giovedì 29 aprile 2021

Travaglio!


Ora e sempre Resistenza

di Marco Travaglio

Manca un giorno alla nuova Dittatura Sanitaria e nessuno dice nulla. Nove giorni fa, tomo tomo cacchio cacchio, il Consiglio dei ministri ha deciso che lo stato di emergenza vigente dal 31.1.2020, anziché scadere il 30 aprile durerà almeno fino al 31 luglio. E i partigiani di Lega, FI e Iv, che fieramente si opposero alle precedenti proroghe del duce Giuseppi, sono scesi dalle barricate e hanno votato a favore. E i giornaloni, che l’anno scorso conducevano un’eroica Resistenza contro le due proroghe del caudillo di Volturara Appula, ci abbandonano alla terza. A luglio l’Espresso denunciava in copertina lo “Stato di Cont-ingenza” del satrapo che “vuole allungare l’emergenza per tutto l’anno” e “trasforma la fragilità del suo governo nello strumento per conservare il potere”. L’emerito Cassese lanciava sul Corriere uno straziante grido di dolore: “Non dimentichiamo che Viktor Orbán cominciò la sua carriera politica su posizioni liberali”, “Lo stato di emergenza è illegittimo perché l’emergenza non c’è”. E La Stampa titolava un editoriale di Cacciari “Un’illogica dittatura democratica”. Poi a ottobre il nuovo golpe dell’Orbán con la pochette, con la scusa della seconda ondata di sua invenzione: “Emergenza non c’è”, tuonava il subcomandante Cassese a Omnibus.

A dicembre l’italovivo Rosato invocava “un cambio di passo” perché “Palazzo Chigi ha abusato dell’emergenza”. Il 20 dicembre, con 553 morti in 24 ore, Cassese denunciava sul Messaggero le “misure non previste dalla Costituzione e dettate in nome dell’emergenza che tale non è”. Antonella Boralevi fremeva di sdegno: “Il potere ci tiene da un anno, come un regime sudamericano, in uno stato di emergenza”. Galli della Loggia, sul Corriere, diceva basta “forzature, colpi di mano e personalismi” di Conte. Lawrenzi d’Arabia si sgolava: “Non abbiamo tolto i pieni poteri a Salvini per darli a Conte” (battutona ripetuta a pappagallo dal trio Faraone-Bellanova-Boschi). Poi il semprevigile Domani: “Non solo Recovery: ecco i pieni poteri di Conte”. Ancora l’Innominabile, in trasferta su El País: “Conte non ha il mojito, ma vuole pieni poteri come Salvini”, è “un vulnus democratico”, “la Costituzione non è una storia su Instagram”. E il Corriere che rilanciava un dotto studio della Fondazione Leonardo (presieduta nientemeno che da Violante): “Cesarismo e task force”. Il golpe era alle porte, ma fu sventato dalla Liberazione dei Migliori. Che però ci regalano altri tre mesi di emergenza. E la Resistenza dov’è? Cassese che fa? I due Matteo disertano così? I giornaloni mollano sul più bello? Ragazzi, vi vogliamo belli tonici come un anno fa. Resta un giorno per ripristinare la democrazia. Non deludeteci.

Ancova tu!

 


Sta inanellando una serie dal sapore d'infinito, di figuracce meschine, tra cui l'ultima, lo scaricamento totale delle responsabilità a Paratici, attorno al comicissimo caso Suarez e il suo esame d'italiano. 

Conferma lo stile del casato, celebre nel mondo per fagocitare risorse, più che altro grano fresco da stivare in inimmaginabili forzieri, concedendosi quel tocco di regalità e snobismo suggellato dalla tanto adulata "evve moscia". 

Come giaguari, loro soavità sabaude, restano pervicacemente all'erta, pronti a sganciarsi dai fidi collaboratori adulanti in caso d'intoppo, addossandogli con eleganza responsabilità e guai, strenuamente protesi come da sempre sono nel convincerci della loro eterea estraneità, del distacco nobiliare dalle quisquilie tipiche di noi comuni mortali, sudditi paffuti da "loro grazie" rifocillati dalle brioche di famiglia. 

