mercoledì 27 luglio 2022

Robecchi e l'annacquato PD

 

Pillole per votare. Credere al Pd? Servirebbe la sedazione di massa
di Alessandro Robecchi
Quella cosa delle pulci con la tosse non è del tutto sbagliata, e la spiega molto bene Matteo Renzi: “Se pensano di poterci abbindolare con due seggi non ci conoscono”. Tranquillo, vi conoscono, ma già siamo alla battaglia per i posti (pochi), e sempre meno blindati (traduco: niente seggi sicuri a Bolzano), quindi a breve assisteremo a spettacolini poco decorosi in cui si sommeranno preghiere e minacce per salire sul pittoresco carro di Enrico Letta. Secondo altri, addirittura, sul carro dovrebbe salire lui. Dice Calenda che il suo programma è quello lì, se il Pd ci sta bene, sennò farà da solo (cioè, con Bonino, cioè da solo).
È uno strano modo di condurre una trattativa, un po’ come andare a comprare una Porsche con trentacinque euro e, incredibilmente, trovare un concessionario che dice, va bene, qua la mano. Misteri che la direzione del Pd di ieri non ha del tutto chiarito, e non era possibile, anche perché non si sa dove mettere nel mazzo né alcuni centristi un po’ imbarazzanti (chiedere ai propri militanti di votare Brunetta, specie se sono dipendenti pubblici insultati per anni, non sarà uno scherzetto), né chi si definisce orgogliosamente “a sinistra del Pd” e che poi vota come il Pd, torna a casa Lassie.
Ma sia, la cronaca la conosciamo, da qui alla formazione delle liste, in confronto, la corte dei Borgia sembrerà la famigliola del Mulino Bianco. E questo è il prima, lo stupefacente “qui e ora”, che già scoraggia un bel po’. E poi, per scoraggiarsi definitivamente, ci sarebbe “il dopo”. Nell’ipotesi, al momento improbabile, che i “democratici e progressisti” riescano a resistere alla destra, si troverebbero dentro un po’ di tutto, il bar di Guerre stellari. Non so, Gelmini e Fratoianni, per dire, magari con un peone alla Camera di nome Renzi, un Calenda che detta le tavole della legge, tutti a sventolare l’agenda Draghi. Dove, faccio notare, alcune cose sono scritte sempre al futuro, lo ius scholae si farà, il salario minimo si farà, l’agenda sociale si farà, vedremo, forse. Nel programma di Calenda, per dire, c’è che bisogna “militarizzare” (testuale) i siti dove si prevedono inceneritori o rigassificatori, e non so se un governo di “democratici e progressisti” possa veramente usare l’esercito così, a capocchia di Calenda. O la detassazione totale per le assunzioni di under 25, che sarebbe un altro regalo sontuoso ai datori di lavoro.
Non se ne esce, a meno che non ci venga in aiuto la scienza. Una pillola che fa dimenticare sarebbe l’ideale, una specie di amnesia universale, un vuoto di memoria che consenta all’elettore di scordarsi tutto. Credere a un’ipotetica “agenda sociale” promessa da tutti quelli che hanno votato il Job act o il decreto Poletti è possibile soltanto in caso di grave ottundimento. Lo spettacolo di una classe politica che ha governato per dieci anni negli ultimi undici e che ora dice di voler fare l’esatto contrario non è tollerabile, a meno, appunto, di procurarsi una forte amnesia, di svegliarsi dopo un coma decennale e ritrovarsi in un mondo fatato dove il Pd parla di salari e di precarietà. Per ora la precarietà che si sta sistemando è quella dei disperati sotto il tre per cento che si presentano minacciosi, ma col cappello in mano.
Una sedazione di massa sarebbe invero utile. Potrebbe riportarci alla fine del governo Monti, quando si dicevano dell’“agenda Monti” le stesse cose che si dicono ora dell’“agenda Draghi”, quando si pronunciavano solenni “mai più” e laboriosi piani di rilancio a sinistra. Ed eccoci all’oggi, dieci anni fa tondi tondi.

L'Amaca

 

La carrozzina e la prateria
DI MICHELE SERRA
Il vecchio signore in carrozzina che va in Canada a chiedere scusa ai nativi nordamericani, soggiogati, derubati e decimati dai cristiani d’Europa, commuove e consola. Gesto non dovuto, dunque gesto molto voluto.
Lascia capire che i tempi del pensiero, quando il pensiero è profondo, sono lunghi, reggono il passo dei secoli, non tengono in alcun conto le convenienze e le piccole ragioni.
Quello del Papa è un omaggio non preteso, non imposto da alcuna agenda politica.
Evoca tragedie lontane, consumate, già molto prima del Novecento, nel vortice della smisurata energia, avidità, ambizione dell’uomo bianco in cerca del suo bottino.
I morti parevano presenti, nella sconfinata distesa d’erba attorno al Papa in carrozzina. Li si sentiva respirare. I guerrieri come i bambini, come le donne derubate dei figli per “civilizzarli”. Perché proprio così avvenne, e per quella gente la croce e il Winchester furono comunque due strumenti della stessa sottomissione (che è l’esatto contrario, lo ha detto il capo della Chiesa, dell’evangelizzazione).
Quanto al vecchio, la sua immobilità, in quegli immensi spazi, non gli è stata d’impiccio. Chinava la testa, ornata di penne alla maniera degli “indiani”, e chiudeva gli occhi. Negli scampoli di telegiornale dedicati a quel viaggio, schivando le tonnellate di notizie elettorali, di facce di politici intenti a dire “io”, di altre vecchiaie assai meno decorose, ci è sembrato che quella carrozzina appartenesse alla prateria, e il suo cavaliere conoscesse il suono del vento e del galoppo.

