martedì 25 marzo 2025

Che splendido paese!

 



L'Amaca

 

La vera colpa della sinistra
di MICHELE SERRA
Vedi come è difficile leggere il mondo, e raccontarlo. L’idea dominante, sui media, è che i dem americani siano sprofondati nella depressione più nera e nel silenzio più avvilito. Si sghignazza sulle cupe cenette dei radical chic depressi, sul mutismo degli Obama, sulla disfatta mediatica di quelle star (come Taylor Swift, Springsteen, De Niro, George Clooney) che si sono espresse contro Trump — come se una dichiarazione di voto fosse un investimento fallito, e non un diritto democratico, da esercitare non per convenienza, ma per convinzione.
Poi però c’è la gente. Chi sono i trentamila che a Denver vanno a sentire Bernie Sanders (83 anni) e Ocasio-Cortez (35) che invitano a “combattere l’oligarchia”, il governo dei miliardari? E i quindicimila di Tempe (Arizona)? E le migliaia che anche in piccoli centri escono di casa perché qualcuno, come è normale che sia, passa da quelle parti per dire a tutti loro: esistiamo anche noi democratici! Sono popolo, moltitudini di cittadini, il popolo dem che prova a riorganizzarsi, a ritrovarsi, a sentirsi meno solo.
Le piccole categorie mentali di molti osservatori pigri faticano a rapportarsi con gli umori popolari, che non sono univoci. Il cliché giornalistico della sinistra elitaria e della destra popolare è una menzogna (di destra) che la sinistra ha subìto con rassegnazione imbelle. All’interminabile autodafé di sinistra (le colpe della sinistra, le mancanze della sinistra, gli errori della sinistra) bisogna aggiungere questa omissione imperdonabile, e fatale: siamo popolo anche noi, lo dicono i numeri, lo dice la realtà, lo dicono le piazze piene. Perché abbiamo dimenticato di dirlo?

E niente, non ce la fa!

 



Natangelo

 



Scanzi verità

 

È tempo di saperlo: il campo larghissimo è una grande boiata
DI ANDREA SCANZI
Il campo largo – anzi larghissimo – è nato morto, ma ora è addirittura più putrefatto che mai. Se c’è una cosa a cui è servita la proposta scellerata e al tempo stesso cretina della Von der Leyen, è quella di avere definitivamente dimostrato che un’alleanza (più o meno organica) che vada da Fratoianni e Conte a Calenda e Renzi è meno probabile di un intervento intelligente di Scalfarotto. E tutta quella parte del Pd che continua a straparlare di un campo larghissimo onnicomprensivo, dovrebbe se non altro avere la decenza di ammetterlo prima e prendere atto poi.
L’ipotesi di “pace”, ingiusta come tutte le paci e cercata (per interessi tutt’altro che umanitari) dagli irricevibili Trump e Putin, ha provocato una reazione surreale e violentissima da parte di (quasi) tutti coloro che, fino al minuto prima, sul conflitto tra Russia e Ucraina non ne avevano presa mezza. Invece di chiedere scusa per le continue cantonate, tipo “l’Ucraina vincerà” e affini, questi sedicenti espertoni hanno preso la Von der Leyen al balzo, sfruttando i deliri di una politica bollitissima per ricominciare a insultare i cosiddetti (da loro) “pacifinti” e “putiniani”, quasi sempre persone che sulla guerra in Ucraina c’hanno (purtroppo) preso nove volte su dieci.
È come se il piano (si fa per dire) Von der Leyen avesse levato il tappo del livore a un sacco di giuggiole, puntualmente coincidenti con quell’immarcescibile mondo salottiero renzian-pidino che tra 2014 e 2016 diede il peggio di sé, dimostrando un amore tanto cieco quanto citrullo per quella macchietta scondita della Diversamente Lince di Rignano. Anche in tivù si respira spesso lo stesso clima di guerra santa e senza sconti di dieci anni fa: da una parte il “populismo sinistro-grillino”, dall’altro la “pseudo-intellighenzia illuminata”. Giornali e tivù sono pieni di tromboni, sputtanati oltre ogni immaginazione, che non vedevano l’ora di dimenticare l’esperienza del Conte-2 e le ipotesi di campo progressista à la Bersani per ricominciare la caccia all’untore. Tale “untore”, va da sé, coincide con i soliti putribondi figuri: la sinistra radicale di Fratoianni (attaccato per polemiche imbecilli tipo la Tesla); i cani sciolti alla Santoro; i 5 Stelle, che ieri avevano la colpa di “essere di destra” e ora pagano evidentemente la tara di essere troppo “progressisti” (e dunque pacifisti); e il Fatto Quotidiano, che per non pochi osservatori è il padre di ogni male e ha ontologicamente torto.
Gli esempi di tale scontro fratricida (e ancor più demente, perché è l’ennesimo regalo alla Meloni) sono infiniti. La santificazione a casaccio dell’ultima messa laica di Benigni, preso a emblema di un europeismo retorico e imprecisato da contrapporre ai “portavoce di Putin” (ciao core). La piazza che conteneva tutto e il suo contrario di Serra, dove il colpevole principale non era neanche Putin (men che meno Netanyahu) quanto Conte. Gli scazzi violentissimi tra Mastrobuoni e Orsini, Calenda e Basile e ancora Calenda (ormai in versione eterna da Dottor Stranamore sotto sbronza da napalm) e Travaglio. Eccetera. Siam sempre lì: per larga parte del Pd (si spera non della Schlein) chiunque è meglio dei Conte, Orsini e derivati. A partire da Calenda e Renzi, due leader (va be’) con meno voti di Guida Bardi (chi?) e meno coerenza di Calhanoglu, che però continuano a essere pateticamente adulati da giornaloni ed editorialisti meno lucidi di Bukowski al trentesimo whiskey. Questa situazione è perfetta per far durare la Meloni almeno altri dieci anni: daje fenomeni! Vediamo di capirlo una volta per tutte: il campo larghissimo è un obbrobrio impossibile e al contempo idiota. O il Pd punta su Conte e Fratoianni, o torna da Calenda e Renzi: tertium non datur. E chi continua a credere che una Boschi possa convivere con una Appendino e un Calenda con un Conte, è semplicemente fuori dal mondo. O peggio ancora un meloniano in incognito.

