mercoledì 25 giugno 2025

Provo imbarazzo!

 



Natangelo

 


Grande Robecchi!

 

Non in mio nome. Alzare l’asticella della dignità contro la loro barbarie
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Dunque c’è un aggressore (due: Israele e Usa) e un aggredito (molti: Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran). Poi c’è chi applaude gli aggressori, chi finge di balbettare dall’alto della sua insignificanza (gran parte dell’Europa), chi addirittura rivendica (il cancelliere tedesco Merz: “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”). L’aggressione comprende l’annientamento di un intero popolo (la soluzione finale dei palestinesi nel campo di sterminio di Gaza), la colonizzazione violenta dello stesso popolo in un’altra zona (la Cisgiordania), l’attacco a suon di bombe di un Paese non allineato, già seduto al tavolo delle trattative (l’Iran). Questa volta, niente false prove sventolate all’Onu (Colin Powell e il finto antrace, con l’Iraq), niente cretinate da piccolo uomo (Tony Blair che aveva trovato le prove “su Internet”, sempre Iraq): solo la parola di un criminale (Netanyahu) e le bombe del suo socio (Trump). Insomma, l’Impero non ha più bisogno di scuse per annientare chi si oppone ai suoi disegni, lo fa e basta.
In quasi due anni abbiamo visto alzarsi l’asticella ogni giorno. Israele ha distrutto 36 ospedali nella Striscia di Gaza. Ha deliberatamente assassinato 60.000 civili (numero in ampio difetto), tra cui 20.000 bambini, colpiti con bombe incendiarie nelle loro tende di profughi o uccisi da cecchini con colpi singoli (testimonianze di molti medici internazionali in servizio a Gaza), ha usato e usa la fame e la sete come armi di guerra, ha bloccato la consegna di medicinali, ha mentito senza tregua. Ogni giorno si è alzata l’asticella della barbarie, il che significa che d’ora in poi chiunque farà tutte queste cose orribili potrà dire che sono già state fatte, che sono rimaste impunite, che sono state approvate da filosofi di complemento, pensatori, politici, intellettuali “liberali”, media compiacenti e altri, impegnati a convincerci della superiorità morale di chi spara in testa ai bambini.
Una tacca dell’asticella riguarda parole ormai vuote: gli aggressori possono vantarsi della qualifica di “democrazie”, e questo pare rendere accettabile ogni vilipendio all’umanità. Anche se poi, quando vai a vederle da vicino, queste democrazie fanno un po’ ribrezzo, tra chi pratica l’apartheid, chi deporta gli immigrati e chi dice che un genocidio è “un lavoro sporco” fatto “per noi”.
Un’altra tacca dell’asticella sono le spese militari: ancora si dibatte sulla folle cifra del 2 per cento del Pil e l’Impero chiede il 5. I governi sudditi annuiscono.
Resta una domanda, a questo punto ineludibile. Che ne è invece della “nostra” asticella, del “nostro” limite al peggio? Della difesa della “nostra” – privata, intima – umanità?
Intendo un limite invalicabile etico, morale, che ognuno di noi ha nel cuore e nella mente. La alzeremo anche noi? Ci adegueremo? Come resisteremo – noi uomini e donne perbene – al montare della barbarie? Come ci rapporteremo con chi la diffonde, la difende o la nega? Come potremo non considerare nemico chi permette tutto questo, fosse anche il vicino di casa, il corsivista paraculo, il giornalista che “non vuole rogne”, il distratto, l’indifferente? Come faremo, insomma, a non essere in guerra anche noi, contro chi permette tutto questo? Sarà una guerra lunga, infinita, faticosa. Politica, ma soprattutto umana. Non collaborare, non prestarsi, non credere alla propaganda, non avere rapporti col nemico. Non solo dire “Non in mio nome”, ma praticarlo tutti i giorni. Per una volta, alziamola noi, l’asticella, che sia quella della dignità.

Brava Elena!