Tipico modus operandi dei riccastri: chiedere ai Benetton riguardo a Castellucci per intenderci!

mercoledì 28 aprile 2021

Voto del Cazzaro


Quindi il Codardo dopo averci sfracellato le gonadi con le fandonie al sapor destrorso contro il ministro Speranza, un grande uomo che ha retto alla grande la botta pandemica, ha votato contro la richiesta di dimissioni presentata dalla Sora Cicoria Nera, ed il perché ci è noto come il suo squallore: partecipare al grande taglio della Tortona europea. Complimenti per la performance, Cazzaro!

Siamo ridotti così!

 

E poi mi dicono che sognare un comunismo buono, che potrebbe esistere, sia un'insana speranza di uno che ha la testa fra le nuvole! Spero che questo insulso capitalismo becero e deleterio prima o poi scompaia! 

Il piano di Pfizer post-pandemia: rincari del 900% sui vaccini. Una dose costerà fino a 175 dollari

Big Pharma - Entro fine anno Biontech, Moderna e AstraZeneca fattureranno oltre 35 miliardi di dollari

di Stefano Vergine 

I numeri da tenere a mente, quelli utili per capire quanto potrebbero costare in futuro i vaccini anti-Covid, li ha svelati lo scorso 2 febbraio Frank D’Amelio. Durante una riunione con gli analisti delle più importanti banche d’affari al mondo, il responsabile finanziario di Pfizer si è lasciato andare. “Voglio solo avere una migliore percezione per il medio e lungo termine, quando il Covid passerà da essere considerata una pandemia a un’epidemia”, ha chiesto Jason Eron Zemansky, uno dei vicepresidenti di Bank of America Merrill Lynch. “Jason, ti rispondo così – ha esordito D’Amelio – inizio spiegandoti come funzionano i margini attuali, e poi passo a come possono funzionare in futuro. Per i margini attuali, diciamo, siamo in un momento di prezzo pandemico. L’unico prezzo che abbiamo pubblicato è quello applicato agli Stati Uniti, cioè 19,50 dollari per dose. Ovviamente, questo non è il prezzo a cui normalmente vendiamo un vaccino, che invece è 150-175 dollari per dose”.

Durante le riunioni con gli analisti, le parole pronunciate dai manager di una società valgono miliardi. Possono fare impennare o crollare il titolo in Borsa. E quelle di D’Amelio avevano tutta l’aria di voler ingolosire la platea degli investitori. L’uomo dei conti di Pfizer non ha detto esplicitamente a quanto verrà venduto il vaccino una volta che quella da coronavirus verrà declassata da pandemia a epidemia, ma ci ha tenuto a dare dei prezzi di riferimento. Se il vaccino anti Covid venisse messo sul mercato a una cifra compresa tra i 150 e i 175 dollari per dose, come ha lasciato intendere il manager, l’aumento rispetto a oggi sarebbe di circa il 900%.


Nel frattempo, le case farmaceutiche possono già fregarsi le mani. Dei cinque gruppi occidentali che stanno commercializzando i vaccini, solo tre hanno pubblicato dati sulle prospettive di mercato per il 2021: si tratta di Astrazeneca, Moderna e Pfizer/Biontech. Nel complesso contano di fatturare almeno 35 miliardi di dollari entro fine anno con le vendite dei rispettivi vaccini anti-Covid.

Non male, soprattutto considerando che le stesse imprese hanno beneficiato di 10,9 miliardi di dollari di sussidi pubblici per la ricerca dell’antidoto. A fatturare di più saranno Moderna e Pfizer/Biontech (33,2 miliardi in totale), che vendono a prezzi molto più alti rispetto ad Astrazeneca. Lo dicono i contratti firmati dalle tre aziende con la Commissione europea tra agosto e novembre dello scorso anno, quelli validi per le prime forniture: Astrazeneca ha venduto il suo vaccino a 2,9 euro per dose, Pfizer/Biontech a 15,5 euro, Moderna a 18,8 euro. Secondo uno studio pubblicato nel dicembre scorso da alcuni ricercatori dell’Imperial College di Londra, i costi di produzione dei vaccini a base Rna messaggero (come quelli di Pfizer-Biontech e Moderna) variano dai 60 centesimi ai 2 dollari a dose.

