giovedì 18 gennaio 2024

Prima Pagina

 


Ri-riflettete!

 


Riflettete!

 

Fategli il palloncino
di Marco Travaglio
Oggi il podio se lo contendono due arzilli vegliardi che parlano senza porsi il problema della logica. Tant’è che vien da sperare che lo facciano in stato di ebbrezza. Il primo è Carlo Nordio, sventuratamente ministro della Giustizia. Dice che “i poteri immensi del pm sono un pericolo” (il che sarebbe vero se lui fosse ancora pm: ora che fa danni da un’altra parte, non più.) Dice che intercettare i criminali è roba da “barbaro Medioevo” (quello di Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto e altri barbari, purtroppo non intercettabili perché sprovvisti di telefoni) e “chi sequestra un cellulare sequestra una vita” (e una telefonata, si sa, allunga la vita). Dice che abolisce l’abuso d’ufficio perché “l’intero sistema dei reati contro la PA è obsoleto” (gli altri Paesi civili non lo sanno e continuano a punire gli stessi reati obsoleti, incluso l’abuso d’ufficio) e levare “5 mila e passa procedimenti l’anno per abuso d’ufficio significa il 10% di deflazione” (quindi i procedimenti annui sarebbero 50 mila: purtroppo sono oltre 2 milioni e quelli per abuso poche centinaia, perché vengono quasi tutti archiviati subito). Poi il capolavoro: “L’Italia, nella classifica internazionale sulla corruzione, è negli ultimi posti, ma perché il criterio è sbagliato e abbiamo chiesto di cambiarlo. Abbiamo spiegato che i criteri di corruzione percepita non corrispondono affatto a quella reale, così l’Italia risalirà in graduatoria”. Come se il criterio della corruzione percepita valesse per l’Italia e non per gli altri. E qui il Guardagingilli ricorda Moggi che accusava l’arbitro Collina di aver fregato lo scudetto alla Juve rifiutando di sospendere per pioggia il match decisivo col Perugia: quasi che diluviasse solo sulla Juve e non anche sul Perugia. Comunque ora Nordio abolirà pure gli altri reati contro la PA, così non aumenterà solo la corruzione percepita, ma anche quella reale divenuta legale. Che poi è il metodo migliore per curare i malati: abolire il termometro. E anche per combattere l’alcolismo: abrogare l’alcol test.
L’altro fenomeno è un venerato giurista che su Rep loda l’autonomia differenziata di Calderoli: “È un’opportunità per il Sud”, “piena attuazione al dettato costituzionale”, “prestazioni uguali per tutti” anche se, certo, “vince chi ha le gambe migliori”. L’opposto di quanto dichiarò un venerato giurista alla Stampa il 21 novembre 2022: “L’autonomia voluta dalla Lega ferisce l’unità del Paese” e “rischia di rendere più profonda la spaccatura fra Nord e Sud”. Il guaio è che i due si chiamano entrambi Sabino Cassese (forse omonimi del Sabino Cassese nominato da Calderoli presidente del Comitato per i Lep dell’Autonomia fra l’intervista di Cassese 1 e quella di Cassese 2). Dovessero mai incontrarsi, finirebbe a schifio.

mercoledì 17 gennaio 2024

La peggior specie

 


Eccolo riapparire come le tarme, la muffa, lo stantio. Commenta a bacchetta, anteponendo il proprio pensiero, che probabilmente non esiste, verniciandosi sepolcralmente come un catto-fascio della peggior specie, tentando di affondare colui che, probabilmente, un giorno lo spodesterà della poltrona di segretario della Lega, relegandolo finalmente all'anonimato o, e sarebbe uno dei più bravi, alla carriere circense.

Bene il no alla legge sul fine vita, dice l'infingardo, imbiancandosi di quell'ardore fracido di nullità, tipico dei paonazzi amici dei destrorsi, incapaci di ammettere che ognuno della sua vita decide come meglio gli aggrada, che la fede, la sua adulterata fede nel settarismo becero tipico dei prìncipi neri, non deve contemplare giammai l'imposizione, ma la scelta. 

