venerdì 3 dicembre 2021

Ad minchiam

 

A leggere questo articolo tratto da L'Internazionale, c'è da chiedersi come possa la fondazione Nobel distribuire premi così sfacciatamente in modalità "ad minchiam".
di Giovanni De Mauro
Si avvicina la fine dell’anno ed è tempo di bilanci. Il 4 novembre 2020 il governo etiope del premier Abiy Ahmed (che nel 2019 ha ricevuto il Nobel per la pace, è bene ricordarlo) aveva inviato l’esercito nella regione del Tigrai in risposta a un attacco dei ribelli tigrini contro una base militare. Sperava di cavarsela in poche settimane, ma il conflitto si è diffuso al resto del paese. Un anno dopo, gli abitanti del Tigrai soffrono per la carestia e tutte le parti in conflitto sono accusate di gravi crimini di guerra. Le vittime potrebbero essere migliaia. Nel frattempo gli affari vanno a gonfie vele sul fronte del commercio di armi. Francesco Palmas racconta sul quotidiano Avvenire che “da inizio 2021 almeno un miliardo di dollari è stato bruciato da Abiy Ahmed per procurarsi sistemi sempre più mortiferi”, in una guerra che finora gli è costata tra i 2,5 e i 3 miliardi di dollari. Tra i principali fornitori militari del governo etiope c’è la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, che vuole allargare la sua influenza sulla regione: dal 2019 al 2021 l’interscambio commerciale turco-etiopico è salito da 200 a 650 milioni di dollari. La Turchia è il secondo investitore straniero nel paese, dopo la Cina. “Che la Cina armi l’Etiopia non deve stupire”, scrive Mirko Molteni su Analisi Difesa. Con prestiti per 6,5 miliardi di dollari, i cinesi detengono in pratica il 23 per cento del debito pubblico etiope, stimato in 27,8 miliardi di dollari, mentre il volume annuo di commercio bilaterale supera i 2,5 miliardi di dollari. Dove c’è da fare affari, però, non possono mancare gli Emirati Arabi Uniti. E infatti, scrive sempre Palmas, “nulla supera per copiosità gli aiuti che Abiy Ahmed sta ricevendo dagli emiri di Abu Dhabi e Dubai”. Dall’agosto 2021 sono stati tracciati più di cento voli cargo della FlySky che hanno trasportato armi dagli Emirati all’Etiopia, a cui si aggiungono altri voli dall’Iran, che ha un ruolo più defilato ma comunque rilevante. Un ponte aereo internazionale ininterrotto porta distruzione e sofferenza a una popolazione che invece avrebbe bisogno di essere difesa e aiutata.

giovedì 2 dicembre 2021

Reazione

 


ASL e dintorni


Una delle cose che più mi fanno imbufalire, pure scalciando, si verifica quando appropinquandoti davanti a uno sportello pubblico, in questo caso l’Asl, ti devi sorbire la chiacchierata mattutina dell’addetta con le paciose colleghe a cui, senza malevolenza alcuna, augurerei qualche mese nell’augusto “privato” con annesse le tipiche frasette del datore di lavoro quali “avete finito di ciacolare come vecchie galline da brodo?” 
La dipendente statale, pregna di agii oramai in dissolvimento, spiegava alle altre due gall… ehm…colleghe le manchevolezze della quarta, rigorosamente assente come da editto in vigore dal 1364 “Disquisizio mefiticam cum improvvidam ciacula versus feriente goderecciam”; e mentre insinuava, lanciando sagole dubbiose sul comportamento dell’assente, come un radiofaro ad intermittenza guardava il monitor, schiacciando tasti del pc “ad minchiam” addossandomi il sospetto che l’esame a me prescritto, si tramutasse in un’ecografia del primo trimestre, tra l’ottava e la decima settimana dopo il concepimento. La ciacolata gallinacea è proseguita per tutta la durata del pagamento del ticket, con un’unica sospensione allorché, rivolgendosi alquanto scocciata per la temporanea sospensione della fustigata verbale all’assente, mi ha sciorinato una serie di informazioni in qualche nano secondo, che avrei potuto, forse, recepire nel caso di essere dipendente NASA curante il progetto di sviluppo informatico sulle future missioni su Marte. 
Una volta congedatomi, mi è sorta in cervice la seguente domandina: “E questo sarebbe il modo con cui curi le tue dipendenti, permettendo loro di approfittare del tuo essere allocco nel mondo?”

“Come mia dipendente? Mumble mumble… diamine, è vero! La pago anche io!”

