le leggi che impongono oltre certi limiti l'acquisto in contanti e non attraverso uno scambio di azioni. 

Dovevano insomma fare un'OPA. E soprattutto, aggirando le autorità di vigilanza, la Banca Centrale Europea e la Consob. 

E allora la mia domanda è molto semplice alla Presidente del Consiglio. 

Cara Meloni, favorire imprenditori amici nella conquista della più grande banca d'affari e nella più grande assicurazione del Paese, aggirare il mercato e le autorità di controllo, di questo parla l'inchiesta della Procura di Milano. 

Se questi comportamenti fossero provati, lei che cosa direbbe? Che cosa pensa di questo risico bancario? Anche perché ricordo che lei sulle banche ha usato sempre parole molto severe. 

Nel 2005, l'allora segretario dei DS, Fassino, chiese visibilmente contento a consorte: “Abbiamo una banca?”.

Si trattava della scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro. La destra insorse e oggi, però, par di capire che forse anche lei, cara Meloni, potrebbe dire a Caltagirone: “Abbiamo una banca”. Anzi, abbiamo una Mediobanca.

Alla faccia della guerra ai poteri forti, ai suoi proclami sulle elite finanziarie e soprattutto alla faccia del libero mercato di cui la maggioranza si riempie la bocca ogni giorno”.

Ruminazioni

 



Sempre lui!

 

L’amazzone Mogherini: non sarà stato Putin?
DI DANIELA RANIERI
Abbiamo concluso la lettura dei giornali di ieri con la sensazione di dover chiedere scusa a Federica Mogherini. Come si sa, la ex ministra degli Esteri del governo Renzi e poi Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera era stata “fermata” dalla magistratura di Bruxelles con l’accusa di aver brigato in modo illecito per ottenere dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), una specie di ministero degli Esteri della Commissione Ue, l’appalto per una scuola di formazione per diplomatici, in quanto rettrice del Collegio d’Europa di Bruges (ieri si è dimessa), tutto a spese di fondi europei per un totale tra 700 mila e 1 milione di euro l’anno per 6 anni.
“Mogherini torna libera”, titola Repubblica, che riferisce pure le parole della ex “Lady Pesc” (fu voluta in quel ruolo da Renzi, con il quale comunque i rapporti erano interrotti da tempo, come ci tengono a precisare i giornali del blocco riformista renzian-nostalgico, per quanto garantisti). “È stata una maratona ma ho risposto su tutto”, dice Mogherini, come se avesse potuto benissimo non farlo; poi esprime “massima fiducia” nella magistratura, bontà sua. Inoltre, apprendiamo con sollievo, non c’è stata mai tensione con gli inquirenti, e la ex ministra del Pd potrà “tornare in Italia per le feste di Natale”, meno male. Secondo i magistrati, Mogherini potrebbe essere stata a conoscenza dei requisiti necessari ad aggiudicarsi la gara grazie ai rapporti privilegiati col Seae guidato dall’ambasciatore Sannino, anche lui fermato; il suo Collegio avrebbe comprato un edificio da 3,2 milioni di euro nel centro di Bruges poco prima dell’avvio del bando, che avrebbe poi previsto, tra i requisiti per l’assegnazione, la disponibilità di un alloggio per gli studenti. Ovviamente, “diversi funzionari delle istituzioni europee hanno iniziato a sospettare che dietro l’inchiesta ci possa essere una ‘manina’” esterna. Indovinate di chi? Esatto, “della Russia, che ha dimostrato di avere una notevole capacità di influenzare le vicende europee”. Putin coi suoi emissari potrebbe benissimo aver spifferato al Collegio diretto dalla Mogherini i criteri per vincere il bando, che ne sappiamo? Comunque, adesso tutto a posto: Mogherini può avere “un pizzico di tranquillità in più”, dice il quotidiano, come se l’avessero rilasciata perché le accuse sono decadute e non perché, come prassi, non c’è pericolo di fuga.
I reati di cui è accusata, peraltro, sono praticamente bagatellari: turbativa d’asta, frode in appalti, corruzione, conflitto d’interessi e violazione del segreto professionale e delle norme sulle gare: niente di che. Infatti La Stampa ha già chiuso il caso: “Corruzione Ue, spunta la talpa. Mogherini e Sannino rilasciati. ‘Agito con spirito di servizio.’”. Mogherini è ritratta come un’amazzone della verità: “Serena nel difendere il suo lavoro, precisa e dettagliata nel rispondere alle domande… non ha tentennato un attimo e ha rivendicato ruoli e decisioni. Punto primo: ‘Ho agito con spirito di servizio nei confronti dell’istituto di cui sono rettrice’. Punto secondo: ‘Credevo in questo grande progetto per avviare un’accademia di formazione dei diplomatici europei’”. Tutto chiarito, dunque: Mogherini ne esce “a testa alta”. Anche il Corriere getta una luce cruda-romantica sulla brutta avventura subita da Federica, raggiunta dal provvedimento di fermo nella “graziosa abitazione di Ixelles”, alle 5 del mattino, davanti alle sue due figlie (che modi! È stata pur sempre Lady Pesc, predecessora di quella Kallas che oggi detta legge in Europa), per essere poi sottoposta a 12 ore di interrogatorio con una sola pausa, “il tempo di mangiare fugacemente un panino”, manco, che so, un primo di Cracco, una focaccia di Eataly. Certo che sfiga, proprio adesso che due europarlamentari del Pd, Moretti e Gualmini, sono sotto torchio per la vicenda del Qatargate (un caso-bufala per i nostri giornali) per aver presumibilmente ripulito la reputazione del Qatar dietro indebita corresponsione di vantaggi. Anche il Corriere riferisce che “c’è chi parla di una talpa in seno al collegio”, sempre che non sia stato Putin in persona a fare l’esposto.
Repubblica avvisa: “Lo scandalo danneggia ulteriormente l’immagine e la credibilità dell’Ue, in un momento di forti attacchi dall’esterno”, anche se questi qui in teoria sarebbero attacchi dall’interno nonché, spiace dirlo, schiettamente Made in Italy. Ma “non a caso”, dice Rep, “il portavoce del Cremlino (Peskov, ndr) ne ha parlato: ‘La corruzione esiste ovunque… Noi facciamo di tutto per combatterla”, un riferimento un po’ maramaldo alla vicenda della classe dirigente di Zelensky, decimata per essersi fatta ville e water a 24 carati coi soldi nostri. Ecco, a ogni modo sarebbe meglio che la magistratura si astenesse dall’indagare per corruzione i membri dell’élite europea, o vogliamo fare un favore a Putin?

