domenica 2 luglio 2023

Altri progetti



Alessandro Giuli, amicissimo della Caciottara Nera e neo presidente del Maxxi che invita Vittorio Sgarbi e Morgan quale momento culturale, ha altri progetti per il futuro tra cui: 

Annibal Lecter discuterà attorno alla socialità. 

Nerone e la prevenzione incendi.

Al Capone e il dovere di pagar le tasse

Barbara D’Urso interverrà sulla televisione formativa 

Bruno Vespa contro il laccaculismo

Matteo Salvini incontrerà i giovani su “più di 3 mojiti nuocciono alla salute!”

Matteo Renzi intratterrà sul tema “L’essenzialità della coerenza in politica.”

Carlo Calenda e “Mai parlare a caxxo su tematiche che non si conoscono”

Augusto Minzolini presenterà varie metodologie di uso corretto delle carte di credito

Giovanni Donzelli intratterrà su “È impossibile che un certino possa fare politica ad alti livelli.”

Giovanni Toti disquisirà su “il demanio è di tutti come la salute (che va tenuta lontana dai privati)”

Alessandro Sallusti parlerà su “il giornalista non si deve mai piegare ai diktat del padrone.”

Santadeché

 

Scandalo Visibilia. Dalla rete di B. alla premier: Santanchè ministra protetta
RELAZIONI - La scalata di “Daniela”: gli esordi con Pomicino e La Russa, poi Bisignani, Arcore e l’amicizia con Meloni
DI GIANLUCA ROSELLI
“Santadeche?”. Palazzo Marino, Milano, anno 1995. Quando Daniela Garnero in Santanchè inizia a muoversi con disinvoltura tra i corridoi e le aule del Comune, così i cronisti s’interrogano su di lei, con espressione romanesca pur essendo milanesi. Santanchè, che all’epoca lavorava per Ignazio La Russa, già deputato e potentissimo nel Milanese, stava sempre in mezzo. “Ma questa chi è?”, ci si chiedeva, imparando presto ad averci a che fare. Perché, in ogni questione di rilievo della giunta di Gabriele Albertini, saltava fuori lei. E così che presto le venne affibbiato quel nomignolo: la “Santa”. Che di religioso aveva ben poco. Sono una donna, sono la Santa, sarà poi la sua autobiografia (anno 2016). L’altro, “la Pitonessa”, arrivò più tardi per scherzo, una battuta che su di lei faceva il primo marito, Paolo Santanchè, chirurgo estetico: si conobbero quando lei, ventunenne, volle rifarsi il naso. Soprannome perfetto, a vederla incedere a Montecitorio, con borsa Hermes, pantaloni attillati, tacco 12 e sorriso da Crudelia Demon. O in spiaggia, a Forte dei Marmi, col cappello da cowboy mentre gioca a racchettoni con il suo ex compagno, Alessandro Sallusti.
“Vivere da Pitonessa è sempre stato il primo lavoro di Daniela Santanchè, lavoro in cui la politica spesso è risultata solo un accessorio”, ha scritto Flavia Perina sulla Stampa. Sì, perché la sensazione, ripercorrendo curriculum e relazioni della ministra del Turismo, che mercoledì riferirà in Parlamento, è che lei abbia piegato politica, amicizie, rapporti sentimentali, intrecci col potere al solo fine di sponsorizzare unicamente un brand: se stessa.
