giovedì 7 marzo 2024

L'Amaca

 

Il racconto del mondo
DI MICHELE SERRA
Ho sentito Veltroni, quasi 70 anni, parlare lungamente con Augias, quasi 90, dell’Italia di Berlinguer. Non mi soffermo sul livello della conversazione (può darsi che io sia troppo influenzato dalla mia familiarità anagrafica e politica con quel linguaggio, quel tipo di cultura). Dico solo che pagherei qualcosa in cambio della garanzia, o almeno della speranza, che linguaggi ed esperienze diversi, non più novecenteschi, possano generare conversazioni su tutt’altri argomenti, ma di uguale densità.
Non è un’ansia di conservazione, credetemi. È, al contrario, un’ansia di innovazione: prima di salutare la compagnia vorrei essere certo che, mutati i tempi e i protagonisti, qualcuno ancora garantisca (anche inventandoselo) un linguaggio che abbia, in forme nuove, altrettanto valore di esperienza collettiva, e di prospettiva storica.
Proprio perché sappiamo che la Storia è tutt’altro che finita, servirebbero politici, intellettuali, giornalisti che abbiano la capacità di misurarla. Ma esiste ancora, uno sguardo “storico” sulle cose? Che non sia quello di pochi specialisti, ma appartenga a gruppi politici, circoli intellettuali, movimenti e comunità capaci di pensare, se non in grande, almeno con qualche ambizione di confrontarsi con il tempo, anzi i tempi (passato-presente-futuro, nessuno dei tre esiste senza gli altri due).
Un leader politico che, oggi, parlasse da intellettuale (che non vuol dire oscuramente: l’intellettuale spesso è proprio colui che spiega una cosa poco chiara), quali possibilità avrebbe di essere votato, o anche solo sopportato?
Nel caso, molto probabile, che non solo il mondo di Berlinguer, anche quello di Veltroni, Augias e mio, sia finito, la sola cosa che conta, ben al di là della normale malinconia per le cose che muoiono, sarebbe essere certi che il racconto del mondo non si interrompa mai.


mercoledì 6 marzo 2024

Da divulgare nelle scuole!

 

Pantaloni e mutande
di Marco Travaglio
Diceva Winston Churchill: “Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni”. Ci son voluti più di due anni, almeno per chi non legge il Fatto, ma ora la verità s’è infilata i calzoni. E lascia in mutande i ballisti guerrafondai. Quelli delle sanzioni per il default russo in pochi giorni (Letta e i migliori economisti). Delle armi a Kiev “per la de-escalation” (Draghi e i migliori camerieri). Della vittoria sulla Russia (praticamente tutti). Ma anche Giorgia Meloni, che il 27 febbraio 2023 giurò chez Vespa: “Noi non spendiamo soldi per le armi agli ucraini. Non c’è niente che stiamo togliendo agli italiani”. Un anno dopo, mentre torna da Washington col bacetto di Biden stampato sul capino, i dati del Kiel Institute la sbugiardano: fra armi e soldi all’Ucraina, l’Italia ha già speso 5,4 miliardi. Cioè 2,7 all’anno: tanti quanti il governo ne risparmia levando il Reddito di cittadinanza di bocca ai disoccupati. Rubiamo ai poveri per dare a Zelensky. Farà piacere a quelle centinaia di migliaia di famiglie sapere che sono finite sul lastrico per finanziare una delle più disastrose disfatte dell’Occidente. Se ne ricorderanno alle Europee, astenendosi o votando i partiti pacifisti e neutralisti (purtroppo anche di estrema destra), poi leggeranno sui giornaloni che li ha telecomandati Putin a loro insaputa. L’Idiota Atlantista Collettivo fa sempre così: si scava la fossa, si spara alla tempia e, mentre tira le cuoia, esala “Ha stato Putin!”.
Resta da capire quanti scemi di guerra premieranno chi ci trascina spensieratamente alla distruzione finale approvando la risoluzione Von der Leyen per la guerra alla Russia fino alla liberazione dell’intera Ucraina (Crimea inclusa): FdI, Lega, FI, Pd, Azione e Iv. E quanti elettori sovranisti o anche solo attenti all’interesse nazionale voteranno Meloni senza capire i danni del suo appiattimento su Biden se vince Trump. Per comprendere l’interesse dell’Ue e dunque dell’Italia basta alzare lo sguardo sulla guerra mondiale a pezzi che sconvolge il mondo da quando l’impero Usa ha deciso di far pagare a noi il prezzo del suo tramonto. La Nato abbaia alla Russia, che invade l’Ucraina, che ci trascina nella sua débâcle, che ringalluzzisce i Brics anti-Usa. Hamas e Israele approfittano della distrazione americana sul Medio Oriente per regolare i conti con stragi e controstragi, che incendiano l’intera area, che reagisce tifando Hezbollah e aizzando i raid Houthi, che attirano la missione suicida Usa-Ue nel Mar Rosso. Sempre con lo stesso esito: l’Occidente sconfitto, i suoi nemici vincitori. Se è vero che Dio acceca chi vuole rovinare, stavolta può riposarsi: i nostri governanti sono già tutti guerci.

