venerdì 17 ottobre 2025

Daje Elena!

 

L’antisemitismo razzista non è quello dei pro-pal
DI ELENA BASILE
Se rileggiamo Se questo è un uomo di Primo Levi troviamo pagine pacate e disperate sulla natura umana e su come all’interno del lager il microcosmo sociale si organizza. L’istinto di sopravvivenza è soddisfatto attraverso la sopraffazione dell’altro, la competizione con coloro che sono a noi pari e la soggezione conformista a chi è anche solo di un gradino a noi superiore. Non c’erano le SS a controllare i campi, ma una struttura piramidale divisa in tre gruppi, ciascuno con i loro capetti all’interno, prigionieri comuni, politici ed ebrei. La lettura è straziante perché rimanda senza possibilità di speranza a un Dna che si ripete nella storia, facendo avanzare gradualmente la barbarie sino alla sua esplosione: nazismo, razzismo, colonialismo, guerre.
Osservare la realtà politica, italiana, europea, occidentale, conferma le lucide visioni del grande scrittore umanista ebreo. Nell’indifferenza dell’opinione pubblica la corruzione delle classi dominanti appare ormai senza camuffamenti. Il prevalere della forza contro il diritto è all’ordine del giorno come la retorica razzista, contro l’islam e il terrorismo, contro il nemico russo, contro il diverso, che non è più l’ebreo oppure l’omosessuale, ma colui che non si allinea alle logiche belliciste, filoatlantiche e filoisraeliane, suprematiste bianche.
Il presidente statunitense afferma pubblicamente nel suo recente discorso a Tel Aviv di essere pressato dalla coppia di miliardari (specifica 60 miliardi in banca), Miriam e Sheldon Adelson, ebrei americani, che irrompono nello Studio Ovale e chiedono politiche filoisraeliane. In un momento di massimo potere e influenza della lobby di Israele che riesce a ricattare la politica di Washington al fine di coprire attacchi israeliani, militari e terroristi ai Paesi vicini, e coniugarli con la brutale violenza in Cisgiordania dove vige un regime di apartheid e con il genocidio di Gaza, il discorso politico occidentale si sofferma sull’antisemitismo come se l’opposizione mondiale alle logiche di dominio tedesche sotto Hitler potesse essere considerata un movimento antiariano.
Come tutti dovrebbero sapere, l’antisemitismo è un fenomeno storico assimilabile al razzismo e al suprematismo bianco contro comunità di ebrei, ghettizzate, perseguitate, odiate per i lori riti religiosi e costumi sociali, per i tratti somatici. Nulla a che vedere con l’indignazione delle piazze e i movimenti pro Palestina che difendono gli ebrei odierni, i palestinesi, un popolo senza Stato, martoriato da una potenza coloniale bianca. Eppure la retorica avanza protetta dalla repressione con arresti di massa in Uk, Germania e in Francia, con querele e ostracismi per silenziare i critici, e unisce le destre al potere, con le destre all’opposizione in Europa, con i partiti centristi o del centrosinistra, le cui politiche estere ed economiche non sono differenti. L’uccisione arbitraria di undici pescatori venezuelani da parte degli Stati Uniti di Trump passa sotto silenzio come del resto le vittime dei droni di Obama non destavano alcuna sorpresa e permettevano al presidente di ottenere il Nobel per la Pace sebbene avesse sostenuto l’attacco alla Libia e l’utilizzo della jihad islamica per fomentare la guerra civile in Siria. Nel momento in cui anche una istituzione scandinava, creata per rafforzare cultura, scienza e pace, appare permeata dal suprematismo bianco e asseconda giochi geopolitici occidentali, sembra evidente che la corruzione del sistema non lasci spiragli. Il premio non viene dato al presidente Trump, ma alla sua pupilla venezuelana Maria Corinne Machado, militante della destra radicale, filoisraeliana, formata a Washington, finanziata dalla Ned e partecipante attiva al tentativo di colpo di Stato contro Chávez. Il giornalismo europeo descrive la Machado, che chiede pubblicamente l’intervento degli Stati Uniti per spodestare il governo del suo Paese, come una pasionaria che difende democrazia e diritti umani.
Ho tenuto a citare questi eventi più recenti che appaiono emblematici della degenerazione del discorso politico in Occidente. La corruzione ha plasmato la politica come le istituzioni culturali, l’accademia e lo spazio mediatico. Le democrazie liberali del secondo dopoguerra si sono trasformate in oligarchie che tendono all’autoritarismo. Come nel lager descritto da Primo Levi, in una struttura piramidale, di assoluto conformismo e allineamento al potere, ciascun gruppo sociale cerca di sopraffare quello appena inferiore e si identica con l’altro appena superiore. La dimensione collettiva è stata cancellata. Prevalgono la giungla e la competizione in un individualismo sfrenato. Le nostre invisibili SS sono i potentati economici, che includono la lobby delle armi e di Israele. La nostra realtà è più complessa e meno nitida del lager. L’essenza spirituale tuttavia è già presente.

