venerdì 3 febbraio 2023

A giusto tiro di meteorite

 


Se vai a Firenze e trovi una mastodontica fila davanti ad un negozio, se non sei informato, ti viene da pensare che vi abbiano portato dagli Uffizi il Tondo Doni michelangiolesco. Ma non è così! Grazie all'abilità di Tommaso Mazzanti, il suo locale All'Antico Vinaio e altri sparsi tra Roma, Milano e New York, riesce a vendere seimila schiacciate al giorno, creando appunto file d'attesa pazzesche per degustarle. 

E questo è un lampante esempio di abilità manageriale unita alla saggia norma che porta a servire prodotti di qualità a prezzi tutto sommato contenuti. 

Ma purtroppo c'è dell'altro, tanto pregno d'idiozia da far presagire che prima o poi un meteorite ci visiterà per punirci della nostra e oramai preponderante, stupidità. 

Leggete il brano svelatore dell'abisso in cui siamo caduti: 


  Quindi esistono sacchi di carne con pochissimi ed oramai esausti neuroni che si mettono in coda per almeno un'ora, acquistano la schiacciata, si fanno un selfie e la buttano via. 

Rimango allibito ed affranto davanti a cotanta imbecillità, sperando che i normodotati riuniti riescano a scovare questi pusillanimi per avviarli ad una rieducazione mentale e sociale atta a preservare la specie. 

E naturalmente a questi stronzi vada il mio più sincero vaffanculo! 

Gran giramento

 

Da tifoso quest'articolo di oggi su Repubblica mi centrifuga i testicoli all'inverosimile, pensando ai magnaccioni che sfanculando la ragione, han preferito cedere la squadra rossonera a Jerry che l'ha acquistata con i soldi imprestati dal venditore con interessi sfioranti il cravatterismo, invece di cedere il pacchetto al fondo arabo pregno di dollaroni che, in caso di acquisizione, avrebbe garantito investimenti per 400 milioni. Jerry invece non ha speso un cazzo a gennaio, agevolando l'inamovibilità di Salamella, Tatanasega e De Kagheler. Mi roteano tanto che ho dovuto indossare una giacca a vento! 

Il retroscena
Milan ancora a dieta con RedBird-Elliott e il treno arabo perso

DI ENRICO CURRÒ

MILANO — Il Milan in crisi ha chiuso il mercato invernale con un solo ritocco marginale, il portiere colombiano Vasquez: il budget non consentiva altro. Ma ora che il passaggio di proprietà del club dal fondo angloamericano Elliott della famiglia Singer alla società statunitense RedBird Capital di Gerry Cardinale è finito sotto la lente della Procura di Milano, un ulteriore passo indietro nel tempo riaccende la perplessità dei tifosi alla vigilia del derby: la ricostruzione della trattativa serrata tra Elliott da una parte e dall’altra il ticket formato dal fondo arabo Investcorp (sede in Bahrain) e la piattaforma di investimento MFO Multi Family Office Equity Partners (base a New York e presenza tra gli investitori della famiglia reale saudita, con Saudi Crown MFO).
La trattativa iniziò nel novembre 2021 e saltò nel maggio 2022, in dirittura d’arrivo, per l’inserimento di Cardinale, affermato manager dello sport professionistico americano. Il rapido closing di fine agosto fu un esito sorprendente: le due offerteerano infatti più o meno della stessa entità — 1,2 miliardi di euro — ma quella di Investcorp-MFO era cash, mentre l’accordo con Cardinale è stato raggiunto attraverso la modalità di un vendor loan. Il venditore Elliott avrebbe in sostanza preferito un acquirente cui prestare soldi a un altro che non ne chiedeva. Elliott ha garantito al compratore RedBird un prestito consistente (mai smentita la cifra di circa 600 milioni, per un interesse annuo di 42 milioni). E RedBird ha lasciato al fondo dei Singer corposa voce in capitolo nelle scelte societarie, a cominciare dall’austerity sul mercato.
Repubblica ha interpellato Carmine Villani, finanziere italo-americano, ad di MFO: «Non posso entrare nei dettagli, ma posso confermareche la nostra cordata si era impegnata sia ad acquisire tutte le quote di maggioranza del Milan sia a garantire il successivo investimento sul mercato di 300-400 milioni, per riportare subito la squadra al livello più alto d’Europa, come la sua storia merita. Era tutto “equity”. Se Elliott avesse voluto, gli avremmo lasciato quote di minoranza». In sostanza si trattava di un investimento diretto, senza bisogno di prestiti. Particolari e clausole del successivo closing con RedBird e l’esatta ripartizione delle quote azionarie sono ancora segreti. L’indagine dei pm Giovanni Polizzi e Maurizio Romanelli mira a fare luce sulle zone d’ombra. L’intervento della Guardia di Finanza e l’ipotesi di reato contro ignoti — appropriazione indebita per 100 milionidi euro, nell’inchiesta nata dall’esposto dell’ex azionista di minoranza BlueSkye di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo, che lamentavano di non essere stati avvisati della vendita — non preoccupa il fondo dei Singer, che definì “azioni frivole e vessatorie” i contenziosi giudiziari a Milano, Lussemburgo e New York.
La posizione rimane tale anche dopo l’acquisizione, da parte della Gdf, dei documenti sull’affare Elliott- RedBird negli studi dei professionisti incaricati della transazione.
La prima riunione del ticket Investcorp- MFO con Gordon Singer a Londra risalirebbe a novembre 2021. A febbraio 2022 il ticket scelse come capofila Investcorp, il cui ad Hazem Ben-Gacem presentò le credenziali: 40 miliardi di dollari da family officers del Golfo Persico, famiglie e fondi sovrani. Investcorp, già impegnato in Italia nella moda e nel lusso con Gucci e nello sport con Dainese (oltre a essersi interessato all’Inter gravata però da debiti eccessivi), strinse il patto con MFO, tra i cui soci figura Marc Lasry, proprietario di Avenue Capital Group, che detiene nel basket i Milwaukee Bucks, franchigia della Nba. Per il potenziale affare Milan, dove la gestione Elliott aveva più che dimezzato i debiti, l’offerta iniziale fu tra gli 800 milioni e il miliardo. Poi si arrivò, debiti compresi, a quota 1 miliardo e 180 milioni, con la suddetta promessa di investire altri 300-400 milioni sul mercato. Ad aprile era già stato superato anche lo scoglio due diligence, il controllo dei conti. Ma tutto naufragò a maggio. Durante la volata scudetto entrò in scena Red-Bird Capital, che accettò la condizione del prestito da Elliott. Così, saltata la pista arabo-americana, andò in porto con un’accelerazione velocissima l’affare con Cardinale. Che dallo scorso 31 agosto è il proprietario del Milan. Quattro mesi e mezzo dopo, la Procura di Milano vuole vederci chiaro.

