martedì 11 aprile 2023

L'Amaca

 

Un problema di salute pubblica
DI MICHELE SERRA
Non è facile provare pena per i truffati dalla cosiddetta veggente di Trevignano, quella che fa piangere una Madonnina con sangue di maiale e predice orribili catastrofi, scongiurabili con il versamento di un obolo. Non è facile e forse non è nemmeno educativo: l’ignoranza non è una colpa, ma nemmeno un obbligo, e farlo presente è tra i doveri di chi ha a cuore la salute pubblica.
Il mito, anzi il culto della cosiddetta genuinità della fede popolare alimenta, da sempre, penose derive fatte di soggezione, debolezza e paura, e purtroppo alimenta anche fior di palinsesti televisivi, che sullavox populi fondano le loro fortune e non si sognerebbero mai di trattare da minchioni i minchioni (tale è chi regala quattrini a veggenti, fattucchiere e ciarlatani assortiti).
Ditemi se è più cinico manifestare fastidio e ostilità per queste assemblee di sciagurati o se è più cinico ingigantirle, amplificarle, alimentando il dubbio che si tratti per davvero di miracoli, o di rivelazioni sovraumane, come facevano al tempo delle nostre mamme i rotocalchi cosiddetti “popolari”, nei quali le visioni miracolose inframmezzavano gli amori e i divorzi delle principesse e delle attrici, e come fanno oggi “popolari” programmi di intrattenimento, specie mattutini e pomeridiani. Non c’è niente di più antipopolare che accreditare l’ignoranza. La presunta veggente è in fuga all’estero, i minchioni già in coda per la prossima truffa in favore di telecamera.

Intervista a Maggiani

 

Maggiani “Cinque Terre trattate come Disneyland Non vi stupite dell’assedio”
DI MARCO PREVE
«Visto che siamo a Pasqua e si dice che c’è redenzione solo dopo l’espiazione, penso che per le Cinque Terre questo dovrebbe significare la rinuncia ad una parte dell’arricchimento smodato accumulato in questi anni».
A Maurizio Maggiani, scrittore sensibile e appassionato, le Cinque Terre creano ogni volta che le si nomina uno sconvolgimento emotivo.
Perché il destino di questi borghi, oggi soffocati da un turismo sempre più invadente e bisognoso di cornici per selfie più che di “immersioni emozionali”, lui lo aveva previsto venti anni fa, quando i suoi allarmi sull’aggressione ambientale e sociale al territorio gli avevano inimicato le autorità regionali, quella dell’allora presidente del Parco Franco Bonanini poi finito condannato per una gestione di malaffare dell’ente, e addirittura di Legambiente, all’epoca schiacciata sulle posizioni di Bonanini.
Maggiani, dopo cinque anni di vita a Monterosso, nei primi anni duemila aveva deciso di abbandonare per sempre le Cinque Terre.
Dieci giorni fa con Repubblica , lo scrittore aveva ribadito le sue convinzioni, che poi riguardano tutte quelle località in cui, per dirla con il professor Corrado Del Bò docente di etica del turismo, «va in scena la turistificazione, ovvero la sostituzione di una comunità con una non comunità come quella turistica».
Buongiorno Maggiani, lei oggi se ne sta tranquillo in Emilia ma ha visto le foto delle masse turistiche di nuovo accalcate a Pasqua nelle stazioncine delle Cinque Terre?
«Credo fossero ampiamente attese e non vedo come potrebbe non essere diversamente visto che in passato, e per anni, non si è fatto che cercare di vendere le Cinque Terre in tutto il mondo, senza pensare alle conseguenze per un territorio dall’equilibrio ambientale e sociale così fragile. Hanno voluto farne una Disneyland ed è stata un’idea da criminali. Venti anni fa la Regione (il presidente era Claudio Burlando,ndr )e Bonanini fecero un gemellaggio con la Grande Muraglia cinese per attirare milioni di turisti da Pechino. Con quelle premesse oggi parlo di una giusta nemesi rispetto ad una scelta che fu coordinata dall’alto ma collettiva, appoggiata da buona parte della comunità con poche eccezioni».
Le Cinque Terre sono un
patrimonio dell’umanità, è un marchio che attrae.
«Appunto. Il grande boom, il salto c’è stato con il marchio Unesco. Patrimonio dell’Umanità, ma i dividendi sono andati all’Umanità o sono rimasti lì? Per questo oggi che siamo a Pasqua, e non possiamo non dirci cristiani, vorrei ricordare che il sacrificio di Cristo sulla croce ci insegna che possiamo essere redenti, ma prima bisogna espiare.
Magari iniziando a pagare tutte le tasse».
Alcuni sindaci come Fabrizia Pecunia ed Emanuele Moggia, di Riomaggiore e Monterosso, condividono la sua lettura e oggi chiedono una legge nazionale per frenare i flussi, ma c’è chi come Franco Villa primo cittadino di Vernazza trova offensive le accuse ai suoi concittadini, è contrario al numero chiuso ma vorrebbe limitare il numero di treni nella sua stazione: 95 al giorno in alta stagione.
«Sono felice che sia in atto un dibattito alle Cinque Terre: credo possa essere allargato anche ad altre realtà italiane che soffrono lo stesso problema. Però c’è un grosso ostacolo, e non è burocratico. Quando hai imparato a fare soldi in quel modo, affittando camere oppure con una ristorazione a ritmo frenetico che conta su un ricambio giornaliero della clientela, è molto difficile smettere. Insomma, ci sono anche piccoli episodi che raccontano bene un luogo».
Racconti.
«Due anni fa i carabinieri fermarono un ragazzo di Monterosso di 23 anni e gli sequestrarono una McLaren perché troppo potente per la sua patente appena presa. Una McLaren alle Cinque Terre.
Gliel’aveva regalata sua nonna. Il fatto è che in questi luoghi dalle origini povere ma dignitose, fatte di un durissimo lavoro per coltivare e mantenere il territorio, il denaro facile ha trasformato le persone».
E ora le sue estati dove le passa?
«Ho scoperto che esiste un modo di fare turismo senza sacrificare territorio e comunità. L’ho trovato a Bonassola, poco distante e molto simile alle Cinque Terre. Paese e mare bellissimi, una popolazione radicata, prezzi non alle stelle.
Il piacere di circolare nella piazzetta senza essere schiacciati dalla folla. E un segreto: non hanno allungato il moletto per evitare l’arrivo di traghetti pieni di turisti».

