mercoledì 16 aprile 2025

L'Amaca

 

Il disarmo economico
di MICHELE SERRA
Se davvero la web tax è l’“arma finale” dell’Europa nelle trattative con gli Usa, da usare solo in caso di fallimento delle stesse, questo significa che una misura di equità (far pagare le tasse a chi non le paga, o ne paga pochissime) non vale in quanto tale, ovvero perché è giusta; ma solo come strumento di pressione per disinnescare la minaccia dei dazi.
Il rischio, a quanto si capisce, è che a fronte di un accomodamento sui dazi, i giganti americani del web, un tempo blanditi e ammirati dalle amministrazioni dem (incaute o complici?) e oggi parte organica del governo di miliardari al potere negli Usa, continuerebbero gloriosamente a godere di esenzioni e privilegi che non valgono per nessun altro soggetto economico privato. Il sopruso sarebbe infine consolidato, e per chissà quanti anni ancora l’Europa rinuncerebbe a pretendere che, a fronte di enormi introiti riscossi sul suo territorio, si abbia una tassazione equa.
Per quanto l’Europa sia solamente un’entità “metafisica” (l’espressione, amaramente negativa e quasi derisoria, è di Lucio Caracciolo), è tutt’altro che metafisica l’evidenza dei suoi problemi comuni, misurabili in miliardi non incassati, scialo di risorse pubbliche per una difesa Stato per Stato che vale il minimo rendimento con il massimo sforzo, una debolezza diplomatica e politica sempre più difficile da dissimulare.
Non ultima, arriva la presa d’atto che una misura sacrosanta (tassare i padroni del web facendo tornare sulla terra almeno una parte della nube di miliardi che la sorvola) rischia di essere disinnescata per sempre sull’altare della trattativa con Trump. Si chiama: disarmo economico.

martedì 15 aprile 2025

Premio in tasca!

 





Analisi

 

La strage al balzo
DI MARCO TRAVAGLIO
Ci sono due modi di reagire al criminale bombardamento russo a Sumy con 34 ucraini morti, di cui 2 bambini. Il primo è condannarlo, come si devono (anzi si dovrebbero) condannare tutti i bombardamenti di ogni guerra, inquadrandoli nell’essenza stessa della guerra; e aumentare gli sforzi per favorire i negoziati e rimuovere gli ostacoli dal percorso avviato da Trump per far tacere le armi, evitando altre stragi. Il secondo è usare i morti nel raid per sabotare vieppiù i negoziati, moltiplicando i raid e i morti: come si fece con la strage di Bucha ai primi di aprile del 2022, quando la trattativa di Istanbul fra Mosca e Kiev era giunta a buon punto con il primo “comunicato congiunto” di fine marzo fra le due delegazioni. Biden e l’Ue colsero la strage al balzo per ripetere che con quel criminale di Putin non si doveva trattare. Zelensky negoziò ancora fino al 15 aprile (giusto tre anni fa). Ma, dopo la missione criminale di Johnson a Kiev, ritirò i negoziatori e lasciò deserto il tavolo. La parola restò alle sole armi e sappiamo come andò: altre dieci, cento, mille Bucha. Poi, il 18.12.2024, la sostanziale resa di Zelensky: “Non riusciremo a riprendere militarmente Donbass e Crimea”. Da quel giorno nessuno riesce più a spiegare ai soldati ucraini rimasti al fronte (gli altri hanno disertato o sono sfuggiti alla leva) per che cosa combattono.
Trump e il suo segretario di Stato Rubio hanno scelto la prima opzione: condannare la strage di Sumy e insistere, a maggior ragione, col negoziato per scongiurarne altre. L’Ue ha scelto la seconda: armare sempre più Kiev, che per bocca del suo stesso presidente non riuscirà a riprendere i territori perduti e ogni giorno che passa ne perde altri, ripetendo il macabro mantra della “vittoria militare decisiva sulla Russia” (testuale dall’ultima risoluzione del Parlamento Ue). Chi ha sempre condannato ogni bombardamento – da quelli Nato su Belgrado, sulla Libia, in Afghanistan e in Iraq, a quelli ucraini sul Donbass negli otto anni di guerra civile, a quelli russi in Cecenia, in Siria e ora in Ucraina, a quelli israeliani su Gaza – e ha sempre auspicato che le controversie internazionali fossero risolte con la diplomazia, ha le carte in regola per indignarsi dell’ultima strage. Chi invece usa i 34 morti ucraini a Sumy, soprattutto i 2 bambini (ignorando peraltro i 20mila sterminati da Israele), per allontanare un’altra volta i negoziati e prolungare la guerra fino all’ultimo ucraino, è il primo complice di Putin, che sta vincendo ed è il meno interessato a trattare, a meno di un’offerta che non possa rifiutare. L’alternativa alla diplomazia non è mai stata fra sconfitta e vittoria, ma sempre fra una piccola sconfitta con pochi morti e una grande disfatta con tanti morti. E tante Sumy.

