venerdì 22 luglio 2022

L'Amaca

 

Ci servirà il Vernacoliere
DI MICHELE SERRA
In casa mia la campagna elettorale è iniziata ufficialmente ieri, 21 luglio, alle 13,05 in punto, quando il leghista Morelli ha dichiarato a Rainews che il governo Draghi è stato fatto cadere da Enrico Letta «che vuole la droga libera».
Normalmente le frescacce dei politici, specie con questo caldo, sono per me ragione di moderato divertimento. Invece (con questo caldo) mi sono alzato in piedi e ho cominciato a inveire contro il tizio come se avessi ancora vent’anni e dunque credessi ancora che la verità esiste, come ingenuamente capita in gioventù; e gli ho detto, ad altissima voce, quello che merita un sottosegretario di Draghi che non ha votato la fiducia a Draghi e ora, vigliaccamente, accusa di draghicidio proprio chi ha votato la fiducia a Draghi. Superior stabat lupus: niente come Il lupo e l’agnello descrive l’invincibile alleanza tra la menzogna e la protervia.
Per fortuna ero solo nella stanza e nessuno ha potuto vedermi in quello stato. Sta di fatto che, dopo lunghi mesi nei quali ero sostanzialmente asintomatico, la febbre della politica mi ha ripigliato a tradimento.
E so già che peggiorerà: ci sono in giro decine di persone con la pistola fumante (uno è Tajani, compresente in decine di telegiornali, forse fa uso di ologrammi) che esprimono vivo apprezzamento per Draghi, anzi sono più draghiani di Draghi, e soprattutto, pur avendo fatto cadere Draghi, sono più draghiani di chi ha votato la fiducia a Draghi. Sento che, in questa stramba estate elettorale, non ci basterà più il vecchio titolo di Cuore “Hanno la faccia come il culo”. Dovremo ricorrere, per le licenze poetiche, al Vernacoliere.

giovedì 21 luglio 2022

L'Idiozia spadroneggia

 


Ekkikkaxxo la conosceva questa Kylie Jenner, mi dicono influencer che, mi ridicono, dovrebbe far parte di quel gruppuscolo di miliardarie nullafacenti col megaculo che hanno milioni di follower per spargere merda sotto forma di idiozia pura in aere. 

Questa nullafacente del pensiero è anch'ella stra ricca come la vuotezza che la circonda, la nullità che la pervade, la betise che la padroneggia. 

E perché è balzata al disonore della cronaca? 

Guardate questa foto: 


Qui è insieme al suo fidanzato, un premio Nobel di sicuro e ha postato il messaggio inviato al suo amore: quale prendiamo di aereo? Il mio o il tuo? 

Capite perché è oramai una priorità che un meteorite venga a spazzare via tutto? 

Ma non è finita qui! 

La poveretta, instabile psicologicamente, non stabile, con farfalle e coleotteri padroni della sua scatola cranica, ha viaggiato sul suo aereo personale. Embè direte voi? 

Flaubert si sarebbe consumato i polpastrelli nel disegnare la bassezza di cotanta ribalda filosofica! 

Tre minuti di aereo, dicasi tre minuti! 

Dove sei fato, dove ti nascondi destino!! Perché non riducete in cenere i conti correnti di questi campioni inarrivabili di cretinismo? Perché non possiamo neppure sperare di poterla vedere tra qualche anno a pulire cessi pubblici ansimando per la mancia post minzione? 

Perché destino sei così codardo? 

E vaffanculo naturalmente. In tre minuti! 


 

E poi c’è Scanzi!!



di Andrea Scanzi

Guardate questi due bei geni contemporanei, Renzi e Renzaio.

