domenica 19 novembre 2023

Stridente

 

Stride, stride molto, inconcepibilmente stride, in queste ore di devastazione dei cosiddetti nostri valori, stride la frase dell'avvocato del ragazzo di buona famiglia che, inspiegabilmente, si presume abbia assassinato Giulia ad un passo dalla laurea: "le faceva anche i biscotti."
Deontologia, difesa dell'assistito, verità. Qual è il confine tra il mandato, gli sghei, e la verità, la difesa della verità. Il goffo tentativo di limitare, arrestare l'onda di repulsione nei suoi confronti, con quella frase annacquata, lede il principio di giustizia. "Le faceva anche i biscotti" probabilmente si dovrebbe leggere in "scusate ma non ci stiamo capendo nulla; il mistero del perché un ragazzo di buona famiglia si sia trasformato in carogna alla viglia della laurea di Giulia pronta a volare verso nuovi lidi professionali, non ha spiegazione, intrinsecamente ripugna ed è maleodorante per l'acclarato fallimento sociale; evidenzia la totale assenza di cultura negli strati emergenti della nostra società, di per sé già anziana, pullulante di anziani inamovibili che non agevolano un sano ricambio generazionale. Storditi cercheremo di convincerlo a pagare per il suo misfatto."
Il tanto agognato rinnovamento collettivo di menti e cuori passa soprattutto da azioni e parole, inaridendosi altresì davanti a sciocchezze professionali arzigogolanti attorno al vuoto di chi, in questo tragico momento di sconfitta collettiva, riesce a proferire baggianate come "le faceva anche i biscotti."

sabato 18 novembre 2023

Riposa in pace!



Riposa in pace grande ragazza! E a quella carogna che t’ha assassinato auguro un’esistenza bastarda farcita di rimorsi. A meno che non si sia già tolto dalle palle come un ingombrante rifiuto qual è!

Ragogna

 


Salviniamente

 

Come piaceva

di Marco Travaglio 

La scoperta che Salvini è Salvini e fa Salvini è un classico del giornalismo all’italiana, ma solo quando conviene a lorsignori. Il vicepremier e ministro che definisce lo sciopero “weekend lungo” (senz’aver mai colto la differenza fra settimana lavorativa e weekend) e riesce a trasformare un’ordinaria protesta sindacale in un evento epocale conferma la sua irredimibile natura di Cazzaro Verde. Eppure sembra ieri che era l’idolo dei giornaloni, gli stessi che ora lo prendono a pesci in faccia. Correva l’anno 2019 e bisognava buttar giù il Conte-1, che osava combattere la povertà (Rdc), la precarietà (dl Dignità), la corruzione (Spazzacorrotti), la Casta (taglio dei parlamentari e dei vitalizi), la mafia (voto di scambio), la rapina Fornero (quota 100), i fossili (piano rinnovabili), i diktat Ue sull’austerità (due procedure d’infrazione minacciate) e Usa sul golpe Guaidó a Caracas (l’Italia non lo riconobbe, unica in Ue), senza il permesso dei padroni del vapore. Quindi andava bene anche Salvini. I giornaloni iniziarono a ripetere che comandava lui e faceva tutto lui, anche se come sempre non faceva una mazza. Il nuovo Ridolini trasformato in “nuovo Mussolini” e gonfiato come la rana di Esopo fino a fargli vincere le Europee (dal 17 al 34% in un anno). Lui, incredulo di essere preso sul serio, entrò nella parte e si mise a vento di tutte le lobby: da Sì Rdc a No, da No Prescrizione a Sì, da No Triv a Sì, da No Benetton a Sì.

Il vero banco di prova fu il Tav Torino-Lione, l’opera più inutile, costosa e velenosa del mondo, sottoposta all’analisi costi-benefici dei migliori economisti dei trasporti: dopo aver firmato il contratto giallo-verde che lo bloccava, il Cazzaro ne divenne l’uomo sandwich fra gli applausi del partito Calce&Martello e delle gazzette al seguito. Che si spellavano le mani per la sua conversione al “partito del Pil” e delle “madamine”. E quando uscì l’analisi degli scienziati che bocciava il Tav, lo nominarono addirittura contro-perito. Repubblica: “Tav, la controanalisi di Salvini”. Stampa: “Contro-dossier di Salvini: la sospensione della Tav ci costerebbe 24 miliardi”. Messaggero: “‘Non completare la Tav può costare 24 miliardi’. Ecco il dossier della Lega” (che naturalmente non esisteva). La Stampa, già che c’era, promosse Salvini critico musicale, facendogli commentare il Festival di Sanremo. Lui rovesciò il governo e chiese il voto subito per i “pieni poteri”. E Rep titolò meglio della Padania: “Voto subito (ma c’è chi dice no)”. Purtroppo nacque il Conte-2. Ma subito i giornaloni si impegnarono allo spasimo per demolire pure quello e riportare Salvini al potere. Missione compiuta, con Draghi e con Meloni. E ora si permettono pure di piagnucolare.

L'Amaca

 

Dimenticare la povertà
DI MICHELE SERRA
Essere derubati è molto spiacevole. Specie il furto in casa è una violazione durissima da reggere. Lì per lì, se il ladro fosse acciuffato, lo vorresti ai ceppi, punto e basta. Ma il “lì per lì” dura poco, è l’attimo istintivo che la legge poi si occupa, per nostra fortuna, di sottoporre ai modi della civilizzazione. Apposta esistono norme e convenzioni che guardano alla comunità nel suo complesso: al derubato ma anche al ladro, persona meritevole di punizione e, al tempo stesso, di assistenza: legale e, nelle carceri più avanzate, professionale.
L’idea che una recrudescenza delle pene scoraggi il crimine è antica (appartiene all’istinto atavico) e sopravvive anche all’evidenza e alle statistiche, che non confermano affatto quell’ipotesi. Il cosiddetto “pacchetto” governativo sull’ordine pubblico è in questo senso patetico, perché disperatamente avvinghiato all’idea che le cattive maniere siano la sola via per affrontare il crimine (almeno: il crimine di strada, non certo quello erariale e finanziario, anche se la refurtiva è spesso molto superiore).
Nel mucchio ha fatto specie, giustamente, il provvedimento che non considera la gravidanza e la maternità ostative alla detenzione. Qualcuno ha pensato a certe ragazze rom svelte di mano che si fanno scudo della loro prolificità. A me, forse per ragioni anagrafiche, è venuta in mente Sophia Loren in Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, ininterrottamente incinta per evitare il carcere. Ma essere stati poveri e avere vissuto di espedienti — così come l’essere stati migranti — non fa più parte, da tempo, della memoria nazionale. Il primo impulso di un popolo di arricchiti è dimenticare la povertà.