giovedì 29 maggio 2025

Natangelo

 



Ottime riflessioni

 

La Nato fra Kiev e Gaza: il sonno della ragione
DI ELENA BASILE
Alla fine ci avranno per la repulsa che proviamo a ripetere sempre gli stessi argomenti. Sono più o meno due anni che insieme ad altri analisti proviamo a demistificare la propaganda, a porre domande razionali che non trovano risposta. Russell si illudeva: la ragione illuministica e umanistica serve a poco. Prevalgono a cicli gli impulsi viscerali distruttivi e autodistruttivi degli esseri umani. I marxisti forse erano in grado di rivelare come le guerre servissero a tutelare il sistema di potere, gli equilibri di classe tra privilegiati e sudditi. Ci meravigliamo quindi di non essere ascoltati dalla classe di servizio che ricava vantaggi e prebende dalle oligarchie che governano?
Dovessi soccombere per la nausea, continuerò a porre le stesse domande: perché il posizionamento di basi Nato e di armi nucleari in Ucraina non dovrebbe essere percepito come una minaccia esistenziale dalla Russia? Perché, se fosse vero che Mosca vuole invadere i Paesi Nato, avrebbe chiesto dal 2007 al 2021 la neutralità di Kiev? Perché parlare di una Ucraina quando basta aprire un libro per comprendere che di Ucraine ve ne sono due, persino tre? Come è possibile credere nella vittoria militare su una potenza nucleare? Come è possibile definirsi filo-ucraini mentre si lascia distruggere un Paese e si utilizza il suo popolo come carne da macello? Perché si vuole eseguire il mandato di arresto del procuratore della Cpi per Putin e non per Netanyahu? Perché la Russia sarebbe uno Stato aggressore mentre non si sanziona l’aggressione di Israele? Come è possibile affermare che il genocidio di Gaza sia dovuto agli attacchi terroristici di Hamas mentre in Cisgiordania, dove Hamas non esiste, la violenza dei coloni e gli incendi alle case continuano e lo stato di apartheid si rafforza?
Ho scritto una confutazione razionale e molto rispettosa, pubblicata da la Fionda, delle posizioni pubblicizzate dalla senatrice Segre in una recente intervista al Corriere della Sera. Non vi è stata alcuna risposta. Il dialogo non è possibile. Ancora mi pesa ed è lacerante la querela che ho subito per antisemitismo. Una accusa infamante contraria a tutta la mia storia, ai miei editoriali, ai libri che ho scritto. Così muore il dibattito pubblico democratico. E ancora cito i tempi in cui sul Corriere della Sera, sulla Repubblica intellettuali come Pasolini, Moravia, Calvino e altri dibattevano con interventi pieni di passione i temi politici e etici. Non si sostiene la democrazia creando personaggi televisivi con duetti Orsini-Parenzo, Di Battista-Floris, Basile-Calenda, Caracciolo-Gruber, ma dando la possibilità agli ascoltatori e ai lettori di essere messi di fronte ad argomenti razionali opposti.
Ancora non ho trovato alcun elemento di strategia politica negli europei che difendono la continuazione della carneficina ucraina e del genocidio a Gaza. Al netto della propaganda, non si conosce una strategia razionale, che almeno si potrebbe accettare anche senza condividerla. Comunque la retorica su Gaza sta cambiando. Ho il terrore di una società in cui scatta la luce verde e tutti in coro dicono quello che dopo 3 mila o 30 mila morti a Gaza dicevamo noi, accusati di antisemitismo. Ormai Repubblica e Corriere accusano apertamente Netanyahu e Trump. Si badi bene: non accusano Israele e gli Stati Uniti, ma questi due personaggi, veicolando il falso pensiero che, una volta eliminati o ricondotti a più miti propositi, la situazione possa cambiare. Il genocidio ha avuto inizio con Biden e in Israele non tutta l’opposizione è contraria all’assedio di Gaza, alle politiche di apartheid in Cisgiordania, non è a favore del riconoscimento di uno Stato di Palestina. Il sionismo ingenuo di Gillo Pontecorvo non esiste più.
Fingiamo di non capire che si utilizza persino la tragedia di Gaza per la politica contingente e stiamo al gioco. Che non ci prendano in giro con i buoni sentimenti! Chiediamo, a imitazione dell’intervento del ministro degli Esteri di un Paese esecrato e considerato un’autocrazia, la Cina, il voto al Consiglio di Sicurezza di Usa, Francia e Regno Unito insieme a Russia e Cina per il cessate il fuoco permanente; il riconoscimento dello Stato di Palestina, su Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est; il ritiro dell’esercito da Gaza e la fine delle violenze in Cisgiordania; sanzioni a Israele nel caso non esegua le nuove risoluzioni del Cds; fine immediata della cooperazione politica, economica e militare dell’Occidente con Israele. E poi l’avvio di negoziati aperti a tutti gli attori della regione, anche agli sciiti e al cosiddetto Asse del Male, per risolvere il conflitto israelo-palestinese, scacco della diplomazia mondiale. Bisognerebbe stanare i farisei delle élite occidentali, vedere il bluff, costringerli alla coerenza politica.

