domenica 16 gennaio 2022

Sono travagliato!

 

Ma non era lui il buono?
di Marco Travaglio
In attesa che B., il prossimo Capodanno, ci racconti a reti unificate la barzelletta della mela, dobbiamo accontentarci di quelle di Enrico Letta. “Sorpreso” e “deluso” per la candidatura al Quirinale del padrone di suo zio, spiega di non poterlo votare perché “è un leader di partito”, dunque “divisivo”, e invita Salvini e Meloni a levarlo di mezzo. Lui è fatto così: se, puta caso, assiste a una rapina in banca, chiama il 113 per denunciare alcuni divisivi in fuga. Del resto, se chiedete in giro un commento su B. al Colle, tutti vi risponderanno che sarebbero fieri di farsi rappresentare nel mondo da un vecchio puttaniere pregiudicato, che per vent’anni ha finanziato la mafia e frodato lo Stato per poi denunciarlo a Strasburgo perché tortura gli innocenti, ma purtroppo è un leader di partito, quindi è divisivo, dunque pazienza: meglio Vallanzasca, che non ha partiti quindi è unitivo. Ma ciò che più ci affascina è l’idea che debbano essere Salvini e la Meloni (o il suo impiegato Gianni Letta, il famoso capo della Resistenza interna) a liberarci del loro alleato ed ex premier per non “deludere” il Pd e i suoi derivati. Tipo Repubblica, che dopo 10 anni riesuma l’antiberlusconismo e tuona contro i “vassalli” Matteo e Giorgia. Come se toccasse a loro combatterlo. E come se non fosse stato Letta jr. nel 2013 a governare con lui.
A questo punto noi, gente semplice, rischiamo la labirintite. A furia di leggere i giornaloni e di ascoltare i pidini, avevamo capito che nel centrodestra il buono fosse B., noto “argine” moderato, liberale ed europeista contro i due cattivi sovranisti, populisti, fascisti, razzisti. Ce l’avevano spiegato De Benedetti, Scalfari, Folli, Franco, Veronesi (Sandro) e giù giù tutti gli altri, ben felici che B. desse una mano a lor signori nei governi Monti, Letta, Renzi. Un anno fa erano tutti intenti a riabilitarlo, nella speranza che salvasse l’Italia dal putribondo Conte, ma pure dagli orridi Salvini e Meloni, con la “maggioranza Ursula”: quella che nel 2019 aveva eletto la Von der Leyen alla guida della commissione Ue (M5S, Pd-Iv, LeU e FI). Poi agli Ursuli si aggiunse pure la Lega e nacque il governo Draghi, senza che nessuno – neppure Grillo – notasse nel Caimano-Psiconano la minima magagna. Ora, d’improvviso, gliele rinfacciano tutte. L’altra sera, nella telefiera del tartufo, c’era persino chi sprizzava sdegno per l’ex Cirielli sulla prescrizione, dopo aver massacrato per tre anni Bonafede che l’aveva rasa al suolo. Che ha fatto di male B. in così poco tempo? Semplice: Frankenstein s’è imbizzarrito ed è sfuggito al controllo di quanti si illudevano di usarlo, mentre è sempre stato lui a usare loro. Già nel 2011 diceva a Lavitola: “Me ne vado da questo paese di merda”. Lui l’aveva capito, gli altri no.

Grande Amaca!!!

 

