giovedì 25 luglio 2024

Sorgono i problemucci

 Il problema, Tronfio Biondastro, è che ora il gioco si fa duro, scomparso l'Appisolato su cui potevi agiatamente decollare verso il secondo mandato, ecco arrivare Ella. Si dicamo che sul colore della pelle, Trombatoreserialeapagamentoconmogliestipendiataperstarticcanto, potrai aver gioco facile, come sulla nazionalità. Ma quanti ti seguiranno? Ci sono così tanti gaglioffi ancora in circolazione? 

Intentiamoci: non è che Kamala sia il top, le armi la faranno ancora da padrone, ci sono tanti punti oscuri, sarà in grado di far cessare il rigonfiamento abnorme di pochi sulla quasi totalità della popolazione? 

Ma sai, Tronfio, esiste ahimè il fattore meno peggio. 

E voler finire il muro corno i messicani credi che alla fine pagherà? 

Credo che sia arrivato il momento che dovrai dimostrare di essere quasi normodotato, e non il riccastro avido in preda a crisi psichiche che probabilmente potrebbe dare la mazzata finale a questo sconclusionato pianeta. Auguri! 

Perché ci sono entrato?

 La canicola notturna mi ha spinto ad entrare nella sezione i 100 migliori album della storia, in Apple Music. L'avevo sempre evitata questa classifica, per il semplice fatto che ritengo impossibile ed inutil e stilarla; che senso ha infatti definire i migliori cento album, quali sono i parametri, quanto conta il testo, la melodia, gli incastri, i riff, l'epoca, chi ha deciso ciò, la loro provenienza, i fattori sociali etc. 

L

E invece oggi ci sono entrato. 

E cercherò di non commentare, di non esternare la mia partigianeria eclatante. 

Al primo posto mettono "The Miseducation of Lauryn Hill"... - mannaggia come sono ignorante, mi son detto - uno degli LP rap più crudi e attuali di sempre, recita il commento... non ascolto questo genere, mai ascoltato, lo rifiuto, e allora? Al primo posto. Ma non è tutto: Thriller al secondo ci può stare - non l'ho mai ascoltato tutto per intero, per altre ragioni mie, forse un po' troppo settarie lo ammetto, come non ho mai visto un film né letto un libro di Pasolini, e potete capire perché, forse sbaglio ma in automatico escludo i tipi deviati e sono alla fine fatti miei - ma continuiamo! Al terzo ecco i Beatles con Abbey Road, poi Prince, Ana, Nirvana, Wonder ... mumble mumble... mi chiedo dove sia Ello... prima c'è Adele, la Swift, Jay-Z, Dr.Dre.... al 22mo posto ecco il Boss con Born to Run, Daft Punk subito dietro... oh ecco al ventottesimo posto, dicasi ventottesimo posto The Dark Side of the Moon, di Elli, si proprio loro, i Pink al ventottesimo posto... al 53mo invece ecco comparire i Rolling con Exile - al cinquantatreesimo posto - e poi non ho ancora visto i Queen, i Genesis, Lou ... esco dalla classifica maledicendo di esserci entrato. 

Cara Apple forse è meglio evitare certe pagliacciate...  

   

mercoledì 24 luglio 2024

Constatazione




Purtroppo




Robecchi

 