Sta invecchiando malissimo!

 

Fessino
DI MARCO TRAVAGLIO
Mentre la Schlein criticava le complicità dei melones col governo sterminatore di Israele e tentava di far dimenticare gli abbracci delle Picierno e degli altri destri del Pd con i lobbisti di Netanyahu, Piero Fassino ne combinava un’altra delle sue: partiva per Tel Aviv coi deputati del “gruppo di collaborazione parlamentare con Israele”. E dalla Knesset si collegava col sito della Lega accanto ai compagni di viaggio Formentini (Lega) e Orsini (FI), magnificando “la dialettica democratica in Israele anche in questi due anni”, senza dire una parola sullo sterminio a Gaza, da lui ritenuto una fatalità causata da Hamas. Provenzano, responsabile esteri Pd, ha precisato che Fassino “non era lì per il Pd”, ma l’altro l’ha smentito: “Era una missione istituzionale e di rappresentatività parlamentare” e lui era lì come deputato Pd. Se il Pd volesse evitare che un deputato del Pd parli in veste di deputato del Pd, dovrebbe far sì che non faccia parte del Pd, non candidandolo prima o espellendolo dopo. Se no quello continuerà a parlare a nome del Pd. Ma qui si pone il problema: che deve fare uno del Pd per essere cacciato dal Pd?
Sono almeno vent’anni che Fassino fa di tutto, ma non c’è mai riuscito. Ci provò quando chiamò Consorte per la scalata Unipol alla Bnl: “Siamo padroni di una banca?”, poi la telefonata uscì in campagna elettorale facendo perdere un sacco di voti ai Ds. Quando tenne a battesimo i 5Stelle stracciando la tessera a Grillo col famoso anatema: “Se vuol fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende”. Quando tirò la volata alla Appendino al posto suo: “Se vuol fare il sindaco di Torino, si candidi e vediamo chi vince”. Quando inventò il Fatto: “Se Padellaro e Travaglio vogliono scrivere ciò che vogliono, lascino l’Unità e fondino un altro giornale”. Quando lanciò la Schlein a segretaria del Pd: “Il riformismo di Bonaccini ci farà vincere, è il segretario di cui abbiamo bisogno, ora massimo impegno per farlo eleggere”. Quando la mise subito in imbarazzo sventolando il cedolino dello stipendio e piangendo miseria perché era di soli “4.718 euro” (senza annessi e connessi). Quando, per candidarsi al settimo mandato, si scoprì veneto purosangue alla tenerà età di 72 anni e traslocò dal Po alla Laguna, dalla Fiat alla gondoeta: “Se eletto, il mio impegno prioritario sarà rappresentare in Parlamento la voce delle genti di Venezia, Treviso e Belluno” (“le genti” non si sentiva dai tempi di Costantino Nigra); e iniziò a cantare le lodi alle colate di cemento per la Milano-Cortina. Quando sgraffignò profumi al duty free di Fiumicino e si fece beccare in fragranza. Resta da capire che altro debba fare questo pover’uomo per farsi cacciare dal Pd. A meno che non lo tengano lì come amuleto portafortuna.

