Queste sono vittorie! Brava Giorgia! Da Washington è tutto, a voi studio!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 17 aprile 2025
Ci salvarono
L’Urss sconfisse i nazisti (ma non ditelo a Kallas)
DI DANIELA RANIERI
È decisamente il momento d’oro di Kaja Kallas, Alta Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Unione Europea, la nuova eroina dell’Europa delle bombe e dei mortai a difesa dei nostri valori.
Ex premier dell’Estonia (come già suo padre) e leader del Partito Riformatore Estone, un partito liberale di destra fondato sul Nato-atlantismo bellicista, ciò che fa di lei un po’ la Calenda dei Baltici (infatti al Parlamento europeo siede nel frizzante gruppo Renew Europe di cui farebbero parte anche Azione e Italia Viva se avessero eletto qualcuno), Kallas è colei che sta decidendo le sorti militari, economiche e sociali dell’Unione. Sarà il clima euro-interventista, sarà che la Von der Leyen, col suo piano di riarmo da 800 miliardi talmente popolare che gli hanno dovuto cambiare nome nella speranza che la gente pensi sia stato modificato, è un po’ in disuso; fatto sta che la Kallas ti infila in due giorni: una bacchettata sulle mani a Trump (“La colpa della guerra è dei russi. Non di Zelensky, non di Biden”), tanto per non rendere le trattative per la fine della guerra troppo facili; un anatema da parte della Russia, che auspica venga processata da un tribunale dell’Onu; interviste ai meglio quotidiani suprematisti europei, tra cui Repubblica, in cui in sostanza afferma che in Ucraina “c’è un aggressore e una vittima”, concetto che negli ultimi tre anni in effetti non era stato sufficientemente ribadito, e che bisogna armarsi pesantemente perché “Putin è un dittatore”. Anche per questo ha esortato i Paesi che fanno parte della Ue e quelli che aspirano a farne parte a boicottare la festa russa del 9 maggio, 80° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista, minacciando soavemente che “qualunque partecipazione non sarà presa alla leggera dal lato europeo”. Si tenga conto che il 9 maggio la Federazione Russa celebra il “Giorno della Vittoria”, cioè la sconfitta del nazismo e la fine della Seconda guerra mondiale, che i russi chiamano “Grande guerra patriottica”: è così strano che, in tempo di guerra, il presidente della Duma Volodin ritenga che Kallas abbia offeso la “memoria di coloro che si sono sacrificati per salvare il mondo dal nazismo”?
Ora questa Kallas, che si trova molto a suo agio nel clima di guerra atomica imminente (il suo profilo su X pullula di foto che la ritraggono sorridente in mezzo a soldataglia nerboruta della Nato durante le esercitazioni in Estonia, mentre imbraccia una mitragliatrice e si carica in spalla sbarazzini missili Javelin anti-tank), è delusa dalla prospettiva di una pace tra Russia e Ucraina che metterebbe sì fine al massacro di civili in Ucraina, ma anche al progetto di sconfiggere la Russia, prima potenza nucleare al mondo, con armi europee e americane. Si consideri che Kallas ha una storia famigliare tragica: nel ’41 sua madre e sua nonna furono deportate in Siberia dai sovietici, trauma che deve aver generato nella discendente la convinzione che esista tuttora l’Unione Sovietica e che l’Europa debba sconfiggerla sul campo spendendo ben oltre il 3% del Pil, come dice a Rep. Una biografia più neutra per curare le delicate relazioni con la Russia non poteva trovarsi: siamo o non siamo, noi europei, maestri della diplomazia? In realtà la nomina di questa avvocata estone non è affatto casuale, e rientra in un piano preciso di cui fa parte anche la serie delle risoluzioni del Parlamento europeo che equiparano nazismo e comunismo col preciso intento di svilire il ruolo della Russia nella liberazione dell’Europa dal nazismo.
Per mettere sullo stesso piano quelli che deportavano, gassavano e bruciavano gli ebrei nei forni crematori e quelli che hanno sconfitto Hitler, il Parlamento europeo ha dovuto addurre la motivazione che “alcuni Paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti”. Una tautologia per negare storicamente che il comunismo nacque come ideologia per la liberazione delle masse oppresse e il nazismo come ideologia razzista e genocida; e che i Paesi anticomunisti, portati a forza nella Ue, non condividono storia e cultura dell’Europa occidentale, e anzi spesso idolatrano nazisti e collaborazionisti (vedi l’Ucraina con Stepan Bandera, eroe nazionale) mentre in Italia, per esempio, i comunisti, insieme alle altre forze antifasciste, hanno scritto la Costituzione. Forti di questa manipolazione, con nonchalance, le élite militariste foraggiano Israele, aiutandolo nello sterminio del popolo palestinese. La Kallas non è che l’eroina glamour di questa messinscena. Rutte, Segretario generale della Nato, ha detto che “è necessario prolungare la guerra”, anche “rinunciando alla Spesa sociale”, altrimenti in Europa si “parlerà russo”. Russofobia, estetizzazione della guerra, revisionismo, minimizzazione del nazismo, riarmo paranoico dei Paesi Ue compresa la Germania, col partito filo-nazista AfD al 20%. Il Continente è in buone mani.