Lo ha sentito dire nei box
di Michele Serra
Non si pretende dagli sportivi che siano degli intellettuali. A volte capita, ma è un incidente, un di più, un regalo della sorte. Nella norma, lo sportivo ha il privilegio (invidiabile) di non avere bisogno di parlare per essere degno di ammirazione. Il suo linguaggio è il linguaggio del corpo, delle traiettorie, dei riflessi, del talento balistico, geostatico, dinamico. La vittoria, per compiersi, non ha bisogno di tante chiacchiere.
Questo privilegio, che rende il campione caro agli dèi e agli uomini, deve essere ignoto al motociclista Marco Melandri, che ha sentito il bisogno di annunciare sui social di avere contratto volontariamente il Covid pur di ottenere il Green Pass senza vaccinarsi (chissà come sono contenti di saperlo quelli che l’hanno preso senza volerlo, stupidi che sono, avendo come esito l’ospedale o l’obitorio).
Correda la notizia, il Melandri, con un lungo post nel quale mette in fila una specie di riassunto perfetto dello scemenzario social. Dopo avere spiegato alla scienza che “il vaccino non è un’alternativa valida” (aggiornatevi, medici e scienziati, telefonate a Melandri, si leva il casco e vi spiega per bene che cosa dovete fare), ecco la lettura politica della situazione: “Sfruttano questa cosa dei vaccini per metterci uno contro l’altro e nel frattempo inseguono il vero scopo: per esempio le bollette raddoppiano”.
Melandri, guardi che una belinata del genere nemmeno Povia, che pure non è tra le nostre letture abituali, l’aveva mai detta. Ma come le è venuto in mente, il nesso tra il virus e le bollette? L’ha letto su Telegram? È un suo spontaneo ragionamento? Glielo hanno riferito ai box? Me se un giorno arrivasse da lei un medico, uno scienziato, un infermiere, e le dicesse: scenda dalla moto, Melandri, il suo Gran Premio lo corro io perché sono più bravo di lei, lo manderebbe diritto affanculo oppure no?

sabato 15 gennaio 2022

Intervallo



Intervallo- torrente Dorgia - particolare

Si fischia



I polmoni Camel-lati ogni tanto mi fanno emettere fischi tipici del treno per Tucson!

Sabatotrekking



Chiesa di S.Giacomo - sentiero 228 preso dal Felettino - scoperta la valle del Dorgia (torrente che non sapevo neppure esistesse con panorami prealpini) - finora fatto 1,85 Km - 159 mt di dislivello. Sboffo come se avessi fatto il Mortirolo con una Graziella di bimbo con le ruotine ausiliarie. Abitare qui è fantastico!

Fermiamolo

 


L'Amaca

 

Fare finta di niente
di Michele Serra
Berlusconi non è candidabile non perché sia di destra.
Ma perché è Berlusconi.
Colpisce che nessuno, tra i numerosi attori della scena politica, lo dica con chiarezza. Tirano in ballo il fatto che «è un leader di partito»: come se un impedimento normativo, o una diminuzione delle facoltà umane, negasse a un uomo di parte la possibilità di assumere un ruolo super partes, così come è avvenuto a ripetizione nella storia del Quirinale. Sono stati quasi tutti uomini di parte e di partito, i nostri presidenti, prima di salire al Colle.
No, non è il suo essere di parte a rendere inaccettabile, anzi inverosimile, la sua candidatura. È ciò che è stato, ha detto, ha fatto. Il primo antipolitico e il primo populista d’Italia, il primo sdoganatore del neofascismo, l’Unto dal Signore (definizione sua), l’Egolatra, il Caimano, il monopolista della comunicazione in vergognoso conflitto di interessi, il creatore di un bipartitismo paranoico (il «partito dell’amore», lui, contro il «partito dell’odio», gli altri) che spaccò il Paese, lo spregiatore del «teatrino della politica» che ora pretende di diventarne il primo rappresentante, il compratore di sentenze e di senatori: l’elenco di sbreghi al costume repubblicano, alle leggi, alla misura umana, è talmente lungo che non basterebbero cento Amache per contenerlo.
E le «cene eleganti» sono appena un topolino al cospetto della montagna di offese, volontarie e involontarie, inferte alla Polis.
Ma dove sono vissuti, nell’ultimo decennio del secolo scorso e nel primo di questo, gli attuali attori della scena politica? C’erano o vivevano altrove? Sanno chi fu Berlusconi, o fanno finta di non saperlo per coprire qualche carta, coltivare qualche rapporto?
Ma la politica è per davvero questo ininterrotto far finta di niente?