mercoledì 14 aprile 2021

Ecco Marco!

 

Fate piano
di Marco Travaglio
Proseguono le polemiche sulle uniformi del Comm. Str. Gen. C. A. F. P. Figliuolo, quella di serie e quella mimetica, peraltro utilissima per travestirsi da cespuglio casomai le cose andassero male, o peggio di così. E dimostrano che in Italia siamo maestri ad accapigliarci sui dettagli per non andare mai al cuore dei problemi. Come quando Conte veniva contestato per la pochette a quattro punte o perché parlava all’ora di cena e talvolta, sciaguratamente, anche dopo. A parte le divise, le mostrine, i nastrini, le medaglie, le greche e i galloni, che comunque devono essere un bel peso, il cuore del problema sono i piani di Figliuolo, di cui in appena un mese e mezzo s’è già perso il conto, perché li cambia come fossero calzini. È ormai assodato che i tre quarti della sua giornata li impiega ad aggiornare il piano del giorno prima. Tutto, temiamo, nasce da un equivoco: che per far funzionare un piano di vaccinazioni basti annunciare quanti vaccini avremo fatto fra un mese, due mesi, tre mesi e così via. Le cose sarebbero senz’altro così se tutto dipendesse da lui. Invece da lui dipende pochissimo.
Molto dipende dalle Regioni che, per quante balle si raccontino su mirabolanti “accentramenti”, erano e restano responsabili della campagna vaccinale. Molto dipende da quante dosi ci mandano le case farmaceutiche, che non mandano mai quelle pattuite. E molto dipende dagli enti regolatori (Aifa in Italia, Ema in Europa, Fda in America), che un giorno alzano il pollice e l’indomani l’abbassano: ieri, per esempio, la Fda ha bloccato J&J per casi sospetti di trombosi. Quindi affannarsi a prevedere ogni giorno quanti vaccini faremo in futuro e poi accorgersi che non è vero niente e ritoccare le cifre al ribasso, o calcolarle per dècade o per mese così il calo si nota di meno, non ha senso. Si finisce nel ridicolo. Se dici, come han fatto Draghi e Figliuolo, che a metà aprile vaccineremo 500 mila persone al giorno e poi il conta-dosi è sempre sotto le 300 mila, hanno un bel titolare i giornaloni “Anziani al sicuro, il governo accelera: 3 milioni di vaccini in 10 giorni” (Rep) o “Il governo ora accelera. Figliuolo: ‘Sei milioni di vaccini agli anziani in un mese’” (Stampa): 3 milioni in 10 giorni fa sempre 300 mila al giorno e 6 milioni in 30 giorni fa addirittura 200 mila al giorno. Che non è accelerare: è frenare. Anziché dare i numeri a casaccio per poi rimangiarseli con supercazzole assortite, il Generalissimo dovrebbe fare l’unica cosa che compete a lui, ma non risulta stia facendo abbastanza: creare nuovi centri di vaccinazione (non primule, per carità, ma almeno mughetti) e fornire alle Regioni più medici e infermieri vaccinatori. A meno che, si capisce, il piano Figliuolo non sia proprio questo: fare piani.

lunedì 12 aprile 2021

Recensione



Dopo aver visto “Il giorno sbagliato” su Prime Video con Russell Crowe un tantinello appesantito (tanto da comprendere il vero finale del Gladiatore: si pappò Commodo, Proximo e il senatore Gracco) ho deciso che da ora in poi guiderò in macchina vestito da Heidi, lanciando bon bon e giaggioli a chiunque mi sorpasserà sulla destra o mi negherà la precedenza (ora che ci penso si deve essere trangugiato pure Lucio Vero)

All'acqua fradicio di pensieri

 

Plumbeo il cielo, fradici i pensieri girovaganti in cervice in questo aprile novembrino ove attorno, molti, stanno già sgommando per la tanto agognata riapertura, sinonimo di libertà, di ritorno all'anormalità pre-pandemica. 

Lo sforzo d'incanalare le sensazioni esige ordine rigoroso, che cerco di fare: personalmente la riapertura delle scuole la ritengo una cagata pazzesca, non foss'altro per il fatto che ancor oggi il Generale, caro Figliuolo, non sia riuscito a vaccinare tutti gli ottantenni, causa per molti d'impiccio. Secondo aspetto: riaprire dopo il 20 di aprile è una sontuosa cazzata. Se la curva si sta raddrizzando, se i riscontri tendono al sereno, riaprire prima di giugno rappresenterebbe un ritorno al passato dalle conseguenze imprevedibili. 

Non è colpa di nessuno se molte categorie stanno soffrendo oltremodo della situazione pandemica. Equivale a dire che la sciagura abbattutasi sulle nostre terre, ha la stessa caratteristica di un evento tellurico, la differenza risiede solo nel fatto che non vi sono macerie visibili, bensì psicologiche, ma il futuro è identico, senza colpevoli: occorrerà necessariamente ripartire in una nuova modalità, ripensando a tanto del passato che, purtroppo, non tornerà più, almeno per due anni. 

Non ci toglieremo di torno il bastardo virale per lungo tempo, vaccinandoci non eviteremo di rincontrarlo per via delle sue innumerevoli mutazioni. Verrà il giorno che lo perculeremo come fosse una normale influenza, ma non è già da ora che potremmo farlo. 

A proposito della nuova vita: ieri "qualcuno" ha detto pubblicamente che la condivisione della proprietà non è materia di pensiero comunista, bensì è il nettare del cattolicesimo. 

Si, proprio lui: papa Francesco illumina questa semi alba del nuovo mondo che stenta a rinascere, con caratteristiche diverse da com'era prima. Ammesso che codardi e cialtroni lo permettano.      

domenica 11 aprile 2021

Venghino signori!

 


L'Amaca

 

Il titano e le persone
di Michele Serra
Si cerca di capire come ArcelorMittal, che è una creatura titanica e transnazionale, e cammina con la testa a contatto con le nuvole, come Godzilla, come gli dèi, come il Grande Capitale, abbia potuto prendere una decisione così insensata, e controproducente, come licenziare un suo operaio, uomo singolo e da oggi uomo disoccupato. La cui colpa sarebbe di avere condiviso sui social un commento un poco brusco a favore di una fiction che denuncia le ricadute ambientali di certe produzioni industriali. Il titano, anche se non nominato nella fiction, si è sentito chiamato in causa.
La sproporzione delle forze in campo, come capirebbe anche un bambino, è tutta a favore dell’operaio. Gli imputano di avere controfirmato il lessico un poco sommario dei social (dove "vergogna!" e "assassini!" sono frequenti come "buongiorno" al bar dell’angolo). Ma santo cielo, se si dovessero licenziare tutti gli attori della semplificazione lessicale in atto, almeno due o tre miliardi di persone rimarrebbero, dall’oggi al domani, senza lavoro.
Vale la pena ricordare, anche, che i padroni di una volta dovettero affrontare ben altre contrapposizioni, rispetto al clic che ha tanto indispettito ArcelorMittal: la lotta di classe ha vissuto stagioni più vivaci. Il vecchio paternalismo aziendale suggeriva, ai tempi, di abbozzare, e cercare di sistemare le cose in famiglia. Oggi che le aziende sono entità quasi metafisiche, sono in vigore "codici etici" tanto pomposi quanto ridicoli, che cercano (inutilmente) di piegare l’umano ad altri fini (i fini aziendali: raramente umani). Chissà se il titano è ancora in tempo a piegarsi a terra e fare i conti con le persone.