Grrrrrr…

Sacrosanto!

 

Le parole per dirlo
di Marco Travaglio
La valanga di firme che ha subito accolto la nostra petizione contro l’incubo di B. capo dello Stato è indice di una repulsione tanto ampia quanto trasversale: abbiamo la presunzione (speriamo non l’illusione) che la stragrande maggioranza degli italiani, a parte gli irriducibili elettori di Forza Italia, presi a tu per tu ritengano vergognosa, o almeno ridicola, la sola ipotesi che uno così possa ascendere al Quirinale. Eppure nessun leader dei maggiori partiti ha il coraggio di dirlo fuori dai denti. Che non lo dicano Salvini e Meloni, anche se probabilmente lo pensano, è ovvio: sono suoi alleati, hanno imbarcato e riciclato pezzi della sua classe dirigente (anzi digerente), sperano di ereditarne i pochi voti rimasti, beneficiano dei favori dei suoi giornali e delle sue tv, e sanno che basta un lieve dissenso, una pallida critica, per finire massacrati e sputtanati come Fini, Boffo e tutti gli altri “amici” che hanno osato allontanarsi da Arcore. Che non lo dica l’Innominabile, è scontato: a parte l’ammirazione dell’allievo ripetente per il maestro, se al prossimo giro quello non gli regala un seggio sicuro, è politicamente morto, più di quanto già non sia. Che non lo dicano Conte, Letta & C. è invece stupefacente. Finora si limitano a precisare che B. non è il loro candidato: e ci mancherebbe pure. Ma, quando spiegano il perché, balbettano frasi politichesi che lasciano basiti milioni di loro elettori, abituati da 27 anni a considerare il Caimano la peggior sciagura che si sia abbattuta sulla nostra povera Repubblica.
Sentite Letta (Enrico): “Non credo che la candidatura di Berlusconi sia in grado di essere votata dal Pd e nemmeno da una larga maggioranza. Se il capo dello Stato non viene eletto a larga maggioranza, cade il governo. È assurdo pensare al candidato di bandiera di uno schieramento”. Par di sognare: il Pd non vota B. perché gli altri non lo votano (quindi, se gli altri lo votassero, il Pd lo voterebbe); perché, se B. passasse per pochi voti, cadrebbe il governo Draghi (una buona notizia su due); e perché è di centrodestra (ma, se il problema fosse questo, non verrebbe eletto nessuno, perché i candidati o sono di centrodestra, o di centrosinistra, o del M5S, salvo eleggere un paracarro, un termosifone o un morto). Il ministro Orlando invece dice no a B. perché “è molto auspicabile una donna al Quirinale”: quindi il problema è che B. non è donna (ma Nicole Minetti lo è). Conte si spinge più in là, tracciando un identikit del futuro presidente – “persona di grande profilo morale e autorevolezza che possa guidarci per sette anni” – che esclude in radice B. Ma che ci vuole a dire che un vecchio puttaniere pregiudicato e finanziatore della mafia non può fare il capo dello Stato neppure in Italia?

mercoledì 1 dicembre 2021

Attenzione!


State sempre in guardia, lo ripeto da secoli: trasformarsi in un Facci è un attimo! Restate sempre desti e pronti per non cadere in un baratro simile!

Corsi e ricorsi



Tabella riepilogativa dei reati commessi a Bologna. Quando? Tra il 1280 e il 1350. Colpisce la defenestrazione. Manca il furto di cellulari per ovvie ragioni. Molti degli insulti e delle minacce probabilmente nacquero per dispute tra i pro e i no tortellix. La sodomia è riferibile ai due che credettero al tempo al Visconte de Renzis.

Daniela la Rossa (Vera)

 

Come scimmie ammaestrate per far pubblicità ad Amazon

Felicità ingannevole - Il colosso e i lavoratori


DI DANIELA RANIERI


Siamo ridotti a un livello tale che la spietata degradazione cui sono sottoposti i lavoratori viene presentata come l’essenza del progresso: il neoliberalismo, non pago del suo dominio sulla vita, propina quotidianamente le sue mitologie attraverso il web, la tv, la pubblicità, perché la sua egemonia sia totale e psichica.

Avrete visto i più recenti spot di Amazon, in cui dipendenti della multinazionale ne tessono gli elogi: “Avevo un compagno stupendo che è venuto a mancare”, dice una donna sulla cinquantina mentre guida muletti, “non volevo fare la vita che facevo prima, che portava solo dolore. Mi sono reinventata: Amazon mi ha aperto un mondo, ho pensato: non ti devi spezzare, devi andare avanti”.

