giovedì 15 aprile 2021

Un grande Dibba!


Di Alessandro Di Battista

La restituzione del vitalizio a Formigoni non è altro che l'ultimo tassello della sua indegna riabilitazione. Una riabilitazione che parte da lontano. In un certo senso inizia ancor prima che Formigoni fosse condannato. E' sempre la stessa storia, la casta politico/mediatica che protegge se stessa. I politici di centro-destra hanno fatto leggi su leggi per impedire che alcuni dei loro culi illustri e flaccidi finissero dietro le sbarre. Il centro-sinistra quelle leggi non le ha toccate. Non l'ha fatto sia per non disturbare gli uomini del “principale esponente dello schieramento a loro avverso” e sia perché un giorno, chissà, le natiche sarebbero potute diventar le loro. 

Formigoni è stato condannato per essersi intascato denari provenienti dalla sanità lombarda. “70 milioni di euro tolti ai malati per i sollazzi di Formigoni” fu l'accusa dei PM durante il processo. Cosa c'è di più osceno? Eppure Formigoni il carcere l'ha visto poco, troppo poco. Appena 5 mesi. D'altro canto la pena a lui inflitta ha subito la scure della prescrizione. 5 mesi in cella a fronte di milioni sottratti alla sanità. Roba che uno che ruba al supermercato si fa più galera di lui. Ma è l'Italia, per l'appunto, il Paese della riabilitazione dei corrotti e della demonizzazione dei disperati che urlano la loro disperazione. 

Formigoni è stato condannato, ma nel Paese che ha memoria più per i casi del moviolone che per quelli di corruzione in pochi lo ricordano. Di certo non aiuta il sistema mediatico, la cui gran parte, partecipa alla riabilitazione del Celeste. Formigoni, nonostante il processo, nonostante prove e fatti che l'avrebbero dovuto chiudere in casa per la vergogna, nonostante le condanne in I grado e in appello, ha continuato a pontificare dai salotti televisivi che frequentava. D'altro canto veniva invitato, mica si imbucava. E chi lo invitava lo ringraziava senza porgli domande sulle sue ruberie. Un po' come Draghi che, durante le consultazioni a palazzo, ha ringraziato Berlusconi ignorando, evidentemente, le sue frodi fiscali, i denari dati a Cosa Nostra o il coinvolgimento del suo braccio destro, Marcello Dell'Utri, nella Trattativa Stato-mafia. Memoria da pesce rosso, per l'appunto. O da banchiere. Capace di ricordare tutto quel che conviene e dimenticare (o far finta di farlo) ciò che non è utile. 

Ma non è tutto. Il corrotto Formigoni è diventato addirittura un noto editorialista. Scrive su Libero il quotidiano dalle cui colonne, anche oggi, Vittorio Feltri mi dedica “paroli gentili” sperando che io mi offenda. Ma io non mi offendo mica. Io so che, ormai da anni, capita spesso al Direttore di confondere la macchina da scrivere con la bottiglia di Jack Daniel's.

Ad ogni modo Formigoni scrive editoriali. E scrive di sanità. E lo fa su un giornale (Libero, per l'appunto), che appartiene ad Antonio Angelucci, il re delle cliniche private romane nonché deputato di Forza Italia da 13 anni, lo stesso partito di Giacomo Caliendo, il senatore che presiede la commissione che ha deciso di restituire il vitalizio a Formigoni. 

Questo è lo stato dell'arte, questo è il “sistema” che non si cambierà mai governandoci insieme. Anche perché c'è il rischio che gli “assembramenti” politici e governativi possano, ahimè, far parte di quella riabilitazione meglio nota come restaurazione.

Pensierino

 

L'eclatante presa per i fondelli della riattivazione del vitalizio al pregiudicato Formigoni, probabilmente ne seguiranno altri compreso, pare, anche Previti e il mafioso Dell'Utri, insuffla una rassegnazione oramai così radicata da considerarsi normalità, la brioche gettata al popolino, che siamo noi. 

Avvengono misfatti incredibili in quella spelonca di casta che ancor oggi, proprio perché rassegnati, continuiamo a chiamare finanza, in realtà azzardo allo stato puro ove pochi sbeffeggiano molti, in questo sistema eretto sul lucro della tecno-pluto-rapto-finanza camuffato in democrazia grazie all'allocchismo stagnante oramai non più in grado di considerare l'inchiappettamento per ciò che è realmente, visto che non nessuno si adira sul colossale affare di poche multinazionali le quali, dopo aver ricevuto miliardi di soldi pubblici per la ricerca, vendono vaccini salvavita a oltre 19 euro a tutta l'umanità. 