Il ricordo spiega tutto
I testimoni di Ursula
DI MARCO TRAVAGLIO
Da quando Trump ha vinto le elezioni senza che nessuno le cancellasse o lo arrestasse, un termitaio di trombettieri sciama vorticosamente fra giornali e talk show ripetendo a pappagallo un solo copione. Come i rappresentanti Folletto o i testimoni di Geova. Solo che questi non piazzano aspirapolvere o la Torre di Guardia, ma armi. Attaccano bottoni infiniti su quanto è brava l’Ue a riarmarsi, quanto è cattiva la Russia che ora ci invade tutti e quanto ci manca la bell’America di una volta che faceva guerre ovunque per il nostro bene. Fanno anche tenerezza: non riescono a elaborare il lutto. E non si danno pace perché in tutto il mondo gli elettori fanno l’opposto di ciò che dicono loro. Non sapendo più come rimettere le cose a posto, provano con la magia: inscenano riti voodoo, conficcando spilloni in bamboline col ciuffo platinato. Psicanalizzano e psichiatrizzano il puzzone in contumacia. Danno dei pazzi criminali a lui e ai suoi elettori. Presto chiameranno un esorcista. E si credono pure eroici: tanto quello sta a migliaia di chilometri e manco li conosce. Il coraggio dei partigiani Folletto e dei testimoni di Ursula è direttamente proporzionale alla distanza di sicurezza dal nemico: fanno la Resistenza in Dad.
Se Netanyahu fa secchi 20 mila bambini a Gaza in un anno su una popolazione di 2,5 milioni, non fanno una piega o al massimo, se sono proprio incazzati, ripetono ciò che ha detto l’altro ieri restando seria Kaja Kallas (uno dei loro spiriti guida): “Israele ha il diritto di difendersi, ma le sue azioni attuali vanno oltre l’autodifesa proporzionata”. Nel loro personale borsino, la vita di un palestinese (o iracheno, o afghano, o libico) vale un millesimo di quella di un americano, o israeliano, o europeo (serbi e armeni esclusi). Negano persino ciò che tre anni fa raccontavano e commentavano pure loro: i negoziati russo-ucraini a Istanbul, che Usa e Uk convinsero Zelensky a disertare rifiutando condizioni molto migliori di quelle che ora subirà l’Ucraina. Devono dimostrare che con Putin non si può e non si deve parlare, perché non ha mai voluto negoziare. Non lo vuole neppure l’unico che ci prova: Trump. I testimoni di Ursula parlano come se a Gaza fossero morte 50 mila persone e in Ucraina mezzo milione sotto Trump, non sotto Biden. L’unica a volere la pace è l’Europa: infatti parla solo di guerra, non ha un negoziatore, manda a Kiev altri 23 miliardi di armi e vuole aggiungerci 30 mila soldati. Ma – precisa il Corriere – “senza mandato a combattere”. E allora che li mandano a fare? A “garantire la pace”, “monitorare la tregua”, “addestrare truppe ucraine” (ma sicuramente a coltivare fiori). In pratica faranno ciò che facevano i negoziatori ucraini e russi a Istanbul: turismo.
L'Amaca
Distruggi quello che non puoi avere
di MICHELE SERRA
L’attacco di Trump a Harvard, così come lui stesso lo ha twittato, meriterebbe di finire nei libri di storia – ammesso che i libri di storia siano previsti anche per gli anni a venire. La violenza verbale, la cieca faziosità politica, l’astio personale (i “nemici” indicati con nome e cognome, manca solo l’indirizzo di casa), il rancore sociale dell’ignorante che detesta la cultura non consentono ombra di dubbio su teoria e prassi del trumpismo, che è pura volontà di annientamento di tutto ciò che gli si oppone o lo contraddice.È un esercizio retorico chiedersi se e quanto Trump sia distante dal fascismo. Ogni suo atto politico (a cominciare dall’oltraggioso indulto concesso a chi aveva assaltato il Parlamento) è uno sputo alla democrazia, al diritto di opposizione, alle regole scritte e non scritte che consentono la convivenza tra opinioni e interessi differenti.
L’odio speciale che stilla dall’anatema contro Harvard aggiunge, poi, qualcosa che già si sapeva, ma non con questa imbarazzante evidenza: la cultura è qualcosa che i soldi non bastano a comperare, neppure i miliardi di Trump e dei suoi amici, e questo la rende particolarmente insopportabile alle persone che ritengono in vendita qualunque cosa, qualunque condizione, qualunque essere umano. Studiare in posti come Harvard costa, è precluso ai poveri. Ma educare il proprio cervello allo studio, alla lettura e alla comprensione del mondo è precluso anche al più ricco dei ricchi, se non è disposto all’umiltà e alla curiosità. Imparare è più difficile che comandare. Distruggi tutto quello che non puoi avere, tutto quello che non puoi essere: ecco Trump.
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