martedì 4 marzo 2025

Somara!



Urticante come un pomeriggio in biblioteca con Donzelli, pruriginoso come trovar Sgarbi in un eremo, vomitevole come veder Salvini recitare un rosario, questa imbelle massima, fascista mascherata da democratica, ha deciso di scialacquare 800 miliardi di euro in armi, a nome nostro, in virtù di fobie orchestrate ad arte da orchi malvagi ed assatanati fagocitanti  risorse da sottrarre alla comunità, che siamo sempre noi, grazie alla sottomissione ad un guappo cravattaro impegnato a porre termine ad un conflitto senza far innervosire multinazionali belliche che lo soggiogano e alle quali, in concerto con le banche armate, ha promesso altro flusso abnorme di denaro, il nostro, visto che la poveretta in foto verrà obbligata ad acquistare quasi esclusivamente prodotti di morte “iuesei”, sfanculando dignità, ragione e, soprattutto, lealtà intellettuale. 
Con un solo aereo dicono che si potrebbero costruire una quarantina di asili, e questa somara e la gentaglia che la riverisce decide di dissolvere una quantità di risorse che probabilmente renderebbero questo continente migliore, molto migliore. Ma la madre di tutte le sconcezze risiede nella sua dichiarazione a supporto dell’improvvido piano armato: “la forza è la via per la pace!” 
La forza è la via per la pace… mumble mumble… la forza è la via per la pace. 
Signora, mi permetta: se ne vada a cagare lei e quelli come lei! Non commetterete questo abominio in mio nome! Non ve lo permetterò mai!

In breve



Se l’interesse generale, universale, è quello di far tacere le armi, di fermare la perdita di vite umane - due giorni fa droni russi hanno ucciso cadetti ucraini, giovani mandati al macello - se la ragione, le religioni, la filosofia c’insegnano che la guerra è merda, sempre e oltre ogni ragionevole dubbio, allora anche uno psicopatico di tale stazza può contribuire al suo raggiungimento. Non m’interessano tavoli, riunioni, incontri, strategie, arzigogoli, balordi, commentatori, peripatetici, pennivendoli e quant’altro. Sono totalmente orientato sul francescanesimo più puro, la pace con ogni mezzo, il dissolvimento del bellicismo, l’evaporazione di tutte le multinazionali di morte, comprese le banche armate che lucrano sui cadaveri. Non mi avrete mai,  non contate su di me ora che idioti a Bruxelles ci stanno spaventando per spendere miliardi in armamenti sottraendo risorse per il sociale. Sorgesse un fascista - son tranquillo perché è impossibile - che s’ergesse a paladino di quanto detto, lo appoggerei. E ora mi documenterò sulla possibilità che i miei soldi che destino al circo europeo dedito al malaffare bellico, non finiscano in opere di morte. Ci sarà qualche corte internazionale sana di mente che appoggi questa mia volontà? Non lo so. Ma mi sono rotto i coglioni di tutti questi soloni a pernacchia che paventano occupazioni e terrore. Non mi avrete. Ah dimenticavo: a culo tutto il resto (cit.)

Iniziativa

 

