Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 11 febbraio 2025
lunedì 10 febbraio 2025
Disorientato
Situazioni contingenti mi hanno portato a guardare sabato scorso Verissimo su Canale 5, trasmissione diretta dalla compagna del capo Mediaset; non credevo di trovare un livello così basso nella tv del pomeriggio, leggasi spazzatura pura.
Verissimo invita degli ospiti che vengono trattati come vip; inizialmente ho dato la colpa alla canizie, quasi rammaricandomi di aver perso contatto col mondo dello spettacolo.
"Il prossimo ospite è Cristina Foppani!" (nome di fantasia): entra una ragazza mora, al solito ritoccata e subito in cervice parte la domanda: " e questa chi è? Avrà fatto del cinema, sceneggiati, canta?"
Vengo a sapere che la poveretta trattata da famosa è stata per qualche mese dentro la Casa del Grande Fratello! Quindi non sa recitare, non canta è un vulnus artistico. La notorietà le è arrivata grazie alla clausura imposta dal programma più sciatto in circolazione, dove arte e bellezza non possono entrare. E questo truccatissimo disguido racconta dei suoi amori, delle difficoltà sorte al suo rientro nel mondo normale, ricorda personaggetti (cit.) insipidi, evaporanti, fregnacce dello show usa e getta che rimbambisce, ovatta, ridicolizza la realtà.
"Come va con Roberto?" - e mi parte subito il "e kikazzzo è Roberto?" - come se a noi interessasse anche minimamente la situazione sentimentale della poverina!
Insomma, un rincoglionimento generale, forse fatto pure ad arte. Una quotidiana iniezione di nulla per ovattare malumori, pensieri; un sedativo squalificante lo spettatore che s'allontanerà subliminalmente dalla gestione del reale.
Nemmeno un cenno alla sensatezza di porsi un dubbio: "ma a me che minkia importa se Renato e Luana han litigato stanotte e a colazione non si sono parlati?"
Chissà se un giorno qualcuno porterà alla luce l’esistenza di un progetto di rimbambimento generale al fine di provocare danni politici senza alcun fastidioso risentimento popolare! Di sicuro sul tappeto sono eclatanti i danni e storture costituzionali. Un dato di fatto.
domenica 9 febbraio 2025
Vincitore
Sembra perennemente in competizione per ambire al titolo di “imbecille del millennio”, e lo è così abissalmente da non accorgersi di aver già stracciato tutti gli avversari. Il Bimbominkia che va al raduno della feccia d’Europa asserendo “meno Europa più libertà” non comprende che, senza il sostegno comunitario, saremmo già ridotti ad una nuova Grecia, con un debito allucinante e titoli di stato ridotti a carta straccia. Non comprende l’Idiota di agevolare la volontà dello Psicopatico Biondo e del suo sodale Ketaminico, che nel loro trip sognano la disgregazione del vecchio continente per papparselo definitivamente.
Consiglierei di consegnarli il trofeo: hai stravinto Bimbionkia! Sei l’Imbecille del Millennio! Standing ovation!
L’Amaca
Umanità contro Nazione
di Michele Serra
I “patrioti europei” che si sono incontrati a Madrid di europeo non hanno niente. Mai nome fu più usurpato: un vero e proprio falso ideologico. Sono nazionalisti uniti tra loro solo dall’ostilità per l’unità europea. Dunque, antieuropeisti. Per giunta alleati di Trump e di Musk, un tempo si sarebbe detto “al soldo dello straniero” (non metaforicamente, visto che Musk li foraggia apertamente).
Sono portatori insani di un nazionalismo vecchio come il Novecento, reazionari in purezza. Sono europei senza l’Europa e cristiani senza Cristo (senza il Vangelo). Sono dunque, alla fin fine, imbroglioni.
Prendono molti voti, segno che l’imbroglio è efficace. Così efficace che magari ci credono loro per primi, di essere europei e cristiani: un auto-imbroglio, una falsa coscienza. Ma non hanno abbastanza voti per vincere ovunque, e ovunque scassare l’Europa.
