sabato 23 marzo 2024

L'Amaca

 

Molti filmini zero umanità
DI MICHELE SERRA
Se solo uno dei ragazzini che ha filmato con il cellulare una rissa tra due ragazzine, finita a coltellate; e non solo non ha fatto nulla per separarle, ma le ha incitate, ridendo e gridando, così il filmino veniva meglio e garantiva qualche clic in più sui social; e alla fine ha zoomato sulle ferite, il sangue, i leggings tagliati, sempre senza muovere un dito per soccorrere la soccombente, che non è morta solo perché ha avuto molta fortuna; se solo uno di quei ragazzini, dicevo, si rendesse conto della disumanità, dell’ignobiltà del suo comportamento, il mondo sarebbe salvo.
L’omissione di soccorso è un reato, e bene sarebbe che i presenti venissero identificati e convocati dal Tribunale dei Minori, così da rendersene almeno conto, che è un reato. E poi se ne tornassero a casa, per fare i conti con qualche genitore, o fratello o sorella maggiore, che li accolga e li aiuti, e gli voglia bene, ma non li assolva. Ma non è questo il punto. Il punto vero è capire se uno di loro — anche uno solo di loro — è in grado di rendersi conto, al di là del vecchio e forse inefficace vaglio della legge, che un essere umano, se vede un altro essere umano che rischia di morire, non usa le mani per filmare. Usa le mani per salvare.
La coscienza profonda di questo concetto (che non è un “codice morale”: è quasi un sentimento naturale) non può venire meno senza che venga meno l’umanità.
Ho pensato, leggendo quella notizia, vedendo quelle immagini: vorrei parlare con loro, uno per uno. Mi rifiuto di considerarli perduti.
Se lo sono loro, lo siamo tutti. Rimarremo al mondo, tutti quanti, solo come cast di un filmino. Miliardi di filmini, e nemmeno un essere umano.

Fantastica dal web!

 



venerdì 22 marzo 2024

La bella e la Piantedosi

 


Torbida vicenda quella di Bari, con la coppia in foto arrestata per presunti legami con la mafia: lui Giacomo Olivieri avvocato, già consigliere regionale, e poi lei: Maria Carmen Lorusso consigliera comunale di maggioranza di sinistra, prima di destra, in quel sollucchero tipico nostrano dove uno può sbandare comodamente tra l'indifferenza generale, tra le eclatanti colpe di partiti, come il PD, che arraffano personaggetti di tale risma senza decoro né dignità. 

Tra l’altro la Lorusso è figlia di Vito, primario anche lui arrestato ed espulso dall’ospedale barese per una sciocchezzuola: prendeva tangenti da malati oncologici per anticiparne interventi e a cui altri orchi vendevano medicine a prezzi alti promettendo loro guarigioni impensabili. Insomma quella che si definisce una famiglia meravigliosa. 

Ed infine Piantedosi il servo della Zorra, colui che obbedendo fantozzianamente sta pensando di sciogliere il comune di Bari per infiltrazione mafiosa a tre mesi dal voto e col sindaco Decaro sotto scorta e modello di resistenza alla malavita organizzata. Ditemi voi se questo non è un paese di merda!

Click!




Imbelli

 


Attorno alla Ducetta


Meloni diventa buffona per nascondere la fuffa
DI DANIELA RANIERI
Al Fatto abbiamo assoldato un pool di medium per evocare l’anima di Umberto Eco e farci spiegare direttamente da lui a quale strategia politica possano mai rispondere la prossemica insulsa e l’eloquio dozzinale di cui si è resa protagonista Giorgia Meloni l’altro ieri alla Camera, incomprensibili persino con questi chiari di luna di dignità e di decoro.
Chissà se Meloni consulta qualche sondaggista o si fa bastare sua sorella Arianna per definire il piano per recuperare i voti popolari, piano che, come s’è visto, consiste nel fare la buffona nelle sedi istituzionali. Avendo fatto carriera sul contrario della temperanza e del buon gusto, ed essendo costretta ultimamente ad accompagnarsi con l’azzimata Von der Leyen piuttosto che con i camerati del Colle Oppio (i quali cantarono in lei il “coatto antico nel corpo da bambina”), è comprensibile che l’asserita underdog cerchi di ribadire la sua distanza dal “palazzo” e le sue origini modeste, a garanzia di uno stile di governo immune dalla mollezza decadente e affettata dei poteri forti. Può anche darsi che ci sia qualcuno, tra i suoi ex elettori, che si sganascia dal ridere e dunque la rivaluta politicamente, sentendola chiamare “ragazzi” gli onorevoli parlamentari e vedendola recitare tutta la sequenza delle faccette beffarde, degli ammiccamenti gaglioffi, delle risatone sarcastiche e dei gesti popolareschi mentre parlano Conte e Bonelli, così da distogliere l’attenzione generale dalle loro accuse; magari proprio tra quei poveri a cui ha tolto il Reddito di cittadinanza (contrariamente alle fandonie raccontate dai giornali padronali, infatti, il partito più votato dalle persone in difficoltà economica non è stato il M5S grazie al “voto di scambio”, ma Fratelli d’Italia) o tra coloro che si stavano giusto accorgendo che mentre gli ospedali e la Sanità pubblica collassano, la spesa per il riarmo aumenta allegramente.
Stante l’incontrovertibile fatto che Meloni non è una povera stupida e dunque non gode di attenuanti come invece molti suoi colleghi, a vederla gigioneggiare a quel modo evaporano nel nulla tutti i bei discorsi sulla “fuoriclasse”, sulla “tigre della comunicazione” sulla “nuova Merkel” o a scelta “nuova Thatcher” (stra-citata dalla stessa Meloni, che forse ignora che l’epiteto più dolce riservato a Maggie dagli inglesi era “ladra di latte” perché la signora aveva tolto il latte gratuito nelle scuole ai bambini poveri sopra i 7 anni) e sul tetto di cristallo sfondato, se poi la prima presidente del Consiglio donna, che ridicolmente si fa chiamare con l’articolo maschile distruggendo la bella lingua d’Italia di cui si dice patriota, si comporta come un leghista di quarta fila al consiglio comunale di Cazzago Brabbia. Pare che paradossalmente sia proprio il genere a concederle quello che il genere dovrebbe impedirle: degradare la propria persona pur di sminuire un avversario, non curandosi al contempo di squalificare l’istituzione che dovrebbe servire. Salvini a torso nudo al Papeete resta un iconico non minus ultra del decoro di un politico, ma era in uno stabilimento balneare, e poi era Salvini. Quando Renzi in Senato tenne il discorso di insediamento con le mani in tasca, ai raziocinanti sembrò quel che in effetti ha poi dimostrato di essere: un guascone che avrebbe portato rogne (ai fanatici della post-politica piacque invece moltissimo, per gli stessi motivi). Ricordiamo piuttosto quando un ritardo di 20 minuti di Conte alle conferenze stampa sulle misure contro la pandemia (con mille morti al giorno e 60 milioni di persone da chiudere in casa) era per i giornali d’establishment un’inaccettabile “mancanza di serietà”, anzi un “vulnus democratico” come e più dei Dpcm, uno “show” e un “Grande Fratello” che scompaginava le dirette dei tg e costringeva i giornali a deprecabili dilazioni: uno sgarbo istituzionale, insieme alla pochette, che i nostri editorialisti non gli hanno mai perdonato (ancora ieri su La Stampa, pur biasimando bonariamente lo stile macchiettistico della Meloni, si disapprovava la persistente pochette di Conte).
La comicità da Bagaglino della Meloni distrae dai fallimenti del suo governo di pericolose macchiette: voluttà di guerra, Sanità allo sfascio, favori agli evasori, famiglie sul lastrico. Meloni senza nemici non esiste: un giorno è Saviano, un giorno è la Ferragni, un altro sono i pericolosi quindicenni pro-Hamas, talvolta è chi dall’opposizione le ricorda che una volta era sovranista e populista e adesso è un’atlantista anti-popolo.