L'Amaca

 

L’amaca
Quelli che devono scaricare il furgone

DI MICHELE SERRA

Il luogo comune è un delitto.
Ma a volte è una tentazione irresistibile. Per esempio quando il presidente uscente (e purtroppo, secondo i sondaggi, rientrante) della Lombardia, Fontana, inorridito dalla proposta del limite dei 30 all’ora nelle città, dice che “le auto devono poter andare forte altrimenti si ferma il lavoro”, si materializza un’idea del lombardo che pare uscita direttamente dal repertorio dei luoghi comuni. Uno disposto anche a investire una scolaresca perché deve scaricare il furgone.
Naturalmente sappiamo bene che, siccome i lombardi hanno anche buon cuore, Fontana non intende sacrificare le scolaresche al fatturato. Ho fatto ricorso a un’iperbole, categoria che a Fontana non è familiare, dunque traduco: un’esagerazione. Però, almeno un poco, la frase “le auto devono poter andare forte altrimenti si ferma il lavoro”, a quell’iperbole fa capo. Così come, nelle macchiette regionali, il napoletano è superstizioso, la bolognese disponibile, il genovese tirchio, il romano sboccato, ecco il lombardo che inveisce contro chiunque gli impedisce di immolarsi per il “laurà” (il lavorare), e figuratevi dunque come può sopportare la sola ipotesi che rallentare faccia bene alla salute: perfino alla sua.
Quelli che devono scaricare il furgone sono — intendiamoci — il sale della terra. Io ho alle spalle una intera vita milanese, e dunque li amo anche quando scendono dal furgone, incazzati neri, giustificando il parcheggio in terza fila perché “io devo lavorare”. Mi piacerebbe riuscire a spiegargli che sto lavorando pure io. Ma è difficile. Per questo la Lombardia è governata, dai tempi di don Rodrigo, dalla destra: perché non sono mai riuscito a spiegargli che sto lavorando anche io, anche senza furgone.

Grido

 


Boom!

 

