Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 4 marzo 2022
Grande Amaca
Altro tipo di guerra
giovedì 3 marzo 2022
Cogito, scusate!
A volte appassisco in cervice, altre mi scuoto come un
faggio, e medito sul divenire e su come ho permesso ad altri di modificarmi
quasi totalmente.
Canizie o altro, vivo un periodo travagliato, incazzoso in
special modo se penso al tempo andato, in gran parte dilapidato e cogito pure
sulla trasformazione subita a causa degli “influssi levigatori” che pullulano
in quest’era che definirei delle Fregnacce. E ora mi spiego: ho accettato con
noncalanche il padre di tutti i totem predisposti per ottenere un gregge il più
borotalcamente belante e accondiscendente: il divario tra le classi sociali.
Chi pensa che non esistano caste nel nostro paese, nel continente europeo, nel cosiddetto Occidente libero, è un babbeo destinato a
trasformarsi in un Facci o in una Maglie.
Siamo divisi mediante un subdolo intruppamento fin dalla nascita;
i figli di operai o di modesti impiegati non potranno accedere, o lo faranno
miracolosamente, alle strade lastricate dell’apprendimento preparate per loro
dalle rispettive famiglie, impelagate in affari loschi ma, grazie alla
levigazione degli influssi, presentate come linde società per azioni, dedite
alla lotta per una crescente, indefessa, tendente all’infinito crescita economica,
il fulcro di ogni azione, politica e tecnica. La favola che tutti potremmo
accedere ai grandi fari delle opportunità è appunto favola. E la levigazione
attua in ciascuno, innumerevoli, degli esclusi una rassegnazione mite, un
accontentarsi di quello che si ha. Che non è sbagliato, ci mancherebbe! Ma è
imposta. E tutto quello che è imposto non ha niente a che vedere con la libertà
dell’individuo.
Altro esempio: come mai l’80% dell’umanità non si ribella al
suo stato di miserrima condizione? L’africano che non ha acqua, l’afgano che
non ha da dar nulla da mangiare ai propri figli, il disoccupato europeo che
subisce ogni sorta di affronto per poter lavorare, i giovani che scorrazzano in
bicicletta per portarvi il cibo caldo a casa (non ho mai usato il servizio e
mai lo userò) pagati 3-4 euro l’ora, il pakistano impegnato nella costruzione
degli stadi dei prossimi mondiali di calcio in Qatar, che rischia continuamente
la vita per un pugno di mosche (a proposito: mi sto convincendo di non guardare
questi mondiali trasudanti oppressione e morti) ebbene: perché non si uniscono
per abbattere questa indegna divaricazione sociale inumana?
Perché li hanno levigati alla perfezione. Accettazione: ecco
la formula magica permettente a quei pochi balordi che incamerano risorse che
nemmeno in un migliaio di anni riusciranno a spendere, di rendere la vita
dannata su questo pianeta alla stragrande maggioranza dei viventi.
Si dirà: in ogni epoca è accaduto tutto ciò. Certamente!
Ma non dovremmo essere in un’era meravigliosamente all’avanguardia, pregni come
siamo, meglio come ci dicono, di progresso tecnico e scientifico?
E se questo tempo è così progredito, tendendo alla perfezione,
perché continuano a morire bimbi di fame e di sete?
Quel coniglio impenitente di Zuckerberg ha già deciso per
voi, non per me ve lo assicuro, di preparare un futuro che si dissocerà dalla
realtà, proponendo un mondo nuovo, per tutti, lontano dalla vita vera.
Tralasciando coloro che alla cazzo&campana teorizzano universi paralleli
mettendo in dubbio che il reale non sia poi il vero reale, bensì una
simulazione che ci ha immerso in un’apparenza eterea, mi domando come sia
possibile lasciar fare all’idiota facebookiano una metamorfosi del nostro
futuro che provocherà ulteriori danni ai giovani già da tanto tempo deviati
nella loro crescita.