Ma che ne sa il Clown della libera scelta? Come una banderuola rivolta al vento dell'apparire, cambia pensiero, o quello che riesce ad esternare, ad ogni cambiamento di gradimento, infischiandosene della dignità, per lui sconosciuto valore mai soppesato dalla povera cervice. 

Zaia ha dimostrato di essere persona libera e di pensiero, comprendendo le necessità di chi non desidera prolungare un'esistenza pregna di sofferenze inaudite e senza speranza. 

Quanto al pidino che non ha votato a favore, preferisco non esprimermi, visto che trasgredirei il codice penale!  

Provoca ansia!

 


I signori delle armi hanno Joe in pugno

CHI COMANDA A WASHINGTON - La politica estera è diventata un racket interno, col complesso militare industriale che controlla Casa Bianca, Pentagono, Cia, in uno stretto abbraccio con i principali appaltatori di armamenti

DI JEFFREY SACHS

In politica estera il presidente americano ha due ruoli essenziali: quello di tenere a freno il complesso militare-industriale, o Mic, che spinge sempre per la guerra; e di tenere a freno gli alleati che si aspettano che gli Usa vadano in guerra per loro conto.

Alcuni presidenti esperti ci riescono, ma la maggior parte fallisce. Joe Biden è certamente un fallimento.

Uno dei presidenti più avveduti è stato Dwight Eisenhower. Alla fine del 1956, dovette affrontare due crisi simultanee: la guerra disastrosamente sbagliata lanciata da Regno Unito, Francia e Israele per rovesciare il governo del Cairo e riprendere il controllo del Canale di Suez dopo la nazionalizzazione da parte dell’Egitto. Eisenhower costrinse gli alleati a fermare l’attacco sfacciato e illegale, anche attraverso una risoluzione dell’Assemblea generale Onu; e la rivolta ungherese contro la dominazione sovietica. Pur simpatizzando con la rivolta, Eisenhower tenne saggiamente gli Usa fuori dall’Ungheria, evitando una pericolosa resa dei conti militare.

Lo storico discorso d’addio di Eisenhower, nel gennaio 1961, mise in guardia l’opinione pubblica dal crescente potere del Mic: “Nei consigli di governo, dobbiamo evitare che il complesso militare-industriale acquisisca un’influenza ingiustificata, sia essa cercata o non cercata. Il potenziale per la disastrosa ascesa di un potere mal riposto esiste e persisterà. Non dobbiamo mai lasciare che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato. Solo cittadini attenti e consapevoli possono costringere a far coincidere l’enorme macchina industriale e militare della difesa con metodi e obiettivi pacifici, in modo che sicurezza e libertà possano prosperare insieme”.

Persino Eisenhower non è riuscito a mettere completamente a freno il complesso militare-industriale, in particolare la Cia. Nessun presidente lo ha fatto completamente. La Cia fu creata nel 1947 con due ruoli distinti. Il primo, valido, era di agenzia di intelligence. La seconda, disastrosa, era di esercito di copertura del presidente. In quest’ultima veste, la Cia ha condotto un disastroso fallimento dopo l’altro dai tempi di Eisenhower fino a oggi, compresi colpi di Stato, assassinii e “rivoluzioni colorate” gestite a tavolino, tutti eventi che hanno prodotto infiniti disordini e distruzioni.

Dopo Eisenhower, John F. Kennedy risolse brillantemente la crisi dei missili di Cuba del 1962, evitando per un pelo l’Armageddon nucleare, affrontando i suoi stessi consiglieri bellicosi per raggiungere una soluzione pacifica con l’Urss. L’anno successivo negoziò con successo il Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari con Mosca, nonostante le obiezioni del Pentagono, e poi ottenne la ratifica del Senato, allontanando così Usa e Urss dall’orlo della guerra. Molti ritengono che le iniziative di pace di Kennedy abbiano portato al suo assassinio per mano di funzionari Cia. Biden si è unito alla lunga serie di presidenti che hanno mantenuto riservati migliaia di documenti che avrebbero fatto luce sull’assassinio.

