martedì 26 luglio 2022

Analisi perfetta

 

La Direzione
di Marco Travaglio
Ogni volta che il Pd tiene una Direzione, si capisce meglio cos’è un ossimoro, trattandosi di un partito nato senza una direzione e peggiorato strada facendo. Ma quella di oggi sarà utile: non per capire la direzione del Pd (fatica sprecata), ma per intuire le ragioni delle alleanze di Letta: sì a LeU; sì a Renzi, Calenda e Di Maio; sì a Brunetta, Gelmini e Carfagna; no al M5S. Una scelta demenziale per motivi pratici, etici e politici.
Motivi pratici. Il Rosatellum è un misto di proporzionale e di maggioritario che può dare la maggioranza assoluta dei seggi al partito o alla coalizione che supera il 40%. Una legge orrenda, votata da Pd, FI e Lega con i no di M5S, Leu e FdI. Ma, siccome non è stata cambiata, è con quella che si gioca. Tutti i dati confermano che, contro le destre unite (almeno fino al 25 settembre), non c’è partita, salvo che tutti gli altri si coalizzino (almeno fino al 25 settembre). Altrimenti non solo Meloni sarà legittimamente premier, ma le destre potranno superare i due terzi dei seggi e cambiarsi la Costituzione senza referendum. Unire Pd, M5S, partitini di centro e di sinistra è difficile: ma chi dice di voler battere le destre dovrebbe almeno provarci, partendo da chi ha più voti. Il Pd è al 22%, il M5S al 10-12, tutti gli altri sotto il 3-4: chi butta via il 10-12% vuole perdere.
Motivi etici. Il trasformismo (348 cambiacasacca nella scorsa legislatura, 290 in questa) è, al netto dei reati, il peccato mortale della politica, che gonfia qualunquismo e astensionismo. Anziché scoraggiarli, Letta premia i voltagabbana: Calenda e Renzi, eletti col Pd e messisi in proprio (alleandosi con la destra per far perdere Regioni e Comuni al Pd); Di Maio&C. e il trio Brunetta-Gelmini-Carfagna, eletti con M5S e con FI e fuggiti con le poltrone.
Motivi politici. Letta non vuole il M5S perché ha negato la fiducia al governo Draghi (senza però rovesciarlo: per quello sono stati determinanti Lega e FI). Ma vuole Renzi, che nel 2014 rovesciò il governo Letta (da segretario del Pd) e nel ’21 il Conte-2 (da leader scissionista di Iv). Ma il Letta e il Conte-2 erano di centrosinistra, mentre il Draghi era un governissimo destra-centro-sinistra. È più grave mettere in crisi (fra l’altro con 9 proposte progressiste e a fine legislatura) un governo con Lega e FI che due governi progressisti? E che senso ha legare al governo Draghi le alleanze elettorali del Pd? Se Lega e FI avessero confermato la fiducia a Draghi, il Pd imbarcherebbe pure loro? Per votare la fiducia, Conte chiedeva a Draghi il salario minimo e la conferma del Rdc, che Renzi, Calenda e Brunetta vogliono radere al suolo come FI, Lega e FdI. Davvero Letta pensa di battere le destre alleandosi con chi ha il loro stesso programma?

L'Amaca

 