Ps. Ha risposto l’anima di Umberto Eco: dice che di solito i politici cercano di coprire con parole nobili le verità disonoranti (o, come faceva Renzi, di intortare l’interlocutore con una nube tossica di fallacie, slogan, calembour); Meloni invece abbassa ancora di più, se possibile, il livello della forma, così che la sostanza appaia al confronto tutto sommato decente. 

Bari di professione

 

I bari di Bari
di Marco Travaglio
Il Pd pugliese ha gravemente peccato e dovrebbe confessare. Ma non ciò che non ha fatto e che gli rimprovera la destra più spudorata dell’universo: e cioè le collusioni mafiose, smentite anche dalla Procura di Bari, che parla di “fenomeno circoscritto”, “marginale”, che “non incide sull’attività dell’amministrazione”, che anzi “è sempre stata nella direzione della lotta alla criminalità”. Bensì ciò che ha fatto, ma che la destra si guarda bene dal rinfacciargli perché lo pratica sempre anch’essa: il trasformismo. Sia il sindaco Decaro sia il presidente Emiliano hanno imbarcato troppi voltagabbana da destra. E, fra gl’imbarcati (in Comune), c’era anche la consigliera finita sotto inchiesta per voto di scambio con i clan. Non sappiamo se sia colpevole o innocente, ma il suo ingresso ha sporcato il Pd e ha ripulito (ove mai fosse possibile) la destra. Almeno mediaticamente. Nei fatti sappiamo bene che il detersivo in grado di ripulire la destra italiana non è stato ancora inventato. Infatti, mentre il capogruppo forzista Gasparri tuona contro le presunte collusioni del Pd, l’inventore del suo partito Marcello Dell’Utri, condannato definitivo per concorso esterno in mafia, si vede sequestrare dal gip di Firenze una decina di milioni non dichiarati dopo la sentenza, in gran parte gentilmente offerti da B. negli anni del suo aureo silenzio. E, mentre il governo di destra cinge d’assedio Bari avviando l’iter per sciogliere il Comune, saltano fuori i video della Procura che immortalano un esponente del clan Parisi mentre compra voti per la consigliera ora indagata quand’era candidata della destra nel 2019 e spiega al compare che “Decaro non dà niente”, mentre “sono quelli (gli avversari di Decaro, ndr) che stanno dando un sacco di soldi… Stanno andando tutti quelli di Bari Vecchia, perché stanno dando i soldi, capito?”.
Di qui il Pd pugliese (ma non solo) dovrebbe partire per fare tesoro dello scandalo, finirla con le pratiche consociative, piazzare dei cerberi alle sue porte e abolire le primarie “aperte” ai non iscritti sul candidato sindaco: per evitare nuovi intrusi, stavolta dal basso e non dall’alto, servono meccanismi meno permeabili e più protetti. Ma solo nel Paese di Sottosopra può capitare che il governo di chi ha candidato tutto il peggio possibile, da Dell’Utri a D’Alì, da Cuffaro a Cosentino, e impedì financo il commissariamento del Comune laziale di Fondi, inquinato fin sopra i capelli dai clan, dia lezioni di antimafia a un sindaco sotto scorta per minacce mafiose. 

Per il centrodestra dei tartufi eredi del berlusconismo, andrebbe un po’ aggiornata la famosa risposta di Alberto Sordi, ballerino in Un americano a Roma, alle pernacchie del troglodita in prima fila: “Ormai hai trent’anni, è ora che tu sappia di chi sei figlio”.