Che palle ancora Gaza, che i democraticissimi israeliani stan tentando di riportare, serenamente, nell’alveo della buona politica! Abbiamo altre cose più importanti da fare che occuparci di Gaza… ad esempio a breve partiranno i saldi…
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 3 gennaio 2025
L'Amaca
Noi non siamo gli americani
DI MICHELE SERRA
Sembra di capire che per riportare a casa Cecilia Sala (colpevole di giornalismo, non d’altro: lo dico agli idioti che in rete ripetono a pappagallo il vecchio slogan degli idioti, “se l’è andata a cercare”), dicevo, per riportare a casa Cecilia Sala sia necessario separare almeno un poco il punto di vista italiano dal punto di vista americano. Se volete: come fece Craxi a Sigonella.
Agli americani interessa molto che il fabbricatore d’armi iraniano arrestato in Italia rimanga in carcere, costi quel che costi. Agli italiani il “costi quel che costi” non può che sembrare discutibile, visto che è un’italiana innocente a pagarne il prezzo.
Di più, possiamo aggiungere che il marchio di “terrorista” affibbiato dagli americani a moltitudini, comincia a essere un poco inflazionato. A volte corrisponde: si tratta effettivamente di terroristi. A volte è un poco una forzatura, a meno di voler considerare “terrorista” chiunque si occupi di guerra, di fabbricazione di armi letali, di annientamento del nemico, tranne se americano. E in quel caso, effettivamente, a salvarsi al di fuori dell’America sono in pochissimi, forse solo i francescani, le crocerossine e i monaci buddisti.
Essere buoni alleati dell’America, come ripetono i nostri governanti, di qualsiasi schieramento politico, dal 1945 a oggi, un po’ come se il 1945 non fosse mai davvero passato, deve essere utile e giovevole. Non può essere greve e dannoso. Sala è una donna libera incarcerata da un regime misogino e illiberale. La sua liberazione vale bene qualche dissonanza con la politica estera americana.
Economia
La democrazia in mano al big business (e ai grandi evasori)
DI STEFANO BARTOLINI
Professore di Economia Politica all’Università di Siena
Una soluzione consiste nell’ampliare la base imponibile tassando multinazionali e super-ricchi, i cui enormi patrimoni sfuggono. Secondo il Tax Justice Network, il gettito perduto ammonta a 212 miliardi di dollari per i Paesi ricchi, mentre a livello globale si tratta di 492 miliardi: circa 348 per lo spostamento di profitti all’estero e 145 per l’occultamento di ricchezza offshore. Le multinazionali eludono le tasse grazie a manovre contabili che permettono loro di pagarle nei paradisi fiscali: una delle soluzioni proposte è imporre di pagare le tasse nei Paesi dove si vendono beni e servizi. L’Onu e l’Ocse stanno lavorando per raggiungere un accordo internazionale in questa direzione. Fin qui tutto sembra sensato: i Paesi ricchi avrebbero molto da guadagnare e la torta è grande abbastanza da risollevare anche le finanze di molti Paesi a basso e medio reddito. Ma questa storia ha un finale a sorpresa. Non ci sarà una tassazione equa delle élite perché i Paesi ricchi si oppongono: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Israele, Giappone e Corea del Sud, e i Paesi europei si accodano. Molti credono che le élite economiche sfuggano alle tasse grazie ai paradisi fiscali, ma la realtà è che i paradisi fiscali sono la foglia di fico che nasconde l’opposizione dei Paesi ricchi alla tassazione delle grandi potenze economiche. Come si spiega questo, se va contro gli interessi nazionali? Gli studi dimostrano che le multinazionali e i super-ricchi esercitano un’enorme influenza sulla politica occidentale. La democrazia è in mano al big business. Non è sempre stato così: per molti decenni, dal secondo dopoguerra, le democrazie europee hanno prodotto decisioni a beneficio di ampie fasce di popolazione. Ma oggi siamo scivolati in quella che Colin Crouch chiama “postdemocrazia”, un sistema in cui il potere politico è concentrato nelle mani di un’élite economica. Gli attuali sistemi politici dei Paesi ricchi mantengono le apparenze democratiche (elezioni, libertà di parola…), ma falliscono nel loro scopo originario: allargare la partecipazione popolare. Questa involuzione spiega la crisi di fiducia nella democrazia. Dunque la spiegazione dell’opposizione autolesionista dei Paesi ricchi è semplice: le decisioni politiche non vengono prese nell’interesse della maggioranza, ma dell’élite economica. Il boicottaggio della tassazione delle multinazionali è forse l’esempio più spettacolare di postdemocrazia. Come siamo arrivati a questo punto? La globalizzazione ha mutato i rapporti di forza tra politica ed economia. Gli Stati sono sottoposti al ricatto del capitale transnazionale e, per attrarlo, accettano sconti fiscali e abbassano gli standard di protezione del lavoro e dell’ambiente. Un altro fattore cruciale è il finanziamento della politica: le campagne elettorali, sempre più costose, richiedono grandi risorse economiche e le grandi imprese sono finanziatori ideali. Questo legame rende la politica molto sensibile ai loro interessi. Il risultato è un sistema politico che non protegge gli interessi nazionali.