Il primo, da sempre, è un disastro politico. Sciagura biblica abbattutasi anni fa sul centrosinistra italico, berlusconiano di seconda fila con meno talento di Rodrigo Ely, Renzi è da sempre un incapace politico di primaria grandezza. A questo giro si era messo in testa che, esasperando i 5 Stelle, sarebbe riuscito a fare un Draghi bis senza di loro. Ovviamente, e per l’ennesima volta, non ci ha capito nulla. Era e resta la più grande sbornia inutile nella storia della politica repubblicana italiana. Aveva più acume politico il Poro Menco di Molin Nuovo.

L’altro, Renzaio, è uno che per anni ha giocato al rivoluzionario garbato. Poi, folgorato sulla via della poltrona e dei banchieri, è diventato in un amen il Capezzone di Draghi. Son soddisfazioni vere. Qualche settimana fa ha creato una congrega di scalzacani e l’ha chiamata “Insieme per il (mio) futuro”. Credeva, così facendo, di blindare Draghi. Invece ha liberato le mani a Conte e ha accelerato il tramonto politico del suo amatissimo Mario. Un suicidio politico di livelli planetari.

A breve andremo al voto. Certa gente cade sempre in piedi, e vedrete che Renzi e Renzaio troveranno spazio in qualche macropartito (Pd? Forza italia?) che li imbarcherà. 

C’è però una speranza: che queste elezioni repentine e imbecilli, che coglieranno tutti impreparati tranne i post (?) fascisti, spazzino via renziani e dimaiani. Gente come Rosato, gennymigliore, Boschi, di Stefano, primodinicola e Azzolina ha meno voti degli anacardi e meno coerenza politica di Adinolfi. 

Liberiamoci di tutti questi vecchi e nuovi orpelli: è gente senza voti, senza ideali, senza niente. E in tutta onestà abbiamo già abbastanza guai così: perché aggiungerne altri?

E ora povero Bimbominkia?

 


Spinti alla vergogna!

 


Boom!!!!

 