L’intoccabile Santanchè. “Stanno emergendo questioni gravissime, ci sono ministri che si sono dimessi per molto meno”, dice Elly Schlein, col Partito democratico che sta valutando la mozione di sfiducia. Intoccabile, dicevamo, perché in FdI, dove pure lei è mal sopportata dall’ala rampelliana e non solo, Santanchè è blindatissima non solo da La Russa, ma soprattutto da Giorgia Meloni, con cui è riuscita a stabilire una forte amicizia. È l’unica, Daniela, ad avere rapporti con la figlia Ginevra, unica a parlare con mamma Meloni, mentre il suo compagno Dimitri e Andrea Giambruno al Forte stanno sempre insieme, scrive Paolo Madron nel suo ultimo libro. È Santanchè, infatti, ad aver introdotto Giorgia nel mondo imprenditoriale milanese che, orfano di Berlusconi, era alla ricerca di un nuovo partito su cui puntare alle ultime elezioni. Mondo che guardava con scetticismo alla leader cresciuta tra Colle Oppio e Garbatella, mondi lontanissimi da quelli del Pirellone e Assolombarda. È a casa di Santanchè (zona corso Vercelli) che certi ambienti meneghini conoscono Giorgia. “Ci sarà da fidarsi?”. “Lei è la numero uno”, rispondeva a tutti la Pitonessa con le fiamme negli occhi.
Anche Santanchè, però, ha avuto bisogno degli altri, tra il 2000 e il 2010, per essere introdotta negli ambienti romani del Sistema. E allora in primis fu l’andreottianoPaolo Cirino Pomicino, che ora di lei dice: “È capace di tutto. Non conosce vergogna”. Ma nelle sue frequentazioni giocarono ruoli importanti anche il faccendiere Luigi Bisignani, che le fu molto intimo, e il condannato Denis Verdini, che favorirono la sua ascesa: divenne sottosegretaria e poi entrò nel cerchio magico di B. nel tremento 2013 (l’anno della decadenza dell’ex Cavaliere). E fu lei a prendere sotto la sua ala protettrice Francesca Pascale nei suoi primi passi ad Arcore. Poi c’è il suo grande amico Flavio Briatore, socio con lei al Twiga, lo stabilimento vip di Marina di Pietrasanta che i fortemarmini doc snobbano, diventato il simbolo delle estati da copertina dell’ultima ventina d’anni. Prima al Forte c’erano gli Agnelli, ora c’è la Pitonessa.
In politica cambia partito come cambia outfit. Che colore va quest’anno? Qualcuno l’ha definita politica di relazione. Prima An di Gianfranco Fini, poi la Destra di Francesco Storace (con cui si candidò a premier nel 2008), poi ancora il Pdl, il governo Berlusconi IV e Forza Italia. Infine l’ingresso, nel 2017, in FdI.
Tutto sempre curando, e molto, gli affari suoi. Come quando l’ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, la finanziò con 2 milioni e 800mila euro. Con intercettazioni a raccontare un mondo. “Sto andando da Paolo Romani con la Santanchè”, diceva al telefono Antonio Cannalire, braccio destro di Ponzellini. Era il 2011. Ora siamo nel 2023 e la Santa è sempre lì che traffica.

Sgarbatamente

 