Abbiamo delegato troppo, tutto ai pochi in grado di condurci
nel nulla. Siamo idioti derubati della coscienza critica, fobia per i
conduttori del pianeta, ansimanti davanti ad una presa di coscienza generale
che li spazzerebbe via come pula nel vento.
Mi guardo intorno: compro l’acqua e se volessi bere quella
del rubinetto la pagherei cifre riservate agli ebeti come mi ritengo di essere; m’intruppo
per riuscire ad entrare dentro ad un colossale centro commerciale per
acquistare frutta oramai standardizzata, confezioni circondate da plastica;
raccolgo pure i punti per ricevere in dono regali di merda; mi hanno convinto
ad andare in auto, per fortuna non ce l’ho più e non mi manca, ed entrare in autostrada
per arrivare prima e poi pranzare e far minzione in altri luoghi sfornanti
merda che pago oro. Devo arrivare prima, prima di che? Levigazione signori! Il tempo
è denaro, il tempo è poco, non ti rilassare, non ti soffermare! Potresti
pensare! Arrgggghh! Quale terrore infonde il pensiero ai vari tronchetti, agli
elkann!
Sanno tutto di me: telepass, carte di credito, cellulari. E
mi incazzo pure, me l’hanno detto loro subliminalmente, se mi chiamano al
cellulare offrendomi sconti e trading on line! O se cliccando una foto di aratro
apparso per sbaglio accanto ad una gnocca, subito dopo il mio profilo del
social del coniglio verrà subissato di offerte di aratri! Per non parlare del
campo medico, con le assicurazioni, ohh le assicurazioni che levigata, che levigata
ci hanno donato con le assicurazioni, pronte ad entrare grazie al formigoni che
è in loro - pensate a proposito che ieri era alla prima del suo film dove l’hanno esaltato
meglio di un santo, sempre grazie alla levigazione, ma dopo due ore è dovuto
correre a casa essendo ai domiciliari per una sentenza definitiva - dentro alle nostre
vite, eliminando la prevenzione, che costa e non fa guadagnare, come la
Bricchetto, attualmente assessore alla sanità lombarda, pervicacemente insegna!
Mi fermo qui. Scusate ma a volte penso. Lo so, sono un idiota.
Cogito facendo scorrere il tempo senza apparentemente far nulla. Un danno sociale
enorme. Scusate ancora!
Articolo forte, forse troppo!
La morale fasulla dell’Occidente
PESI E MISURE - Gli indignati di professione negli anni non hanno detto una sillaba sui massacri in Afghanistan e Iraq o sull’aggressione alla Libia. Ecco perché la loro difesa di Kiev suona come un’ipocrisia bella e buona
DI MASSIMO FINI
Se gli ucraini si battono con le armi, come è loro sacrosanto diritto, contro gli invasori russi sono considerati, come in effetti sono, dei coraggiosi resistenti, se lo fanno gli afghani, e non per pochi giorni (si spera almeno che siano pochi), ma per vent’anni, sono dei “terroristi” e anche se hanno vinto la partita tali restano tant’è che non si vuol dare legittimità all’attuale governo afghano che altro non è che il proseguimento di quello che c’era prima dell’invasione e occupazione occidentale e quindi nemmeno un seggio alle Nazioni Unite.
Si preferisce confiscargli i 9 miliardi di dollari che il precedente governo fantoccio ha depositato nelle banche americane così come oggi si neutralizzano le banche russe all’estero, confondendo in questo modo gli aggressori, Putin e Nato, con l’aggredito.
In vent’anni non ho sentito una sola voce, tranne la mia, bisogna pur dirlo, levarsi contro l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan non dico, com’è ovvio, dai Paesi occidentali occupanti, fra cui c’era anche l’Italia, ma nemmeno da forze neutrali. I vari papi che si sono succeduti dal 2001 non hanno mai pronunciato una parola, una sola, sull’Afghanistan. Eppure in seguito a quell’occupazione ci sono stati in Afghanistan 230.000 vittime civili, non contando, giustamente, i 70.000 caduti talebani perché i Talebani erano dei guerriglieri e quindi, come ogni soldato, sapevano e accettavano i rischi cui andavano incontro.