L'Amaca

 


I camion e i bambini
DI MICHELE SERRA
Al varco di Rafah, che è la porta tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, ci sono centinaia di camion pieni di cibo, bloccati. Dall’altra parte ci sono bambini denutriti e disidratati. Ascolto alla radio, mentre come tutti sto guidando e pensando agli affari miei, la voce di un uomo che piange, non riesce a parlare, non riesce a spiegare come sia possibile che da una parte ci sia cibo a volontà, dall’altra bambini affamati, e quella porta rimanga chiusa.
La voce è quella di Angelo Bonelli, leader dei Verdi, in missione da quelle parti con altri quindici parlamentari italiani (dunque serve ancora a qualcosa, cari “antipolitici”, fare politica). La trasmissione è “Il rosso e il nero”, condotta da Francesco Storace e Vladimir Luxuria, breve spicchio di umanità nel palinsesto militante di Radiouno (parentesi: Storace è schiettamente fascista, Luxuria è stata eletta in Parlamento con Rifondazione Comunista. Se riesco ad ascoltarli è perché danno l’idea di essere al microfono in quanto essere umani, non in quanto impiegati della politica). Ascoltando Bonelli, il suo semplice racconto fatto di dolore e di impotenza, ho pensato, ed è un pensiero che mi duole, che Netanyahu sta scavando la fossa a Israele — come se non bastassero quelli che già vogliono scavargliela. Niente, nemmeno il bestiale pogrom di Hamas il 7 di ottobre, nemmeno gli ostaggi, giustifica la rappresaglia feroce sulle persone di Gaza, la fame e la sete dei bambini, il terrore, lo sfinimento, la morsa inumana su un popolo schiantato. Valenti sponsor dell’una dell’altra causa ancora si schierano, e spiegano chi ha ragione e chi ha torto. Ma i soli che hanno ragione sono i bambini (prendete queste parole al netto di ogni retorica) e io mi sento rappresentato solo dalle lacrime di Angelo Bonelli, fermo tra i camion e i bambini.

Ragogna

 


martedì 5 marzo 2024

Un post arduo

 

Ho letto il post della professoressa Donatella Di Cesare, successivamente cancellato, nel quale la docente della Sapienza di Roma ricordava la brigatista Barbara Balzerani, scomparsa ieri dopo lunga malattia.

E non condivido assolutamente le sue affermazioni verso la brigatista. 

Vi allego il commento su X 


Allora perché lo posto? 

Per il commento di Donzelli, che parla quasi sempre a kazzoecampana. 

"Ma davvero @DiDonadice ha fatto questo Post (poi cancellato per vigliaccheria) per ricordare la terrorista rossa che con le BR rapì Moro e senza mai pentirsi rivendicò l'omicidio di Lando Conti? Non sono queste le idee che non si cancellano da insegnare alla Sapienza"

Il succo del ragionamento, parolona per Donzelli, si potrebbe apprezzare. Se non fosse che Donzelli dovrebbe guardare anche nel suo orto e ricordare, per giudicarle con lo stesso metro, le nefandezze dello Zio, del fascismo, della violenza generata da una dittatura capace di mandare al macello centinaia di migliaia di connazionali. 

Donzelli è proprio il caso di dire che sulla violenza occorrerebbe fare di tutta l'erba... un fascio!   


Sempre un perché!



Quando ci domandavamo come fosse nata la bislacca idea di costruire un ospedale anche con fondi privati, impegnando l’asl spezzina a pagare negli anni successivi milioni di euro, non avevamo ancora presente questo sodalizio col Cazzaro insipido ed insulso! Compimenti Yoghi!

D'improvviso...