Due piccioni con una fava
DI MICHELE SERRA
Meloni non si deve offendere, l’antifascismo — almeno fuori dall’Italia — è tutt’altro che un dettaglio, e la sua formazione politica è stata tutta interna al neofascismo, così come la fiamma inclusa nel simbolo di Fratelli d’Italia testimonia e rivendica. Ovvio, dunque, che in Europa e in America ci si facciano delle domande che non basta liquidare come tendenziose. La diffidenza contro il nazionalismo di destra è un prezzo da pagare alla domanda di ammissione al famoso Occidente e ai suoi valori. A meno di prendere esempio dal Salvini, che di queste cose se ne frega, Meloni capisca il problema e tenti magari di risolverlo, perché risolto non è.
Per contro, è verissimo che non conviene, a sinistra, insistere sull’antimelonismo (che suona anche ridicolo) come perno della campagna elettorale. Dire che cosa non si vuole (lo spiegava bene Giacomo Papi su questo giornale) non è uguale a dire che cosa si vuole, e anzi, lascia sospettare che si parli tanto del nemico pur di non dire che cosa si vuole combinare tra amici, ammesso che nel centrosinistra, su dieci leader, almeno due possano dirsi amici. Da molti anni la sinistra è, per dirla banalmente, la non-destra, e questa vaghezza non le giova. Individuare quattro o cinque punti programmatici forti non basterebbe a mettere d’accordo tutti i galli nel pollaio; ma almeno i galli litigherebbero su cose che si capiscono e non sulle beghe personali, o su vaghi presupposti ideologici.
Ci vorrebbero quattro o cinque cose facili da capire. La prima, a me pare, è far pagare le tasse a tutti, i classici due piccioni con una fava: niente è più democratico, e niente aiuta a capire la differenza con la destra, specie quella del Salvini e del Berlusca, idoli degli evasori.

Allarmi son fascisti!

 

Questo articolo di Repubblica è a firma Paolo Berizzi, il quale ha ricevuto minacce via social dai gruppi neri che pullulano in rete. Solidarietà piena al giornalista, con la speranza che l'antifascismo italiano si metta in moto al più presto per contrastare il pericolo imminente del ritorno dei fascisti al governo.