L'Amaca

 

Siamo uomini o coleotteri?
di Michele Serra
Nel tentativo (forse un po’ patetico, a una certa età) di non rimanere escluso da quanto dicono e pensano le generazioni successive alla mia, leggo che sarebbe in corso una vivace discussione social sulla figura del “maschio performativo”: che di primo acchito parrebbe il maschio che smania per sembrare “er mejo fico der bigoncio”, come si dice a Roma.
È invece, al contrario, il maschio che ostenta modi e gusti “femminili” con lo scopo recondito di attirare le ragazze. Un simulatore, insomma, che ha scelto la performance più subdola (la mimesi) a scopo di predazione. Un porco travestito da farfalla.
Pare che la discussione sia nata (in America) con intenzioni semi-giocose, assumendo presto i toni e la grevità di una ispezione morale — l’ennesima — sui comportamenti erotici e sentimentali.
Già Edoardo Prati, qualche giorno fa su questo giornale, si domandava se sia proprio il caso di catalogare le persone, e i loro comportamenti, con tanta pedanteria, appiccicando etichette a ciò che non è etichettabile (siamo, per fortuna, ognuno fatto alla sua maniera, e come cantava quel genio di Dalla, l’anno che verrà «faremo l’amore ognuno come gli va»).
Nell’accodarmi a Prati, vorrei porre ai partecipanti a questo dibattito, spero pochissime e pochissimi, un paio di interrogativi che li spingano a occuparsi d’altro.
Per esempio: se uno legge Jane Austen ma rutta tra un capitolo e l’altro, rientra nella categoria? E se beve una tisana, ma in canottiera traforata e con i bicipiti unti d’olio? E se suona il violino, peggio ancora la viola, ma pratica il sollevamento pesi? Infine, ultima domanda: e se la si smettesse di classificare gli umani come si classificano i coleotteri?

La mandrakata

 

