Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 21 febbraio 2023
Per vostra opinione
In Ucraina. L’Europa di Ursula & C. sta promuovendo politiche criminali
di Alessandro Orsini
Le manovre militari più imponenti in Ucraina sono attese tra fine primavera e inizio estate, quando il “grande fango” sarà svanito. Ne consegue che Ursula von der Leyen avrebbe il tempo di lavorare a una soluzione diplomatica della guerra o quantomeno a un cessate il fuoco, ma la presidente della Commissione europea preferisce utilizzare questi mesi per preparare la guerra operando per il tradimento dei valori dell’Unione europea che nasce per assicurare la pace in Europa e non la guerra.
La Commissione europea avrebbe il dovere di contrastare le politiche criminali. Nel mio lessico, è “criminale” ogni politica che accresca le probabilità dello scoppio di una guerra. Il tentativo di assorbire l’Ucraina nella Nato, esponendo il collo di uno Stato debolissimo ai denti di uno potentissimo, è un esempio di ciò che intendo per politica criminale. Un altro esempio di politica criminale è stato il tentativo di Trump di favorire la nascita di una sorta di Stato curdo nel Nord della Siria sapendo che la Turchia avrebbe impedito un simile disegno con l’esercito. In una diretta a Radio Rai, misi in guardia da quel pericolo. Dissi: “Se Usa e Unione europea vogliono uno Stato curdo nel nord della Siria, devono giurare che invieranno i soldati a combattere contro i turchi altrimenti è cinismo puro”. Dopo essere stati usati come carne da macello contro l’Isis a Kobane, i curdi furono abbandonati da Casa Bianca e Unione europea, e sconfitti da Erdogan. Un terzo esempio di politica criminale è stato il tentativo di assorbire la Georgia nella Nato, prontamente invasa dalla Russia nell’agosto 2008 e abbandonata dall’Occidente.
La mia domanda è: “Per quali ragioni la presidente della Commissione europea promuove politiche criminali in Ucraina?”. Mi limito a quelle principali. La prima è che Ursula von der Leyen non sarebbe diventata presidente della Commissione europea nel 2019 senza il benestare della Casa Bianca che, temendo lo scoppio di una guerra in Ucraina, cercava una persona di fiducia. Ursula von der Leyen è stata ministro della Difesa della Germania dal 2009 al 2016. Il ministro della Difesa tedesco, avendo la Germania un numero ragguardevole di soldati e mezzi americani sul suolo nazionale, deve essere persona gradita alla Casa Bianca come accade in Italia. Almeno ai miei occhi, questo “diritto di prelazione” della Casa Bianca al momento della nomina di certi ministri tedeschi e italiani non rappresenta un problema particolare. È un diritto che deriva dalle leggi ferree della politica internazionale che regolano i rapporti tra Stati satelliti e Stati dominanti. Il problema si pone se quella “persona” promuove politiche di guerra. Chiunque abbia occhi per vedere si rende conto che Ursula von der Leyen è una figura scialba e incolore senza alcuna strategia di pace o di guerra. Politicamente inane, non è in grado di fare né l’una né l’altra.
La seconda ragione è che ha ancora una carriera davanti a sé e le posizioni importanti in Europa non possono essere occupate senza il benestare del presidente americano. Nel caso di Ursula von der Leyen, la gratitudine verso la Casa Bianca non è altro che l’attesa di nuove ricompense. La maggioranza assoluta degli italiani è contraria al sesto invio di armi in Ucraina perché ha capito che la strategia del blocco occidentale in Ucraina consiste nell’usare un popolo come carne da macello per far avanzare la Nato ai confini con la Russia. La libertà non c’entra niente, altrimenti l’Unione europea non appoggerebbe le dittature più sanguinarie e violente del mondo.
Finalmente qualcuno!
A Zelensky unificati
di Marco Travaglio
Domenica il Tg1 intervistava in esclusiva Zelensky. Ieri il Corriere intervistava in esclusiva Zelensky. Invece Repubblica aveva un’intervista esclusiva a Zelensky uguale a quella del Corriere. Il Sole 24 ore, per distinguersi, aveva un’intervista esclusiva a Zelensky uguale a quelle di Corriere e Rep. Viceversa La Stampa aveva una sintesi delle interviste esclusive di Corriere, Rep e Sole degradate a “conferenza stampa”. Dal canto suo, il Messaggero aveva ampi stralci del verbo di Zelensky “ai giornalisti italiani”. Al contrario Libero aveva il meglio (si fa per dire) delle interviste di Tg1 e Corriere. Noi, non facendo parte del Giornale Unico, abbiamo come il sospetto che l’Intervista Unica l’abbiano letta in pochi, perché Zelensky ripete sempre tre concetti: “Armi, armi, armi”. Il che, per il presidente di un Paese che da 12 mesi si difende dalla brutale aggressione russa, è comprensibile. Ma non esime gli intervistatori dal dovere di porre domande: sennò basta Amadeus. E di cose da chiedergli, da amici e fornitori d’armi, dovremmo averne parecchie.
