mercoledì 12 febbraio 2025

Natangelo

 



52simi

 



Robecchi

 

Misteri della fede “Donald theology”, quando i poveri ti stanno sulle scatole
di Alessandro Robecchi
Come tutti sappiamo, e la Storia ce ne ha date infinite prove a partire dal balcone di piazza Venezia, essere ridicoli non esclude l’essere pericolosi, anzi. L’ultima conferma ci viene – ma guarda un po’ – dalla Casa Bianca, un posto dove abita Donald Trump, in subaffitto Elon Musk e poi giù giù per la scala gerarchica una pletora infinita di consiglieri squinternati, estremisti bianchi, portavoce isterici, funzionari che sembrano usciti da un film di Kubrick (scegliete voi tra Il dottor Stranamore e Shining). Uno si dice che gli autori della commedia devono essere bravissimi, per inventarsi una trovata tutti i giorni, e anche più volte al giorno, e il pubblico sceglie la sua gag preferita da raccontare al bar. Ecco: la creazione del Faith Office, l’“Ufficio della Fede”, sembra finora una delle migliori, perché si scivola da Kubrick ai Monty Python e viene da fare i complimenti al cast.
Nella foto diffusa dalla Casa Bianca – quella dove una trentina di predicatori, telepredicatori, guru paracristiani, pastori delle più improbabili chiese e congregazioni posano intorno a Trump – c’è tutto, ma proprio tutto, il campionario dell’attuale follia americana. Roba che se un autore satirico l’avesse consegnata al direttore se la sarebbe vista respinta: “Va bene il grottesco, ma non esageriamo!”. E invece.
Non si capisce bene cosa dovrebbe fare il nuovo ufficio presidenziale a proposito di fede, ma quel che si legge qui e là è che dovrebbe arginare i “pregiudizi antricristiani”. Perbacco. Per arginare i pregiudizi anticristiani Trump ha scelto la sua personale consigliera spirituale (eh? ndr), una certa Paula White, una che dice che “Opporsi a Trump equivale a opporsi a Dio”, e che vuole dichiarare la Casa Bianca “Luogo santo”, aggiungendo che “È la mia presenza che santifica il posto” (la modestia è tutto, sapete). La compagnia di giro nella foto è già di per sé esilarante senza nulla aggiungere. Ci sono il cantante Kid Rock e il tastierista dei Journey, incidentalmente marito della White (secondo marito, per essere precisi), poi vari mental coach, gente che ha scritto libri su come liberarsi dai debiti, creazionisti, autori di podcast sulla Bibbia, quasi tutti tengono corsi sulla fede, chi in presenza e chi online, gente convinta che Darwin era un farabutto comunista.
La regina però è lei, la telepredicatrice Paula, che dice di aver visto Dio nel 1984, e da allora non si è più ripresa. A leggere la sua biografia ci si perde tra chiese fondate, fallite, rifondate, fuse con altre chiese, dove distinguere tra preti e amministratori delegati è una fatica, quella sì, di portata biblica. Tra le note di colore ci sono 900.000 dollari di fondi pubblici per costruirsi una villa e un milione per distribuire stipendi ai famigliari (è il caro-chierichetti, una vera piaga). La signora White non è solo predicatrice, ma anche teologa, si direbbe, avendo affinato e perfezionato la speciale Prosperity Theology “teologia della prosperità”, che dice che se sei ricco e in salute è perché Dio ti vuole bene e ti ricompensa; mentre invece se sei povero e sfigato, magari col diabete e la pressione alta, a Dio gli stai sul cazzo. Cosa risolvibile, comunque, donando un minimo di mille dollari alla Chiesa di Paula White. Così, a occhio, sembrerebbe una cosa ridicola, e lo è senza dubbio. Peccato che, come si diceva, essere ridicoli non escluda l’essere pericolosi, e se Dio esiste, da qualche parte, si spera in un suo intervento tempestivo. Un fulmine ben assestato dovrebbe bastare.

Nelle scuole!

 