Abbracci. Dibattere con Casa Pound è come giocare a calcio con Gasparri
di Alessandro Robecchi
Prima ti spacco la testa e poi… parliamone. Di tutto il tragicamente grottesco a disposizione nel Paese, la vetta più alta di demenza, provocazione, insulto all’intelligenza, è il comunicato di Casa Pound dopo il pestaggio torinese del cronista Andrea Joly, per mano di suoi attempati arditi (45 anni l’uno, 53 l’altro, quelli finora identificati). Dopo il pestaggio, il clubbino dei picchiatori ha diffuso una nota che è forse peggio delle bastonate, invitando il pestato (“Se non cerca solo visibilità”, testuale) a partecipare a un dibattito sulla violenza alla loro festa, che è un po’ come invitare Matteotti a dibattere sul suo omicidio, sempre, naturalmente, se non è in cerca di visibilità. Non è il caso qui di discutere sulla capacità di provocazione di alcuni arditi, non merita, diciamo.
Ora si dibatte argutamente sullo scioglimento di Casa Pound, dopo il pestaggio di Torino, come si discusse animatamente sullo scioglimento di Forza Nuova dopo l’assalto alla Cgil. Allora c’era Draghi con la sua agenda, ora c’è Meloni con i suoi arditi, cambiando l’ordine degli inquilini di Palazzo Chigi il risultato non cambia: il manipolo di balilla, aggressivi e ignorantissimi, non ha nulla da temere. Ne riparleremo (inutilmente) alla prossima violenza. La provocazione degli anziani balilla di Casa Pound contiene però un piccolo nocciolo dello spirito dei tempi: la belluina ipotesi che “parlandone” si possa sistemare la faccenda. E del resto proprio loro ne sanno qualcosa, perché in tempi passati hanno accolto nelle loro sedi, vantandosene, fior di giornalisti, che hanno accettato “il dibattito” cascandoci con tutte le scarpe. Si consegnò così ai balilla una legittimazione: sì, sono estremisti, ma in fondo bravi ragazzi. Insomma, il “dibattito”, la contiguità, il consociativismo in nome del “confronto” è diventato una specie di lasciapassare che lava tutti i peccati. Poi arrivano le bastonate, ma che ci volete fare, dettagli.
Una faccenda che nella politica italiana ha molti padri, dal Violante de “i ragazzi di Salò”, al Veltroni del “Non esistono nemici, solo avversari”. Approccio morbido e rassicurante: tranquilli, gente, i nemici non ci sono più, uh, che brutta parola! Divergenze, ecco! Niente che non si possa risolvere con un bel dibattito, una chiacchierata, una rimpatriata goliardica.
Mutatis mutandis, al netto della violenza e della paccottiglia fascista da mercatino della nostalgia, la cosa è parsa evidente la settimana scorsa, quando in una un po’ ridicola celebrazione di unità d’intenti e di strette di mano e abbracci, è andata in scena la famosa partita del cuore, tra cantanti e politici. La Russa, con Schlein, Fratoianni con Gasparri, Conte con tutti quelli che l’hanno selvaggiamente insultato per anni. Tutti amici e tutti sorridenti, in una overdose di consociativismo che metteva un po’ i brividi. Certo, che orrore la violenza politica, nessuno la evoca o la invoca, ma il pappa e ciccia tra chi colleziona busti del Duce e chi dovrebbe dar prova costante – per statuto, diciamo – di antifascismo, non è un bello spettacolo. Anzi, è uno spettacolo indecoroso per chi – molti elettori – si aspetta un’opposizione dura, intransigente, ferrea, non solo in Parlamento, ma nel Paese, nelle impostazioni culturali, nella dignità. C’è tanta gente con cui bere un caffè e giocare a pallone, milioni di persone. Perché farlo con Gasparri? Con tutte le differenze del caso (non moltissime), è come andare a un dibattito sulla violenza con Casa Pound. In sintesi: una cazzata.

In braghe di tela

 