 

Trump è solo il più nitido del “club della Guerra”
DI ELENA BASILE
The show must go on, lo spettacolo deve continuare, sintesi del mondo postmoderno, post-strategico, post-giuridico, post-razionale e post-morale nel quale ormai viviamo. Accomodiamoci pure meglio sul divano per ascoltare i nuovi grilli parlanti, di solito rappresentanti dei Dem americani, che oggi scaricano le responsabilità della guerra all’Iran su Donald Trump, il parvenu del potere, un semianalfabeta politico che si barcamena tra lobby e Stato profondo per restare al potere. L’astuzia non gli manca, come se tra un genocidio e bombardamenti che fanno vittime civili stesse concludendo un nuovo affare e stesse guadagnando grazie ai soliti metodi camorristi ingenti fortune.
Lo spettacolo continua mentre la morte avanza e con essa l’oblio delle vittime. L’attacco americano, seguito a quello israeliano, contro un Paese firmatario del Tnp, sottoposto a controlli dell’Aiea e aperto ai negoziati, ripete le tattiche dello Stato profondo statunitense, ne riflette l’arroganza unipolare, il sostegno a guerre di espansione imperiale che non distinguono, se non per la forma, i Democratici dai Repubblicani e da Trump. Quest’ultimo, come la premier Giorgia Meloni, è benedetto dai poteri che contano in quanto riesce, andando al potere, a essere un elemento di coesione sociale e politica, rappresentando i perdenti della globalizzazione, il trash bianco, coloro che i partiti del centrodestra e del centrosinistra, i democratici statunitensi e i repubblicani di antica tradizione, non riuscivano più a rappresentare. La Politica ha abdicato al suo ruolo. In questa fase del capitalismo finanziario, si è eletti e benedetti se una volta al potere ci si arrende agli interessi delle lobby della finanza, delle armi e di Israele. Purtroppo la rilevanza delle personalità politiche e la loro autonomia è minima. Deliziamoci allora davanti alla tv, osserviamo la nostra presidente del Consiglio affermare, nonostante il mandato di arresto della Cpi, che Netanyahu può visitare l’Italia, sentenziare che auspica un cambiamento di regime in Iran, farsi baciare sulla testa da Biden e flirtare con Trump, dispensare sorrisetti e occhiate birichine ai colleghi del club europeo. Questa è ormai la politica, uno spettacolo che contraddice i nostri più elementari principi costituzionali, i valori umanitari, le norme del diritto internazionale, la coerenza strategica.
Del resto i tre moschettieri membri dell’E3 – Starmer, Merz e Macron – sono così diversi dalla Meloni? Forse con maggiore stile e cultura, ma con meno arguzia e astuzia, rappresentano lo stesso malefico vuoto politico. Dopo i bombardamenti illegali in Iran, hanno chiesto al presidente di un Paese colpito nella più totale illegalità di tornare al tavolo dei negoziati. Piantano una pistola nella tempia dello Stato negoziatore e la chiamano mediazione! Dinanzi al genocidio di Gaza, Merz, in un momento di verità, afferma che Israele “sta facendo il lavoro sporco” al posto dell’Europa. Da tempo affermiamo che Trump è il volto più vero dell’impero, il volto barbaro nella sua violenza, senza falsi sentimenti, senza le lacrimucce della Harris che ha sostenuto come lui il genocidio di Gaza, oppure la guerra che utilizza gli ucraini come carne da macello contro la Russia. Gli attacchi americani ai siti nucleari all’Iran sono stati il debito pagato con astuzia da Trump a chi gli ha permesso di essere eletto: i sionisti evangelici, la lobby di Israele e i petroliferi. Con astuzia, in quanto il bombardamento potrebbe anche non determinare l’escalation non avendo di fatto provocato i disastri possibili: colpire il nucleare e provocare la fuoriuscita di radiazioni. Teheran, ben consigliata dalla Russia e dalla Cina, ha risposto simbolicamente avvertendo Usa e Qatar prima di lanciare i missili sulle basi americane. L’escalation potrebbe pure fermarsi. Mi sembrerebbe possibile tuttavia che Mosca e Pechino aiutino ora Teheran a munirsi della bomba nucleare. Il Tnp è morto e con esso i residui di fiducia e di cooperazione con questo Occidente imbastardito.
Naturalmente mamma tv ci farà credere tutt’altro. Politici e classe di servizio si alterneranno sugli schermi per alzare il ditino contro l’avventurismo trumpiano. Applicando i noti doppi standard, ci faranno tuttavia credere che le autocrazie rappresentano un pericolo da cui l’Occidente democratico ha il diritto di difendersi. Il democratico Zelensky si è infine svelato, affermando che il regime russo farà la fine di quello iraniano. Le divergenze tra gli imperialisti ripuliti europei, i loro grilli parlanti e i pirati Trump, Musk, Bolton, sono tattiche. Se il regime change fosse certo e sicuro, andrebbero tutti d’accordo. Trump, Renzi, Merz, Macron, Meloni, Panebianco, Mieli, Rampini, Fubini, Tocci. Sbaglio? Cane non morde cane, ammoniva qualcuno. Se no, si paga con l’ostracismo. Ebbene, la libertà di pensiero ha un prezzo.