Indefessi o fessi?

 

Sindrome cinese

di Marco Travaglio 

Sembra ieri che Nato e Ue dichiaravano guerra alla Cina. Hacker e troll cinesi, come i russi, truccavano tutte le elezioni occidentali (“Elezioni, l’onda fake da Cina e Russia”, Corriere). E fabbricavano persino “fake news contro Kate Middleton” (Giornale). E poi ’sti cinesi, oltre a essere tutti uguali e a non morire mai, “stanno silenziosamente defraudando l’Italia delle sue tecnologie e delle sue aziende” (Rep). E che dire delle “bodycam destinate ai poliziotti” comprate “sotto il governo Conte” e del “filo con la Cina che allarma gli 007” (Corriere)? E di Pechino che “ci spia attraverso l’ambasciata e la rete diplomatica” (Libero), ma pure con le “telecamere di sicurezza cinesi” (Corriere)? E “i parlamentari italiani spiati dalla Cina e le interferenze che ancora non vediamo” (Foglio)? E le “ombre cinesi sul black-out dei cellulari in America” e “la mano di Pechino dietro le nuove droghe” (Libero)? E “gli occhi russo-cinesi sulle Svalbard”, le decisive isole nel Mar Glaciale Artico con ben 2.940 abitanti (Foglio)? Senza contare che la Cina ci controlla e ci pilota con Tik Tok, che va bandito da tutto l’orbe democratico. Il 29.6.22 Stoltenberg tuonò: “La Cina minaccia interessi, sicurezza e valori della Nato” e tutta Europa fece sì sì. Nel febbraio ’23 Biden denunciò un attentato alla sicurezza nazionale: un pallone aerostatico cinese giunto in Montana dal Pacifico. Pechino disse che era una sonda meteo dirottata dal vento. Ma gli Usa: “È attrezzata per attività di spionaggio”. Blinken annullò la visita a Pechino e fece abbattere quel pallone a elio da 12 dollari con un missile aria-aria da 400 mila dollari lanciato da un caccia F-22. Il mondo trattenne il fiato, poi il Pentagono dovette ammettere che era una sonda meteo e non aveva spiato una mazza.

Nel luglio ’24 la Nato ribadì che la Cina è il nostro “rivale strategico”. E l’Ue sempre a rimorchio. Su Rep Merlo stilò il “lungo l’elenco di italiani illustri sedotti dalla Cina, a cominciare da Grillo, Conte, D’Alema”. Infatti Conte, noto trumpiano filo-russo/cinese, aveva firmato la Via della Seta per non farci fregare anche quel mercato dai presunti amici. Poi la Meloni la stracciò d’intesa con quel gran genio della Belloni e si meritò il bacetto di Biden sul capino. Ma non bastava: “Bisogna liberare l’Africa dal controllo russo-cinese”, annunciò marziale Urso, pregustando nuovi posti al sole. Ora, contrordine. “Ursula rilancia: ‘Pronti a espandere l’intesa con Pechino’” (Rep). “I dazi di Trump aprono a Pechino le porte dell’Ue” (Stampa). “La tentazione dell’Europa di tornare a chiedere aiuto alla Cina” (Foglio). Gentile Xi Jinping, ha per caso conservato una fotocopia della Via della Seta? No, perché questi pagliacci cambiano più amici e nemici che calzini e mutande.