Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 31 dicembre 2022
Daniela Vs Genny
Caro Genny, oltre a dar lustro all’Italiano riprendiamoci pure Nizza e la Savoia
DI DANIELA RANIERI
“Usare parole straniere è snobismo radical chic”, ha detto il ministro della Cultura Sangiuliano usando tre parole straniere. Non ci caschiamo. Ormai il giochino è chiaro: uno tra i più rimarchevoli esponenti del governo (collezionisti di busti del Duce, nostalgici delle punizioni scolastiche, cacciatori al cinghiale urbano, riccone in stile balneare, etc.) dice qualcosa di larvatamente fascista, di un fascismo da cabaret; quelli di sinistra – che quelli di destra, insipienti dell’origine dell’espressione, chiamano radical chic – si incazzano, producendosi in paginate di analisi e piagnistei; loro gongolano, avendo ottenuto il doppio risultato di: 1) giustificare il loro stipendio; 2) distrarre l’opinione pubblica dalle vere pecche del governo Meloni.
Messasi di buzzo buono a combattere l’egemonia culturale della sinistra (nella tv pubblica, dove fino a ieri Sangiuliano dirigeva un Tg, nella scuola, dove prima dell’arrivo di Valditara non vigeva il Merito ma il 6 politico, etc.), la battagliera intellighenzia di destra ha dichiarato guerra alla spocchiosa élite di chi non vota FdI: residenti delle Ztl, sì-vax, cosmopoliti (globalizzati, meticci, venduti, traditori della Patria); tutta gente che loro, seguitando la propaganda monomaniaca dei giornali di destra, chiamano radical chic (nota a margine e tuttavia rilevante: la sottoscritta è autrice di AristoDem. Discorso sui nuovi radical chic: figuriamoci se a noi i privilegiati di finta sinistra stanno simpatici). Guerra pure ai poliglotti, che impoveriscono la lingua di Dante, come già Mussolini lamentava; così invece del cachemire indosseranno il casimiro, e stasera brinderanno a sciampagna tra ricchi premi e cotiglioni, tiè.
Il tutto mentre Meloni, più draghista di Draghi e più confindustriale di Confindustria, vara una Finanziaria ligia all’austerità, riduce la spesa pubblica, taglia la Sanità, spende miliardi per le armi obbedendo a Nato-Ue, affama i poveracci, ricatta i disoccupati costringendoli ad accettare qualunque lavoro (la gens nova del “momento Polanyi”, la rivolta delle masse contro le élite, si guarda bene dal fare una legge sul salario minimo). Encomio perciò agli arditi intellettuali revanscisti: è dura fare epica dannunziana stando in un governo neoliberista, in cui Salvini cita la Thatcher e Meloni Ronald Reagan. (Se a Sangiuliano riesce di mettere l’italiano lingua ufficiale in Costituzione, com’era nello Statuto albertino, già che ci siamo riprendiamoci pure Nizza e la Savoia).
“Usare parole straniere è snobismo radical chic”, ha detto il ministro della Cultura Sangiuliano usando tre parole straniere. Non ci caschiamo. Ormai il giochino è chiaro: uno tra i più rimarchevoli esponenti del governo (collezionisti di busti del Duce, nostalgici delle punizioni scolastiche, cacciatori al cinghiale urbano, riccone in stile balneare, etc.) dice qualcosa di larvatamente fascista, di un fascismo da cabaret; quelli di sinistra – che quelli di destra, insipienti dell’origine dell’espressione, chiamano radical chic – si incazzano, producendosi in paginate di analisi e piagnistei; loro gongolano, avendo ottenuto il doppio risultato di: 1) giustificare il loro stipendio; 2) distrarre l’opinione pubblica dalle vere pecche del governo Meloni.
Messasi di buzzo buono a combattere l’egemonia culturale della sinistra (nella tv pubblica, dove fino a ieri Sangiuliano dirigeva un Tg, nella scuola, dove prima dell’arrivo di Valditara non vigeva il Merito ma il 6 politico, etc.), la battagliera intellighenzia di destra ha dichiarato guerra alla spocchiosa élite di chi non vota FdI: residenti delle Ztl, sì-vax, cosmopoliti (globalizzati, meticci, venduti, traditori della Patria); tutta gente che loro, seguitando la propaganda monomaniaca dei giornali di destra, chiamano radical chic (nota a margine e tuttavia rilevante: la sottoscritta è autrice di AristoDem. Discorso sui nuovi radical chic: figuriamoci se a noi i privilegiati di finta sinistra stanno simpatici). Guerra pure ai poliglotti, che impoveriscono la lingua di Dante, come già Mussolini lamentava; così invece del cachemire indosseranno il casimiro, e stasera brinderanno a sciampagna tra ricchi premi e cotiglioni, tiè.