A distanza di 60 anni, il Mic ha un controllo ferreo sulla politica estera Usa. La politica estera è diventata un racket interno, col Mic che controlla Casa Bianca, Pentagono, Dipartimento di Stato, commissioni per i servizi armati del Congresso e, naturalmente, la Cia, il tutto in uno stretto abbraccio con i principali appaltatori di armi. Solo un presidente eccezionale potrebbe resistere all’infinito profitto bellico di questa mastodontica macchina da guerra. Ahimè, Biden non ci prova nemmeno. Nel corso della sua lunga carriera politica, Biden è stato sostenuto dal Mic e a sua volta ha appoggiato con entusiasmo le guerre di scelta, le vendite massicce di armi, i colpi di Stato sostenuti dalla Cia e l’allargamento della Nato.

Il bilancio militare di Biden per il 2024 batte tutti i record, raggiungendo almeno 1.500 miliardi di dollari di spese per Pentagono, Cia, sicurezza interna, programmi di armi nucleari non del Pentagono, vendite di armi all’estero sovvenzionate, altre spese legate al settore militare e pagamento degli interessi sui debiti pregressi legati alla guerra. Oltre a questa montagna di spese militari, Biden sta cercando di ottenere altri 50 miliardi di dollari in “finanziamenti supplementari di emergenza” per la “base industriale della difesa” americana, per continuare a spedire munizioni a Ucraina e Israele.

Biden non ha alcun piano realistico per l’Ucraina e ha persino respinto un accordo di pace tra Mosca e Kiev nel marzo 2022 che avrebbe posto fine al conflitto sulla base della neutralità ucraina, ponendo fine all’inutile tentativo di entrare nella Nato (la Russia non lo accetterà mai). L’Ucraina è un grande affare per il Mic – decine e potenzialmente centinaia di miliardi di dollari di contratti per le armi, impianti di produzione in tutti gli Usa, l’opportunità di sviluppare e testare nuovi sistemi d’arma – e così Biden continua la guerra nonostante la distruzione dell’Ucraina sul campo di battaglia e la tragica e inutile morte di centinaia di migliaia di ucraini. Il Mic, e quindi Biden, continuano a rifuggire dai negoziati, anche se i negoziati diretti tra Usa e Russia sulla Nato e su altre questioni di sicurezza (come il posizionamento di missili statunitensi in Europa orientale) potrebbero porre fine alla guerra.

In Israele, il fallimento di Biden è ancora più evidente. Israele è guidato da un governo estremista che disapprova la soluzione dei due Stati, secondo la quale israeliani e palestinesi dovrebbero vivere fianco a fianco in due Stati sovrani, pacifici e sicuri, o qualsiasi soluzione che garantisca ai palestinesi i loro diritti politici. La soluzione dei due Stati è profondamente radicata nel diritto internazionale, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu e, presumibilmente, nella politica estera Usa. I leader arabi e islamici sono impegnati a normalizzare e garantire relazioni sicure con Israele nel contesto della soluzione dei due Stati. Tuttavia, Israele è guidato da fanatici violenti che affermano messianicamente che Dio ha dato a Israele tutta la terra dell’attuale Palestina, comprese la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Questi fanatici insistono quindi sul dominio politico sui milioni di palestinesi che vivono in mezzo a loro, oppure sul loro annientamento o espulsione. Netanyahu e i suoi colleghi non nascondono nemmeno le loro intenzioni genocide, anche se la maggior parte degli osservatori stranieri non comprende appieno i riferimenti biblici che i leader israeliani invocano per giustificare il continuo massacro di massa del popolo palestinese.

(…) Biden, tuttavia, fornisce a Israele le munizioni per compiere i suoi enormi crimini di guerra. Invece di comportarsi come Eisenhower e fare pressione su Israele affinché ponga fine al massacro in violazione del diritto internazionale, compresa la Convenzione sul genocidio, Biden continua a spedire munizioni, aggirando anche la revisione del Congresso. Il risultato è l’isolamento diplomatico dal resto del mondo e il crescente coinvolgimento delle forze armate statunitensi in una guerra che si sta rapidamente, e prevedibilmente, espandendo in Libano, Siria, Iraq, Iran e Yemen.