Adesso che l’aggressore è la Russia è riesploso il pacifismo universale che dormiva da oltre trent’anni, dalla prima Guerra del Golfo. Si favoleggia anche di trascinare Vladimir Putin davanti al Tribunale internazionale dell’Aja per crimini di guerra o genocidio. A parte che mi sembra un tantino difficile andare a prenderlo come se fosse un Milosevic qualsiasi, se le cose stessero così davanti a quel Tribunale dovrebbero sedere Bush figlio, Obama, Sarkozy e molti generali tagliagole da Abdel Fattah Al Sisi a Recep Tayyip Erdogan.
Insopportabile è poi la retorica sui bambini di cui si è fatto veltro, insieme a tantissimi altri, Walter Veltroni con un articolo sul Corriere del 26.02 intitolato “I bambini e la guerra”. Durante la prima Guerra del Golfo (1990) gli americani, per non affrontare fin da subito l’imbelle esercito iracheno che era stato battuto perfino dai curdi, bombardarono per tre mesi Baghdad e Bassora uccidendo più di 160.000 civili fra cui 32.195 bambini. Mi ricordo che quando a Zapping, dove allora ero spesso invitato, riferivo questa cifra mi aspettavo che si replicasse che raccontavo fandonie (ma questo non potevano farlo perché erano dati, sia pur sfuggiti di mano, del Pentagono) o con grida di orrore. Invece niente, si continuava a parlare di Rutelli o di altre scemenze del genere. È vero che la prima Guerra del Golfo aveva una sua legittimità perché Saddam Hussein aveva aggredito il Kuwait, uno Stato sovrano peraltro inventato dagli americani nel 1960 per usi petroliferi. Però questo i 32.195 bambini iracheni, che non sono meno bambini di quelli ucraini o dei nostri bambini, non potevano saperlo.
Nella seconda Guerra del Golfo, del 2003, che è costata all’Iraq fra i 650 e i 750 mila morti civili, Saddam fu aggredito sulla base di una menzogna: che possedesse “armi di distruzione di massa”. Queste armi in effetti Saddam le aveva avute, gliele avevano fornite gli americani, i francesi e, via Germania Est, i sovietici perché le usasse in funzione anti-iraniana e anti-curda. Ma nel 2003 non le aveva più perché le aveva esaurite appunto sui soldati iraniani e sui curdi. Ad Halabja, piccola cittadina curdo-irachena, “gasò” in un sol colpo 5000 persone. Ma in Occidente nessuno alzò un solo laio perché in quel momento il rais di Baghdad era un nostro criptoalleato (e quando verrà giustiziato non sarà per Halabja, genocidio in cui gli occidentali erano fortemente compromessi, ma per fatti di molta minor gravità).
Ma la vicenda forse più clamorosa, come ho ricordato sul Fatto del 26.2, è quella che riguarda l’aggressione del 2011 alla Libia del colonnello Gheddafi, un’aggressione che, come quelle precedenti alla Serbia per il Kosovo del 1999 e all’Iraq del 2003, venne perpetrata non solo senza l’avallo dell’Onu, ma contro la volontà dell’Onu e soprattutto senza alcun valido motivo. I pruriti terroristici di Gheddafi erano spenti da tempo. Gheddafi commerciava con la Francia e con l’Italia e proprio con quest’ultima aveva ottimi rapporti tanto che il premier Berlusconi lo ospitò in pompa magna a Roma, permettendo ai suoi beduini di attendarsi nella caserma intitolata a Salvo D’Acquisto. Ma quando la Libia di Gheddafi fu aggredita dai franco-americani, con l’appoggio dell’Italia di Silvio Berlusconi che pur declamava un’amicizia quasi omosessuale col colonnello come farà poi in seguito con Putin, nessuno osò proferire parola. Gheddafi verrà poi linciato, torturato e ucciso in un modo talmente barbaro che farebbe arrossire anche i cosiddetti “tagliagole dell’Isis”.