Voti e saluti romani quel filo mai reciso tra CasaPound e FdI
Ancora nel 2019 Ignazio La Russa partecipava alla kermesse delle “tartarughe nere”. Le frequentazioni di Meloni con Jonghi
DI PAOLO BERIZZI
MILANO — Eccoli, Giorgia Meloni e il “Barone nero” Roberto Jonghi Lavarini. «Grazie Roberto!» sorride la leader FdI, la mano sul braccio del neofascista milanese sostenitore della “razza tedesca” e del partito sudafricano pro-apartheid; già condannato a due anni per apologia del fascismo aggravata dall’odio razziale, bannato persino dal social russo VK e già citato su Stormfront, il forum neonazi chiuso in Italia. Lavarini è l’uomo al centro - insieme a Carlo Fidanza, sono entrambi indagati dell’inchiesta della Procura di Milano sulla “lobby nera” che ha sostenuto i “patrioti” alle ultime elezioni amministrative. Ma torniamo all’incontro. Pasticceria San Gregorio, Milano. Il pasticcere offre una busta con dei dolci a Meloni: «Da parte di Roberto». Lei ringrazia. “Giorgia” e “Roberto” chiacchierano, sorridono: c’è appena stato il brindisi coi camerati. È una delle tante istantanee nelle quali, tra 2017 e 2018, la donna che si candida per Palazzo Chigi compare a fianco del noto esponente dell’estrema destra lombarda. Anche a eventi pubblici. Cresciuto all’ombra di Ignazio La Russa, Jonghi, nel 2018, è candidato alla Camera da FdI. Candidato perché, da anni, è uomo di raccordo tra la destra in doppiopetto e gli ambienti neri di Milano. Candidato nonostante, o forse proprioin virtù, del curriculum. Mussoliniano, paladino del saluto romano, tra le dichiarazioni si possono ricordare: «Mussolini è stato troppo morbido coi suoi oppositori»; «l’Olocausto? Tutto va riscritto e contestualizzato»; «l’olio di ricino è salutare»; «c’è una lobby ebraica»; «se mia figlia sposasse un ebreo interverrei… Lei sarebbe contento se sua figlia sposasse un negro, un drogato o un ebreo?». Parole del 2014, seguirà condanna. Ma nel 2017, quando gira con Meloni, il “Barone nero” non ha abbassato i toni. Fa il saluto romano al campo X del cimitero Maggiore dove sono sepolti i caduti della Rsi; sostiene che le leggi razziali «sono state applicate all’acqua di rose». Frasi che, in teoria, dovrebbero confliggere con quel che Giorgia Meloni afferma a ottobre 2021, è appena scoppiata l’inchiesta “lobby nera”: «In FdI non c’è spazio per atteggiamenti ambigui sull’antisemitismo e sul razzismo, e per il paranazismo da operetta». Già. Però la parola “fascismo”, la presidente dei Conservatori e riformisti europei, non la pronuncia. Né lo ha mai condannato, Meloni, il fascismo. Ad ogni modo: il neonazifascista e razzista Jonghi perchè non le sta alla larga? Perché nel 2021 raccoglie voti, insieme a Fidanza, per Chiara Valcepina, candidata al consiglio comunale diMilano?
Le ambiguità del partito della fiamma. I gesti e le dichiarazioni nostalgiche di dirigenti, ammini-stratori, deputati. Le interlocuzioni con partiti e movimenti di estrema destra. Una storia che, al netto delle smentite della leader, continua. Prendi le sponde con CasaPound. Sabato 7 settembre 2019, festa nazionale (“Direzione rivoluzione”) delle tartarughe nere a Verona. Tra gli ospiti FdI mandati alla kermesse neofascista la star è il vicepresidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa. Eccolo accanto a Simone Di Stefano, Luca Marsella e all’assessora regionale Elena Donazzan, quella che canta “Faccetta nera” in radio. «Bisogna unire il fronte sovranista » dice La Russa. Su Casa-Pound è tenerissimo: «Un movimento che è stato emarginato dai Soloni di questa Repubblica». Emarginato? Le cronache giudiziarie dicono altro. CPI è sotto inchiesta per tentata ricostituzione del partito fascista e violenze. In una sua sede a Maccarese, l’anno scorso, la polizia ha sequestrato altarini dedicati ai nazisti Priebke e Himmler. Idoli? Ad applaudire La Russa a Verona c’è Andrea Bonazza, ex consigliere comunale a Bolzano, anche lui relatore. Uno che si presentava in aula indossando una felpa con la scritta “Charlemagne”, la divisione francese delle SS naziste. Esponenti FdI sono sempre stati accolti calorosamente dai “fascisti del terzo millennio”. All’edizione 2021 di “Direzione rivoluzione” c’era l’eurodeputato Vincenzo Sofo.
Ma il colpaccio è stato il La Russa veronese. Dall’intervento del cofondatore: «Questo mondo deve parlarsi di più perché l’obiettivo è comune e si identifica in quello slogan “prima gli italiani”, che è stato lanciato da Giorgio Almirante ». Lo slogan, dunque. Alla vigilia del congresso nazionale del 2017 a Trieste, quando le chiedono di quel “Prima gli italiani”, all’epoca spot di CasaPound, Meloni taglia corto: «Qui se ci mettiamo a fare la guerra a chi si copia non ne usciamo più». Sarà. Ma il problema, per FdI, è un altro: le ombre nere. Repubblica le ha raccontate domenica. I big del partito, a partire dai fondatori Meloni, La Russa e Crosetto, si sono irritati.
Ieri, ospite di Metropolis, format online del Gruppo Gedi, il deputato FdI Giovanni Donzelli ha dichiarato: «Non abbiamo niente a che fare con il fascismo. Prendiamo le distanze da chiunque pensi di riportare il fascismo in Italia». Lo ha detto dopo avere negato l’evidenza anche plastica di alcuni degli episodi raccontati, sul tema, da questo giornale.

lunedì 25 luglio 2022

Difficile assegnarlo!

 


Quest'anno sarà dura davvero assegnare il celeberrimo premio "Coglione dell'anno", anche perché la campagna elettorale balneare promette sfaceli! 

Ma in ottima posizione figura Baghwant Mann, primo ministro del Punjab. 