domenica 9 aprile 2023

Buona Pasqua!


Quanto sarebbe stato bello essere come quella donna, Maria di Magdala, che per prima s’avvicinò al vuoto sepolcro, spoilerando l’Evento che da duemila anni stordisce e disturba il pensiero unico dell’umanità avvolta da regole e principi divaricanti fratellanza e socialità su questo pianeta! Spossati da liturgie devote all’apparire, vero dio attuale, infatuati da crosettiane ricerche di bellicistiche scelte affossanti l’altro, percepiamo quasi scomodamente il ricordo di quel giorno, tra sbeffeggiamenti simili a quelli che ricevette Paolo tra i greci, con annesse risatine compiacenti, carezze sulla cervice di compatimento, derisioni dovute alla granitica certezza che la strada maestra passi unicamente dal possedere sempre più, dall’opprimere l’altro, dal mostrarsi luccicante e immerso nei social, catechismi affascinanti e prorompenti di quest’epoca. Ci manca la certezza del discepolo che “vide e credette”, siamo girovaghi nel nulla, quasi insensibili alla Novità che questo giorno ripropone, al suo sguaiato risalir la comune corrente, alla drammaticità dello svilire ciò che oggi riteniamo importante e fondamentale, per cui soffriamo ogni giorno, belando, e depredando noi stessi con logiche di schiavitù eclatanti, tra balzelli e politiche affossanti noi stessi. Se non riusciamo a contemplare quest’annuncio, l’augurio sia che almeno si possano notare le catene che ci imprigionano sul proscenio di questa palla azzurra dispersa nel vuoto, costringendoci a idolatrare ninnoli il cui sfavillio evapora nel silenzio misterioso di quello spazio il cui vuoto convinse le donne e i timorosi uomini al suo seguito. Buona Pasqua!

Tanti Auguri a tutti!