Nella levata di scudi contro le sanzioni di Trump alla Corte dell’Aia, manca l’Italia di Giorgia Meloni, e si capisce bene perché: i governi nazionalisti considerano nemica qualunque autorità o istituzione sovranazionale (vedi il caso Almasri). Ma c’è l’Inghilterra, sebbene uscita dall’Unione e tradizionalmente molto legata all’America.
Questa chiave di lettura (difendere o attaccare le istituzioni sovranazionali) forse è la sola maniera di leggere il nostro evo. Nazionalismo contro internazionalismo.
Prima ancora di capirlo razionalmente, “sentiamo” che il punto di vista umanistico, e forse il punto di vista umano, è sovranazionale. Poi, come tradurlo in politica, e in voti, non è facile. Ma esiste un’altra strada?
Elena
Comunismo = Nazismo? È pura propaganda Ue
di Elena Basile
Nel dibattito pubblico relativo alla politica internazionale regna la confusione, come se la logica avesse abbandonato il mondo e il linguaggio divenisse sempre più bivalente nell’accezione orwelliana. Il principio di non contraddizione aristotelico è stato cancellato. Le posizioni politiche affermano A e il contrario di A. Gli esempi sono molteplici. Il Parlamento Ue, che non è un organo legislativo, obbedendo alle direttive di un esecutivo miope e asservito alle oligarchie, equipara i simboli nazisti alla falce e martello comunista. Nella ricostruzione storica è sbagliato, come Luciano Canfora ci dimostra, mettere sullo stesso piano Hitler e Stalin, ma possiamo comprendere che i campi di concentramento nazisti siano simili nella violenza totalitaria ai gulag. Risulta tuttavia inquietante che non si faccia la differenza tra una ideologia nazista e razzista, basata sul disprezzo del debole e del malato, prona a giustificare il predominio di una “razza”, e il sogno comunista di un mondo senza classi e ingiustizie sociali. Da un lato un mondo distopico e aberrante, dall’altro una utopia di stampo evangelico. Non si nega che le due ideologie avevano in comune la mancanza della protezione dei diritti individuali, né si dimentica che le loro realizzazioni sono state una sconfitta per la storia democratica dell’umanità. Il concreto agire si allontana sempre dai suoi archetipi: la Chiesa dai suoi precetti, gli Stati dalle Costituzioni. Rimane inquietante che si sia voluto sporcare un simbolo – falce e martello – di lotta e liberazione degli oppressi, senza comprenderne il legame con le speranze umanistiche e assimilarlo all’infame nazismo, alla deviazione perversa del pensiero.
Le manifestazioni per una Palestina libera continuano a essere considerate “antisemitismo” dalla maggior parte della stampa. Esponenti della comunità ebraica rispolverano un vittimismo che apparirebbe un tantino anacronistico, soprattutto in relazione allo sterminio dei palestinesi, all’inferno calato su Gaza, all’esodo di 300 mila paria, uomini, donne, anziani, bambini, che marciano verso le loro case per trovare solo detriti. Trump, incarnazione del fascismo postmoderno, non comprende come mai questi “matti” ritornino alle loro case e richiamino il diritto alla loro terra. Basta costruire casette popolari, in un imprecisato altrove, per questo popolo miserabile e dimenticheranno Gaza, una striscia di terra col buon clima, davanti al mare e ai giacimenti di gas, che diverrà un’opportunità per le agenzie immobiliari statunitensi e israeliane. La pietas è scomparsa. Politica e media pagano il loro tributo alla lobby di Israele: la cultura umanistica, una delle maggiori conquiste della civiltà occidentale, è cancellata. Considerare il ripudio delle posizioni di alcune comunità ebraiche a difesa delle stragi dei palestinesi come “rigurgito antisemita” falsifica la realtà e la storia. L’antisemitismo è odio per gli ebrei per quello che sono: religione, abitudini, tratti somatici, non per quello che fanno. È lecito per un ebreo odiare un nazista? Sarà lecito per chi difende oggi le vittime provare sentimenti di ostilità nei confronti di chi (anche ebreo) sostiene i carnefici e non prende le dovute distanze dal massacro in corso. Bisogna comprendere che gli ebrei di oggi sono i palestinesi.