Garantisti in mutande
di Marco Travaglio
Secondo una leggenda molto in voga, i politici si dividono in due categorie: i “populisti” e “giustizialisti”, dunque brutti; e i “riformisti” e “garantisti”, dunque belli, tipo Tajani, Calenda, Bonino, Renzi e simili sfollagente. Una prova? Nel 2015 il premier Renzi, mentre prepara un colpo di spugna sulla frode fiscale (che salva tanti suoi amici, tra cui B., e salta solo grazie a uno scoop di Libero e del Fatto), dichiara guerra alla vera piaga del Paese: i “furbetti del cartellino”, precursori dei famigerati “divanisti del reddito di cittadinanza”. Il 22 ottobre 2015 la Guardia di Finanza inscena una retata al Comune di Sanremo: 35 arresti domiciliari, 8 obblighi di firma, 196 indagati. Fra gli arrestati c’è Alberto Muraglia, vigile urbano responsabile dei controlli al mercato ortofrutticolo, immortalato da una telecamera mentre striscia il badge in t-shirt e slip. Lui spiega che si sveglia ogni mattina alle 5 e non è mai mancato al lavoro, ma alcune volte gli è capitato di scendere a timbrare in déshabillé prima o dopo aver lavorato, visto che abita dentro il mercato. Niente da fare. Renzi si avventa su quella foto che fa il giro del mondo e, da buon garantista, tuona: “Questa è gente da licenziare in 48 ore”. Poi, siccome è pure “riformista”, spara la riforma alla velocità della luce: un decreto del gennaio 2016, affidato a quell’altro genio della Madia. Renzi lo spiega così: “Decreto cattivo, ma giusto. Chi finge, timbra e scappa dev’essere sanzionato perché distrugge la credibilità della PA. Non li chiamerei fannulloni, ma truffatori. Abbiamo visto cose pazzesche, come a Sanremo dove c’era chi timbrava in mutande. Serve il pugno di ferro: chi si comporta così va licenziato entro 48 ore”. Ovviamente senza processo, come da manuale del garantismo riformista.
Arrestato, sputtanato e licenziato con altri 32, Muraglia mantiene la famiglia aprendo una botteguccia. Intanto ricorre al tribunale del lavoro e attende il processo penale, dove purtroppo non si decide in 48 ore. Ma per tutti è “il furbetto fannullone che timbra in mutande”. Per lui i tre gradi di giudizio e la presunzione di non colpevolezza fino in Cassazione non valgono: mica si chiama B., Santanchè, Sgarbi, Toti, Brugnaro, Renzi (babbo o figlio, a scelta). Nel 2020 il gup lo assolve con “rito abbreviato” (sono passati solo 5 anni, sennò sarebbe “allungato”), come quasi tutte le migliaia di “furbetti del Rdc” nell’ultimo triennio. E il giudice del lavoro lo reintegra, ma lui non torna in servizio, anche perché il Comune impugna la sentenza fino alla Cassazione. Che l’altro giorno, 9 anni dopo, ha dato ragione a lui e condannato il Comune a versargli almeno 227 mila euro di arretrati. Però Muraglia è un uomo fortunato: pensate se avesse incontrato un premier populista e giustizialista.

L'Amaca

 

La grande assente è la protagonista
DI MICHELE SERRA
Nell’intervista di Elon Musk (riportata da diversi media italiani) al sito conservatore americano Daily Wire, si esprimono dure opinioni sui supporti farmacologici e sulle forzature “ideologiche” che accompagnano il cambiamento di genere.
Uno dei tanti figli di Musk lo ha fatto: nato Xavier, è diventata Vivian. «Distruggerò la malvagia cultura trans che ha ucciso mio figlio», dice Musk con la ben nota mancanza di qualsivoglia dialettica. (Non ne possiede, lui così ricco, neppure un grammo, e spaventa che uno dei grandi finanziatori dell’Intelligenza Artificiale manchi del tutto della componente fondamentale dell’intelligenza, che è appunto la dialettica).
Tornando al caso in questione. Capisco, e anche condivido, alcune delle perplessità sul cambiamento di genere, specie riguardo le mutilazioni genitali e la manipolazione (anche farmacologica) del corpo di una/un adolescente. Ma arrivato in fondo all’intervista, mi è stato impossibile non registrare che né l’intervistato né l’intervistatore si sono posti, nemmeno per un secondo, la più rilevante delle domande: come sta Vivian? Che cosa ne pensa Vivian?
Conta di più, nella storia di Vivian, quello che pensa Vivian, o conta di più l’opinione del suo potentissimo padre e del giornalista che, conversando con lui, non formula la più banale eppure la più determinante delle domande: come sta sua figlia?
L’intero dibattito, legittimo, rilevante, sulle questioni di genere, perde legittimità e rilevanza se antepone il giudizio “degli altri” a quello delle persone coinvolte. Lo stigma sociale è, da secoli, la galera della quale le persone omosessuali e trans cercano di liberarsi. La chiacchierata tra Musk e il suo giornalista-spalla ne fa parte.