Andare avanti, non spezzarsi, reinventarsi: una declinazione da manuale della esiziale “resilienza”, questa rucola concettuale che si trova ormai in ogni piatto servito dalla società attuale, finita persino nel piano di finanziamenti europeo post-crisi pandemica.

La pubblicità motivazionale è uno strascico della Covid, come i problemi neurologici di chi è stato malato: solo che questi guasti sono estesi alla società tutta.

“Sono Gianluca, ho smesso di studiare, è il mio grande rimpianto”, dice un ragazzo. Ma ecco che arriva Amazon a tamponare le falle di studi non regolari: “L’importante è rialzarsi”, dice, perché chi resta a terra, cioè chi non lavora per Amazon e magari prende il Reddito di cittadinanza, è indegno; Gianluca invece “impara cose nuove”, perché “siamo fatti per fare cose grandi”, e “l’importante è crederci”.

Che stoccare scatoloni, spillare codici a barre, accatastare bancali siano lavori degni non v’è dubbio; che siano l’epitome della grandezza umana, opere leonardesche e sostituti dell’apprendimento e della coltivazione interiore, è inaccettabile. Il messaggio scaturito dai serbatoi del pensiero dei pubblicitari di Amazon è che lo scatto della dignità umana offesa sia possibile grazie a un datore di lavoro generoso, il quale, più che mirare ai profitti, si occupa di risollevare (dalla miseria, dall’afflizione) i suoi lavoratori, ciò che spetterebbe allo Stato.

Il terzo spot è ancora più mortificante. La voce fuori campo di un ragazzo dice: “Mi chiamo Mohamed, la mia frase preferita è (segue frase in arabo, ndr), che vuol dire ‘non smettere di lottare’”. Fate attenzione a quel “lottare”: Mohamed non parla di lotte sindacali, non si batte per i suoi diritti: lotta con Amazon (non contro di essa) per mantenere inalterate le sue condizioni. È grato all’azienda, e lo storytelling ci spiega perché: “Mia sorella è nata con disabilità”; foto di famiglia si alternano a immagini di Mohamed che infila pacchi dentro una bacheca e passa allo scanner alcuni prodotti. “Miei genitori sono molto contenti perché riesco a aiutarli economicamente”. Amazon si è accollata il lavoratore migrante e la sua famiglia, che Mohamed sfama con agio. Sembra non faticare, anzi: l’ambiente di lavoro è talmente rilassato che ha anche modo di fare break dance nello stabilimento: “La mia squadra mette qualche musica per farmi fare qualche balletto: mi fa sentire siamo tutti famiglia” (sic).

Il claim è: “Amazon, ogni giorno meglio”. Le denunce di ex lavoratori costretti a urinare nelle bottiglie perché non hanno tempo di andare in bagno si infrangono contro il pathos a buon mercato delle biografie di questi poveri e lavoratori.

A impersonare i grati prigionieri di questa gabbia sociale micidiale non sono attori: sono presumibilmente dipendenti veri, con nome e cognome. È etico farli lavorare alla pubblicità dell’azienda? I dirigenti fanno casting in reparto? Sono pagati a parte, o raccontare docilmente le proprie disgrazie – apice dell’alienazione – è compreso nello stipendio? E cos’altro possono dire, se non che sono contenti? Ma a che serve questo finto cinema verità? Naturalmente a lucidare l’immagine di un’azienda che si trova in una situazione di quasi monopolio, il cui padrone Jeff Bezos (patrimonio stimato: 205 miliardi di dollari), quello che ha fatto un giro di 4 minuti nello spazio nella sua navicella Blue Origin, paga zero dollari di tasse negli Usa, e in Europa ne paga pochissime perché le imposte sono sui profitti e non sui ricavi (basta investire molto).

Ma perché deve importarci se i lavoratori di Amazon si esibiscono per il padrone? Perché societas vuol dire insieme di soci, non di competitor. Quel che si deve rifiutare radicalmente non è lo spot, è il modo in cui è organizzata la società, che “accresce le ricchezze di una parte e conserva l’abietta povertà” (Marcuse, negli anni 60).

Infine: Gianluca, Mohamed, la signora che si reinventa, li tutela qualcuno in Italia? Se stanno a casa sono parassiti divanisti; se lavorano devono fare le scimmie ammaestrate per i loro padroni. Servono altre prove per la sparizione della sinistra? Per forza poi ci troviamo la destra reazionaria anti-capitalista a fare gli interessi “del popolo”.