Dovremmo essere furibondi al punto di salutare, ringraziandolo per la vendetta, la dipartita di un manigoldo dello stampo di Bernie Madoff, l'unico capace di fregare templi della finanza come il colosso giapponese Nomura, o Santander, o i vari miliardari sparsi per il globo, non ancora sazi di stipare granai di per sé già vergognosi. 

Ma non lo facciamo, intenti come siamo a farci stordire dall'ennesima serie accattivante, o a fremere per il rischio di rottura tra starlette e fustoni iper tatuati, come Maria e Barbarella auspicano.

Travaglio sull'indecoroso


Derubati e contenti
di Marco Travaglio
Avevamo scritto che alla Restaurazione in corso mancano solo le parrucche e i codini del Congresso di Vienna. Ma non avevamo previsto la restituzione dei vitalizi ai ladri di Stato. Invece è arrivata anche quella. Dopo Formigoni, che su 5 anni e 10 mesi di condanna ha scontato 5 mesi e ora riavrà 7mila euro al mese direttamente dalle nostre tasche, anche Del Turco (3 anni e 11 mesi) sarà oggi riabilitato con 5.500 euro mensili: in fondo lui di mazzette ne ha incassate solo 850mila euro e non ha ancora versato i 700mila di risarcimento allo Stato (anziché pagare, incassa). Seguiranno B., Previti, De Lorenzo, Di Donato e altra brava gente. Ma concentriamoci sugli sgovernatori. Date un’occhiata allo stato comatoso della sanità (e delle vaccinazioni) in Lombardia e in Abruzzo: se cercate un perché, lo trovate nelle rispettive sentenze della Cassazione. L’uno e l’altro dirottavano i soldi delle nostre tasse destinati alla sanità pubblica nelle tasche dei ras delle cliniche private (Maugeri e San Raffaele il primo, Angelini il secondo), i quali poi ricambiavano con congrue percentuali, sempre a carico nostro. Intanto le due Regioni tagliavano i posti letto pubblici e l’Abruzzo s’imbarcava pure in una folle cartolarizzazione dei crediti sanitari farlocchi, ceduti a banche estere e ripagati con mutui capestro.

Sui giornali del Partito degli Impuniti si legge che Del Turco è innocente perché Angelini ha una condanna per truffa alla Regione (per ogni ricoverato stilava fino a 10 cartelle cliniche, con rimborsi regionali a piè di lista) e s’è visto confiscare il bottino delle sue truffe: 32 milioni. Peccato che il Telepass della sua auto segnalasse 19 visite tangentizie in due anni a villa Del Turco: prendere mazzette è già grave, ma prenderle da chi sai che sta truffando la tua Regione è una doppia vergogna. Idem per Formigoni, che – sentenza definitiva alla mano – elargì oltre 200 milioni di fondi regionali al San Raffaele e alla Maugeri per 6 milioni di tangenti. Fate voi il calcolo su quei 32 milioni in Abruzzo più 200 in Lombardia: quanti posti letto e respiratori avrebbero potuto acquistare le due Regioni prima della pandemia se fossero state governate da gente onesta? Nel 2015 una norma voluta da Piero Grasso ci aveva risparmiato, se non il danno, almeno la beffa di vedere questa gente mantenuta a vita dallo Stato. L’avevano votata tutti: Pd, Sel, FdI e Lega; il M5S no perché la riteneva troppo blanda. Ora il Senato la aggira senza neppure cambiarla, per mano dei leghisti Pillon e Riccardi e del forzista Caliendo, nel silenzio di tutti fuorché dei 5Stelle. Che poi qualcuno si domanda perché, con tutte le cazzate che fanno, non muoiono mai: perché gli altri sono così. 

mercoledì 14 aprile 2021

Indecoroso

 


Ma certamente, ci mancherebbe! Perché non ridare il vitalizio di 7mila euro al mese, forse anche con gli interessi, a questo "signore" già condannato ma ancora in auge nelle coscienze coibentate di Lor Signori!
Che fece di cosi aberrante da venir privato della pecunia? Tralasciando l'epilogo questo "signore" ha trasformato la sanità pubblica lombarda in un emporio, un grande emporio a servizio di pochi. Il suo metodo è responsabile dell'inefficienza attuale della regione attanagliata dal pandemico. E ciò per cui è stato condannato dovrebbe rappresentare un decoroso impedimento a non ricevere più nulla dalle tasche pubbliche. Dovrebbe, in paesi seri e dignitosi, dovrebbe. Non qui ad Alloccalia.