Il tutto mentre Meloni, più draghista di Draghi e più confindustriale di Confindustria, vara una Finanziaria ligia all’austerità, riduce la spesa pubblica, taglia la Sanità, spende miliardi per le armi obbedendo a Nato-Ue, affama i poveracci, ricatta i disoccupati costringendoli ad accettare qualunque lavoro (la gens nova del “momento Polanyi”, la rivolta delle masse contro le élite, si guarda bene dal fare una legge sul salario minimo). Encomio perciò agli arditi intellettuali revanscisti: è dura fare epica dannunziana stando in un governo neoliberista, in cui Salvini cita la Thatcher e Meloni Ronald Reagan. (Se a Sangiuliano riesce di mettere l’italiano lingua ufficiale in Costituzione, com’era nello Statuto albertino, già che ci siamo riprendiamoci pure Nizza e la Savoia).
Fine d'anno travagliato
Un fioretto per il 2023
di Marco TravaglioLa situazione politica alla fine di questo orribile 2022 è la seguente: la destra dice puttanate (l’ultima è la “Giornata Nazionale dei Figli d’Italia”: e i cognati niente?) per coprire le porcate che fa; il centrosinistra attacca le puttanate e le porcate della destra perché non può più dirle e farle lui. Così, salvo rarissime eccezioni, nessuno ha più la credibilità per dire o fare alcunché.
L’altroieri, primo giorno di applicazione della porcata Cartabia (votata da tutti i partiti ora in Parlamento, tranne FdI e SI), è stato scarcerato e scagionato Simba La Rue, il trapper arrestato per aver picchiato e sequestrato con quattro complici il collega Baby Touché. Non perché ritenuto innocente, ma perché sia le lesioni personali gravi e gravissime sia il sequestro di persona rientrano fra i reati “minori” incredibilmente previsti dalla ministra draghiana come non più perseguibili d’ufficio dai pm, ma solo su querela della vittima (come pure il furto aggravato e altre quisquilie). Siccome Baby Touché non ha querelato i suoi aggressori, il giudice ha scarcerato Simba La Rue, che però è finito ai domiciliari per altri delitti di rapina e sparatoria. La porcata non è targata Meloni, ma Draghi. E chi non ha denunciato a suo tempo quelle dei Migliori oggi non ha alcuna credibilità per denunciare quelle dei Peggiori.
La prescrizione, abolita dopo la prima sentenza dalla Spazzacorrotti, torna grazie alla destra propriamente detta al governo e a quella di scorta di Calenda&Renzi. Quando il Conte-1 la cancellò, il Pd votò contro e Repubblica attaccò Bonafede coi vari Cappellini e Cuzzocrea: “manettaro” e violatore della “presunzione di innocenza” (che non c’entra una mazza). Con che faccia attaccano il governo Meloni che la riesuma?
Il Covid torna da dove era partito: la Cina. E Repubblica, come il Pd, tuona contro il governo “No Vax” degli “Hub smantellati, dosi in frigo, 100 morti al giorno, quarta dose solo a uno su 4”. Davvero ha fatto tutto il governo Meloni in due mesi? Il flop della quarta dose è un lascito dei Migliori, che dopo le fesserie del Supergreen Pass e dell’obbligo vaccinale batterono in ritirata già un anno fa, quando Draghi mollò il fronte del Covid per concentrarsi su quelli del Pil, del Colle e della Nato. E levò l’obbligo di mascherina nei luoghi affollati (treni, aerei, bus, metro), cioè la prima arma anti-contagi (i vaccini servono, ma non a evitare i contagi). Quanto allo scandalo degli scandali, “il reintegro dei medici no-vax” in ospedali e Rsa (a corto di medici) con la fine dell’obbligo vaccinale anche per loro, l’aveva deciso Draghi al 31 dicembre: il governo Meloni l’ha solo anticipato al 1° novembre. Con due mesi in più sarebbe cambiato qualcosa? Chi vuol essere credibile faccia un fioretto per il 2023: provi a essere onesto.
L'Amaca
Non insegnate ai bambini...
DI MICHELE SERRA
Le notizie davvero appassionanti rischiano di perdersi nella bolgia.