Boom!
Vergogna Man
di Marco Travaglio
Ricapitolando. Donzelli (FdI) finisce al Giurì della Camera per aver detto una cosa vera, cioè che Cospito al 41-bis parlava del 41-bis con alcuni boss al 41-bis; e una fesseria, cioè che il Pd sta coi terroristi che parlano coi boss (mission impossible: i terroristi e i mafiosi sono persone serie). Il Pd giustamente s’incazza, ma non può negare di aver parlato del 41-bis con Cospito al 41-bis e allora respinge l’accusa di averne parlato coi mafiosi. Ma Verini, membro della delegazione Pd in visita a Cospito per parlare del 41-bis, rivela che Cospito disse a lui e agli altri di parlarne prima con tre boss vicini di cella, e lui e gli altri lo fecero. Allora Serracchiani del Pd, anche lei in missione da Cospito, dice alla Camera: “Non abbiamo mai chiesto la revoca del 41-bis a Cospito”. Ma purtroppo Orlando del Pd, anche lui in missione con Verini e Serracchiani da Cospito, ha chiesto tre volte di revocargli il 41-bis, l’ultima il 30.1: “È urgente trasferire Cospito e revocare il 41-bis”, “Ho detto in tutti i modi che il 41-bis va revocato in ossequio allo Stato di diritto”. E lo stesso giorno Provenzano, vicesegretario Pd, ha trittato: “La revoca del 41-bis a Cospito è invocata non in nome delle sue idee, o delle proteste degli anarchici. Ma dello Stato di diritto, della Costituzione”.
Renzi, approfittando del casino generale, se la prende non con Cospito, non col Pd, non col governo, ma con Scarpinato, che ha il doppio torto di essere un ex magistrato antimafia e un senatore 5Stelle. Due i capi d’accusa. 1) “Ha costruito una carriera in magistratura e in politica in nome di una fantomatica trattativa Stato-mafia, smentita dalla Cassazione”. Purtroppo Scarpinato non ha mai seguito né l’inchiesta né il processo Trattativa (era pg di Caltanissetta e poi di Palermo); e il processo non è ancora giunto alla Cassazione, che dunque non può avere smentito nulla. Ma, se anche in futuro confermasse la sentenza d’appello, confermerebbe la Trattativa, che anche i giudici di secondo grado hanno accertato, pur assolvendo politici e Ros perché trattarono coi boss per il nostro bene. 2) “Scarpinato dovrebbe spiegare le sue strane frequentazioni con Palamara e il suo atteggiamento folle nei confronti delle Istituzioni, come sa bene Napolitano. Scarpinato si deve vergognare”. Nelle migliaia di chat fra Palamara e centinaia di magistrati, non ne risulta neppure una con Scarpinato, di cui Palamara (con altri) parlava malissimo. Napolitano sa bene che a intercettare doverosamente Mancino, allora indagato per falsa testimonianza, anche quando parlava con lui e col suo consigliere D’Ambrosio, fu la Procura di Palermo mentre Scarpinato era a Caltanissetta. Quindi è Renzi che si dovrebbe vergognare, se sapesse cos’è la vergogna.

giovedì 2 febbraio 2023

Bene e adesso…


… volete la frutta? Si grazie passami quella meravigliosa e lucente mela…



PD travagliato

 

Elly, ti presento Renzi
di Marco Travaglio
Le notizie vere sono sempre censurate. Infatti oggi l’intera stampa mondiale ignorerà il mega-scoop di Maria Teresa Meli, uscito ieri sul Corriere, che peraltro l’ha colpevolmente confinato a pagina 11 e nascosto sotto il titolo depistante “Franceschini, Zingaretti e gli altri. Il ‘vecchio’ Pd che sta con Schlein” (diversamente da quello nuovo dei Fassino, Marcucci, Nardella, Emiliano, De Luca padre e figlio, Serracchiani, Malpezzi, Picierno ecc. che sta con Bonaccini). Bisogna munirsi di microscopio elettronico e inoltrarsi nella lettura della nostra renziana preferita per scoprire, alla quinta colonna, queste poche righe di pura dinamite che dovrebbero far sobbalzare chiunque e provocare, come minimo, la cancellazione delle primarie Pd: “’L’idea di Zingaretti, Orlando e Articolo 1 – commenta un autorevole dirigente dem sponsor di Bonaccini – è quella di utilizzare Elly Schlein per fare del Pd un partito della sinistra’. Una cattiveria? Fino a un certo punto”. Non so, cari lettori, se vi è chiara la gravità della situazione: nel partito della sinistra, erede della sinistra Pci e della sinistra Dc, c’è un dirigente autorevole – infatti per parlare chiede l’anonimato – che denuncia una congiura per fare del partito della sinistra un partito di sinistra. E potrebbe non essere “una cattiveria”: potrebbe essere addirittura vero.
Per tutta la giornata di ieri abbiamo atteso una smentita dai tre presunti congiurati: Zingaretti, Orlando e Articolo 1. Che so: una nota, magari attribuita a generiche “fonti vicine a”, che escludesse nel modo più reciso l’intenzione di trasformare un partito di sinistra in un partito di sinistra. Se, per dire, un autorevole dirigente di Fratelli d’Italia avesse soffiato al Corriere una congiura per trasformare il partito della destra in un partito di destra, i congiurati avrebbero smentito eccome. Invece Zingaretti, Orlando e Articolo 1 niente: zitti. L’imbarazzante e imbarazzato silenzio può avere due sole spiegazioni. 1) I tre congiurati pensano che il Pd, a dispetto delle apparenze, sia già un partito di sinistra e non trovano nulla di strano se rimane così. 2) I tre congiurati sanno che il Pd, pur spacciandosi per partito di sinistra, è un partito di centro tendente a destra e attribuiscono a questa peculiarità unica nella politica (ma non della psichiatria) i suoi continui rovesci elettorali: ergo nutrono davvero la prava intenzione di portarlo a sinistra con una segretaria di sinistra (Schlein). C’è poi da indagare sulle ragioni di un altro silenzio: quello del renziano Bonaccini. Il quale dovrebbe insorgere con la proverbiale irruenza emiliana dinanzi al pericolo mortale che corre il partito nel caso in cui la congiura andasse in porto: perdere, dopo i voti di sinistra, anche quelli di centro e di destra.