Leggero sospetto



Probabilmente a pranzo per dissetarsi il gargarozzo trangugia Malvasia scambiandola per spuma bianca, e conseguentemente il pomeriggio lo trascorre a sparare numeri colossali, ricalcando le orme dell’Ebetino, anch’egli, di default, perennemente impegnato nella sfida a chi la dice più grossa.

Qui ad Alloccalia

 



Verità Robecchi

 

Dittatori “utili”. Il filo sottile che separa la ragion di Stato dalla faccia come il c.
di Alessandro Robecchi
C’è un filo sottile, sottilissimo, praticamente invisibile che separa la Realpolitik dall’ipocrisia, la pratica dai proclami, la ragion di Stato dalla faccia come il culo. Era inevitabile pensarlo vedendo salpare la fregata multiruolo Fremm, nave da guerra partita in sordina, senza la banda, senza cerimonie, su l’ancora e via. Destinazione al-Sisi, cioè l’Egitto, cioè il posto dove è stato ammazzato Giulio Regeni, dove viene tenuto ostaggio Patrick Zaki, e dove i diritti umani contano come il due di coppe quando la briscola è picche.
Sì, c’è una beffarda aporia tra le piazze italiane in cui campeggiano gli striscioni gialli che chiedono “verità e giustizia” per un nostro cittadino torturato e ucciso al Cairo e le poderose forniture militari al regime che l’ha ammazzato. Due fregate vendute per 990 milioni, inizialmente destinate alla nostra Marina, a cui tra parentesi erano costate di più (1,2 miliardi). La scia bianca sulle onde ci dice una cosa: di qui le belle parole e di là i fatti. Istruzioni per l’uso (non delle fregate da guerra, ma dell’ipocrisia): allargare le braccia, scuotere la testa e dire “Che ci vuoi fare, è la Realpolitik”. Bella roba, eh!
Non solo l’Egitto, ovviamente. La recente frase di Mario Draghi su Erdogan, dittatore che però “ci serve”, chiarisce senza mezzi termini il problema, anche con la Turchia si fa la stessa cerimonia: occhi al cielo, braccia allargate in un gesto di cauta impotenza, e oplà, il venti per cento delle nostre esportazioni di armi finisce nelle mani del dittatore cattivo che però “ci fa comodo”. Che ci sia mezza Turchia in galera, tra intellettuali, oppositori vari, docenti universitari, scrittori, non deve fare velo sulle convenienze, scegliete voi se vale più la vita di qualche decina di migliaia di oppositori o il fatturato. Dài, non c’è partita, come ci insegnano alcuni geni del commercio: se non gliele vendiamo noi, le armi, gliele vende qualcun altro, e allora tanto vale… In più, paghiamo profumatamente il “dittatore utile” perché fermi qualche milione di migranti.
La sconsolata confessione del presidente del Consiglio, quel “che ci volete fare” un po’ fatalista e un po’ furbetto sui dittatori che ci circondano e che riempiamo di armamenti sofisticati, ha poi assunto toni grotteschi con la visita in Libia e i ringraziamenti al nostro dirimpettaio mediterraneo per come “salva” i migranti. Cioè per come cattura quelli che riescono a scappare per riportarli nel lager, per rivenderli tra tribù e trafficanti, il tutto (sta diventando un classico) con motovedette gentilmente donate da noi.
Non che si possa incolpare solo il governo Draghi: che le tribù libiche e i signori della guerra del deserto nordafricano fossero buoni partner lo si vide già con il ministro Minniti, quando si spiavano i giornalisti in prima linea sul fronte dell’immigrazione, con il ministro Salvini che sequestrava poveracci in mare aperto, e ora, quando si va dire “grazie, bravi!” ai rastrellatori di profughi.
Chissà se è vero che tre indizi fanno una prova, ma in ogni caso restano tre indizi: tre regimi piuttosto impresentabili e feroci che fanno allegramente affari armatissimi con l’Italia. Grazie a noi, insomma, tre regimi piuttosto feroci diventano più forti, più armati, più muscolosi, più arroganti e in definitiva più pericolosi per tutti. Resterà il dubbio, quando ci troveremo circondati da dittature ostili armate fino ai denti (manca poco), su chi premiare con il Nobel alla lungimiranza: i candidati italiani saranno numerosi.