Nel manicomio

 

Editoriale a tempo
DI MARCO TRAVAGLIO
Questo editoriale si autodistruggerà un secondo dopo che l’avrete letto: tanto quanto durano le incrollabili e tetragone convinzioni di Trump e dei minileader Ue.
Dopo 10 giorni di conflitto Israele-Iran, Trump annuncia che è finita “la guerra dei 12 giorni” (2 sono omaggio), ma si scorda di precisare che per ora l’ha vinta l’Iran e l’ha persa Netanyahu: doveva rovesciare il regime, che è sempre al suo posto; doveva radere al suolo l’uranio iraniano, che ha solo cambiato posto.
Per la prima volta nella storia, un presidente Usa fa lingua in bocca col nemico appena bombardato: “Grazie per averci avvisati della rappresaglia che è stata debole”. Un po’ come l’attacco: lui ha bombardato una montagna vuota, l’Iran una base vuota. Bilancio: zero morti. Intanto l’Idf, per non perdere il ritmo, ha ucciso 974 iraniani e ne ha feriti 3500.
La “tregua di 12 ore” viene violata dopo 2 da Israele che accusa l’Iran per due razzi mai atterrati. E Trump: “Non sono contento di Israele”, cioè del suo alleato. “Israele e Iran non sanno più che cazzo stanno facendo”. Tipo lui.
Trump aveva sempre escluso il regime change, l’altroieri l’aveva auspicato, ieri l’ha maledetto: “Sarebbe il caos”. Però Anne Applebaum-bum-bum assicura: “Oggi pomeriggio ho parlato per ore con gli iraniani e mi hanno detto che questa non è la loro guerra, ma è la guerra del regime”. E dev’essere stata una chat piuttosto lunghina, visto che gli iraniani sono 90 milioni.
Intanto Nato ed Europa, che quando Trump avviava i negoziati su Ucraina e Medio Oriente lo lapidavano come traditore dell’Occidente, ora che ha fatto una guerrettina da una botta e via lo riaccolgono a braccia aperte: bentornato a casa tra i guerrafondai.
Prima lo guardavano in cagnesco, ora gli portano l’acqua con le orecchie. Vogliono comprare ancora meno gas russo a buon prezzo e più gas Usa che costa il quadruplo. Quanto al 5% di Pil in armi, lo ringraziano per il salasso con un sms di Rutte, candidato ad honorem al Leccone d’Oro 2025: “Caro Donald, congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva e straordinaria in Iran, nessun altro avrebbe osato farla. Ora siamo tutti più sicuri. E stai volando verso un altro grande successo all’Aja. Riuscirai in qualcosa che nessun presidente Usa era riuscito a ottenere in decenni. L’Europa pagherà in grande misura, com’è giusto, e sarà una tua vittoria. Non è stato facile, ma li abbiamo convinti tutti a firmare per il 5%”. Tutti tranne la Spagna di Sánchez, unico sovranista d’Europa, che si fermerà al 2,1%. Perché la Nato è come la Casa delle Libertà: ognuno fa come cazzo gli pare.
Ora si attende con ansia il prossimo pirla che si siederà a un tavolo con questi squilibrati.

martedì 24 giugno 2025

Due possibilità




Adios

 


Quindi eccoci ai saluti finali caro Theo! 

Ultimamente eri troppo insofferente, apatico, svogliato e, devo essere sincero, saluto con sollievo la tua partenza, senza però dimenticare che ti ringrazierò in eterno per i tuoi due "Coast to Coast" che la magnanimità della Dea Eupalla mi ha concesso di assistervi dal vivo, il primo contro l'Atalanta nell'anno del diciannovesimo, maestoso, regale, infinito, accompagnato, lo ammetto, da frasi tipo " ma perché non passa la palla quel c...?!" - mea culpa, mea maxima culpa - e l'altro contro la Lazio, anche lì presente, da solo, in preda ad misticismo rossonero di cui ben sai. 

Grazie Theo per le galoppate, per il livore in campo, per l'antipatia sempre espressa per "quelli là." 

Un'ultima raccomandazione Theo: per favore non dichiarare che fin da piccolo hai sempre sognato... etc etc!

Ciao!