Una piazza per l’Europa? Con bandiere della pace
DI TOMASO MONTANARI
Per cosa manifesterà la “piazza europeista” del 15 marzo? A giudicare dalle adesioni, chi ci sarà avrà idee molto diverse sull’Europa, anche radicalmente opposte. “Zero bandiere di partito, solo bandiere europee”: ha scritto l’ideatore della manifestazione, Michele Serra. Giusto, ma accanto alla bandiera europea dovrebbe essercene un’altra: quella della pace. Una bandiera che impedirebbe ai governi europei di mettere il cappello, anzi l’elmetto, a una manifestazione di popolo “per la libertà e l’unità dei popoli europei”. ‘Libertà’ è la parola con cui JD Vance è venuto in Europa a predicare l’osceno verbo trumpiano Make Europe Great Again. Ma non è evidentemente quella, la libertà che vorremmo: e allora qual è?
La risposta dei governi europei – riuniti a Londra, cioè significativamente fuori dall’Unione – è stata chiara: la libertà di armarsi e prepararsi alla guerra. Tutta la spesa pubblica che fino a ieri pareva impossibile all’Europa dell’austerità e del mercato, oggi è magicamente disponibile: purché quei soldi si spendano in armi. Bisogna difendersi dal nuovo Hitler, ci si dice. Dimenticandosi che era lo stesso Putin che, nel 2001, combatteva come campione dei valori occidentali contro l’impero del male islamico: precedente che dovrebbe insegnare a diffidare dalla propaganda che incita alla guerra. Il ceto di governo europeo che si è pervicacemente rifiutato di provare a mettere al tavolo delle trattative Ucraina e Russia (perché non poteva farlo continuando a predicare una impossibile ‘vittoria’ contro la Russia nucleare), oggi ripete che la strada è “riarmare l’Europa”. Dove il prefisso è veramente inquietante: riarmarla, come prima della Seconda guerra mondiale. Con quale scopo? Difenderci dalla Russia, dalla Cina, da un’America impazzita (le cui basi nucleari costellano il nostro continente) che potrebbe attaccare la Groenlandia danese? Dove si ferma la retorica di un preteso realismo, che assomiglia sempre di più a un interessato terrorismo bellicista? Se dirotteremo ciò che resta della spesa sociale in armi, non succederà forse che i cittadini europei, sempre più disperati e senza una vita decente, rifiuteranno definitivamente questa democrazia, portando le estreme destre al governo davvero ovunque? Un’Europa armata fino ai denti, ma senza unità politica e divisa in Stati-nazione governati da nazi-fascisti: l’idea di Ventotene rovesciata nel suo mostruoso contrario. Un rischio che mi pare decisamente più certo e attuale (nel senso che è già in atto in molti paesi) della volontà presunta di Putin di inghiottire tutta l’Europa.
Francesco Pallante ha sottolineato le responsabilità enormi dei tecnocrati ‘europeisti’ (stirpe oggi rappresentata da Mario Draghi, instancabile profeta delle armi), ricordando un agghiacciante passo dell’autobiografia di Guido Carli in cui si afferma candidamente il dogma per cui “l’Unione europea implica la concezione dello ‘Stato minimo’, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione delle modalità di composizione della spesa, una redistribuzione delle responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi, l’autonomia impositiva per gli enti locali, il ripudio del principio della gratuità diffusa (con la conseguente riforma della sanità e del sistema previdenziale), l’abolizione della scala mobile […], la drastica riduzione delle aree di privilegio, la mobilità dei fattori produttivi, la riduzione della presenza dello Stato nel sistema del credito e nell’industria… l’abolizione delle normative che stabiliscono prezzi amministrati e tariffe”. È la fotografia millimetrica del disastro dell’Europa di Maastricht – un’Europa di capitali liberi e popoli schiavi –, della fine dello Stato sociale, della divisone radicale tra ricchi e poveri, della delocalizzazione della produzione; e anche, tutte intere, idee come l’autonomia differenziata, o la torsione esecutivista della democrazia (oggi da noi si chiama ‘premierato’, in Ungheria semi-dittatura). Tutti questi delitti sono stati commessi in nome dell’Europa: e oggi manca solo l’ultimo, quello della guerra.
Questa manifestazione può essere un coraggioso salto in avanti, che ci tiri dalla morsa di questa angoscia terribile. Ma non servirà, se tutto resta ambiguo e non detto: se non decidiamo, usiamo un’espressione cara a Stefano Rodotà, di invertire la rotta. “Qui o si fa l’Europa o si muore”, ha scritto Serra, ma se continuiamo a farla come l’abbiamo fatta, e ora imbocchiamo anche la strada della guerra, quella “o” disgiuntiva rischia di trasformarsi nella congiunzione “e”: si fa l’Europa e si muore. È per questo che la bandiera della pace accanto a quella europea direbbe la cosa più importante: stiamo dalla parte dei popoli europei, anche di quello ucraino. Li vogliamo vivi.

