Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 29 settembre 2023
Lo sapevate?
Fattura 352 milioni l’anno. Il Turismo gli paga il défilé
MIRACOLI - La Santanchè dà 90 mila euro al gruppo della Ferretti per una sfilata poi diventata di beneficenza. Raccolti 57 mila euro
DI THOMAS MACKINSON
Una passerella sul fango con soldi pubblici. Chi l’avrebbe mai detto che la moda può salvare il mondo, un abito da 3 mila euro alla volta? Quel che non è chiaro, è se un ministro sia autorizzato a sponsorizzare una stilista o se Alberta Ferretti abbia bisogno della Santanchè. Dal suo ministero, spunta però un contributo da 90 mila euro per promuovere l’evento di un privato che ha boutique di lusso in tutto il mondo e fatturati da capogiro. Soldi pubblici per una sfilata-evento che, causa alluvione, si farà poi “solidale”. Ma, alla fine, raccoglierà 57 mila euro, cioè meno di quanto ha ricevuto. Un altro “miracolo” della ministra-imprenditrice, in linea con la moltiplicazione delle spese in Cina da 155 mila euro per sei delegati, compresa lei. Ma partiamo dall’inizio.
Il 26 maggio 2023, l’Emilia-Romagna affonda ancora nell’abisso di fango. Meloni e Von der Leyen hanno appena sorvolato i campi allagati di Forlì, la devastazione attorno a Ravenna e Cesena, l’agricoltura in rovina. Si celebrano altri due funerali, scatta l’allarme epidemia e il piano per i Comuni al buio. Nel centro di Rimini, invece, si accendono i riflettori, parte la musica a palla. Dalle mura di Castel Sismondo fuoriescono modelle avvolte in abiti leggeri, trame di seta e veli di chiffon. Va in scena “Ferretti Resort24”, la sfilata-evento della stilista romagnola fondatrice del gruppo quotato Aeffe che detiene i marchi Ferretti, Moschino e Pollini. In prima fila una parata di vip e politici. Spicca Daniela Santanchè con il suo Dimitri Kunz d’Asburgo, indagato con lei per le vicende Visibilia, che parla col prefetto Padovan. Ci sono la sottosegretaria alla Cultura Lucia Bergonzoni, Geronimo La Russa, il deputato Pd Andrea Gnassi. E poi ospiti stranieri, attori, cantanti e perfino due generali. Non era scontato. Fino a tre giorni prima, l’evento è stato in forse con 14 morti e 26 mila sfollati.
Alla fine prevale il carisma della Ferretti, romagnola doc, che il 23 maggio conferma che la sfilata si farà ma diversa: sarà solidale. Aeffe promette di organizzare un’asta benefica con Sotheby’s, mettendo in vendita pezzi speciali d’archivio e una t-shirt con la scritta “Io ci sono”. I dipendenti devolveranno il corrispettivo di un’ora di lavoro alla causa, e l’azienda farà una donazione equivalente. L’evento è salvo e nessuno polemizzerà. Racconta chi c’era che le uniche parole dedicate alle vittime vengono sussurrate a bassa voce. E che finché la stilista non li chiama sul palco, pochi hanno notato gli “angeli del fango” per i quali Ferretti ha disegnato la maglia. “Per aiutare la Romagna a ripartire, io ci sono”, twitta la Santanchè, che la indosserà giorni dopo, ma subito la impone alla povera Venere di Open to Meraviglia. Per quell’ora di sfilata, quando ancora nulla aveva di solidale, la ministra aveva dato 90 mila al gruppo da 352 milioni di fatturato.
Le date e gli atti non lasciano dubbi. Aeffe Spa chiede il contributo il 31 di marzo, il 10 maggio il segretario generale del Mitur firma la determina che assegna direttamente alla società, senza gara, le risorse per “provvedere ai servizi di organizzazione e promozione dell’evento”. Non è facile motivare la spesa. Il funzionario cammina sul velluto: chiama in causa “il carattere di unicità dell’evento” (e perché Armani o Fendi no?), la “risonanza mediatica che avrebbe generato”, “esternalità positive a beneficio del tessuto economico e sociale”. Non solo non fa scandalo quel contributo pubblico a un’iniziativa privata, ma può “trasmettere al resto del mondo un’immagine unitaria del Paese”. Open To Ferretti, insomma. Non stupisce che la Ragioneria generale abbia sollevato dubbi: nel “Piano strategico di Sviluppo” del ministero – 112 pagine – non c’è traccia di finanziamenti a operatori privati della moda. Epilogo, per polemiche preventive.