Infine la peggiore ambiguità si riscontra in relazione all’Ue. Coloro che hanno affossato il sogno europeo, tradendo gli ideali di pace e prosperità, difendendo un ordo-liberismo che ha divorato le ragioni del lavoro e ha acuito le asimmetrie tra Nord e Sud, sostenendo il mercato, l’unione monetaria ma non fiscale né politica o federale, oggi tornano alla ribalta, parlandoci di sovranazionalità e debito comune per una fantomatica difesa Ue, che non potrebbe non essere schiava di interessi geopolitici statunitensi, non europei, come la guerra in Ucraina ha dimostrato.
Livello merdone
Il balurdùn
di Marco Travaglio
Sarà che il potere dà alla testa e logora anche chi ce l’ha, ma prima o poi arriva il momento balurdùn. Che, in alcuni dialetti del Nord, significa stordimento, capogiro, perdita di lucidità. Di solito è dovuto a troppa sicurezza di sé, troppo consenso, troppa adulazione, troppa compiacenza dei collaboratori che dovrebbero fungere da freno inibitore contro i rischi di ùbrise delirio di onnipotenza, spesso misti a mania di persecuzione e sindrome di accerchiamento. A B. capitò dopo la perdita della madre e della prostata, quando si tuffò nei bunga bunga con decine di ragazze a botta, anche prostitute, anche minorenni. A Renzi quando i sondaggi sul referendum volsero al No e pensò di spaventare gli italiani con la minaccia di lasciare la politica, che i più vissero come una speranza. Salvini stravinse le Europee 2019 raddoppiando i voti in un anno ed entrò in modalità Papeete rovesciando il Conte1 per votare subito e governare con “pieni poteri”: da allora non ne azzeccò più una. Neppure Conte fu immune dal balurdùn: fu quando, in vetta ai sondaggi dopo il successo dei 209 miliardi di Pnrr, annunciò la nuova stretta per la seconda ondata Covid con una serie di “non consentiremo” che rompevano la sua comunicazione morbida e inclusiva. Draghi entrò in fase Marchese del Grillo quasi subito, con i diktat sul Green Pass spacciato per scudo spaziale contro i contagi attivi e passivi in barba alla scienza; poi tracimò con l’incredibile autocandidatura e autopromozione al Quirinale e si schiantò contro il Parlamento.
Ora tocca alla Meloni. Fino alla liberazione di Cecilia Sala dettava l’agenda e nascondeva i disastri del governo dietro la sua parlantina e la sua immagine. Ogni cosa che sfiorava diventava oro. Poi Re Mida è diventato Re Merda. Ha perso il tocco magico. Anziché imporre i suoi temi, insegue i ceffoni che le danno la realtà e le opposizioni per gli errori suoi e dei suoi. Anziché “metterci la faccia”, si nasconde e lascia la vetrina alla sua improbabile classe dirigente. A volte è solo colpa sua, come su Almasri, Santanchè e i migranti. A volte c’è pure la sfiga: il Pil e l’occupazione giù, il gas su, i treni fermi, l’indagine al Tribunale dei ministri, gli strani smottamenti nei Servizi, Trump che scredita se stesso e gli amici in tutto il mondo, il libro di Giacomo Salvini che riapre vecchie ferite con la Lega. La Giorgia di qualche mese fa avrebbe chiuso il caso Almasri in mezzo minuto: “L’abbiamo liberato perché la Libia ci ricatta sui migranti e sugli italiani che lavorano lì per Eni&C. Di più non posso dire: è segreto di Stato”. E l’avrebbe volto a suo vantaggio. Invece ha spedito Totò e Peppino a coprirsi e coprirla di ridicolo in Parlamento. È presto per dire se sia iniziato il declino. Ma la luna di miele è un lontano ricordo.
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