Che ha fatto Mann? Ora che in India i fiumi siano raccoglitori di bacilli e quant'altro è cosa arcinota, vista l'assenza di fogne e di umanità, tra l'altro continuano a inserirla nelle liste dei paesi più progrediti non capisco perché, visto che in India si muore nelle strade e poi quelle caxxo di caste che sono un colpo basso alla civiltà, mannaggia! 

Ma torniamo al primo ministro che per dimostrare la fandonia, a suo dire, delle acque purulenti di tutto quanto fa verminaio, si mette in posa e si beve un bicchiere colmo preso dal fiume, col risultato di finire di corsa all'ospedale dove gli hanno riscontrato una grave forma di infezione intestinale. 

Che dire? Baghwant sei in ottima posizione dai! Il premio probabilmente potrebbe essere tuo! 

Alla salute!  

Notte indigesta



Che avrà mangiato ieri sera per sparare una così mastodontica cazzata, una proposta tanto idiota da indurmi a rivalutare il partito monarchico? 
E secondo te, caro il mio assonnato segretario, voterei un partito dove vi fossero il Bimbominkia, il Perdisempre ex Confindustria e il gigante fuoriuscito da farsa italia? E soprattutto: rompere con l’unica formazione politica che abbia fatto qualcosa di sinistra da trent’anni a questa parte? Medita segretario! E fatti una tisana alla passiflora!

domenica 24 luglio 2022

Non mollare Pera!!



Ma guarda! Anelo che arrivino più navi perché senza il biossido d’azoto non so più stare! Mi permette di risparmiare sulla bolletta della luce, perché emano fluorescenze, parlo con gli insetti, gioco a canasta con i ragni, a volte, quando ci sono tre navi assieme, traduco con facilità testi assiro babilonesi. Peracchini datti da fare! Più navi, più turisti! Ce lo chiede l’amore per questo raffinatissimo turismo ultramoderno che permette a noi indigeni di andare a Vernazza a metà novembre! W i suffumigi di biossido di azoto!

L'Amaca

 


Camminano su pezzi di vetro
DI MICHELE SERRA
Siamo alle solite. Il sedicente centrodestra digerisce di tutto, perfino i moderati, i liberali e i democristiani, che sono, in quella compagnia nero-verde, zeppa di fascisti vecchi e nuovi, la variante esotica.
Il centrosinistra invece cammina sui pezzi di vetro, tutti odiano tutti, ognuno ha la sua lezioncina da calare dall’alto, Calenda deride «le frattaglie di sinistra» (essendo lui frattaglia di centro), le rimanenze pentastellate accelerano la loro estinzione azzuffandosi, hanno fatto più scissioni i grillini in una legislatura che i marxisti in due secoli, Conte schifa l’agenda Draghi (e come sarà l’agenda Conte, rilegata in vero cuoio?), perfino il paziente Letta diffida della presenza di Renzi in una coalizione pur sempre dipendente, in larga parte, dagli elettori di sinistra, che vedono in Renzi un truffatore dai tempi in cui gli affidarono, incautamente, le chiavi di casa.
Letta vincerà le elezioni (Pd primo partito, mi butto nel pronostico, non sono un sondaggista ma ho bevuto due Campari orange), decidano gli altri se considerarlo un socio interessante o continuare a disgustarlo, porgli condizioni, fare i bulli.
Il grosso dell’opinione pubblica progressista vota Pd vuoi per pigrizia, vuoi per conformismo, vuoi per disperazione, fatevene una ragione, senza quel pezzo di Italia è possibile governare solo se si è di destra, per giunta di questa destra qui, molto più sudamericana e filippina che europea: a cominciare dal Berlusca.
Capisco che questo macro-dato (o vi mettete d’accordo, o siete altrettanti Bertinotti) possa irritare gli estremisti di centro così come quelli di sinistra. Ma così stanno le cose, a meno di credere che la terra sia piatta e l’Italia sia un Paese normale.