Il bottino di guerra e la mandrakata Ue
DI FABIO MINI
La burocrazia europea sta puntando i piedi per sottrarre “legalmente” alla Russia 180 miliardi di euro di capitali statali depositati in Belgio per darli all’Ucraina.
Il povero governo belga e il povero responsabile di Euroclear (poveri, si fa per dire) si stanno opponendo con forza dicendo che è una cosa illegale e pericolosa per tutta l’Europa. Come da sempre fanno le banche, anche Euroclear prima vuole le garanzie europee e poi acconsente. Le garanzie riguardano il versamento in anticipo da parte degli Stati europei dell’intero ammontare del deposito russo.
I maghi europei della finanza creativa ci stanno pensando e la Von der Leyen, la Kallas e tutti i funzionari Ue troveranno una soluzione. C’è da giurarci. Perché il gioco delle tre carte non è un brevetto italiano. Tuttavia anche le garanzie europee, per quello che valgono, non possono compensare la perdita di affidabilità che pone il Belgio nella pesante situazione di vedersi annullare i mandati di deposito e dover restituire i capitali, con gli interessi. Non solo. Euroclear è anche gestore delle transazioni di titoli di 90 Stati e la perdita di affidabilità porterebbe senz’altro alla revoca di molti mandati di gestione con la perdita del controllo di trilioni di dollari. Il furto “legalizzato” dei beni di uno Stato è comunque soltanto una parte del furto che viene perpetrato con il pretesto della guerra.
C’è un dettaglio che sfugge all’attenzione degli osservatori della guerra in Ucraina. A forza di controllare di quanti centimetri avanza la Russia e quanti chilometri retrocede l’Ucraina si tralasciano o si tacciono gli effetti collaterali delle disfatte militari ancor prima che avvengano. La fuga dei responsabili non è soltanto una questione di individui, la stessa immunità richiesta e accordata con pseudo-negoziati (il crimine non dovrebbe essere negoziabile) non riguarda solo le persone, ma soprattutto i beni che questi hanno sottratto al patrimonio dello Stato. Oltre alla fuga degli oligarchi, la sottrazione di tali beni viene facilitata dalla dissoluzione delle strutture politiche, di quelle amministrative e degli organi di controllo. Non c’è stato oligarca o dittatore che non abbia trafugato quel che poteva nel momento della fuga. Quelli più accorti e astuti hanno approfittato della guerra per appropriarsi e portare altrove i beni dello Stato che avrebbero potuto servire proprio per la guerra.
I numeri della campagna anticorruzione in atto, centinaia di milioni, sono delle quisquilie in confronto ai numeri del bottino di guerra fatto da chi la perde. Valigie di banconote cambiavano di mano per un passaggio ponte sulla nave dei fuggiaschi, camionate o interi vagoni ferroviari pieni di opere d’arte passavano i confini e sorpassavano le truppe in ritirata dall’Italia o da altri Paesi per finire nei forzieri degli oligarchi e gerarchi tedeschi prima o durante la disfatta. I musei iracheni sono stati depredati di migliaia di reperti archeologici di valore inestimabile sottratti ai forzieri statali per essere venduti sul mercato nero internazionale a prezzo stracciato.
Il bottino di guerra dei vincitori è sempre stato considerato lecito, ma il furto con il pretesto bellico è stato sempre sottovalutato e raramente perseguito. Oggi in Ucraina si respira aria di disfatta. Gli oligarchi stanno scappando preceduti dal saggio trafugamento di tesori pubblici oltre all’altrettanto saggia e prolungata esportazione di denaro nei paradisi fiscali. Nei giorni della caduta di Melitopol sono spariti reperti inestimabili dal locale museo. Sequestrati dai russi o trafugati e “portati al sicuro” dagli ucraini in fuga? Fin dai primi giorni di guerra in Ucraina il rischio che interi tesori sparissero dalla circolazione è apparso e subito scomparso. Un video del tempo mostrava ucraini che s’inginocchiavano al passaggio di un furgone che si disse stesse trasportando il tesoro della cattedrale di Santa Sofia di Kiev, compreso il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, in un posto “sicuro”, un” bunker segreto”. Per smentire questa fake news fu detto che in realtà il furgone trasportava il feretro di un eroe ucraino caduto in Donbass nel 2018. Poi si scoprì che il video risaliva al 2015. “Sono giunte informazioni che le truppe russe stanno preparando un attacco aereo sul santuario più importante del popolo ucraino dai tempi della Rus’ di Kyiv: la Cattedrale di Santa Sofia di Kyiv”, e anche in quell’occasione si parlò di trasferimenti dei tesori nei caveaux in Polonia graziosamente messi a disposizione dall’amica e alleata. Nessuno ha fatto più caso alle migliaia di furgoni che da allora vanno e vengono dall’Ucraina o a quel Suv con targa tedesca e guidato da una avvenente signora ucraina con 12-15 milioni di dollari in banconote arrestata in Svizzera nell’agosto del 2022 e subito rilasciata con tanto di scuse.
Nessuno ha controllato le centinaia di trasporti eccezionali di armi e forniture umanitarie dirette in Ucraina e gli altrettanti trasporti riservati discretamente affidati alle banche o alle “fondazioni”. E ovviamente nessuno si è mai interessato dei voli di Stato da e per l’Ucraina che da allora solcano indisturbati i cieli del globo. Ci mancherebbe. Gli “ori degli Sciti” sono di nuovo in mostra a Kiev. Erano di proprietà di alcuni musei della Crimea e ovviamente erano tenuti a Kiev.
Durante il colpo di Stato del 2014 buona parte della fantastica collezione si trovava in prestito in Olanda. Con il referendum e il ritorno della Crimea alla Russia ci sono voluti sette anni di incertezze legali per non restituire gli ori alla Crimea e darli all’Ucraina. Tutto legale. Quanti altri tesori sono stati “portati al sicuro”? Il governo di Kiev ha già svenduto gran parte del proprio patrimonio pubblico agli speculatori di guerra e chiede costantemente altri soldi non si capisce bene se per far funzionare la macchina statale o i Suv dei suoi governanti.
Il presidente ucraino va girando accumulando contratti di fornitura e acquisto di armamenti ed equipaggiamenti di ogni genere. C’è da chiedersi se gli servono per armarsi e sfamare la sua gente o per avere pezzi di carta da portare in garanzia per altri prestiti e fideiussioni con le quali aumentare a dismisura il debito pubblico già esorbitante.
Quanti squali stanno ora circolando intorno alla naufraga Ucraina pronti a sbranarla, ma soprattutto quanto è rimasto allo Stato ucraino di patrimonio nazionale che ancora veramente gli appartenga? Le indagini anti-corruzione si stanno rivolgendo ai soldi incassati illecitamente dai governanti ucraini corrotti. Non sono partite ancora quelle riferite a coloro che gli stessi hanno usato per corrompere chi gli poteva servire ad aumentare l’illecito guadagno nei singoli Paesi e nell’Unione europea. Finora sono stati individuati alcuni rivoli di corruzione, ma il fiume di sottrazione dall’interno è stato sempre in piena e non dal 2022.
Esiste un collegamento storico riscontrabile tra le fasi precedenti la disfatta e i trasferimenti di capitali, di proprietà immobiliari e beni, le false vendite, i movimenti di lingotti e altri preziosi. Ed è ormai un fatto scontato che quasi tutti i capitali e patrimoni sottratti dai leader corrotti non sono più tornati ai legittimi proprietari nemmeno quando la caduta dei loro regimi ha comportato anche quella delle loro teste.

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