Dunque, per carità, non lasciamo che passi inosservata la proposta di legge del deputato leghista Centemero, tesoriere del partito, che vorrebbe rendere materia scolastica, fino dalle scuole primarie, “l’educazione finanziaria”. Si tratterebbe, per bocca dello stesso Centemero, di dare “ai futuri adulti maggiore consapevolezza della gestione oculata delle proprie risorse e della difesa del patrimonio”. La difesa del patrimonio. A partire dai sei anni di età. Poveri bambini. Il fatto che Centemero sia stato condannato, in primo grado, per finanziamento illecito dei partiti, mi sembra appena un dettaglio di fronte all’enormità di un pensiero politico (e più ancora: di una dimensione umana) che, a partire dalla prima elementare, comincia a parlare di quattrini, sprofondando i bambini, con parecchi anni di anticipo, in quella morte delle illusioni che è “la gestione del patrimonio”: ammesso che, da grandi, ne abbiano uno. Luigi Pintor (che non nacque né morì ricco) scrisse in Servabo che l’unico ceffone che ebbe da suo padre fu perché, a tavola, aveva pronunciato la parola “soldi”.
Ho rispetto del denaro, ma solo perché ho rispetto del lavoro. Non ho rispetto di chi considera i quattrini come la misura del mondo. Quasi tutta la politica, negli ultimi trent’anni, ha rinunciato a parlare d’altro perché parla quasi solo di soldi: come meravigliarsi, poi, se ha perduto tutto o quasi il suo prestigio? La proposta di legge del deputato Centemero mi ha fatto venire in mente i primi versi di una canzone di Gaber: “Non insegnate ai bambini/la vostra morale/è così stanca e malata/potrebbe far male”.
Le notizie davvero appassionanti rischiano di perdersi nella bolgia.
Dunque, per carità, non lasciamo che passi inosservata la proposta di legge del deputato leghista Centemero, tesoriere del partito, che vorrebbe rendere materia scolastica, fino dalle scuole primarie, “l’educazione finanziaria”. Si tratterebbe, per bocca dello stesso Centemero, di dare “ai futuri adulti maggiore consapevolezza della gestione oculata delle proprie risorse e della difesa del patrimonio”. La difesa del patrimonio. A partire dai sei anni di età. Poveri bambini. Il fatto che Centemero sia stato condannato, in primo grado, per finanziamento illecito dei partiti, mi sembra appena un dettaglio di fronte all’enormità di un pensiero politico (e più ancora: di una dimensione umana) che, a partire dalla prima elementare, comincia a parlare di quattrini, sprofondando i bambini, con parecchi anni di anticipo, in quella morte delle illusioni che è “la gestione del patrimonio”: ammesso che, da grandi, ne abbiano uno. Luigi Pintor (che non nacque né morì ricco) scrisse in Servabo che l’unico ceffone che ebbe da suo padre fu perché, a tavola, aveva pronunciato la parola “soldi”.
Ho rispetto del denaro, ma solo perché ho rispetto del lavoro. Non ho rispetto di chi considera i quattrini come la misura del mondo. Quasi tutta la politica, negli ultimi trent’anni, ha rinunciato a parlare d’altro perché parla quasi solo di soldi: come meravigliarsi, poi, se ha perduto tutto o quasi il suo prestigio? La proposta di legge del deputato Centemero mi ha fatto venire in mente i primi versi di una canzone di Gaber: “Non insegnate ai bambini/la vostra morale/è così stanca e malata/potrebbe far male”.
Così per puntualizzare
Perché l’Msi non fu democrazia
DI MIGUEL GOTOR - Storico e Assessore alla cultura di Roma
Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”, così ha scolpito Orwell nel suo 1984. E chi è al governo non riesce a sottrarsi al vizio di riscrivere quel passato a proprio uso e consumo potendo approfittare di un Paese smarrito e senza memoria. Lo fa con lo stile di sempre, quell’impasto di vittimismo, reducismo e comunitarismo che contraddistingue la retorica e l’immaginario neofascista di ogni tempo.
E così il Movimento sociale italiano viene presentato come l’Arca di Noè che avrebbe “traghettato verso la democrazia milioni di italiani usciti sconfitti dalla guerra” e avrebbe avuto “un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica e il terrorismo”.
L’obiettivo politico è chiaro: dal momento che il partito del premier, Fratelli d’Italia, ancora porta nel suo simbolo la fiamma tricolore del Msi, si avverte l’impellente esigenza di riscrivere la storia ascrivendo d’ufficio quel partito alla migliore tradizione gollista italiana e della destra democratica, così da rilanciare il tema istituzionale del presidenzialismo.