Che crediate o no, a qualunque sfera apparteniate, se avete visto gli Ufo o siete sicuri che quella statua pianga, se credete alla fortuna o agli oroscopi, se pensate che la guerra è una pazzia, se v'incazzate a leggere il giornale, se vi manca qualcuno che se ne è già andato via, se vi stanno sulle palle i tanti smargiassi che ci circondano, se fate fatica a concepire il fatto che diciassette milioni di nostri connazionali sono attualmente sbragati in vacanza, se non ve ne frega nulla del vippino che filtra con la starletta annacquata, bene: se siete tutto questo o altro.. tanti Aguri di Buona Pasqua a voi!  

Cazzaro obbediente

 

È il ministero di Webuild: Salini detta e Salvini scrive
IL COSTRUTTORE DI SISTEMA - Il leghista e l’ex Impregilo. Ponte&C. Matteo fa volare in Borsa il colosso col progetto del 2010; poi lo accontenta sul dl siccità. Nei grandi appalti pubblici è quasi monopolista
DI CARLO DI FOGGIA
Non c’è nulla di più sicuro nella vita pubblica italiana dell’inchino agli interessi privati del costruttore Pietro Salini. L’ultimo ha anche una data d’inizio: 21 ottobre 2022. Matteo Salvini, appena indicato al ministero delle Infrastrutture, esordisce così: “Il Ponte sullo Stretto di Messina è tra i miei obiettivi ed è negli interessi di tutti gli italiani”. Quel giorno l’azione di Webuild, l’ex Salini Impregilo, valeva in Borsa 1,30 euro, dieci giorni prima aveva toccato quota 1,18 euro, il minimo da oltre due anni, punto più basso di un calo inarrestabile dai massimi dell’agosto 2021, quando Webuild aveva assorbito la fallita Astaldi. Da allora le azioni del colosso delle costruzioni hanno ingranato la quinta: +57% in Borsa, record in Europa.
Matteo Salvini ha superato il maestro Renzi, che da premier elogiava il costruttore appena poteva. Da ministro si è fiondato già tre volte a inaugurare cantieri al fianco del boss di Webuild: il Terzo Valico, l’Av Taormina-Fiumefreddo; la nuova metro di Milano. Molto di più ha fatto però al ministero. Il primo regalo è arrivato col Ponte. Il 16 marzo, quando si è presentato a sorpresa nel Cdm col decreto che fa rinascere il progetto del 2010, il titolo Webuild ha chiuso a +12%, il giorno dopo ha aggiunto un altro +8%. Salini festeggia e si capisce il perché. A maggio era stata fissata la sentenza d’appello della causa promossa dal consorzio Eurolink, capeggiato da Webuild, vincitore della gara nel 2005: chiede 700 milioni allo Stato per lo stop imposto nel 2012 dal governo Monti. Salini in primo grado, nel 2018, ha perso e confidava talmente poco nelle sue ragioni che a bilancio quei soldi li dava per persi. Poi la svolta. Mentre ai cronisti gli uomini di Webuild spergiuravano di non aver alcun interesse nella partita, il 14 febbraio ha scritto al ministero di essere pronto a rinunciare al contenzioso (che lo vede perdente) in cambio della garanzia di poter costruire il Ponte. Alcuni mesi prima, Webuild aveva rispolverato un vecchio documento inviato al Mit in cui dettava i passaggi legislativi. Salvini lo ha accontentato. Il 17 marzo, mentre il titolo schizzava in Borsa, il costruttore non tratteneva l’euforia: “In un Paese in declino, il ponte può essere un’opera iconica capace di fare da volano all’Italia nel mondo”.
Salini detta e Salvini esegue? La conferma è arrivata nei giorni scorsi col “decreto siccità”, altro parto del ministro. Il testo velocizza l’iter degli impianti di desalinizzazione, su cui il governo vuole puntare per alleviare la crisi idrica nonostante le criticità che li hanno sempre frenati (sono energivori e producono scorie). La leader del settore è, manco a dirlo, Fisia Italimpianti, controllata di Webuild che nell’estate del 2022 ha lanciato la campagna “Water is life” per promuoverli. Il decreto elimina la valutazione d’impatto ambientale per gli impianti più piccoli e i paletti voluti dal governo Draghi che imponevano di optare per la desalinizzazione solo dopo un’analisi costi-benefici (il testo, peraltro, rende più facile scaricare le scorie a mare): esattamente quanto chiesto da Salini a febbraio.
Che il patron di Webuild sia il costruttore più amato dalla politica è cosa nota. A giugno 2020 Luigi Di Maio gli aprì le porte dei 5Stelle ricevendolo alla Farnesina (“è una persona eccezionale”). Negli ultimi anni, però, lo strapotere è diventato sistemico. Webuild è stata la principale beneficiaria del Far West noto come “modello Genova”, cioè gli appalti affidati senza gara: proprio a Genova il governo Conte-1 le ha affidato la ricostruzione del Ponte Morandi e l’anno scorso s’è assicurata la diga foranea, progetto tra i più grossi del Pnrr (1 miliardo), dopo una procedura negoziata con un iter controverso (commissione defenestrata in corso d’opera, zero trasparenza, etc) e relativo mega contenzioso. Incassato il contratto e 253 milioni d’anticipo, ha subito chiesto e ottenuto una modifica per riempire la struttura d’appoggio con materiali che il ministero considerava a rischio.
Il punto è che oggi Webuild è il sistema degli appalti pubblici. Nata nel 2019, quando la Cdp pubblica ha salvato Salini-Impregilo insieme a Intesa, Unicredit e Banco Bpm. è la risposta di sistema alla crisi nera dei colossi del settore (Astaldi, Cmc, Condotte). Trent’anni fa tramontò il sistema spartitorio dell’Italstat e dei consorzi pubblico-privati, oggi – dopo la crisi del settore – resta solo il colosso, con lo Stato azionista, che fa incetta di appalti dello Stato: 106 Ionica, alta velocità in Sicilia, Napoli-Bari, Torino-Lione, Quadrilatero, Brennero, Terzo Valico e via costruendo. Salini si vanta di puntare all’estero, ma presidia l’Italia: vale il 30% dei ricavi (quota che nel 2019 comprendeva tutta Europa) e il 55% del portafoglio ordini (3,8 miliardi solo nel 2022). Prima del Covid (e che le banche gli consegnassero Astaldi) aveva cantieri attivi per 7 miliardi, oggi per 17. È l’unica in grado di avere le qualifiche per i mega progetti, dove spesso si presenta da sola. Se si ferma Webuild, si ferma il Pnrr. Salvini lo sa e ha messo il ministero al suo servizio, più di quanto non lo fosse già.

