Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 27 luglio 2022
Ancora uno sforzo…
Marco e la storiaccia di sinistra
9 anni e non sentirli
di Marco Travaglio
Lo dicevo io che bisognava seguire la Direzione Pd. Letta è stato spiritoso (“i sondaggi ci premiano per la nostra linearità e nettezza”). Ma soprattutto chiaro: “Con Forza Italia abbiamo lavorato bene nel governo Draghi”. Poi, proprio sul più bello, i berluscones hanno negato la fiducia. Ma è stato il loro unico errore. Non invocare la cacciata dei 5Stelle, non proporre di abolire il Rdc, non respingere il salario minimo e gli altri 8 punti sociali di Conte, non combattere la transizione green a suon di trivelle, inceneritori e rigassificatori, non sposare la schiforma Cartabia e la controriforma fiscale pro ricchi, non fare muro su catasto e balneari, non sostenere i referendum per l’impunità, non bocciare – per citare le uniche proposte del Pd in 17 mesi – lo Ius Scholae, la legge Zan e la mini-tassa di successione per i patrimoni sopra i 5 milioni. Quelli sono pregi: “Dobbiamo convincere gli elettori di FI a votare per noi”. E meno male che B. non ha votato la fiducia, sennò entrerebbe pure lui di diritto nei Democratici e Progressisti con Calenda, Di Maio, Brunetta, Gelmini, Carfagna e forse – non poniamo limiti – Toti e Brugnaro.
Mentre Letta nipote (tutto suo zio), parlava, sul suo profilo Fecebook la base indignata invocava Bersani e Conte. Ma lui stroncava sul nascere il dissenso (peraltro invisibile: in Direzione nessuno ha osato contraddirlo, come i bei tempi di Renzi): “Sul M5S i nostri elettori han dato un giudizio lapidario”. E chissà dove, visto che non sono stati consultati neppure gli iscritti. Qualcuno si domanderà come possa il segretario, mentre sbarra le porte agli alleati nell’unico governo di centrosinistra della legislatura, elogiare un partito di destra guidato da un pregiudicato, plurimputato, pluriprescritto, finanziatore di Cosa Nostra, tuttora indagato per strage. Altri vorranno sapere perché le 9 misure progressiste chieste da Conte a Draghi non le abbia proposte il Pd. Domande oziose, tipiche di chi non è ancora guarito dal virus della sinistra. E di chi ha rimosso il governo Letta (2013-’14), chiave di lettura indispensabile per l’oggi. Affossato Bersani col tiro al Prodi e col bis di Napolitano, Letta andò al governo con FI e i montiani. E per 10 mesi non fece assolutamente nulla, tranne abolire l’Imu sulle case dei ricchi (come promesso a B.), attentare all’art. 138 della Costituzione (come promesso a re Giorgio) e inseguire B. in fuga perché il Senato voleva cacciarlo dopo la condanna (per la Severino). B. se ne andò lo stesso, ma Letta si resse per altri tre mesi grazie alla scissione dei forza-poltronisti Alfano&C. Poi arrivò la giusta punizione: Renzi. Otto anni dopo, ricomincia con gli stessi ingredienti. Comunque vada, sarà un successo.
Robecchi e l'annacquato PD
Pillole per votare. Credere al Pd? Servirebbe la sedazione di massa
di Alessandro Robecchi
Quella cosa delle pulci con la tosse non è del tutto sbagliata, e la spiega molto bene Matteo Renzi: “Se pensano di poterci abbindolare con due seggi non ci conoscono”. Tranquillo, vi conoscono, ma già siamo alla battaglia per i posti (pochi), e sempre meno blindati (traduco: niente seggi sicuri a Bolzano), quindi a breve assisteremo a spettacolini poco decorosi in cui si sommeranno preghiere e minacce per salire sul pittoresco carro di Enrico Letta. Secondo altri, addirittura, sul carro dovrebbe salire lui. Dice Calenda che il suo programma è quello lì, se il Pd ci sta bene, sennò farà da solo (cioè, con Bonino, cioè da solo).
È uno strano modo di condurre una trattativa, un po’ come andare a comprare una Porsche con trentacinque euro e, incredibilmente, trovare un concessionario che dice, va bene, qua la mano. Misteri che la direzione del Pd di ieri non ha del tutto chiarito, e non era possibile, anche perché non si sa dove mettere nel mazzo né alcuni centristi un po’ imbarazzanti (chiedere ai propri militanti di votare Brunetta, specie se sono dipendenti pubblici insultati per anni, non sarà uno scherzetto), né chi si definisce orgogliosamente “a sinistra del Pd” e che poi vota come il Pd, torna a casa Lassie.