Ma alla fine, quanto è stato raccolto per gli alluvionati? A distanza di quattro mesi le istituzioni paganti non lo sanno, manifestano anzi un certo fastidio per la domanda (“pure su questo fate polemica!”). Tocca chiederlo al Gruppo Aeffe: si scopre che il ricavato è stato di circa 57 mila euro “interamente devoluti alla Protezione civile della Regione”. Perfino meno dei 90 mila euro che il gruppo da 100 milioni di capitalizzazione in Borsa ha ricevuto per organizzare e promuovere l’evento. Che però è stato un successo: la partecipazione di giornalisti, tv e vip ha permesso “una reach mediatica complessiva” di oltre 137 milioni di visualizzazioni. Gli alluvionati ringraziano.
Lente sui misfatti
Caro amico, ti prescrivo
di Marco Travaglio
Difficile trovare qualcosa di più trasversalmente odiato della prescrizione. Quella all’italiana, che le destre, Azione e Iv vogliono ripristinare azzerando la Spazzacorrotti del 2019 e tornando all’ex Cirielli imposta da B. nel 2005, funziona così. Tizio stupra una ragazza fuori dalla discoteca. Questa denuncia il fatto dopo qualche settimana, appena supera lo choc. Partono le indagini e la prescrizione inizia a ticchettare (dal giorno in cui è avvenuto il fatto, non da quando è stato scoperto). Si ascoltano i testimoni, alcuni vengono intercettati o si vedono sequestrare i telefonini, si cercano immagini dalle telecamere, si individua un sospettato, si raccolgono le prove, lo si arresta. Finite le indagini c’è il deposito degli atti, poi i 90 giorni per farne altre a richiesta delle parti, poi la richiesta di rinvio a giudizio, poi l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio. Dopo mesi o anni inizia il processo e, dopo mesi o anni, arriva la condanna di primo grado. L’imputato ricorre in appello e lì, se i giudici sono lenti (o qualcuno viene trasferito) e gli avvocati la tirano in lungo con tutti i cavilli gentilmente offerti dal Codice di procedura, scatta la prescrizione prima della sentenza. Se invece si fa in fretta, il verdetto d’appello arriva in tempo. Ma la mannaia può calare in attesa di quello definitivo (il terzo, oppure il quinto se la Cassazione annulla con rinvio). Così lo stupratore resta innocente e torna libero di frequentare il quartiere, di incontrare la stuprata che l’ha denunciato e, incoraggiato dall’impunità, di riprovarci con altre ragazze.
La stessa scena si ripete ogni anno in 200 mila processi (eccetto quelli per omicidio volontario e strage), con tempi diversi a seconda dei reati. Un’amnistia selettiva per ricchi (quelli che possono permettersi di pagare gli avvocati per anni). Un incentivo ad allungare i tempi per arraffare la prescrizione anziché la condanna. E la paralisi del processo “accusatorio”, che può funzionare solo se – come nei Paesi anglosassoni – il 90% degli imputati patteggia o sceglie il rito abbreviato rinunciando al dibattimento, ma nessuno lo fa per non giocarsi la prescrizione. Perciò, dopo tanti appelli di magistrati, giuristi, giornali e vittime, Bonafede fermò la prescrizione dopo la prima sentenza. Ora che la coraggiosa riforma inizierebbe a salvare i primi processi da morte certa e a evitare che i tanti Tizio tornino liberi di stuprare, le tre destre e il Terzo Palo la cancellano. Resuscitando B. e l’ex Cirielli (il meloniano che all’epoca si vergognò di darle il suo nome e oggi non fa una piega). I 5Stelle si oppongono da soli, mentre il Pd riesce ad astenersi persino sulla loro mozione salva-troyan per tangentari. Riuscirà Elly Schlein a lasciarsi sfuggire una battaglia sacrosanta che imbarazza Meloni e, per giunta, porta voti?
giovedì 28 settembre 2023
Un’altra perla!
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