Di conseguenza, visti i prezzi di vendita, i profitti per le compagnie saranno alti. “Dato il notevole afflusso di denaro pubblico per la ricerca e sviluppo di questo vaccino e i costi probabilmente molto bassi per la commercializzazione – ha scritto Oxfam International in un rapporto pubblicato il 22 aprile – una stima ragionevolmente prudente è che Moderna e Pfizer beneficeranno di un margine di profitto netto del 25-30% da questo vaccino”. Tradotto: Moderna potrebbe registrare quest’anno un utile netto di circa 5 miliardi di dollari, mentre Pfizer e Biontech dovranno accontentarsi (si fa per dire) di spartirsi equamente 4 miliardi di dollari di profitti. Queste cifre, ha scritto l’ong nel suo report, stridono con i numeri delle persone vaccinate nel mondo. Mentre nelle nazioni ricche attualmente una persona su quattro ha già ricevuto la puntura, in quelle più povere il rapporto è infatti di un vaccinato ogni 500 persone, ha calcolato l’Onu. Ribattezzata apartheid dei vaccini, secondo molti esperti questa situazione potrebbe essere alleviata se i brevetti venissero liberalizzati, almeno fino al termine della pandemia.

L’idea è stata proposta all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) dai governi di India e Sudafrica e ha ottenuto l’appoggio di 175 tra ex capi di Stato (tra i tanti Gordon Brown, Francois Hollande, Mikhail Gorbaciov, Romano Prodi, Mario Monti) e Premi Nobel (come gli economisti Joseph Stigltiz e Muhammad Yunus e l’immunologa Francoise Barre-Sinoussi). Avanzata sei mesi fa, all’ultima riunione del Wto è stata bocciata da alcuni membri importanti, tra cui Ue e Usa. Ora però la proposta ha ricevuto l’appoggio dalla Casa Bianca.

Proprio ieri si è saputo che la rappresentante Usa per il Commercio, Katherine Tai, lunedì ha parlato del tema con i vertici di Pfizer e Astrazeneca. Un incontro che anticipa la riunione del Wto programmata per il 30 aprile, dove gli equilibri potrebbero per la prima volta cambiare rispetto agli ultimi mesi.

Restando sui numeri, le prospettive di guadagno di Big Pharma si basano sulle stime di fatturato pubblicate dalle varie aziende a febbraio. Nel frattempo, i prezzi di vendita dei vaccini sono già aumentati. Pfizer, ad esempio, nel contratto firmato con la Commissione europea nel novembre dell’anno scorso aveva previsto che, “per ogni ordine aggiuntivo effettuato e concordato” dopo il via libera dell’agenzia europea Ema ma entro i due anni dalla firma, il prezzo sarebbe stato di 17,50 euro.

Un aumento di soli due euro rispetto alla prima fornitura (venduta a 15,50 euro), che moltiplicato per le dosi nel frattempo acquistate da Bruxelles promette però di fare la differenza sui bilanci della joint venture tra l’americana Pfizere e la tedesca Biontech. Basti dire che, come ha ribadito pochi giorni fa Ursula von der Leyen, la Commissione europea sta negoziando con Pfizer-Biontech un contratto di fornitura da 1,8 miliardi di dosi.

Se il prezzo pattuito fosse di 17,5 euro, le due compagnie incasserebbero la bellezza di 31,5 miliardi. Con un margine di profitto netto di circa il 30%, significherebbe un utile netto di quasi 9 miliardi e mezzo di euro. Da aggiungere a tutto quanto già incassato finora.

Sempre un grande Dibba!


Stamani sul far dell’alba ho commentato anch’io la notizia dello sperpero aereo della Viendalmare. Di certo il Dibba è stato molto più bravo di me! Chapeau!


di Alessandro Di Battista 

Maria Elisabetta Alberti Casellati “Vien dal mare” è la Presidente del Senato. L'art. 54 della Costituzione della Repubblica (costituzione spesso dimenticata da quelli che, a chiacchiere, la descrivono come la più bella del mondo) dice: «i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Disciplina e onore. Ebbene credo che dare l'esempio abbia a che fare con l'onore. Si tratta di etica politica.

La “Contessa” Elisabetta Alberti Casellati “Vien dal mare” nell'ultimo anno ha utilizzato un numero record di voli blu. E' salita a bordo del Falcon 900 del 31°stormo dell'aeronautica militare ben 124 volte. Missioni all'estero? Appuntamenti istituzionali imperdibili? Ma quando mai! L'aereo blu l'ha utilizzato, per di più, per il tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. Rotta Roma-Venezia, per intenderci. Eppure per quella tratta ci sono treni molto veloci a disposizione. Ma l'aereo blu è sempre l'aereo blu. A quanto pare la nobildonna ha utilizzato il Falcon anche per andare in vacanza in Sardegna. Dicono che abbia preteso con veemenza il posto ponte in traghetto ma era tutto pieno. Credo, ripeto, che la sobrietà nell'epoca drammatica che stiamo vivendo sia un valore.