Ma sia, la cronaca la conosciamo, da qui alla formazione delle liste, in confronto, la corte dei Borgia sembrerà la famigliola del Mulino Bianco. E questo è il prima, lo stupefacente “qui e ora”, che già scoraggia un bel po’. E poi, per scoraggiarsi definitivamente, ci sarebbe “il dopo”. Nell’ipotesi, al momento improbabile, che i “democratici e progressisti” riescano a resistere alla destra, si troverebbero dentro un po’ di tutto, il bar di Guerre stellari. Non so, Gelmini e Fratoianni, per dire, magari con un peone alla Camera di nome Renzi, un Calenda che detta le tavole della legge, tutti a sventolare l’agenda Draghi. Dove, faccio notare, alcune cose sono scritte sempre al futuro, lo ius scholae si farà, il salario minimo si farà, l’agenda sociale si farà, vedremo, forse. Nel programma di Calenda, per dire, c’è che bisogna “militarizzare” (testuale) i siti dove si prevedono inceneritori o rigassificatori, e non so se un governo di “democratici e progressisti” possa veramente usare l’esercito così, a capocchia di Calenda. O la detassazione totale per le assunzioni di under 25, che sarebbe un altro regalo sontuoso ai datori di lavoro.
Non se ne esce, a meno che non ci venga in aiuto la scienza. Una pillola che fa dimenticare sarebbe l’ideale, una specie di amnesia universale, un vuoto di memoria che consenta all’elettore di scordarsi tutto. Credere a un’ipotetica “agenda sociale” promessa da tutti quelli che hanno votato il Job act o il decreto Poletti è possibile soltanto in caso di grave ottundimento. Lo spettacolo di una classe politica che ha governato per dieci anni negli ultimi undici e che ora dice di voler fare l’esatto contrario non è tollerabile, a meno, appunto, di procurarsi una forte amnesia, di svegliarsi dopo un coma decennale e ritrovarsi in un mondo fatato dove il Pd parla di salari e di precarietà. Per ora la precarietà che si sta sistemando è quella dei disperati sotto il tre per cento che si presentano minacciosi, ma col cappello in mano.
Una sedazione di massa sarebbe invero utile. Potrebbe riportarci alla fine del governo Monti, quando si dicevano dell’“agenda Monti” le stesse cose che si dicono ora dell’“agenda Draghi”, quando si pronunciavano solenni “mai più” e laboriosi piani di rilancio a sinistra. Ed eccoci all’oggi, dieci anni fa tondi tondi.
L'Amaca
La carrozzina e la prateria
DI MICHELE SERRA
Il vecchio signore in carrozzina che va in Canada a chiedere scusa ai nativi nordamericani, soggiogati, derubati e decimati dai cristiani d’Europa, commuove e consola. Gesto non dovuto, dunque gesto molto voluto.
Lascia capire che i tempi del pensiero, quando il pensiero è profondo, sono lunghi, reggono il passo dei secoli, non tengono in alcun conto le convenienze e le piccole ragioni.
Quello del Papa è un omaggio non preteso, non imposto da alcuna agenda politica.
Evoca tragedie lontane, consumate, già molto prima del Novecento, nel vortice della smisurata energia, avidità, ambizione dell’uomo bianco in cerca del suo bottino.
I morti parevano presenti, nella sconfinata distesa d’erba attorno al Papa in carrozzina. Li si sentiva respirare. I guerrieri come i bambini, come le donne derubate dei figli per “civilizzarli”. Perché proprio così avvenne, e per quella gente la croce e il Winchester furono comunque due strumenti della stessa sottomissione (che è l’esatto contrario, lo ha detto il capo della Chiesa, dell’evangelizzazione).
Quanto al vecchio, la sua immobilità, in quegli immensi spazi, non gli è stata d’impiccio. Chinava la testa, ornata di penne alla maniera degli “indiani”, e chiudeva gli occhi. Negli scampoli di telegiornale dedicati a quel viaggio, schivando le tonnellate di notizie elettorali, di facce di politici intenti a dire “io”, di altre vecchiaie assai meno decorose, ci è sembrato che quella carrozzina appartenesse alla prateria, e il suo cavaliere conoscesse il suono del vento e del galoppo.
martedì 26 luglio 2022
Avatar
Sto seguendo su La7 uno che assomiglia ad un altro che qualche tempo fa s’affacciò dal balcone annunciando la fine della povertà e che un’altra volta andò a stringere la mano ai gilet gialli francesi, e che ha sempre combattuto quelli che d’attaccano alle poltrone. Questo avatar poverino sembra un mix tra Forlani, Fanfani e il Gobbo. Preferivo quell’altro.
Abnormità
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