L'Amaca

 

La discrezione che manca
DI MICHELE SERRA
Al capezzale di Berlusconi sono in troppi, nemmeno il Papa – che nella hit parade delle celebrities mondiali occupa una posizione decisamente più alta – ha goduto di una copertura mediatica così chiassosa e così opprimente durante il suo recente ricovero. Né sono state confezionate lenzuolate di articoli sulla sua eventuale successione, che pure è obiettivamente più significativa e pesante di quella di B: è molto probabile che la Chiesa sopravviva a Forza Italia.
Quello che sbalordisce sono i particolari: abbiamo saputo perfino che il figlio Luigi, scendendo dalla macchina, ha salutato i cronisti mostrando il pollice, dettaglio del quale non riusciamo a cogliere la pregnanza. Ora siamo rassegnati a sapere che cosa ha fatto o detto, il figlio Luigi, risalendo in macchina. E quale dito ha mostrato.
Ci sarebbe – sulla carta – la possibilità di parlare della malattia di un anziano uomo politico, da anni in declino, con una certa riservatezza nonché con la misura dovuta alla notizia, senza aprirci per una settimana telegiornali e giornali. C’era meno gente attorno a Napoleone a Sant’Elena, e tra i due Imperi non mi sentirei di dire che quello di N sia stato meno influente per i destini umani.
Si capisce che per un uomo vissuto sempre alla ribalta, mai struccato, mai cheto o appartato, non sia previsto un “dietro le quinte”, o un camerino nel quale riposarsi e leggere i bigliettini sui mazzi di rose. Solo riflettori, applausi e fischi. Con la differenza che i fischiatori ora tacciono, laclaque è sempre attivissima.