L'Amaca

 

Le parole come petardi
di MICHELE SERRA 

Impressiona lo schiacciamento progressivo del discorso politico (ma forse: di tutti i discorsi) dentro lo schema binario, puerile, istantaneo dei social. Se uno parla di Gaza, subito qualcuno gli strilla: perché non parli dell’Ucraina!? Se uno parla dell’Ucraina, subito qualcuno gli strilla: perché non parli di Gaza!? Una caricatura della dialettica e una caricatura della politica.
Un tempo si aspettavano le prese di posizione dei partiti con una certa solennità.
Erano quasi sempre pompose e incravattate, spesso non dicevano niente che già non si sapesse, ma davano l’idea che qualcuno avesse impiegato almeno un’oretta del suo tempo, magari in apposite riunioni, per buttare giù quella mezza paginetta. Questa ufficialità, anche quando era solo forma, rassicurava, dava l’idea che le parole avessero un peso e una durata. La forma a questo serve: a credere, e far credere, che qualcosa abbia un senso e un peso. Se un medico che deve farti una visita importante per la tua salute ti riceve in bermuda e ciabatte, un poco ci resti male.
Ora le parole scoppiano come piccoli petardi (detti anche miniciccioli, raudi, sfreghini, snappers, cobra), con un fracasso permanente e volatile, tre secondi per dire “Gaza” e sentirsi rispondere “Ucraina”, tre secondi per dire “Ucraina” e sentirsi rispondere “Gaza”. Il primo che appenderà davanti alla sua porta il cartello “oggi non ho niente da dire, forse domani o la settimana prossima”, avrà gettato le basi della rivoluzione.

Altra dimensione

 



Delegazione

 

Rappresentanti delle isole Heard e McDonald, colpite anch’esse dai dazi, sono arrivati a Washington per trattare con CiuffoBiondo!






lunedì 14 aprile 2025

Oh si, accadrà!

 

A volte gioco, forse è azzardato dirlo così, col tempo, raffazzonando dati, ipotizzando scenari allorché le mie particelle scorrazzeranno già da tempo, molto tempo, per l'universo, e questo pensiero m'accomuna al complesso che definiamo spazio, avverto una partecipazione ad un tutt'uno che non riesco ad abbracciare ma che sento e che mi confà positivo agli eventi. 

Cinquecentoventotto anni fa Michelagnolo (lo chiamavano così) scolpiva all'età di 22 anni la Pietà che ammiriamo in San Pietro. Che c'entra coi grandi numeri? 

E' una di quelle bellezze che con dolore tra cinque miliardi di anni si liquefaranno assieme alla Madre Terra, allorché il Sole, terminato l'idrogeno da bruciare, inizierà a consumare l'elio divenendo una gigante rossa enorme che risucchierà Mercurio e probabilmente pure Venere e il nostro pianeta, e se la Terra non si liquefacesse tutto diverrà lo stesso bollente, oceani che assomiglieranno alla pentola con l'acqua in movimento in attesa della pasta! 

Può darsi che da qui a 5 miliardi di anni avremmo già traslocato in un altro pianeta, lontano anni luce, come altresì è possibile, vista l'eclatante stupidità in circolazione oggi, che saremmo da tempo estinti. 

E se ci estinguessimo sono tre i beni che considero anche miei, sono di tutti, e il cui pensiero di dissolvimento mi rattrista già sin d'ora: la Pietà appunto, la Cappella Sistina e la sala trofei del Milan! A parte gli scherzi, è brutto pensare che queste incredibili dimostrazioni di bellezza dell'intero genere umano, ce ne sono anche altre chiaramente ma io tifo per Michelagnolo, un giorno potrebbero evaporare, dissolversi nel nulla! 

Già il fatto che, pensateci, tra centocinquant'anni nessuno si ricorderà più di noi, i nostri pro-pro nipoti non sapranno nulla delle nostre povere gesta, le case, le proprietà attualmente nostre diverranno di chissà chi, giacché, a meno di non aver scritto un poema mitico, di aver creato un quadro estasiante, una scultura da svenimento, tutto il ricordo evaporerà come neve nel vulcano eruttante; in più tra cinque miliardi di anni, esistesse un Gazzettino dell'Universo, si dissolverà questa biglia blu dove, tra idioti e tiranni che guerreggiano senza motivi decenti, la meravigliosa arte umana pregna di meraviglie che, sicuramente, vi fosse una hall of fame intergalattico, sarebbero nella top ten universale. Sia chiaro: non ho visto le altre, ma ammirando le nostre non ho dubbi in merito!