C'è chi sostiene che queste siano “minchiate”. Per me non lo sono affatto. Pertini diceva: «i giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi». Inoltre non è affatto vero che la sobrietà nell'uso di denaro pubblico non sia importante anche dal punto di vista economico. Leggo (oggi sul Fatto) che all'interno del Movimento 5 Stelle si stia discutendo sulla restituzione del TFR al termine della legislatura. Vi sembrerà assurdo ma quando la Camera mi bonificò 43.000 euro di “liquidazione” io fui felice nel restituirli. Giorni fa ho suggerito a tutti i parlamentari della Repubblica di destinare il 100% del TFR che prenderanno in questa legislatura ad un fondo a contrasto dell'usura. 43.000 euro x 945 parlamentari fanno 40 milioni di euro circa. Mica spiccioli. La mia proposta non ha sortito grande entusiasmo nei palazzi del potere.

Per tornare alla Casellati c'è chi sostiene che un'ora di Falcon costi tra i 5000 ed i 7000 euro. Se fosse così i voli blu della Casellati ci sarebbero costati circa 750.000 euro nell'ultimo anno. Poca roba di fronte alle centinaia di miliardi di euro del bilancio dello Stato forse. Ma tanti, davvero tanti, in un Paese dove le diseguaglianze crescono a dismisura.

P.S. Non vorrei rovinare l'atmosfera idilliaca e conformista della Pax draghiana ma se la Casellati avesse utilizzato davvero un aereo di Stato per le sue vacanze dovrebbe dimettersi all'istante. Nei paesi normali (dove oltretutto esiste un'opposizione) funziona così.

Volgare ma fantastica!




Anto’


Date lo scudo antistupidario a Super Mario

di Antonio Padellaro

A proposito del Recovery plan, Mario Draghi “professa ottimismo a patto che i tre cavalieri bianchi ‘onestà, intelligenza e gusto del futuro prevalgano sui tre cavalieri neri: la corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti’” (Repubblica). Ora, pur nutrendo grande fiducia nelle doti di SuperMario, si tratta davvero di un vasto programma con la differenza che la guerra ai corrotti e agli interessi costituiti (qualunque cosa ciò voglia dire) appartiene al mondo del possibile. Mentre, la presenza dei cretini è invasiva come quella degli ultracorpi: ti accorgi di loro quando è troppo tardi. Infatti, “sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione” (Carlo M. Cipolla nel suo fondamentale Allegro ma non troppo). Può anche darsi che esista una correlazione diretta tra la stupidità e gli interessi costituiti di cui sopra poiché, sempre secondo Cipolla, “tra burocrati, generali, politici e capi di Stato si ritrova la maggiore percentuale di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo è pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occupano”. Non ci addentreremo oltre nella complessità dell’argomento se non per segnalare al premier che danni evidenti alla sua azione di governo vengono causati dalla stupidità dattilografa. Ovvero dalla nutrita pattuglia di incensieri dell’informazione unificata che attribuiscono a Draghi eccezionali facoltà taumaturgiche tali da moltiplicare pani, pesci e vaccini, oltreché da ricostruire l’Italia più bella e più superba che pria. Non ci ispirano mediocri invidiuzze professionali visto che analogo allarme è riportato sull’ultimo numero dell’Economist: “Su Draghi aspettative irrealistiche, il presidente del Consiglio non è l’uomo dei miracoli”. Il settimanale britannico riconosce che l’Italia gode oggi di una maggiore autorevolezza sul piano internazionale, ma invita a non farsi troppe illusioni. Poiché “un conto è guidare una Banca centrale, un altro tirare fuori la terza economia dell’area euro fuori dalle secche”. Forse un efficace scudo antistupidario del premier sarebbe quello di tenersi a distanza dai soffietti. In fondo lui non ne ha bisogno. Proprio come Charles de Gaulle che amava dire: “Quando voglio sapere cosa pensa la Francia lo chiedo a me stesso”.