(…) La politica estera americana è senza timone, con un presidente la cui unica ricetta è la guerra. Con gli Usa già impegnati fino al collo nelle guerre in Ucraina e Medio Oriente, Biden intende anche spedire altre armi a Taiwan, nonostante le stridenti obiezioni della Cina, secondo cui Washington starebbe violando gli impegni assunti da tempo nei confronti della politica di una sola Cina, compreso l’impegno assunto 42 anni fa nel comunicato congiunto Usa-Rpc, secondo cui il governo americano “non intende attuare una politica a lungo termine di vendita di armi a Taiwan”. La terribile profezia di Eisenhower è stata confermata: il complesso militare-industriale minaccia la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra stessa sopravvivenza.

Ritorna!!

 


Robecchi

 

Idee inaspettate. Abuso d’ufficio? Se i reati sono fastidiosi, aboliamoli
DI ALESSANDRO ROBECCHI
La cosiddetta riforma dell’abuso d’ufficio, insieme all’astuto ridisegno delle norme sul traffico di influenze, apre nuovi entusiasmanti scenari nella giustizia italiana: finalmente ras dell’amministrazione, primari ospedalieri, baroni universitari e altri italiani in posti di potere, potranno indossare senza problemi la felpa con scritto: “Faccio il cazzo che voglio”. Votata in commissione dalla destra moderata (Forza Italia), dalla destra radicale (Fratelli d’Italia, Lega) e dalla destra saudita (Italia Viva), la riforma veleggia ora verso il Senato, dove forse incontrerà alla buvette le norme che vietano la pubblicazione delle ordinanze cautelari. Due provvedimenti che si sposano alla perfezione: se uno viene arrestato non si potrà scrivere perché e percome, ma d’altra parte possiamo stare tranquilli che per traffico d’influenze o abuso d’ufficio nessuno sarà arrestato: non fa una piega.
Lascerei le questioni giuridiche ai giuristi, comunque, non mi addentrerò nei tecnicismi. Quel che preme sottolineare qui è una rivoluzionaria visione del mondo, per cui essendo il reato scomodo e fastidioso a chi comanda, basta abolirlo. E se resta scomodo, basta non poterne parlare. E in ogni caso i reati, sia chiaro, restano patrimonio dei poveracci. Ecco, non lascerei questa rivoluzione a metà, ma l’amplierei e la preciserei per altri reati. Il furto, per dirne una, va contestualizzato. Un conto è un povero che ruba per invidia sociale, un altro conto è il ricco che ruba per far rendere meglio la refurtiva, investirla, creare posti di lavoro, come è noto facciano i ricchi, munifici e generosi, per aiutare i poveri, dandogli addirittura un salario. Prossima riforma, dunque, presentare l’Isee al momento dell’arresto. Ottimi sviluppi sul divieto di sosta: se in divieto è parcheggiata una Panda marcia, multa sicura. In caso di parcheggio illegale di una fuoriserie, invece, è chiaro che abbellisce la città e dona un certo tono all’intera strada, urge sanatoria. In generale, se ne ricava che la miglior battuta satirica è ancora “La legge è uguale per tutti”, con la sua variante “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”, che in effetti fa sbellicare.
Divertente notazione a margine: la “riforma” dell’abuso d’ufficio viene presentata come norma “liberale”, e si sa che ormai la parola “liberale” si usa in modo piuttosto liberale per intendere di limitare i poteri dello Stato e altre seccature. Quelle cose che impediscono colpevolmente – per intenderci – di attribuire i lavori pubblici alla ditta di tuo cugino o di promuovere viceprimario chi manda molti clienti alla clinica privata del primario. Peccato che il concetto di abuso (d’ufficio e di potere) sia entrato negli ordinamenti europei dopo la Rivoluzione francese, ispirato proprio da una filosofia liberale del diritto. La possibilità di essere cittadini e non sudditi, era in effetti una cosa piuttosto liberale, che chi si dice “liberale” oggi tende a contestare. In poche parole, la libertà insindacabile di un amministratore, di un pubblico ufficiale, di un qualsiasi detentore di potere decisionale, ci riporta dalle parti di Carlo Magno, o almeno del Marchese del Grillo. E quindi ecco che (trucco molto in voga) si traveste da liberale ciò che invece è profondamente autoritario e si compone, alla fine, un divertente disegnino per cui chi occupa posti di potere può vantare un codice penale diverso dagli altri. Gli si garantisce, insomma, che il suo potere può contenere anche un abuso, e gli abusati, peggio per loro.