Dentro alla pazzia

 

Umorismo penale
DI MARCO TRAVAGLIO
Non fai in tempo a fare una battuta o a raccontare una barzelletta che quella diventa subito legge. Per anni, visti gli alti lai dei politici appena uno di loro finiva al fresco, li abbiamo sfidati scherzosamente: “Avvisatelo prima, così scappa”. Detto, fatto: grazie alla più spiritosa delle schiforme Nordio, il giudice che vuole arrestare un tizio deve avvertirlo cinque giorni prima perché si presenti all’interrogatorio di garanzia: così, a parte gli idioti e i monchi, se la danno tutti a gambe. Del resto il preavviso è già previsto per un altro tipico atto investigativo a sorpresa: le intercettazioni. Per disporle su un parlamentare, bisogna chiedere il permesso al Parlamento, cioè informare l’interessato: così, ove mai arrivi il via libera, è inutile intercettarlo perché lo sa già. Un tempo i favoreggiamenti con fughe di notizie erano reati gravi: ora li fa direttamente lo Stato, per legge.
Siccome al ridicolo non c’è limite, l’altroieri la Camera discuteva il dl Sicurezza e approvava un ordine del giorno del forzista Costa, che è l’ossimoro ideale rispetto alla sicurezza: i giudici non potranno più disporre la custodia cautelare per il pericolo di reiterazione del reato se chi l’ha commesso è incensurato. L’idea di questi squilibrati è che, se uno è incensurato, sia un sant’uomo che non ha mai violato la legge né mai la violerebbe una sola volta, figurarsi due: il sospetto che il mondo sia pieno di incensurati che hanno commesso decine di reati ma l’hanno sempre fatta franca non li sfiora neppure. Confondono l’incensuratezza con l’innocenza e fingono di non sapere che anche Riina, Provenzano, Messina Denaro e i peggiori criminali della storia, la prima volta che furono beccati, erano incensurati, il che non aveva impedito loro di delinquere fin dalla più tenera età. Ovviamente la norma è studiata su misura per i colletti bianchi. Ma vale per tutti i delitti, anche quelli che non sono tipici dei delinquenti abituali, perlopiù pluripregiudicati, ma degli insospettabili che iniziano a delinquere (o vengono scoperti) solo a un certo punto della vita e fin lì hanno la fedina penale immacolata: non solo tangentari, bancarottieri, frodatori, ma anche serial killer, assassini d’impeto, stupratori, stalker, coniugi o fidanzati violenti. Appena li becca, il giudice dovrà controllare i loro precedenti e, se non ne hanno ancora, lasciarli a piede libero (cioè a casa, magari con le loro vittime passate e future). Così potranno seguitare a delinquere indisturbati e pure inquinare le prove per mandare in fumo il processo, farsi assolvere e restare incensurati a vita. I nostri schiformatori devono essersi ispirati alla filastrocca su Monsieur de La Palisse, che cadde nel 1525 nella battaglia di Pavia, ma “un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo”.

L'Amaca

 

Su Meloni soffia il vento dell’Est
di MICHELE SERRA
Non possiamo fare una colpa ai Paesi dell’Europa dell’Est per il ritardo culturale e politico con il quale stanno elaborando, faticosamente, una cultura dei diritti all’altezza della democrazia. La tradizione democratica, specie per quanto riguarda i diritti umani e il rispetto dell’individuo, non si improvvisa, ed essere stati per mezzo secolo sottomessi al blocco sovietico non ha certo aiutato in questo senso.
Possiamo invece fare una colpa al governo italiano di ritrovarsi in quel gruppetto (Bulgaria, Croazia, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria) che non ha aderito al documento dell’Unione Europea, firmato dagli altri venti Paesi membri, nel quale si ammonisce il governo Orbán — che ha appena vietato il Pride e l’attivismo politico delle comunità Lgbtq, come nella Russia di Putin — a non violare così platealmente le regole dell’Unione.
Si dubita che il governo Meloni capisca che molti milioni di italiani provano vergogna per questa prova definitiva di slealtà politica dell’Italia sovranista all’Unione Europea e ai suoi princìpi. Ma si spera che almeno quegli elettori che dicono di richiamarsi alla destra liberale — potremmo anche chiamarla: destra costituzionale — aprano gli occhi sulla natura di questo governo, così tenacemente reazionario da ritrovarsi, unico tra i Paesi fondatori dell’Unione, a condividere gli umori omofobi dei governi dell’Est.
Della congiunzione tra ex comunisti ed ex fascisti ove si tratti di disprezzare la democrazia si potrebbe parlare a lungo. Per ora chiamiamolo: Fronte Macho, rende abbastanza l’idea.