I risultati di questa gloriosa operazione, comunque illegittima in partenza, a prescindere, sono oggi sotto gli occhi di tutti. La Libia di Gheddafi era un Paese ordinato, in sostanza il colonnello si limitava a favorire la sua tribù d’origine, i Warfalla, e svariati parenti e amici, cosa che peraltro si fa anche in Italia. Oggi la Libia è un campo di battaglia tra le tribù che Gheddafi riusciva a tenere sotto controllo e in questo parapiglia si inserisce Isis. Gli scafisti devono pagare una taglia all’Isis per poter salpare dalle coste libiche con i loro barconi sfondati, carichi di persone che provengono perlopiù da paesi dell’Africa subsahariana ridotti alla fame proprio dall’intrusione del nostro modello di sviluppo che ha scalzato il loro sul quale quelle genti avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni.
L’Occidente non ha quindi alcun titolo per poter far la morale a nessuno. Nemmeno a Putin. E se in Italia serpeggia, sia pur sotto traccia per non essere massacrati dalla communis opinio, una certa simpatia per Putin, non è certo per una qualche animosità contro l’incolpevole e aggredita Ucraina. È un contraccolpo del collaudato metodo dei “due pesi e due misure”, insomma dell’esasperante e insopportabile ipocrisia occidentale.
Meditativo
Fare gli ucraini col Kiev degli altri
di Marco Palombi
La guerra è sempre, come e più d’altri stati d’emergenza, un acceleratore di processi psicologici: questa, che segue due anni di pandemia, lo è forse di più. Per arrivare a ordinare un caffè in qualunque bar bisogna ormai attraversare qualche centinaio di psicopatologie assortite: riformati alla leva con l’elmetto, estremisti da tavernetta a caccia di collaborazionisti, campioni di Risiko che basta radere al suolo la Russia e smembrarla in cinque pezzi, no border che inneggiano al sacro suolo patrio violato e sovranisti che lo spazio vitale di Mosca, quelli che Zelensky come Allende e quelli che Putin come Che Guevara, gente che vuole fucilare Assange e beatifica Anonymous, sovietologi freschi di corso online, piccoli fan delle bombe sull’Iraq con le fialette false in cerca di legalità internazionale, adulti rotti a ogni compromesso e a ogni viltà che arruolano gli altri nella guerra del Bene contro il Male, Kiev bel suol d’amore, la legione straniera europea e ancora e ancora… Rinunciato al caffè, riepiloghiamo a mente i fatti. Né gli Usa né altri vogliono (giustamente) attaccare militarmente la Russia. Cosa fanno allora? Impongono sanzioni più o meno dure, e va bene, e danno armi all’Ucraina, spingendo l’esercito di Kiev e i civili – quanti eroi ed eroine col fucile sui giornali in questi giorni – a combattere una guerra per procura, guerra che peraltro fino a ieri non era davvero iniziata (“l’esercito russo si è presentato lì con materiale bellico per fare 15-20 mila morti al giorno, mentre le fonti ufficiali ucraine, almeno fino a ieri, parlavano di 130 morti”, ha detto l’ex generale Fabio Mini). Sanzioni e carne da cannone ucraina dovrebbero spingere Putin a trattare o qualcuno dei suoi a farlo fuori, quando non si sa. Il rischio, parafrasando il celebre aforisma di Stefano Ricucci, è fare gli ucraini col Kiev degli altri e senza neanche sapere quali ponti d’oro vorranno costruire a Washington per il nemico che volesse tornare indietro. Vasilij Grossman (sì, era russo), in quella meraviglia che è Vita e destino, scrisse: “Esiste un diritto superiore a quello di mandare a morire senza pensarci due volte. È il diritto di pensarci due volte prima di mandare qualcuno a morire”. Vale per tutti, non solo per il puzzone russo.
Il libro postumo di Gino