martedì 26 luglio 2022

Avatar


Sto seguendo su La7 uno che assomiglia ad un altro che qualche tempo fa s’affacciò dal balcone annunciando la fine della povertà e che un’altra volta andò a stringere la mano ai gilet gialli francesi, e che ha sempre combattuto quelli che d’attaccano alle poltrone. Questo avatar poverino sembra un mix tra Forlani, Fanfani e il Gobbo. Preferivo quell’altro.

Abnormità



Pare che un innovativo corso di autostima, ancora da testare scientificamente, sia sfuggito di mano agli sperimentatori, creando degli abnormi palloni gonfiati, tra cui spicca un pariolino ex ferrarista, ex assistente di Montezemolo a Confindustria, battuto e sbeffeggiato a quasi tutte le elezioni a cui ha partecipato, ma ora, a causa del corso degenerato, auto convintosi di essere un politico in grado di guidare una nazione, e la sfortuna ha voluto che incontrasse un sonnolento leader di quello che fu un partito di sinistra, il quale crede che un’accozzaglia di nanetti insulsi possa arrestare l’ascesa del “nero perdisempre.” Attualmente l’ambiente scientifico brancola nel buio.

In ricordo

 

Don Gianluigi Bagnasco, scomparso ieri, era una figura di sacerdote atipica, di quelle che la letteratura sforna ogniqualvolta si voglia insaporire un testo con il profumo della figura di un prete. 

Apparentemente sulle sue, don Gianluigi era irrorato di una venatura d'allegria che faticavi a trovare ma che una volta scoperta, ti faceva vieppiù apprezzare aspetti apparentemente faticosi, in primis le sue prediche, di una lunghezza a volte inducente alla micro pennichella di cui sono da tempo immemore portatore sano. 

Fu lui che, per una misteriosa e mai compresa serie di eventi, accolse negli anni 80 la mia richiesta di assaporare il seminario, in una domenica d'estate in cui col motorino mi recai nella parrocchia di S.Stefano per molti anni da lui retta. Di quel momento ricordo la sua pacatezza, l'agevolazione leggera impressami a tentare di comprendere se quel sentimento si sarebbe in seguito trasformato in vocazione. 

Non si intromise mai nella ricerca, rimase quasi con timidezza ai margini della mia avventura, venendomi a trovare solo una volta nei pochi mesi trascorsi a Sarzana, con raro tatto e soffice presenza per nulla ingombrante. 

Nella casa diocesana di Cassego don Gianluigi partecipava a qualche campo estivo, senza mai perdersi la settimana delle famiglie a cavallo di Ferragosto. Ricordo che un anno, che non saprei fissare temporalmente, al termine della messa, e della sua interminabile omelia, decidemmo di fare una partita, schierandoci in formazioni comprendente da una parte lui e dall'altra il suo alter ego, don Paolo, alias Cassego in persona. Ad un certo momento della gara, don Gianluigi spedì in orbita il pallone e subito, gli partì un grido con il versetto evangelico "Cercate le cose di lassù!" tra il divertimento generale. 

Ha sempre vissuto da sacerdote la sua esistenza terrena, collaborando in pieno al misterioso progetto divino. 

Ora che è entrato nella Bellezza lo voglio salutare sperando che, nel gaudio avvolgente in cui vivrà l'eternità, ci invii rinforzini, possibilmente brevi, per proseguire la strada sconnessa che un giorno, chissà, dovrebbe congiungersi al Tutto! 

Vivi nella Gioia don!    

Illogicamente auguri



Oggi sono misteriosamente 79!! Auguri Sir Mick!

Rivotiamoli!



Ci sto facendo un pensierino, soprattutto perché diventa vitale sostenere ella ed ello, ad un passo dall’estinzione. Girerei per i lidi assolati cercando di convincere turisti ed indigeni sulla necessità di continuare ad avere in parlamento due come loro, caparbi, inflessibili, mai fuori dai confini di quella impavida forma di sinistra progressista che tanto bene ha profuso durante la rinascimentale Era del Ballismo! Dammi il 5 e speriamo che il popolo rielegga due come loro! Quasi quasi m’iscrivo…