Tutti pazzi

 

Droga, che fare?
di Marco Travaglio
Anzitutto una rettifica: la comunità di recupero per tossicodipendenti che s’è riunita a Londra sotto le insegne dell’Europa era tutto fuorché europea. C’erano Turchia e Canada, che non sono in Europa. C’era la Gran Bretagna padrona di casa, uscita dall’Ue con la Brexit. C’erano Norvegia e Ucraina, che non sono nella Ue. Di cui mancavano 16 membri su 27: Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Un mischione coronato dai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Von der Leyen e Costa, e dal segretario della Nato Rutte (altro intruso). La lista degli invitati doveva garantire la massima coesione, come nel precedente vertice non-europeo all’Eliseo, con Macron e altri sette nani. Invece anche stavolta ciascuno è andato per conto suo, senza neppure poter dare la colpa al cattivo Orbán. Alla fine, un frullato cacofonico e contraddittorio di “cessate il fuoco in Ucraina”, “piano di pace”, “truppe” e “missili antiaerei”, “riarmo europeo”: tutte espressioni vuote che, appena un leader le annunciava, gli altri si affrettavano a smentirle. Se ne deduce che la non-Europa vuole la pace, ma anche la guerra. Cioè non sa cosa vuole, ma sa cosa non vuole: che la pace la faccia Trump. Ma non ha uno straccio di idea su come impedirgli di farla o, peggio, anticiparlo promuovendo un negoziato russo-ucraino in proprio.
Stiamo parlando di un gruppo di tossici assuefatti al Fentanyl del bellicismo (copyright Daniela Ranieri) che non riescono a disintossicarsi da tre anni di guerrapiattismo: infatti, dopo aver regalato la parola pace a Trump, a Orbán e ai nazi tedeschi, tremano come foglie all’idea che scoppi la pace e non riescono a parlare che di truppe, missili, bombe, riarmo. Trump, con Putin e Xi, sta spostando l’asse dello scontro fra potenze dal piano militare a quello commerciale. Che fra l’altro sarebbe il più congeniale all’Europa, ove mai esistesse. Ma gli eurotossici continuano a vivere nella loro vecchia e diroccata caserma, senza neppure accorgersi di avere le casse e gli arsenali vuoti. E a preparare future guerre che combatteranno da soli contro nemici-fantasma. Intanto continuano a imbottire di Fentanyl il povero Zelensky, anziché aiutarlo a disintossicarsi con robuste dosi di verità e realismo come hanno tentato di fare l’altro giorno Trump e Vance alla Casa Bianca, magari con modi e toni meno brutali. Un’opposizione degna di questo nome dovrebbe unirsi per spingere il governo a dissociarsi dalla piazza di spaccio che si fa chiamare Europa, dicendo sì a negoziati immediati e no ad armi e riarmi assortiti. Così la Meloni potrebbe persino ritrovarsi a rispettare, senza volerlo, la Costituzione.

L'Amaca

 

Una compagna di scuola
DI MICHELE SERRA
Eleonora Giorgi aveva pochi mesi più di me, la riconosco non solo come coetanea, anche come coeva: la sua (mia) generazione credeva che tutto fosse possibile.
Ricordo di lei, più di ogni altra cosa, sicuramente la più banale: la copertina diPlayboy , il corpo esibito e libero.
Era il 1974, avevo vent’anni e dunque aveva vent’anni. L’edicola era un luogo di ritrovo importante, cento volte più di adesso.
Oggi la nudità non è una scelta e tantomeno una sfida, è un ordinario consumo, basta un clic per denudare l’umanità al completo, e le tette, come tutto il resto, sono solo una voce in catalogo. Ma allora le tette al vento (vedi Guccini, Eskimo ) erano una specie di bandiera, senza chiedersi troppo se fossero o non fossero, sulla via della liberazione sessuale, un passo avanti o una nuova maniera di sottomettersi allo sguardo maschile. Semplicemente, la nudità era una conquista dopo millenni di corpo prigioniero, ci scandalizza ilburqa ma noi altri ne siamo usciti da poco.
Poi la vita bastona, segna, ridimensiona, castiga, lei ne ha passate di tutti i colori, il lutto e la droga, qualcosa finisce sui giornali, qualcosa rimane (per fortuna) nelle stanze dove si vive e ci si innamora, di nascosto dagli altri.
Il gossip non svela mai niente di serio e di vero, al massimo seppellisce e nasconde, il gossip è una truffa.
Non so dire bene perché, ho sempre letto le notizie su di lei (in alcuni periodi: pochissime) con una inspiegabile solidarietà, come se avessimo fatto le scuole insieme.
È come se fosse morta una compagna di scuola, la più bella della classe.

Vai di riarmo!

 



Natangelo