1) Come può pensare Zelensky di entrare nell’Ue tenendo fuorilegge gli 11 partiti di opposizione?
2) Nei giorni pari ci comunica che la Russia ha perso la guerra, ha finito missili e munizioni, le sue truppe sono in ritirata, Putin forse è già morto; e in quelli dispari annuncia che i russi sono pronti a sferrare una devastante offensiva con 3-500 mila nuovi soldati e un massiccio impiego di aviazione, ragion per cui Kiev necessita subito di tank, jet, sommergibili e no fly zone, altrimenti Putin stravince. Come stanno effettivamente le cose, anche alla luce delle stime del generale Usa Mark Milley, secondo cui l’Ucraina non può riconquistare le regioni occupate?
3) Perché Kiev vieta a 8 reporter italiani di fare il loro lavoro in Donbass?
4) Il Pentagono accusa il suo governo di aver ucciso a Mosca con un’autobomba Darya Dugina, figlia 29enne del filosofo putiniano: che c’entra quell’atto terroristico col diritto all’autodifesa?
5) Perché, pur sapendo per primo che il missile caduto in Polonia il 15 novembre era ucraino, ripeté per tre giorni che era russo anche dopo le smentite di Duda e Biden, incitando la Nato a scatenare la terza guerra mondiale?
6) In questi 12 mesi si è detto più volte pronto a negoziare con Putin un compromesso che escludesse la Crimea e includesse la neutralità dell’Ucraina e l’autonomia del Donbass; poi il 4 ottobre ha vietato per decreto ogni negoziato con Putin: chi o cosa gli ha fatto cambiare idea? E dopo quanti morti (siamo a 300 mila) deciderà di riparlarne? A queste domande leggeremmo volentieri le risposte. Ma abbiamo come il sospetto che le regole d’ingaggio prevedano solo interviste senza domande.
L'Amaca
Prepararci per la guerra
DI MICHELE SERRA
Bisognerà cominciare a prepararci per la guerra. Dico sul serio. Non serviranno armi, ma determinazione, fatica, organizzazione. Non possiamo evitare di combatterla se non vogliamo perdere, tra le altre cose, libertà di espressione e libertà di giudizio, per giunta con effetto retroattivo.
È la guerra che una forte lobby politica, culturale, editoriale, con epicentro anglosassone, sta scatenando contro l’arte “impura”, presente e passata, censurando e correggendo, aggiornando ed espellendo.
Con un gerundio solo: distruggendo.
Distruggendo i diversi contesti storici e culturali per uniformare tutto a una (pretesa) nuova sensibilità, con un mostruoso processo di “contemporaneizzazione” di ciò che non lo è.
L’ultimo episodio (ridicolo? orribile?) è la massiccia correzione postuma, ad opera dell’editore inglese Puffin Books, dei libri di Roald Dahl, uno dei massimi scrittori per ragazzi, morto 30 anni fa, levando parole e frasi che potrebbero urtare questo o quel lettore “sensibile”. Un esempio per tutti: levare la parola “grasso” per non offendere i lettori sovrappeso. Poiché non esiste discorso umano e opera d’arte che non rischi di urtare la sensibilità di alcuno (le statue apollinee potrebbero offendere i non belli) tanto vale cancellare tutto. Bruciare le biblioteche e le pinacoteche.
Già Salman Rushdie — che di oppressione intellettuale se ne intende — ha manifestato tutto il suo sgomento per la censura di Puffin Books. Ma date retta, non basta. È tempo di una reazione attiva. Boicottaggi contro gli editori che si rendono responsabili di queste violenze (non trovo parola più appropriata).
Dare il massimo rilievo a ogni colpo di bianchetto, a ogni ritocco censorio.
Organizzare comitati di tutela della libertà artistica. Rispondere colpo su colpo. À la guerre comme à la guerre.
lunedì 20 febbraio 2023
domenica 19 febbraio 2023
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