Il populista sgangherato
di Marco Travaglio
“Qualcosa non va”, dice Draghi iniziando il discorso al Senato e indicando il microfono, con la solita arietta da Maria Antonietta, ma più proterva e sprezzante del solito. Poi ci spiega che Lui è lì non perché ha avuto 55 fiducie dal Parlamento, ma “solo perché l’hanno chiesto gli italiani” (e noi che non gliel’abbiamo chiesto o ci siamo distratti o non siamo italiani). Che con Lui “nel 2021 il Pil è cresciuto del 6,6%” (grazie alla Finanziaria del Conte-2 e al famigerato Superbonus). Che grazie a Lui l’Italia è entrata nel Regno di Sturno: “Ruolo guida nell’Ue e nel G7” (ma quando mai), “ritrovata credibilità internazionale” (c’era già Lui a Bruxelles quando l’Ue ci diede i 209 miliardi di Recovery), “riforme senza precedenti nella storia recente” (tipo la Cartabia appena bocciata dalla Ue), insomma “un miracolo civile”. Poi purtroppo è tornata la politica, con la sua dialettica fra idee e interessi diversi, che Lui chiama “distinguo, divisioni, sfarinamento, strappi, ultimatum”. Fino a quello dei 5Stelle, che lui ha deciso di drammatizzare con le dimissioni malgrado una fiducia del 70% perché “chiunque potrebbe ripeterlo” (in realtà s’era già ripetuto prima, da Lega e Iv, ma lui se n’era infischiato): un autoaffondamento degno di Schettino, che manda a picco la nave e poi dà la colpa allo scoglio.
Poi infila una serie di balle sulle riforme fatte (magnifica quella sulla legge fiscale che favorisce i ricchi, ma per lui è fatta per i poveri) e ne annuncia una caterva per arrivare almeno fino a marzo (quando in teoria si dovrebbe votare): un programma di legislatura (la prossima?) che prende a sberle soprattutto la Lega di Salvini (sui tassisti e i balneari), ma anche i 5Stelle di Conte (le balle sul Rdc che danneggia il mercato del lavoro e le non-risposte sprezzanti sugli altri 8 punti). Guardacaso i due leader che a gennaio gli sbarrarono la strada del Quirinale la prima volta che tentò la fuga. Poi quel capolavoro di populismo delle élite sugli “italiani che ci chiedono di essere qui” e la “mobilitazione senza precedenti per il governo, impossibile ignorare”, dove il servilismo peloso dei padroni e delle lobby viene confuso con il consenso popolare. Che si calcola nelle urne, non sui giornaloni (a proposito: gl’italiani che all’80% dicono no alle armi in Ucraina è possibile ignorarli?). Traduzione: io sono il Migliore, gli italiani sono con me, quindi decido tutto io, sennò me ne vado. I partiti cattivi “non devono rispondere a me, ma a tutti gli italiani”, che Lo portano in trionfo. E il Parlamento, in tutto ciò? Deve “accompagnare con convinzione il governo”: il potere legislativo, già culla della democrazia, degradato a badante o a caregiver dell’uomo solo al comando.
Checché ne dica Draghi, piccato con Meloni che lo punge sul vivo, è una richiesta di “pieni poteri”. E può avere due soli moventi: la voglia matta di farsi cacciare, oppure il tentativo di spaccare Lega e FI fra coerenti e governisti a prescindere, come già fatto nei 5Stelle con l’operazione Di Maio (a proposito: Giggino ’a Pultrona aveva escogitato la scissione per stabilizzare il governo e la cadrega, invece li ha fatti esplodere entrambi, praticamente un genio).
A quel punto, clamoroso al Cibali. Lega e FI, offese a morte dal premier, litigano furiosamente e reclamano un nuovo governo senza M5S, infatti non votano la mozione Casini con Pd, Leu e centristi, ma ne presentano una propria. Ora Conte, additato da tutti come lo sfasciacarrozze del governo per una non sfiducia, può salvare il governo in un solo modo: non più restandovi, ma uscendone. Letta e Speranza, visto il panorama ribaltato, riescono quasi a convincerlo a ritirare i ministri per l’appoggio esterno con la fiducia. Così la frattura nelle destre governiste esploderebbe, perché il governo avrebbe la fiducia senza di loro. Mentre Conte ci pensa, Draghi s’impegna subito per dissuaderlo. In una breve e sgangherata replica, anziché rispondere alle offese del leghista Romeo (ormai la Lega è out), prende i 5Stelle a calci in faccia: balle insultanti sul Reddito (“se non funziona è una cosa cattiva”; e pazienza se Inps, Istat e i suoi stessi ministeri dicono l’opposto; ma Di Maio, l’autore, tace e acconsente) e sul Superbonus (“colpa di chi l’ha mal fatto senza discernimento”; e pazienza per gli effetti positivi sull’ambiente, i 700mila nuovi occupati, il rilancio dell’edilizia e il +6,6% di Pil che Lui peraltro si intesta; ma il Pd, il coautore, tace e acconsente). Il tutto alzando la voce in quella che ha tutta l’aria di una crisi isterica in piena Aula, oppure una gelida mossa per scoraggiare un’eventuale fiducia grillina in extremis. Risultato: il M5S non si spacca, anzi guadagna pure un senatore; Lega e FI si ricongiungono a FdI.
Il Migliore dei Migliori si congeda così, col secondo e definitivo autoaffondamento alla Schettino, senza più neppure uno scoglio da incolpare. Ha fatto tutto lui, con una serie di mosse talmente scomposte e scombiccherate da non lasciare rimpianti, se non tra i numerosi clientes. Un tragicomico coming out in diretta tv che ha svelato a chiunque abbia occhi per vedere chi è davvero: un grande cultore non del bene comune, ma del proprio monumento. Così è riuscito ad apparire perfino peggiore dei famigerati partiti che, casomai ne avessero bisogno, Lui e i suoi laudatores avevano screditato per 17 mesi. Diceva bene, Draghi, all’inizio del suo discorso: “Qualcosa non va”. Ma non era il microfono. Era Lui.