Purtroppo, le cose non stanno così e forse non è inutile ricordarlo. Bene hanno fatto la Comunità ebraica di Roma e l’Unione delle Comunità ebraiche a condannare con forza il tentativo di riscrivere la storia d’Italia in modo posticcio e pasticciato, ma sarebbe sbagliato – perché anche la viltà, l’opportunismo e l’ipocrisia dei cosiddetti “terzisti” possono trovare un limite - delegare soltanto ai vertici di quella comunità l’onore di una risposta chiara e ferma (Pasolini avrebbe detto “un giudizio netto, interamente indignato”).
Per quanto riguarda la prima affermazione, il Movimento sociale italiano è stata la scialuppa di salvataggio dei reduci e dei collaborazionisti di Salò che con la storia della Repubblica italiana, democratica e antifascista, nata dalla Resistenza, per ovvie ragioni non ebbero nulla a che fare. La difficile educazione democratica di milioni di italiani fu il gravoso compito assunto dalla “Repubblica dei partiti” con l’impegno delle grandi organizzazioni di massa, la Dc, il Psi e il Pci e di forze più piccole ma dall’importante influenza culturale e civile come i repubblicani, i socialdemocratici e i liberali che tutti insieme formarono il cosiddetto “arco costituzionale” che, per l’appunto, escludeva il Msi.
La fine della dittatura e la morte di Mussolini aveva costretto milioni di italiani che erano stati fascisti a chinare il capo, ma senza cambiare la testa e il cuore. Infatti, quanti avevano puntellato per vent’anni il regime con il loro entusiasmo ed erano stati educati e cresciuti nel culto della personalità del duce non erano spariti come per magia, bensì avrebbero condizionato con la loro stessa presenza la vita politica italiana, a partire da quell’ispirazione nazionalista, antidemocratica, bellicista, antiparlamentare e razzista di cui il fascismo era impregnato. Questi elettori formavano un vasto serbatoio di voti che si sarebbe organizzato nel 1946 nel Msi, intorno alla figura di Almirante e ai reduci della Repubblica sociale italiana, ma che sarebbero confluiti, a seguito di camaleontiche mutazioni ideologiche e rapide abiure e grazie a un’abile iniziativa politica di De Gasperi e di Togliatti, anche nella Democrazia cristiana e nel Partito comunista italiano.
Per quanto concerne la seconda affermazione è noto che una serie di personalità, direttamente collegate alla terribile stagione della strategia della tensione e all’esperienza storica del neofascismo, hanno militato nel Movimento sociale italiano: si pensi al capo di Ordine Nuovo del Triveneto Carlo Maria Maggi, condannato per la strage di Brescia del 1974 e già membro del comitato centrale del Msi, partito ove era rientrato insieme con Pino Rauti nel 1969; o a Massimo Abbatangelo, per quattro volte parlamentare, assolto dal reato di strage ma condannato a sei anni per detenzione di esplosivo nell’ambito del processo sull’attentato nel 1984 del treno rapido 904; oppure a Massimiliano Fachini, condannato per banda armata, e consigliere comunale a Padova del Movimento sociale italiano nel 1970; o anche a Carlo Cicuttini, segretario missino della sezione di Manzano del Friuli, condannato per l’assalto all’aeroporto di Ronchi dei Legionari e all’ergastolo per la strage di Peteano del 1972. Lo stesso segretario del Msi Almirante venne rinviato a giudizio dai magistrati veneziani per favoreggiamento aggravato, con l’accusa di avere finanziato la latitanza spagnola di Cicuttini, ma uscì dal processo nel 1987 usufruendo di una amnistia. Ci fermiamo, ma potremmo continuare.
Da chi ha l’onore di governare la nostra Nazione ci si attenderebbe una parola di chiarezza, di responsabilità e di serietà rispetto a questo tragico passato, il presupposto per edificare un “ethos repubblicano condiviso”, così lo chiamava il compianto filosofo Remo Bodei, che è l’obiettivo cui dobbiamo tendere.
Da chi ha l’onore di governare la nostra Nazione ci si attenderebbe una parola di chiarezza, di responsabilità e di serietà rispetto a questo tragico passato, il presupposto per edificare un “ethos repubblicano condiviso”, così lo chiamava il compianto filosofo Remo Bodei, che è l’obiettivo cui dobbiamo tendere.
venerdì 30 dicembre 2022
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