mercoledì 28 maggio 2025

Stupendamente



Il nuovo corso promesso da Alessandro Benetton non sembra dar frutti sperati. Qui a Fiumicino infatti, gestito dalla Famigliola Veneta, la ladreria funziona ancora a meraviglia: per un trancio di pizza 6,90 (sette farebbe scattare in noi comuni mortali la frase “che ladri”; invece se ti volessi gustare la focaccia Cicoria fanno 9 euro; vuoi un’insalatina nizzarda con meste foglie verdi, pomodori, olive e tonno? 12,90 please! Unico sollievo che qui i ribaldi almeno non nuocciono: la manutenzione parrebbe non essere affari loro! Che Belpaese!

Eh sì!




Robecchi

 

Gaza. Quando è Marzabotto ogni giorno, le coscienze si svegliano tardi
DI ALESSANDRO ROBECCHI
A Gaza è Marzabotto tutti i giorni. Ogni giorno – ogni giorno – da 20 mesi ci alziamo alla mattina e sentiamo di un nuovo massacro. Donne e bambini, soprattutto. I medici internazionali (ancora) in servizio a Gaza parlano tutti di cadaveri di piccoli palestinesi colpiti con colpi singoli alla testa o al collo. I bombardamenti avvengono di preferenza in zone indicate ai profughi come sicure: li ammassano per ammazzarli meglio. Scuole che fanno da rifugio vengono incendiate. Gli ospedali vengono colpiti. Le storie singole spuntano ogni tanto dalla mattanza generale, si prendono un titolo, poi si inabissano, si confondono.
Anche Auschwitz era pieno di storie singole, affogate nell’orrore collettivo. La fame gestita dall’esercito di invasione e di sterminio è usata come un’arma di guerra, dove non arriveranno le bombe incendiarie arriveranno gli stenti e le malattie. Non c’è acqua, non c’è corrente elettrica, non c’è benzina, le ambulanze e i soccorritori vengono deliberatamente assassinati dall’esercito israeliano. I carnefici sul campo si vantano sui social delle loro imprese criminali, i carnefici della politica, a Tel Aviv, rivendicano le loro decisioni genocide, spingono per la fame e per il massacro, per la deportazione di un intero popolo e per il suo sterminio. Sono cose note da un anno e mezzo, cose che si fingeva di non vedere.
Per 20 lunghissimi mesi, qui – qui in Italia – ha trionfato una neo-lingua schifosa e negazionista, quella per cui i palestinesi, misteriosamente, “morivano”, a volte addirittura “uccisi dalla guerra”, come se un genocidio fosse una specie di incidente stradale. Le stragi quotidiane finivano in un trafiletto nascosto, o nelle ultime righe degli articoli, con un penoso trucco giornalistico: “Intanto a Gaza…”. Nel frattempo, la grandissima parte dell’informazione compiva il suo ruolo di appoggio logistico: prima negando (“sono cifre di Hamas…”), poi minimizzando e giustificando (“un incidente…”), poi fingendo di credere alle incredibili spiegazioni dei massacratori (Israele, davanti ai fatti che non riesce a nascondere, dice spesso “Apriremo un’inchiesta”). Chiunque possa raccontare ciò che succede nel campo di sterminio di Gaza viene ucciso: oltre 220 giornalisti sono stati assassinati a Gaza per mano dell’esercito dello sterminio.
Solo una piccola parte della società italiana si è ribellata a questo stato di cose. Lo ha fatto rischiando quotidianamente accuse assurde e infamanti. Ora è chiaro e lampante: accusare di “antisemitismo” chi si opponeva al massacro di 20.000 bambini era un’arma miserabile, e oggi quello scudo non funziona più, la strumentalità dell’accusa ha polverizzato ogni briciolo di credibilità.
Da qualche giorno, di colpo, i distratti, i colpevoli fiancheggiatori, i simpatizzanti e i negazionisti del genocidio si sono risvegliati, abbondano i riposizionamenti, i risvegli tardivi, si spezzano i silenzi carichi di complicità. Uno degli argomenti più gettonati e più grotteschi è che “Israele così si fa male”. Che è un po’ come andare dalle SS nel ’44, dopo Marzabotto, e dire: “Ehi, ragazzi, state esagerando, così vi fate male da soli”. Chi oggi – bontà sua – chiede la fine del genocidio con 20 mesi di ritardo tenta vergognosamente di ristrutturarsi la coscienza. Quelli che lo hanno sempre detto, censurati, scherniti, infamati, ricorderanno con un certo ribrezzo chi diceva cosa prima e chi dice cosa adesso. Troppo poco, troppo tardi.
Intanto, a Gaza, muoiono, anche oggi, anche domani, ci sarà una nuova Marzabotto.