Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 6 ottobre 2023
L'Amaca
Che meraviglia!
Ad accendere i riflettori un esposto della Gilda. La replica di Cuzzocrea, che è anche presidente Crui “Accanimento, non ho nulla da nascondere”
DI FABRIZIO BERTÈ
MESSINA — Oltre due milioni di euro di rimborsi a suo favore incassati tra il 2019 e il 2023. E ben 122.300 euro incassati in soli nove mesi dalla Divaga Srl, una società agricola siciliana, con sede a Viagrande, nel Catanese, di proprietà sua e della moglie e amministrata e rappresentata dalla madre. Una bufera che ha travolto il rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea, figlio d’arte (suo padre Diego è stato rettore nella stessa città tra il 1995 e il 1998), professore di Farmacologia e dallo scorso 15 dicembre presidente della Conferenza dei rettori universitari italiani.
Ma nelle 4.744 pagine, sul sito dell’UniMe, oltre ai rimborsi a favore di Cuzzocrea stanno emergendo ordini e pagamenti destinati a far discutere parecchio. Tra il 20 gennaio e il 28 settembre 2023, infatti, in soli nove mesi, sono stati effettuati ben quattordici mandati di pagamento alla Divaga Srl, una società agricola siciliana, con sede a Viagrande, nel Catanese. Con ordini originati dai dipartimenti di Scienze veterinarie e soprattutto di ChimBioFarAm, quello di Cuzzocrea, si va da un minimo di 600 euro a un massimo di 17.900 spesi per manutenzione ordinaria e riparazioni di altri beni materiali, altri materiali tecnico-specialistici non sanitari, altri beni materiali diversi e altri servizi diversi non altrimenti classificabili. Il totale raggiunge la cifra di ben 122.300 euro.
Una società agricola, la Divaga Srl,costituita il 18 dicembre del 2018 e iscritta alla Camera di commercio il 9 gennaio del 2019, con un capitale sociale di 10mila euro, che si occupa di allevamenti di cavalli e altri equini e coltivazione di uva. E dalla visura camerale risulta che l’80% delle quote appartiene proprio al rettore Salvatore Cuzzocrea, mentre il restante 20% è di proprietà della moglie Valentina Malvagni. E l’amministratrice unica della società risulta essere la madre di Cuzzocrea, Maria Eugenia Salvo, moglie di quel Diego Cuzzocrea costretto alle dimissioni dopo una tragedia che colpì l’Università di Messina: l’omicidio dell’endoscopista del Policlinico Matteo Bottari. L’ex rettore e padre dell’attuale rettore fu indagato per favoreggiamento nell’ambito delle indagini sull’omicidio, poi fu accusato di aver simulato il furto e il danneggiamento della sua auto e per questo fu costretto a dimettersi. Ma le accuse a suo carico caddero completamente.
giovedì 5 ottobre 2023
Abissalmente
Che bel paese!
Berlusconi, patto sull’eredità i 5 figli lasciano a secco il Fisco
di Giovanni Pons
Milano — L’eredità di Silvio Berlusconi, che a prezzi di mercato è valutata tra i 5 e i 6 miliardi di euro, per il fisco italiano rischia di essere flop clamoroso. Il patrimonio netto che il Cavaliere ha lasciato ai suoi cinque figli, ai fini fiscali, in base all’atto registrato e pubblicato lunedì scorso dal notaio Mario Notari di Milano, ammonta infatti a soli 458 milioni di euro. Di questi, 423 riguardano le holding che controllano il 61,2% della Fininvest, mentre 35 milioni è la somma delle proprietà immobiliari (solo tre ville sono intestate a lui direttamente più un box a Trieste ricevuto in eredità da un cittadino), dei mobili, dei quadri e delle barche.
Sono le cifre su cui verranno calcolate le imposte di successione, se ve ne saranno. A parte gli 81 mila euro di imposta di registro, infatti, gli eredi con molta probabilità chiederanno l’esenzione di imposta per il passaggio dei 423 milioni che permettono di controllare Fininvest. E ciò in forza del Testo Unico sull’imposta di successione del 1990, che prevede che «I trasferimenti.... a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta... a condizione che gli aventi causa proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni».
Una ghiotta opportunità, tanto è vero che al punto 5) dell’Accordo tra di loro «gli eredi si obbligano reciprocamente, altresì, a non alienare quote di alcun cespite compreso nel Relictum per il termine di 5 anni dall’apertura della successione e quindi sino al 12 giugno 2028».
Se, dunque, l’Agenzia delle Entrate accetterà la richiesta di esenzione dei figli Berlusconi, su quei 423 milioni che trasferiscono il controllo Fininvest non verrà pagata alcuna imposta di successione. Mentre sui 35 milioni di patrimonio di Berlusconi al di fuori della Fininvest i cinque eredi dovrebbero pagare 1,4 milioni di imposte (il 4%). Ma poiché la legge prevede anche una franchigia di un milione a testa (se non è già stata usufruita per donazioni precedenti, ma al riguardo ci sono diverse sentenze della Cassazione che consentono la cumulabilità) anche in questo caso l’introito per il fisco potrebbe essere pari a zero.
Riepilogando, il combinato disposto di partecipazioni societarie valutate al patrimonio netto di bilancio, di immobili al valore catastale, di aliquote molto basse rispetto ad altri paesi occidentali, di esenzioni che facilitano il passaggio delle aziende di padre in figlio consente che su un patrimonio come quello di Silvio Berlusconi, stimato a valori di mercato tra 5 e 6 miliardi, al fisco non vada un euro di imposte. Gli unici che dovranno sborsare qualcosa all’Agenzia delle Entrate sono i legatari Marta Fascina, Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri, che dovranno versare l’8% dei 230 milioni che riceveranno. Nel dettaglio, 8 milioni Fascina, 8 milioni il fratello Paolo, 2,4 milioni l’amico Dell’Utri. Una situazione anomala poiché non permette alcuna redistribuzione di ricchezza. Le imposte di successione in Italia furono abbassate dal governo Amato nel 2000, eliminate da Berlusconi nel 2001 e reintrodotte da Prodi nel 2006.
Alta riflessione climatica