Non ci fosse quel balordo in cattedra questo pezzo lo proporrei nelle scuole!
Viva l’America!
di Marco Travaglio
Nella commedia Viva l’Italia di Massimiliano Bruno, Michele Placido è un politico corrotto colpito da un morbo che gli inibisce le bugie e le ipocrisie e gli fa dire solo la verità. È quel che accade su scala planetaria ora che Trump inizia a svelare, senza trucco né maquillage, il vero volto degli Usa. Che hanno sempre badato al loro tornaconto, fregandosene di perdite di tempo tipo democrazia, diritto internazionale, principi umanitari, autodeterminazione dei popoli, solidarietà fra alleati. Come i loro nemici di turno. Ma sinora erano riusciti a nascondere i cazzi loro dietro alti valori morali, grazie alla propaganda ben pagata dei loro servi sparsi per il mondo. Trump, con la brutalità di un castigo divino veterotestamentario, annuncia che il re è nudo. E i trombettieri atlantisti non sanno cosa mettersi. Il caso Kiev, se non avessimo mandato al macello centinaia di migliaia di ucraini e in rovina l’economia europea per una guerra persa, sarebbe perfetto per una farsa di Baron Cohen.
Tre anni a ripetere che armavamo l’Ucraina per difendere la Democrazia dall’Autocrazia, l’Impero del Bene dall’Impero del Male; e ora Trump dice che l’Ucraina “potrebbe diventare Russia”. Ma, se vuole altre armi, deve sganciare 500 miliardi in terre rare, sennò lui che ci guadagna? E deve chiedere le armi all’Ue, che dovrà acquistarle dagli Usa. Come il gas che, dopo le sanzioni a Mosca, compriamo dagli States a prezzo quadruplo e dobbiamo pure rigassificarlo. Qualche gonzo dirà: Trump odia l’Europa, mentre Biden&C. l’amavano. Balle. Ciò che ne pensavano i predecessori di Trump lo urlò la loro inviata Victoria Nuland nel 2014 mentre organizzava la rivolta a Kiev per rovesciare il legittimo presidente Yanukovich: “Fuck the Eu!” (l’Ue si fotta!). I loro piani di guerra alla Russia, concepiti dagli anni 90 per stravincere la guerra fredda e smembrare la prima potenza nucleare e il più grande Paese al mondo, passavano dal massacro dell’Ue per staccarla dal mercato russo (e cinese) e riportarla all’ovile. Con l’aggiunta dei dazi, iniziati ben prima di Trump. Solo che gli euro-allocchi erano accecati dall’idiozia degli “interessi euro-atlantici”, da tempo antitetici. Infatti, ora che Trump parla chiaro, le cancellerie Ue diventano anti-americane fuori tempo massimo. Ieri allestivano vertici di pace sull’Ucraina senza la Russia: ora leggono sui giornali che Trump e Putin si accordano senza di loro e piatiscono un biglietto omaggio. Zelensky, comico sempre più tragico, deve inseguire Trump come un barboncino. E gli ucraini rimpiangono la neutralità di Yanukovich, due volte eletto e cacciato per conto terzi, costretti come sono a scegliere se farsi rapinare dalla Russia o dagli Usa. Più probabile da entrambi.

L'Amaca

 

Come i piccioni a fine partita
DI MICHELE SERRA
Lo scontro tra Elon Musk e Sam Altman per il controllo dell’intelligenza artificiale ci appassiona quel tanto (anzi quel poco) che basta per capire che siamo semplici spettatori di un derby tra miliardari. Lo siamo sempre stati? Non in questa misura. In qualche maniera, in epoche precedenti, perlomeno nelle democrazie, la sensazione, se volete l’illusione, era che la partita per il governo dell’economia e per l’assetto del mondo fosse qualcosa che riguardasse, se non ciascuna persona, moltissima gente. Del Novecento si può pensare tutto il male possibile: non che sia stato un tempo rinchiuso in poche stanze.
Chiamatela, se volete, lotta di classe, o più banalmente contesa politica, fatto sta che la posta in lizza era esattamente ciò che oggi non sembra più esserlo.
Qualcuno è scappato con il pallone, e la partita se la giocano in pochissimi.
A partire dalla corsa al cosmo e alle nuove tecnologie, è come se ci fosse stata una privatizzazione di fatto del futuro.
La nostra presenza è prevista, forse anche richiesta, ma solo in qualità di spettatori.
Un immenso pubblico mondiale al quale è concesso di fare il tifo, applaudire, fischiare, ma non di partecipare al gioco.
È molto spiegabile, in questo senso, il progressivo distacco di moltitudini di persone dalla politica. Manca, per fare politica, un elemento decisivo, che è la sensazione di contare qualcosa.
O almeno qualcosina. Nel frattempo, in questo turno di campionato, se la giocano Musk e Altman. Può ritenersi soddisfatto solo chi si accontenta di raccogliere le briciole, come i piccioni quando lo stadio si svuota.

Nel club

 


E così dopo le colonne sonore di Nuovo Cinema Paradiso e C’era una volta in America, ecco che annovero nel club degli “inascoltabili”, a meno che non siano corroborati da un mix di AC-DC - Rolling e Boss prima del lifting, “Quando sarai piccola” di Simone Cristicchi, ascoltata grazie ad un perfetto slalom evitante i ruttanti a torso nudo o con occhi malformati che con i loro testi cazzo&campana, le insulse melodie tentano di fuorviare il senso naturale della canzone, ossia pertugio scatenante emozioni, e cocktail Martini - sia chiaro: chapeau a Giorgia e a pochi altri -. Cristicchi tocca il cuore, la mamma è sempre la mamma, ne spacca i trigliceridi obnubilanti che fan sembrare normalità gli attuali ragionamenti - ciao core - di biondoni psicopatici d’oltreoceano, di ciociare investite di un potere deviato, come i servizi, di fetecchie consumistiche e di costume per alimentare la voracità dell’attuale sistema plutocratico alterato e pericoloso, al fine di convincerci che possiamo, tutti, ragionare, meditare, insufflarci cammei ristoratori.  

C’è dell’altro ci dice Simone, eccome se c’è dell’altro! Sentimenti, emozioni, crogioli di vita vera e, dulcis in fundo, chiederei info su quel signore in bianco, leggermente sofferente, che per qualche minuto si è preso, giustamente, la scena per parlare di pace, di insensatezza di armi e guerre: sbaglio o da qualche anno, scusi l’ardire Santità, non se lo cagava nessuno, i soloni in tolda lo insonorizzavano, sbeffeggiandolo, impegnati ad armare un comico idiota e psicolabile al fine di convincerci di poter vincere un conflitto contro un assassino pregno di migliaia di testate nucleari, preferendo alle sue parole peripatetici a gettone infoiati e adoranti il motto attuale, “armi uguale lucro”, tanto abbacinante politici di un’insensatezza simile al QI del Bimbominkia e di Donzelli? 

Chiedo per un amico.     

martedì 11 febbraio 2025

Precipitosamente



Quando esci di casa della zia, famosa interprete di burlesque degli anni ‘50, perché la calderina sfiamma esageratamente…