Sgorbi quotidiani
di Marco Travaglio
Noiose e immancabili come i consigli anti-caldo (bere molto, evitare le coperte in lana di roccia…) e le liste di putiniani della fu Repubblica, ma soprattutto tristi e umilianti sono le polemiche sui deliri di Sgarbi. Che l’altra sera, invitato al museo Maxxi dal presidente Giuli a parlare di non si sa cosa (non è mai un suo problema), ha espettorato il consueto assortimento di squisitezze, con l’aggiunta di un “cornuto!” a un anonimo tizio al cellulare, che lui per educazione non spegne mai. Siccome il giochino si ripete da una quarantina d’anni, cioè da quando l’allora giovane critico, invitato al Costanzo Show per spiegare dei quadri, diede della “stronza” a una prof e, anziché essere bandito da tutte le tv (come accadrebbe in qualunque Paese civile), ne diventò ospite fisso (come accade solo in Italia), è il caso di piantarla. O la si smette di invitare Sgarbi, o di indignarsi se poi fa Sgarbi. Anche perché lo chiamano apposta: sanno che è fuori controllo e non si domandano neppure più se ci è o ci fa (entrambe le cose). A furia di trovarlo “simpatico” (come una grattugia sulle ragadi) e “politicamente scorretto” (al contrario: oggi il vero anticonformista è l’educato), gli han concesso una franchigia che vale solo per lui: neppure un ultrà allo stadio potrebbe dire un decimo di ciò che dice lui senza finire al gabbio o al Daspo.
Lui invece è sempre in Parlamento, quasi sempre sottosegretario a Qualcosa, sindaco di Salemi (subito sciolto per mafia), Sutri e Arpino, prosindaco a Urbino, assessore a Viterbo, consigliere regionale in Lombardia, commissario a Codogno, presidente di Ferrara Arte, del Mart di Trento, del Mag di Riva del Garda, della Gypsotheca del Canova… Da una vita colleziona poltrone e stipendi pubblici e naturalmente, non essendo ubiquo, fa tutto malissimo. Fin da quando nel ’96 si beccò una condanna definitiva a 6 mesi e rotti per truffa ai Beni Culturali perché dieci anni prima doveva lavorare alle Soprintendenze venete, ma non vi metteva piede, grazie a certificati medici farlocchi e autodichiarazioni di malattie immaginarie – il “cimurro” (tipico dei cani), le crisi di starnuti e l’“allergia al matrimonio” – che gl’impedivano di lavorare in ufficio, ma non di condurre ogni sera Sgarbi quotidiani su Canale 5 vomitando insulti ai migliori pm d’Italia. Ogni puntata un processo per diffamazione (di qui la fame atavica di soldi), da cui si faceva poi salvare dalla Camera. Tranne quando toccava altri della Casta, come la vicepresidente Carfagna, gentilmente definita nel 2020 “Sorcagna, capra, cretina che si trova in Parlamento solo per essere stata in ginocchio davanti a Berlusconi”. I due all’epoca stavano nello stesso partito, FI. Poi lei se n’è andata e lui è stato ricandidato. Avercene.

L'Amaca

 

Un coperchio che salta
DI MICHELE SERRA
Di tutte le frottole governative, una delle più fraudolente è attribuire al permissivismo il consumo sconsiderato di droghe e l’impatto devastante in termini di reati, violenza, reclusione, costi sociali vari e assortiti.
Come è noto, e ammesso che la realtà conti qualcosa, la situazione attuale è figlia del proibizionismo, con conseguente prosperità delle mafie piccole e grandi che gestiscono il traffico. Di alcol e di nicotina, che sono droghe legali, ci si ammala e si muore assai più che di eroina, cocaina, droghe sintetiche. Ma l’alcolista e il fumatore non patiscono lo stesso stigma sociale, né la stessa esposizione al crimine e ai rischi legali, che gravano sugli altri tossicodipendenti: ci si scanna, tra ragazzi, per pochi euro di cannabis, come recenti fatti di cronaca raccontano; ci si scannerebbe anche per una cassa di birra se procurarsela implicasse lo stesso iter clandestino e criminogeno.
Mi ha colpito, in questo senso, il ragionamento anti-proibizionista contenuto nell’intervista (bella!) di Giulia Santerini a Manuel Agnelli per Metropolis.
Fa spicco, nelle parole di Agnelli, la totale assenza, rara di questi tempi, di ogni forma di recriminazione e di lagna, e il continuo rifarsi alla responsabilità personale.
All’uso che facciamo di noi stessi. Il proibizionismo si fonda sull’idea opposta: io Stato (mi correggo, io Nazione) ti dico che cosa devi fare di te stesso. Decido io per te. Se avesse funzionato, le droghe non sarebbero così diffuse e le mafie così ricche e potenti. Ma non ha funzionato. E se ammetterlo è così difficile, è perché il proibizionismo è un’ideologia: un “dover essere” imposto agli altri. Un coperchio che salta in aria ogni minuto, da decenni.

Dai anche questa!!!