L'Amaca

 

Lo schiavismo del maschio
di Michele Serra
Confesso, di fronte a vicende come quella di Pamela Genini e Gianluca Soncin, il secondo carnefice della prima dopo esserne stato il persecutore e il picchiatore, di faticare parecchio a mantenere il dovuto livello di rispetto per i colpevoli che la civilizzazione ci impone.
Pochi delitti come il femminicidio riescono a incarnare il sopruso in purezza. L’assoggettamento di una persona (di solito meno forte fisicamente), la cancellazione della sua volontà e della sua autonomia, la violenza fisica e psicologica come metodo costante di sottomissione, lo stato di schiavitù economica come garanzia di dipendenza anche sociale dal maschio: che cosa di più ripugnante, di più cupo e di più vile? Quale di questi maschi torturatori e assassini accetterebbe di concepire per se stesso un decimo, un centesimo di quello che considerano naturale imporre a una donna, a cominciare dalla rinuncia alla libertà — il primo dei diritti?
L’alibi “culturale” che ancora capita, purtroppo, di sentire accennare, e cioè che le convenzioni dei precedenti millenni, fondate sul predominio patriarcale, rendono difficile da reggere la libertà delle donne (poveri maschi traumatizzati…) è in realtà un’aggravante: la messa in chiaro di un sopruso lo rende più insopportabile che mai. Lo rende peggiore di prima, di quando non lo si valutava tale. Puoi provare a capire la psicologia di uno schiavista di duecento anni fa. Ma quanto odioso può essere chi oggi pratichi la schiavitù? Tale è il femminicida.

Presto molto presto

 

E una fettina di culo

DI MARCO TRAVAGLIO

Bisogna ringraziarli, questi pazzi scatenati che chiamiamo Ue, perché confessano senza neppure accorgersene: 6.800 miliardi in 10 anni per le armi (1.500 l’anno per ogni europeo, bimbi compresi). E tutti ai piedi di Zelensky che ci chiede “il 2,5% del vostro Pil per un totale di 60 miliardi nel 2026” (e una fettina di culo vicino all’osso no?) per continuare a perdere la guerra. Fino a un mese fa si davano il cambio nel segnalare ogni giorno terribili sconfinamenti di droni senza vittime né danni, promettendo indagini per dimostrare che erano russi e che l’attacco di Putin era finalmente partito. Poi i servizi polacchi rivelarono che l’unica casa polacca danneggiata dal terribile attacco dei droni pseudorussi l’aveva bombardata un missile polacco. E, dopo 20 giorni di avvistamenti quotidiani, i droni scomparvero dai cieli. E con essi le indagini per dimostrare che erano russi. Tanto ormai avevano ottenuto il loro duplice scopo. 1) Spaventare i popoli europei e far loro ingoiare le leggi di Bilancio dei 27 governi, con decine di miliardi rubati al Welfare per comprare armi, perlopiù Usa. 2) Giustificare il “Muro di droni” inventato da Von der Leyen, Kallas, Kubilius e altri svalvolati per ingrassare le industrie belliche soprattutto tedesche e salvare le altre distrutte dalle autosanzioni Ue.

Il guaio è che la gente continua a schifare il riarmo da 800 miliardi contro nemici immaginari. Così Ursula gli cambia nome per la terza volta: da “ReArm Europe” a “Prontezza 2030” (un ossimoro) a “Preservare la Pace” (con più armi: altro ossimoro). Il prossimo sarà “Diversamente Disarmo” o “Sex Bomb”. Intanto i partiti del riarmo continuano a perdere milioni di voti, aggrappandosi al Lecornu di turno, e quelli anti-riarmo (incredibilmente di destra) a guadagnarne. E ci mancherebbe che non accadesse. Mettetevi nei panni di un polacco che legge l’intervista a Rep del suo vicepremier Radek Sikorski: siccome l’Europa non ha più nemmeno gli occhi per piangere, deve devolvere “45-50 miliardi all’anno a Kiev per i prossimi tre anni”. Cioè la guerra deve continuare fino al 2028, tanto si sa come andrà a finire: “La Russia ha perso la guerra di Crimea nel XIX secolo e quella col Giappone nel 1905”, quindi perderà anche in Ucraina dove avanza da tre anni. Avendo studiato la storia su Tiramolla, gli sfugge la fine fatta da Napoleone e Hitler, quando Mosca non aveva ancora neppure le atomiche. La Merkel ci mette in guardia dai corresponsabili della guerra russo-ucraina: Polonia e Baltici. Tre anni e mezzo fa, in combutta con Biden e Johnson, usarono Kiev per attirare Mosca nella guerra. Ora, siccome l’hanno persa, ci riprovano usando l’intera Europa. Cioè noi. Quando ci decidiamo a farla finita con questi dementi?