La narrazione dominante è che le alternative sono due: democrazia e autocrazia. Ma è una narrazione pericolosa. Secondo il Rapporto del Censis del 2019, il 48% degli italiani vorrebbe “un uomo forte al potere”. Tendenze simili si registrano in molti altri Paesi europei. Il discredito della democrazia attuale porta acqua al mulino di quella che viene presentata come sua unica alternativa: l’autocrazia. L’importante sarebbe capire che le alternative in realtà sono tre: la postdemocrazia, l’autocrazia e la democrazia. Quella vera.
Contro corrente
La Scossa
di Marco Travaglio
Anche stavolta, come negli altri nove semolini di fine anno, il presidente Sergio Mattarella è riuscito a non dire praticamente niente. Perciò, come le altre volte, ci eravamo riproposti di non dire niente sul niente che ha detto lui. Poi abbiamo scoperto dai giornaloni che, pur senza dirle, aveva detto un sacco di cose. Il Corriere ne è rimasto talmente elettrizzato da segnalare in prima pagina la “scossa di Mattarella”; invece Repubblica ha preferito puntare sulla “scossa di Mattarella”, mentre la Stampa ha optato per “la scossa di Mattarella”. Il mondo è bello perché è vario. Escludendo che le migliori gazzette facciano tutte lo stesso titolo in ossequio alle veline del Colle (non sarebbe da loro, né da Colle), la singolare sintonia ha due sole spiegazioni possibili: 1) che i quirinalisti siano immuni dall’effetto-anestetico che il sermone quirinalizio sortisce su tutti i comuni mortali (da cui il nuovo record di ascolti a reti unificate); 2) che confondano il cloroformio con l’alta tensione e, se vedono un tizio che dorme, pensino fra sé e sé: “Questo deve aver preso la scossa”.
Noi, temendo di esserci persi nel dormiveglia qualche passaggio particolarmente ficcante, ci siamo rivisti l’intera omelia. E in effetti abbiamo scoperto notizie sconvolgenti. “La notte di Natale a Gaza una bambina di pochi giorni è morta assiderata”: il presidente non ha spiegato il perché, ma poco dopo ha denunciato il “mutamento del clima”, quindi dev’essere stato per quello. “La stessa notte di Natale feroci bombardamenti russi hanno colpito le centrali di energia dell’Ucraina per costringere la popolazione al buio e al gelo”: ecco, lì si è capito chi è stato ed è una fortuna che a Gaza non ci siano feroci bombardamenti israeliani da 15 mesi, sennò avrebbero potuto morire ammazzati anche altri 45 mila palestinesi. “La nostra Costituzione indica la pace come obiettivo irrinunziabile, che l’Italia ha sempre perseguito”: quello doveva essere l’angolo del buonumore, infatti includeva il monito a “evitare che vengano aggrediti altri Paesi d’Europa”. Tipo la Serbia, bombardata nel 1999 per 11 settimane da un governo vicepresieduto da Mattarella. “Colmare le distanze fra Nord e Sud”, “I giovani sono la grande risorsa del nostro Paese”, “Un’attenzione particolare richiede il fenomeno della violenza”, “Preoccupa il diffondersi di alcool e di droghe” e non va affatto bene ammazzare le donne e truffare gli anziani: ma neanche calpestare le aiuole, parlare al conducente, fare il bagno in mare subito dopo mangiato, cose così. Altro che scossa: una folgorazione via l’altra. Poi, cinque secondi prima della mezzanotte, è arrivato il messaggio di Angelo dei Ricchi e Poveri. E noi, senza offesa per nessuno, avremmo tanto voluto irrompere nel teleschermo per abbracciarlo.
giovedì 2 gennaio 2025
Guarda guarda!
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