Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 5 maggio 2023
Daniela la Saggia
Contantemente
L'Amaca
Ohhh..Orsini!
Crosetto teme Rovelli perché sa (bene) di essere in minoranza
Due sono i modi principali per innalzare la qualità del dibattito pubblico in Italia sulla guerra in Ucraina. Il primo consiste nell’introdurre nuove interpretazioni per ampliare l’orizzonte culturale dei cittadini e arricchire la democrazia. Il secondo consiste nell’individuare i ragionamenti illogici che prendono il sopravvento su quelli logici. Da questo punto di vista, l’Italia è un laboratorio straordinario giacché i media dominanti profondono il massimo impegno per proteggere i primi ed eliminare i secondi. A questo punto, il lettore si aspetterà che parli dell’idea assurda più nota, ovvero l’idea che il rifiuto della diplomazia e il solo invio di armi avrebbe portato la pace in pochi giorni. Questa idea illogica è ormai superata. Ce n’è una nuova contro cui combattere. Vorrei portare davanti al tribunale della ragione la tesi secondo cui nessun cittadino italiano dovrebbe criticare aspramente Biden poiché le medesime critiche rivolte a Putin in Russia causerebbero l’arresto immediato. È appena il caso di notare che questa tesi, se fosse applicata rigorosamente, causerebbe la fine di tutte le nostre libertà. Nessuno infatti potrebbe più protestare contro il potere pubblico. Agli operai che scendono in piazza per difendere il salario bisognerebbe obiettare che i loro slogan contro il governo, pronunciati a Mosca, provocherebbero un arresto di massa. Nessuno potrebbe più protestare contro i tagli alla sanità o contro gli abusi delle forze dell’ordine “perché in Russia ti arresterebbero”. Nessuno dovrebbe dire che le politiche espansive del blocco occidentale hanno provocato la distruzione dell’Ucraina, com’è autoevidente. Insomma, il modo migliore di usare le nostre libertà sarebbe quello di non usarle per passare il nostro tempo a dirci fortunati di essere più liberi dei russi: una sorta di schiavitù autoimposta. Arrivo al punto: così come in Italia è lecito criticare le politiche fiscali, allo stesso modo è lecito criticare la politica internazionale. Dal punto di vista della società libera, la critica della politica internazionale e la critica della politica fiscale sono entrambe espressione del diritto di critica. Domandiamoci adesso come sia possibile che un ragionamento così assurdo abbia conquistato tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche mainstream. Come può l’Italia essere caduta in un simile delirio anti-illuministico?
La risposta è da ricercarsi nella paura della classe dirigente bellicista. Per spiegare bene ciò che sta accadendo, devo mettere a fuoco un paradosso. Da una parte, gli ambienti bellicisti detengono il monopolio quasi assoluto dell’informazione; dall’altra, vivono nell’incubo di essere criticati al punto da lottare ferocemente per chiudere intere trasmissioni televisive (in realtà, una soltanto visto il monopolio che detengono). Com’è possibile che a una forza mediatica così spaventosa corrisponda la paura costante di un nemico inesistente? Accade perché Guido Crosetto sa che la sua posizione è minoritaria nella società. Sa che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria alla politica di Biden in Ucraina. Ecco perché teme Carlo Rovelli. Crosetto ha dalla sua parte tutti i media dominanti, inclusa Ambra, la presentatrice del festival di piazza San Giovanni. Rovelli, invece, è soltanto uno studioso che esprime le proprie idee. Nel mio libro Anatomia delle brigate rosse (Rubbettino), studiando i totalitarismi in Cina, Russia e Cambogia, ho mostrato che il potere ha paura persino delle ombre quando perde il consenso. Sono passati 15 mesi dall’inizio della guerra. Il fallimento totale delle politiche di Ursula von der Leyen, Stoltenberg e Biden è davanti agli occhi di tutti. Questo fatto riduce il consenso verso Crosetto, mica Rovelli. Calma, nessuno agiti censure: si chiama critica della politica internazionale.
giovedì 4 maggio 2023
Dal giornale Salam
Oggi secondo giorno di nuova direzione del Riformista che ci offre all'interno, la difesa a spada tratta dell'Omone ministro della Difesa e di Leonardo, con la solita nenia, vedasi acciaierie di Taranto. I posti di lavoro possono quindi giustificare un'azienda che costruisce armi, per così dire, tecnologicamente all'avanguardia?
E' questa la strada maestra? Costruire armi sofisticate?
E ancora: è sbagliato definire le armi, come ha fatto il fisico Rovelli, "strumenti di morte?"
Ci dice l'articolo che il comparto Leonardo supporta per 5 miliardi il fisco italiano, che lo stesso rappresenta il 23% di tutta l'industria ad alta densità tecnologica; che l'Europa aiuta solo per un 19% l'Ucraina; che è giusto quindi fabbricare munizioni a più non posso; che ci sono migliaia di posti di lavoro in ballo.
E allora dobbiamo uniformarci all'idea di continuare nel produrre ed esportare armi sofisticate, dove non capirò mai, cosa s'intenda definire uno strumento di morte all'avanguardia, ovvero: uccide meglio? Fa meno male? Provoca più danni? Colpisce con gran precisione? Non viene intercettato?
Riassumo anche la mia posizione: sono contro le armi. Tutte. Indistintamente. Le industrie che le costruiscono, compreso Leonardo, non dovrebbero esistere più e le risorse essere impiegate per debellare malattie e per migliorare la vita di tanti attualmente in sofferenza.
Questo non è assolutamente progresso tecnologico bensì un arricchimento sfrenato di pochi per il dolore incommensurabile di molti.
E non rompetemi più i coglioni sull'argomento.
Stop.

